#3478 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 13 aprile 2018, n. 4104

Abilitazione scientifica nazionale–Valutazione quantitativa e qualitativa

Data Documento: 2018-04-13
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Ai fini del conseguimento dell’abilitazione, il superamento delle mediane assume un ruolo rilevante, ma non decisivo, essendo gli indici correlati alle stesse di carattere quantitativo (cfr. Allegati A e B al d.m. 7 giugno 2012, n. 76) e risultando dunque all’uopo preminente il giudizio di merito della Commissione sulla maturità scientifica raggiunta dai candidati, ex art. 5 del d.m. n.76 del 2012.

Contenuto sentenza
N. 04104/2018 REG.PROV.COLL.
N. 03880/2014 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3880 del 2014, proposto da: 
prof. Luciano Lamberti, rappresentato e difeso dall'avvocato Raffaele Guido Rodio, con domicilio eletto presso lo studio Studio Legale Placidi in Roma, via Barnaba Tortolini, 30; 
contro
Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
per l'annullamento
previa sospensione dell’efficacia
dei verbali nn. 1, 2, 3, 4, 5, , 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13 della Commissione giudicatrice della procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di I fascia, tornata 2012, per il settore concorsuale 09/A3 – “Progettazione industriale, costruzioni meccaniche e metallurgia”,della relazione finale e della relazione integrativa della stessa Commissione nonché dei giudizi (collegiale e individuale) di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale unitamente agli atti presupposti, connessi e conseguenti.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2017 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori: Avv. M. Petitto in sostituzione dell'Avv. G. R. Rodio e l'Avvocato dello Stato V. Fico;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO e DIRITTO
Il prof. Luciano Lamberti, professore associato presso il Politecnico di Bari nel settore 09/A3, impugnava il giudizio, da lui riportato, di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di Professore universitario di I fascia, per il settore concorsuale 09/A3 – “Progettazione industriale, costruzioni meccaniche e metallurgia”.Il giudizio di inidoneità del prof. Lamberti veniva adottato dalla Commissione incaricata dal MIUR della valutazione dei candidati all’abilitazione scientifica per il settore concorsuale “de quo”,in esito allo svolgimento della procedura valutativa per l’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale, tornata 2012, alla quale il ricorrente aveva preso parte, presentando la domanda e la documentazione richiesta dal bando (D.D. MIUR n. 222 del 20.7.2012).
Nel ricorso si deduceva, sotto vari profili, la violazione dell’art. 3 della Legge n.241 del 1990, dell’art.8 del D.P.R. n.222 del 2011, dell’art.3 e ss. del D.M. n.76 del 2012 nonché l’eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, contraddittorietà, disparità di trattamento, illogicità, irrazionalità.
Il ricorrente, in particolare, evidenziava che vi era stata carenza di motivazione nei giudizi negativi resi sulle pubblicazioni e, ancor più, sui titoli, disparità di trattamento con altri candidati, omessa considerazione del superamento di tre “mediane”su tre e infine un tempo complessivo eccessivamente ristretto per la valutazione di tutti i singoli candidati.
Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca si costituiva in giudizio per la reiezione del gravame, illustrandone con successiva memoria l’infondatezza nel merito.
Con altra memoria il ricorrente ribadiva i propri assunti.
Nell’udienza del 13 dicembre 2017 la causa veniva discussa e quindi trattenuta in decisione.
Il ricorso è fondato e va pertanto accolto, con conseguente annullamento del giudizio di non idoneità impugnato.
Occorre in primo luogo precisare che, ai fini del conseguimento dell’abilitazione, il superamento delle mediane assume un ruolo rilevante, ma non decisivo, essendo gli indici correlati alle stesse di carattere quantitativo (cfr. Allegati A e B al D.M. n.76 del 2012) e risultando dunque all’uopo preminente il giudizio di merito della Commissione sulla maturità scientifica raggiunta dai candidati, ex art. 5 del D.M. n.76 del 2012 (cfr., tra le altre, TAR Lazio, III, n.11500 del 2014).
E’ necessario inoltre rilevare, in relazione all’asserita disparità di trattamento operata dalla Commissione medesima, che la stessa non è configurabile, trattandosi in ogni caso di procedura abilitativa e non concorsuale, dunque con numero di posti non limitato nè predefinito, quindi senza confronto concorrenziale tra un candidato e l’altro (cfr. ancora TAR Lazio, III, n.11500 del 2014).
