#4367 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 15 novembre 2018, n. 11051

Abilitazione scientifica nazionale-Commissioni giudicatrici-Valutazione-Sindacato giurisdizionale

Data Documento: 2018-11-15
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Secondo giurisprudenza costante, il giudice amministrativo ha il potere di sindacare in sede di legittimità le valutazioni espresse dalle commissioni giudicatrici in sede di concorso o di esame, solo laddove le stesse risultino ictu oculi affette da eccesso di potere per illogicità o irrazionalità, ovvero per travisamento dei fatti posto che l’esame che il giudice deve compiere attiene alla coerenza logica (per così dire “intrinseca”) del giudizio operato dalla commissione giudicatrice, così valutandone la intrinseca logicità/ragionevolezza, non potendo sostituire al giudizio già espresso un proprio, differente giudizio (evidentemente frutto di diversi criteri valutativi) che invero si tradurrebbe in una non consentita espressione di sindacato nel merito dell’attività amministrativa (in tal senso Cons. Stato, Sez. IV, 2 novembre 2012, n. 5581).

Contenuto sentenza
N. 11051/2018 REG.PROV.COLL.
N. 10077/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 10077 del 2017, proposto da 
Antonio Cortese, rappresentato e difeso dall'avvocato Fabio Mastrocola, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via G.G. Belli, 39; 
contro
Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato e presso la medesima domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
per l'annullamento
della determinazione risultante dalla pubblicazione sul sito del MIUR (avvenuta in data 31.7.2017), assunta dalla Commissione costituita, di considerare il ricorrente “non abilitato” alle funzioni di professore di II fascia nel settore 06/E3 (neurochirurgia e chirurgia Maxillo Facciale) (all. 1);
delle operazioni, dei giudizi espressi dalla Commissione (all. 2) e di tutti i verbali (all.ti da 3 a 6) e della relazione riepilogativa (all. 7) nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 ottobre 2018 il dott. Vincenzo Blanda e uditi per le parti i difensori l'Avv. F. Mastrocola ed il Procuratore dello Stato M. D'Errico.
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Il dott. Antonio Cortese, ha partecipato alla procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) di seconda fascia nel settore concorsuale 06/E3 (neurochirurgia e chirurgia Maxillo Facciale), annualità 2016, II quadrimestre, indetta con il bando di cui al D.D. n. 1532 del 29.7.2016.
L'esito della valutazione è stato sfavorevole all’interessato, con giudizio negativo unanime.
Avverso tale esito, ha quindi proposto ricorso l’interessato, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, deducendo i seguenti motivi:
l) Illegittimità del giudizio di “non abilitazione” a professore di seconda fascia espresso dalla Commissione - Violazione e/o falsa applicazione di legge – Eccesso di potere in senso assoluto ed in senso relativo - Erronea valutazione e travisamento dei fatti - Omessa motivazione - Disparità di trattamento - Manifesta illogicità ed irrazionalità – Contraddittorietà;
2) violazione e falsa applicazione dell'art. 16, comma 3, della legge n. 240 del 30 dicembre 2010; nonché degli artt. 3 e 4 del d.m. n. 76/2012, dell'art. 8 del d.p.r. n. 222 del 14 settembre 2011 e dell'art. 4 del d.d. MIUR n. 222 del 20 luglio 2012. Eccesso di potere per irragionevolezza, illogicità e ingiustizia manifesta, difetto di istruttoria, difetto di motivazione;
2) Eccesso di potere in senso relativo; disparità di trattamento.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’ANVUR si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso perché infondato nel merito.
In vista della camera di consiglio il ricorrente ha depositato memoria, insistendo nell’accoglimento dell’impugnativa.
