#3488 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 16 aprile 2018, n. 4142

Accesso ai corsi di laurea a numero chiuso-Mancata sottoscrizione scheda anagrafica

Data Documento: 2018-04-16
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

L’ omessa sottoscrizione deve ascriversi a mera irregolarità sanabile, sicchè la previsione del decreto ministeriale, recepita nel bando di Ateneo, secondo cui l’adempimento formale di cui trattasi avrebbe dovuto essere considerata causa di annullamento della prova, appare contrastante con i ricordati principi del giusto procedimento (come legislativamente disciplinato) e deve essere annullata, con conseguente, giusto titolo del ricorrente all’inserimento in graduatoria in base alla votazione riportata e con gli ulteriori effetti di consolidamento, riferibili all’avvenuta immatricolazione.

Contenuto sentenza
N. 04142/2018 REG.PROV.COLL.
N. 10962/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 10962 del 2016, proposto da: Agnese Baffioni, rappresentata e difesa dagli avvocati Giuseppe Saeli, Francesco Leone, Simona Fell, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Leone - Fell & Associati in Roma, via Lungotevere Marzio, 3; 
contro
Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Università degli Studi di Bologna, rappresentati e difesi secondo legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio eletto presso la stessa in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Consorzio Interuniversitario Cineca, Commissione d’aula, non costituiti in giudizio; 
nei confronti
Matilde Blasi, rappresentata e difesa dall'avvocato Francesca Brocchi, con domicilio, ex art.25 c.p.a., presso la Segreteria del TAR Lazio in Roma, via Flaminia, 189;
per l'annullamento,
previa sospensione dell’efficacia,
dell’atto di annullamento della prova di ammissione al corso di laurea, a numero chiuso, in medicina e chirurgia, per l’anno accademico 2016/17, unitamente agli atti connessi, conseguenti e presupposti (in particolare al punto 9 comma 4 dell’all.1 al D.M. n.546 del 2016 e alla corrispondente clausola del bando),
in subordine, per la condanna
dell’Amministrazione al risarcimento del danno.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e dell’Università degli Studi di Bologna;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Matilde Blasi;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 gennaio 2018 il dott. Silvio Lomazzi e uditi per la parte ricorrente l'Avv. Pozzi, in sostituzione degli Avv.ti S. Fell, F. Leone e G. Saeli, per la controinteressata l'Avv. Sepe, in sostituzione dell'Avv. F. Brocchi, e per l’Amministrazione resistente l'Avvocato dello Stato O. Biagini;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
La Sig.ra Agnese Baffioni in data 6 settembre 2016 sosteneva presso l’Università degli Studi di Bologna il test di ammissione al corso di laurea, a numero chiuso, in medicina e chirurgia, per l’anno accademico 2016/17, conseguendo il punteggio di 69,60.
All’interessata tuttavia veniva annullata la prova, ex punto 9 comma 4 dell’all.1 al D.M. n.546 del 2016, per la mancata sottoscrizione, in calce alla scheda anagrafica, della dichiarazione di veridicità dei dati anagrafici e di corrispondenza dei codici delle etichette applicate.
La studentessa impugnava allora la cennata determina, unitamente agli atti connessi, conseguenti e presupposti (in particolare al punto 9 comma 4 dell’all.1 al D.M. n.546 del 2016 e alla corrispondente clausola del bando), deducendo la violazione degli artt.1 e ss. della Legge n.241 del 1990, dell’art. 97 Cost. nonché l’eccesso di potere per difetto di proporzionalità, irragionevolezza e arbitrarietà, disparità di trattamento e ingiustizia manifesta, errata valutazione dei presupposti.
La ricorrente in particolare ha fatto presente quanto segue.