Quanto poi ai tempi di verifica dei titoli e delle pubblicazioni, va segnalato che gli stessi non possono ritenersi decisivi al fine di riscontrare la correttezza o meno della procedura di valutazione, dal momento che non è normativamente predeterminato un limite di tempo per il compimento della suddetta fase e non è dato, comunque, sapere quanto di quel tempo è stato dedicato ad ogni specifico aspirante all’abilitazione (cfr. TAR Lazio, III, n.9403 e n.11500 del 2014).
Nondimeno il giudizio reso risulta in ogni caso viziato per le carenze motivazionali dedotte dal ricorrente.
Nello specifico, invero, va posto in rilievo, in primo luogo, che, tanto nel giudizio collegiale quanto nei singoli giudizi individuali (doc. 4 ric.), la valutazione afferente al merito scientifico del candidato è ampiamente positiva sia con riguardo al dato oggettivo del superamento delle mediane del settore concorsuale in oggetto (di cui all’Allegato A al D.M. n. 76 del 2012, come valorizzate dall’ANVUR mediante apposita tabella, vedi doc. 6 ric., pag. 5, rigo dedicato al SC 09/A3), sia con riferimento alla valutazione qualitativa delle pubblicazioni, basata sui criteri di cui all’art. 4, comma 2, D.M. n. 76 del 2012.
Con riguardo al primo aspetto, infatti, il prof. Lamberti, al momento della presentazione della sua domanda di partecipazione alla procedura ASN in oggetto, superava brillantemente tre mediane su tre degli indicatori di produttività scientifica propri del settore, avendo al proprio attivo: n. 39 articoli normalizzati (a fronte di una mediana pari a 12), n. 20 citazioni normalizzate (mentre la mediana di settore era di 5,58) e un indice di Hirsch pari a 7 (quando quello medio di settore era pari a 4).
Molto positiva è stata anche la valutazione delle 20 pubblicazioni sottoposte dal ricorrente al vaglio commissariale dal momento che nel giudizio collegiale (e, pedissequamente, nei singoli giudizi individuali) si riconosce ad esse (in applicazione dei criteri di cui al citato art. 4, comma 2, D.M. n. 76/2012): la coerenza rispetto alle tematiche del settore; la generale significatività dell’apporto individuale nelle opere in collaborazione; la qualità, ritenuta “complessivamente buona” ai sensi dell’Allegato D al D.M. n. 76 cit.; la buona e, in alcuni casi, “eccellente”collocazione editoriale.
Alla luce dei suddetti, convergenti elementi positivi di valutazione unanimemente riconosciuti dai commissari, emerge dal giudizio impugnato, quale unica criticità del profilo curricolare del candidato (rivelatasi però determinante per l’esito finale), la circostanza che egli non abbia assunto in carriera compiti di “responsabilità di progetti e convenzioni di ricerca adeguati al ruolo”e non abbia, pertanto, dimostrato “capacità di gestire gruppi di ricerca”.
Orbene, così operando la Commissione fa riferimento, indubbiamente, ad uno dei titoli (diversi dalle pubblicazioni) previsti dalla normativa di settore e, precisamente, al parametro di cui all’art. 4, comma 4, lett. b), del D.M. n. 76, il quale testualmente prevede che “4. Nella valutazione dei titoli presentati dai candidati, la commissione si attiene ai seguenti parametri relativi al settore concorsuale:
a) ….omissis………………………………………..;
b) responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionali e nazionali, ammessi al finanziamento sulla base di bandi competitivi che prevedano la revisione tra pari; ………….”.Tuttavia va subito rimarcato che si tratta soltanto di una delle numerose tipologie di titoli elencate dal medesimo art. 4, comma 4 cit., disposizione che si articola in ben dieci lettere (da a - l), ognuna delle quali contempla una peculiare categoria di titoli (impatto della produzione scientifica, incarichi di insegnamento presso istituzioni di alta qualificazione, direzione di riviste scientifiche di settore, premi e riconoscimenti ecc.). Ancor più dettagliata è l’elencazione elaborata dalla stessa Commissione nel proprio verbale di insediamento, n. 1 del 9.5.2013 (vedi Allegato B per la I fascia), nel quale i titoli valutabili sono ben 17 e vengono individuati con la sigla “TP”(da TP1TP17). Al prof. Lamberti la Commissione ha riconosciuto il possesso di ben 8 di questi titoli, alcuni dei quali appaiono oggettivamente significativi.