Considerato che sussistono i presupposti di cui all’art. 71 bis del C.P.A. per procedere all’esame in camera di consiglio della presente controversia ed a definire il ricorso con una sentenza in forma semplificata, sentite sul punto le parti costituite;
- che il ricorso non risulta fondato posto che i giudizi elaborati dalla commissione, all’unanimità, non sono espressione di manifesta irragionevolezza, anche con riferimento al criterio di valutazione più restrittivo introdotto dalla commissione e non soddisfatto dal curriculum del ricorrente;
- che il giudizio di non idoneità risulta invero sorretto da sufficiente motivazione dalla quale emerge che i titoli e le pubblicazioni dell’interessato non sono risultati tali da far ritenere raggiunta la maturità scientifica necessaria per rivestire il ruolo di professore di seconda fascia (in particolare, per quanto riguarda il giudizio sulle pubblicazioni valutate, in particolare, come “complessivamente non coerenti con le tematiche del settore concorsuale e/o con quelle interdisciplinari ad esso pertinenti”, di qualità non elevata attesa “la mancanza di carattere innovativo e l'assenza di originalità delle stesse”; con una “collocazione editoriale presso riviste non sempre di rilievo nel settore”).
In particolare la Commissione rileva che nei lavori eseguiti in collaborazione l'apporto individuale del candidato risulta marginale e di modesta qualità. Tra le pubblicazioni presentate dal candidato quelle che non presentano caratteri innovativi e originali sono la 1-2-6-9, non presentano nessuna rilevanza scientifica le pubblicazioni 8-10-11. La pubblicazione n 6 è su due casi clinici.
Secondo giurisprudenza costante, il giudice amministrativo ha il potere di sindacare in sede di legittimità le valutazioni espresse dalle commissioni giudicatrici in sede di concorso o di esame, solo laddove le stesse risultino ictu oculiaffette da eccesso di potere per illogicità o irrazionalità, ovvero per travisamento dei fatti posto che l'esame che il giudice deve compiere attiene alla coerenza logica (per così dire “intrinseca”) del giudizio operato dalla commissione giudicatrice, così valutandone la intrinseca logicità/ragionevolezza, non potendo sostituire al giudizio già espresso un proprio, differente giudizio (evidentemente frutto di diversi criteri valutativi) che invero si tradurrebbe in una non consentita espressione di sindacato nel merito dell'attività amministrativa (in tal senso Cons. Stato Sez. IV, 2.11.2012, n. 5581).
Secondo il prevalente (e condivisibile) orientamento della medesima giurisprudenza, il giudizio della commissione giudicatrice nelle valutazioni della specie, essendo essenzialmente un “giudizio qualitativo” sulle esperienze e sulla preparazione scientifica dei candidati ed attenendo all'ampia sfera della discrezionalità tecnica, risulta essere censurabile unicamente sul piano della legittimità, per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, emergente dalla stessa documentazione, tale da configurare un evidente eccesso di potere, senza con ciò entrare nel merito della valutazione della commissione. La presenza, poi, di un elevato tasso di discrezionalità, nel senso dell'ineliminabilità di una variabilità di apprezzamenti nel formulare i giudizi che richiedono conoscenze ad elevato livello di complesse discipline cognitive, esclude che si possa applicare l'intero "corpus" delle regole tipiche dei concorsi per l'assunzione nel pubblico impiego e, in genere, delle procedure valutative complesse a carattere comparativo.
E', quindi, consentito soltanto verificare l'esistenza di un coerente sviluppo fra le fasi procedurali del concorso, nel senso che la scelta finale della commissione non appaia in contraddizione con gli elementi emergenti dalle varie fasi in cui si è articolato il procedimento selettivo; di tal che la valutazione della commissione giudicatrice, in quanto inerente ad un "giudizio qualitativo" sulle esperienze e sulla preparazione scientifica dei candidati, può essere dichiarata illegittima solo ove si riscontrino macroscopiche carenze nella motivazione o nei prestabiliti criteri di valutazione ovvero nei contenuti di ragionevolezza e proporzionalità della decisione” (ex plurimis: Consiglio di Stato, sez. VI, n. 5608/2006).
Applicando alla fattispecie in esame le suesposte coordinate ermeneutiche, ritiene il Collegio che la valutazione della commissione non sia affetta, in modo macroscopico, dai dedotti vizi di contraddittorietà e illogicità in quanto il giudizio finale risulta comunque idoneo a far comunque comprendere la ragioni di una valutazione negativa nel senso che, seppure non vi è dubbio che si tratti di un giudizio opinabile, tale opinabilità non sconfina i canoni di legittimità tipici del sindacato sulla discrezionalità tecnica.