Il candidato veniva identificato all’ingresso in aula, prima dell’inizio della prova, con verifica dei suoi dati; sulla scheda anagrafica e sul modulo delle risposte venivano applicate due etichette col medesimo codice alfanumerico; la mancata sottoscrizione della predetta scheda non impediva quindi di ricondurre l’elaborato al suo effettivo autore; trattasi dunque di irregolarità formale sanabile, non determinandosi un problema di identificazione del candidato; non c’era poi contestazione sui dati anagrafici.
Veniva in via subordinata richiesta la condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno.
Con decreto n.6096 del 2016 veniva accolta l’istanza per l’adozione di una misura cautelare provvisoria.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Università degli Studi di Bologna si costituivano in giudizio per la reiezione del gravame.
Con ordinanza n.6904 del 2016 il Tribunale accoglieva la domanda cautelare presentata dalla ricorrente, con ordine di corretta instaurazione del contraddittorio, cui seguiva tempestivo riscontro.
La Sig.ra Matilde Blasi, controinteressata, interveniva in giudizio per il rigetto del ricorso, nei limiti del suo interesse.
La ricorrente depositava documentazione comprovante l’immatricolazione al corso di laurea in medicina, anno accademico 2016/17, con n.4 esami superati, deducendo in rito la cessata materia del contendere, con stabilizzazione degli effetti prodotti, anche ex art.4, comma 2 bis del D.L. n.115 del 2005 (conv. in Legge n.168 del 2005).
Il Ministero segnalava che l’interessata risultava immatricolata in esecuzione della misura cautelare.
Con ordinanza n.3198 del 2017 la Sezione ordinava l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i controinteressati.
La ricorrente dava riscontro a detta ordinanza e con successiva memoria ribadiva i propri assunti in rito e nel merito.
Nell’udienza del 10 gennaio 2018 la causa veniva discussa e quindi trattenuta in decisione.
Il Collegio deve in primo luogo respingere la richiesta in rito di dichiarare cessata la materia del contendere, giacchè l’Amministrazione ha disposto l’immatricolazione della ricorrente solo in esecuzione di una misura cautelare, assunta nelle more della pronuncia della sentenza che deve definire il giudizio (cfr. già sul punto TAR Lazio, III, n.10129 del 2017 e poi, più diffusamente, nn.448 e 451 del 2018); né sul tema può invocarsi l’applicazione dell’art.4, comma 2 bis del D.L. n.115 del 2005 (conv. in Legge n.168 del 2005), anche ai fini di una declaratoria di improcedibilità dell’impugnativa, trattandosi di normativa di carattere eccezionale e, dunque, di stretta interpretazione, riferita quindi unicamente ad abilitazioni professionali o titoli (cfr. ancora TAR Lazio, III, nn.448 e 451 del 2018); ne discende che per la stabilizzazione degli effetti prodottisi è necessario l’accoglimento del ricorso con sentenza.
Nel merito il gravame è fondato e va pertanto accolto, con conseguente annullamento degli atti impugnati.
Invero, premesso che i candidati ammessi a sostenere il test venivano identificati prima dell’inizio della prova, è necessario evidenziare al riguardo che sulla scheda anagrafica e sul modulo delle risposte venivano applicate, a cura del candidato stesso, due etichette col medesimo codice alfanumerico; che quindi la mancata sottoscrizione della predetta scheda non impediva di ricondurre l’elaborato al suo effettivo autore.
Giova pertanto rilevare in proposito che trattasi di irregolarità formale sanabile, non determinandosi un problema di identificazione del candidato e non risultando poi in concreto alcuna contestazione sui dati anagrafici (cfr. in termini TAR Lazio, III, nn.10922 e 12650 del 2017).
Resta assorbita, per difetto di rilevanza, la pretesa risarcitoria, formulata in via subordinata.
In considerazione dei fatti di causa sussistono nondimeno giusti motivi per compensare le spese di giudizio tra le parti.
P.Q.M.
Definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso n.10962/2016 indicato in epigrafe e per l’effetto annulla gli atti impugnati.
Compensa le spese di giudizio tra le parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 gennaio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Silvio Lomazzi, Consigliere, Estensore
Claudio Vallorani, Referendario
 Pubblicato il 16/04/2018