Non si comprende allora perché la stessa Commissione, senza una motivazione espressa e, soprattutto, senza che le disposizioni del D.M. n. 76 del 2012 l’autorizzassero in tal senso, abbia finito per attribuire un ruolo preponderante e decisivo ad un singolo parametro (la responsabilità di gruppi di ricerca), al punto tale da considerarlo come elemento negativo di valutazione così importante da prevalere su tutti i numerosi altri elementi di segno positivo espressamente riconosciuti al docente.
L’esito del giudizio, invero, non appare conforme ai principi che regolano le valutazioni ASN come emergenti dal D.M. n. 76 del 2012 (vedi in part. artt. 3 e 4) e dall’art. 16, comma 3, lett. a), b) e c), della Legge n. 240 del 2010 che contemplano una pluralità di elementi che debbono tutti necessariamente concorrere alla valutazione finale della maturità scientifica del candidato, al fine della sua abilitazione alle funzioni di docente universitario, sempre da valutare alla luce del “doppio pilastro”, quantitativo (superamento delle mediane indicative della produzione scientifica nei valori normativamente richiesti e, in concreto, determinati dall’ANVUR) e qualitativo (favorevole giudizio sulla qualità delle pubblicazioni e sui titoli ulteriori).
In un giudizio così configurato - che non può che essere un giudizio di sintesi tra eterogenei parametri e criteri - l’esaltazione eccessiva (se non esclusiva) di un unico titolo rispetto a tutti i restanti, non è conforme ai principi del sistema valutativo in esame.
Va altresì detto che, anche in concreto, la motivazione del giudizio appare carente dal momento che la Commissione, né sulla base dei criteri dalla stessa puntualizzati in sede di verbale preliminare, né nella stesura dei giudizi, fornisce alcuna spiegazione in merito al ruolo centrale che ha inteso attribuire al singolo parametro valutativo (responsabilità di gruppi di ricerca), la cui decisività sull’esito valutativo si rivela palese stante il giudizio ampiamente positivo riportato dal candidato sulle pubblicazioni e sul dato oggettivo del superamento delle mediane.
Considerato altresì che il ricorrente, seppur privo del titolo in questione, ha comunque dimostrato il possesso di plurimi titoli selezionati come rilevanti dallo stesso Organo valutativo che gli riconosce il possesso dei titoli TP1, TP 4, TP5, TP8, TP10, TP14, TP16, TP17, il giudizio appare sproporzionato, illogico e manifestamente ingiusto. In ogni caso, la motivazione di esso appare carente e contraddittoria in rapporto ai riscontri positivi, nettamente prevalenti, palesati nei giudizi. Ciò a maggior ragione, ove si osservi che nel verbale n. 1/2013 la Commissione aveva stabilito che avrebbe attribuito un punteggio decimale variabile da 0 a 1 a ciascun titolo dimostrato dal candidato al fine di assegnare il punteggio complessivo relativo ai titoli e che avrebbe considerato “positivo” tale punteggio se superiore a 5: ebbene non è stata prodotta dall’Amministrazione alcuna documentazione circa il “modus procedendi”a cui la Commissione si era auto-vincolata, sicché il negativo giudizio sui titoli resta del tutto immotivato.
Per tutto quanto precede il ricorso merita accoglimento e il giudizio di non abilitazione deve essere annullato.
L’Amministrazione dovrà quindi procedere ad un riesame del candidato, ad opera di una differente Commissione, entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla notifica o comunicazione della presente sentenza.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato, nei sensi e per gli effetti di cui in motivazione.
Condanna il MIUR alla refusione degli onorari di giudizio che forfettariamente liquida in euro 1.000,00 (mille), oltre Iva, Cassa Avvocati e rimborso del contributo unificato già anticipato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Silvio Lomazzi, Consigliere
Claudio Vallorani, Referendario, Estensore
 Pubblicato il 13/04/2018