L’organo collegiale ha rilevato, in sostanza, che “le pubblicazioni risultavano complessivamente non coerenti con le tematiche del settore concorsuale e/o con quelle interdisciplinari ad esso pertinenti, e non possono essere valutate di elevata qualità atteso la mancanza di carattere innovativo e l'assenza di originalità delle stesse”.
Ora, il ricorrente con l’impugnativa in esame contesta le affermazioni contenute nel giudizio della commissione, rilevando una contraddittorietà tra i giudizi dei commissari in ordine alla coerenza delle pubblicazioni, che tuttavia non appare del tutto evidente, atteso che la maggior parte di essi si esprimono in termini di parziale coerenza delle pubblicazioni con il settore.
Tuttavia, si tratta di valutazioni di carattere tecnico che non sono sindacabili dal giudice amministrativo anche volendo accedere all’orientamento che ritiene superata l'equazione che assimilava la discrezionalità tecnica al merito insindacabile (con la conseguenza che il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici della amministrazione può ora svolgersi non in base al mero controllo formale ed estrinseco dell'iterlogico seguito dall'autorità amministrativa, bensì alla verifica diretta dell'attendibilità delle operazioni tecniche sotto il profilo della loro coerenza e correttezza, quanto a criterio tecnico ed a procedimento applicativo – al riguardo, tra le tante, Cons. Stato, sez. VI, 6 maggio 2014, n. 2295; idem, 18 agosto 2009, n. 4960 e 28 aprile 2009, n. 4960).
Tuttavia, il punto è che, anche aderendo a tale ultimo orientamento (evidentemente idoneo ad ampliare i margini valutativi rimessi all’organo giudicante e i relativi poteri di vaglio in sede giudiziale), non può giungersi sino al punto di ammettere che l’autorità giudiziaria – sotto l’asserita egida del vaglio sull’esercizio della discrezionalità tecnica – possa spingersi sino a sostituire le proprie valutazioni di merito rispetto a quelle espresse dagli organi amministrativi a ciò deputati, in quanto ciò significherebbe demandare al giudice la stessa valutazione dei candidati (da ultimo, Cons. Stato, sez. VI, 10 settembre 2015, n. 4219).
Nel caso di specie, il ricorrente confuta l’approccio tecnico della commissione che non avrebbe considerato le ricadute applicative nel campo della neurochirurgia delle ricerche svolte nell’ambito della metodologia chirurgica delle pubblicazioni nn. 1, 2, 6 e 9 (secondo il prof. Cortese “ritenute lapidariamente dalla Commissione non innovative ed originali”).
Ora, è evidente che una valutazione diversa da parte del Collegio del giudizio della commissione non avrebbe altro effetto che sostituirsi all’organo collegiale utilizzando un diverso parametro tecnico di valutazione, per sua natura opinabile, in settore peraltro di stretta competenza (dal punto di vista scientifico) dei membri della commissione stessa; ciò che si vuole dire è che, trattandosi di una manifestazione di giudizio, non sarebbe neanche ipotizzabile svolgere una consulenza tecnica che valuti le ricadute traslazionali cliniche delle ricerche svolte dal ricorrente in quanto non si tratterebbe di accertare un fatto di natura tecnica ma, come detto, di replicare un parametro di giudizio (come detto, opinabile e, comunque, non contestato dal ricorrente) utilizzato dalla commissione.
Si tratterebbe, in sintesi, di contrapporre opinabili giudizi di merito a quelli espressi dalla commissione giudicatrice che, come detto, non è consentito nell’ambito del giudizio amministrativo (Consiglio di Stato, Sez. VI, 10.4.2017 n. 1662; idem, sez. V, 6 maggio 2015, n. 2269 e 22 gennaio 2015, n. 284), a maggior ragione nei casi in cui peraltro non si contesti, come nel caso di specie, il criterio di valutazione predeterminato dall’organo collegiale.
Quanto al dedotto difetto di motivazione in relazione alla genericità delle valutazioni rese dalla Commissione, osserva il Collegio al riguardo che, ai sensi dell’art. 3, comma 1, del D.M. n. 120 del 2016 “Nelle procedure di abilitazione per l'accesso alle funzioni di professore di prima e di seconda fascia, la Commissione formula un motivato giudizio di merito sulla qualificazione scientifica del candidato basato sulla valutazione delle pubblicazioni e dei titoli presentati, prendendo a riferimento esclusivamente le informazioni contenute nella domanda redatta secondo il modello allegato al bando candidati”.
Come già affermato da questo Tribunale in precedenti occasioni, l’analiticità della valutazione del curriculumdel candidato riguarda il profilo “a monte” (vale a dire i singoli aspetti posti in evidenza dall’interessato nella domanda di abilitazione) e non la motivazione “a valle”, di modo che risulta necessaria una motivazione dettagliata sulle singole pubblicazioni, essendo sufficiente che essa sia “basata” sulla valutazione analitica dei titoli e pubblicazioni presentate, senza che sia necessario riportare in motivazione il giudizio su ogni singolo articolo o titolo prodotto (un simile adempimento sarebbe, peraltro, incompatibile con la lunghezza dei curriculada valutare).
Un simile livello di analiticità della motivazione, peraltro, non è preteso nemmeno dalle norme di riferimento citate e la motivazione può anche essere sintetica e riassumere un giudizio rivolto all’intera produzione scientifica presentata, senza che sia necessario un giudizio “titolo per titolo”.
Ciò premesso il giudizio collegiale impugnato richiama e sintetizza i singoli giudizi individuali, in linea con quanto sopra rilevato, per cui non è possibile rilevare il dedotto difetto di motivazione ove lo stesso giudizio venga letto nel complesso dei suoi elementi, che giustifica la decisione finale della Commissione.
Non persuade nemmeno il profilo di censura con il quale si contesta la contraddittorietà del giudizio della Commissione rispetto al superamento da parte della ricorrente di tutte e tre le mediane.
Al riguardo l’art. 6 del D.M. 120/2016 dispone che “La Commissione attribuisce l'abilitazione esclusivamente ai candidati che soddisfano entrambe le seguenti condizioni: ◦a) ottengono una valutazione positiva del titolo di cui al numero 1 dell'Allegato A (impatto della produzione scientifica) e sono in possesso di almeno tre titoli tra quelli scelti dalla Commissione, secondo quanto previsto al comma 2 dell'articolo 5;
b) presentano, ai sensi dell'articolo 7, pubblicazioni valutate in base ai criteri di cui all'articolo 4 e giudicate complessivamente di qualità "elevata" secondo la definizione di cui all'Allegato B”.
Alla luce di tali premesse non può ritenersi (come sembra sostenere il ricorrente) che la valutazione dei singoli candidati si risolva nel mero rispetto del parametri bibliometrici, posto che - come evidenziato - le Commissioni sono chiamate a valutare numerosi altri profili.
Il superamento delle tre mediane da parte della dott. Cortese, quindi, di per sé non avrebbe potuto comportare necessariamente il conseguimento dell’abilitazione, perché ciò non risulta dal quadro normativo sopra descritto e nemmeno dall’art. 16 della legge n. 240/2010, che ha istituito l'abilitazione scientifica nazionale.
Inoltre, si è già avuto modo di osservare che la commissione, sia nel giudizio individuale che in quello collegiale, ha indicato adeguatamente le ragioni per cui, nonostante il superamento delle tre mediane, l’istante non era stato ritenuto meritevole di conseguire l’abilitazione.
Quanto alla dedotta contraddittorietà del giudizio secondo cui “nei lavori eseguiti in collaborazione l’apporto individuale del candidato risulta marginale e di modesta qualità” e i criteri di valutazione prefissati dalla Commissione, posto che il ricorrente è primo autore in 8 delle 12 pubblicazioni presentate, secondo autore in altre due e penultimo nome, nelle ultime due pubblicazioni, si osserva che il giudizio negativo si incentra su un aspetto, per così dire, presupposto (rispetto alla rilevanza dell’istante nei lavori in collaborazione) quale è la mancata coerenza delle pubblicazioni con le tematiche del settore concorsuale e/o con quelle interdisciplinari ad esso pertinenti, e sulla non riconosciuta qualità elevata e carenza di carattere innovativo delle stesse.
In conclusione, il ricorso deve essere respinto.
Le spese di giudizio possono essere compensate tra le parti, in ragione della complessità e della peculiarità della vicenda sottoposta all’esame del Collegio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 ottobre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Vincenzo Blanda, Consigliere, Estensore
Achille Sinatra, Consigliere
 Pubblicato il 15/11/2018