#3040 TAR Lazio, Roma, Sez. III, 11 dicembre 2017,  n. 12194

Abilitazione scientifica nazionale-Giudizio commissione

Data Documento: 2017-12-11
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Il giudizio negativo espresso dalla maggioranza dei commissari non comporta violazione dei criteri normativamente prefissati ma costituisce piuttosto applicazione del criterio predeterminato dalla Commissione che – in ossequio alla tradizione propria del settore concorsuale in oggetto ed avvalendosi in tale senso del potere di cui all’art. 3, comma 3, d.m. 7 giugno 2012, n. 76  (che autorizzava le Commissioni all’adozione di criteri e parametri maggiormente selettivi) – valorizzava in particolar modo il numero e la qualità dei lavori monografici dei candidati.

Contenuto sentenza
N. 12194/2017 REG.PROV.COLL.
N. 15608/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 15608 del 2016, proposto da:
Antonio Maria Leozappa, rappresentato e difeso dagli avvocati Mario Sanino, Ilaria Colombo, Paola Salvatore, Patrizio Leozappa, Fabrizio Viola, con domicilio eletto presso lo studio Studio Legale Sanino in Roma, viale Parioli, 180;
contro
Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente p.t., Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca - Anvur, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l'annullamento
previa sospensione dell’efficacia,
- del giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di II fascia, settore concorsuale 12/B1 “diritto commerciale e della navigazione”, tornata 2012, pubblicato in data imprecisata e reso in esecuzione della sentenza di annullamento del TAR Lazio n. 13259 del 2015, del 24.11.2015;
- di tutti gli atti del procedimento di valutazione del ricorrente, delle relazioni riassuntive dei lavori e i giudizi individuali e collegiali espressi dalla Commissione di valutazione;
- per quanto di ragione, del d.P.R. 14.9.2011 n. 222 e del D.M. 7.6.2012, n. 76;
- nonché di tutti gli atti presupposti, preparatori, conseguenti e consequenziali, comunque connessi;
 Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca e dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca - Anvur;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 ottobre 2017 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori: Avv. M. Sanino e l'Avvocato dello Stato A. Fedeli;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
 FATTO
Il dott. Antonio Maria Leozappa, ricercatore di diritto commerciale, con il ricorso n. RG. 1862 del 2014, precedente a quello in oggetto, impugnava dinnanzi a questo stesso Tribunale il giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di II fascia, settore concorsuale 12/B1 “diritto commerciale e della navigazione”, tornata 2012, unitamente agli atti presupposti, connessi e conseguenti, deducendo la violazione della Legge n. 240 del 2010, degli artt.4, comma 1, 8, comma 4 del d.P.R. n.222 del 2011, dell’art.1, commi 388 e 394 della Legge n.228 del 2012, degli artt.3, comma 3, 5, comma 2 e dell’Allegato D del D.M. n.76 del 2012, delle delibere n.16 e n.50 del 2012 ANVUR, del D.D. n.181 del 2012, del D.D. n.222 del 2012, dell’art.3, comma 1 della Legge n.241 del 1990, l’incompetenza nonché l’eccesso di potere in tutte le figure sintomatiche.
Il ricorso veniva accolto con la sentenza di questa Sezione n. 13259 del 2015, del 24.11.2015, con la seguente motivazione: “…premesso che la Commissione delibera a favore dell’idoneità con maggioranza di 4/5 dei suoi componenti, ex art.8 del D.P.R. n.222 del 2011, è necessario in ogni caso evidenziare che il giudizio impugnato risulta viziato per carenza di motivazione e di istruttoria, sotto i profili dedotti (cfr. all.1, 2 al ricorso); che nello specifico due commissari (Armbruester, Cagnasso) concludevano per l’idoneità; che altri due commissari (Santoro, Spolidoro) ritenevano comunque la produzione scientifica del candidato di livello “accettabile”, ex all.D del D.M. n.76 del 2012, valutandola dunque positivamente (cfr., tra le altre, TAR Lazio, III, n.10549 del 2014 e n.2418 del 2015); che la stessa produzione scientifica era valutata in sede collegiale continua e coerente col settore concorsuale in argomento; che altresì nel giudizio complessivo finale si dava conto, tra l’altro, oltre che del superamento delle mediane, anche del riscontro dei criteri fissati dalla Commissione nonché del rilievo dei titoli conseguiti dal ricorrente, per la sua attività accademica, didattica e redazionale; che altri titoli risultavano poi dalla domanda di partecipazione alla procedura de qua (cfr. ancora all.1 al ricorso), denotanti in aggiunta l’intensità dell’attività didattica, oltre che la partecipazione a commissioni di studio per istituzioni e la partecipazione costante a progetti di ricerca; che il giudizio finale riflette dunque le contraddittorietà e le incongruenze rilevate in quelli individuali, la mancanza di un adeguato e coerente grado di sintesi tra gli stessi, la non completa considerazione dei titoli.
L’Amministrazione dovrà quindi procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione, entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla notifica o comunicazione della presente sentenza...”.
Il ricorrente ha saputo soltanto dopo lungo tempo, accedendo al sito del MIUR dedicato alle procedure ASN (senza che gli venisse inoltrata alcuna comunicazione da parte dell’Amministrazione) che, in esecuzione della precitata sentenza, era stato rinnovato il giudizio valutativo nei suoi confronti da parte di apposita Commissione in rinnovata composizione nominata dal Ministero resistente, la quale aveva espresso una valutazione nuovamente negativa, con votazione espressa a maggioranza dei membri del collegio (due commissari si erano infatti espressi a favore e tre contro il riconoscimento dell’idoneità in capo al ricorrente).
Con il ricorso all’odierno esame, spedito a notifica in data 28.12.2015 e depositato in data 29.12.2016, il dott. Leozappa impugna il nuovo giudizio negativo espresso nei suoi confronti, da ritenere, a suo avviso, illegittimo per i seguenti motivi:
I. Violazione e falsa applicazione dell’art. 8, comma 5, d.P.R. n. 222 del 2011; violazione o elusione di giudicato; eccesso di potere; sviamento: i giudizi individuali ed il giudizio collegiale sarebbero illegittimi, se non addirittura nulli, per essersi posti in contrasto con il giudicato formatosi sulla citata sentenza n. 13259 del 2015; i commissari, quando anche si voglia riconoscere ad essi un certo margine di residua discrezionalità nella rinnovata valutazione, non avrebbero però potuto prescindere dalle risultanze del pregresso giudizio alla luce delle statuizioni di questo Tribunale, dalle quali si desumevano elementi di segno positivo, accertati dalla sentenza, con riguardo al superamento di tre mediane su tre, alla continuità e coerenza della produzione scientifica, all’attività accademica e didattica, alla partecipazione a progetti di ricerca;
II. Violazione e falsa applicazione: dell’art. 16 della legge n. 240 del 2010; dell’art. 8, comma 4, del d.P.R. n. 222 del 2011; degli artt. 3, 4 e 5 del D.M. 7.6.2012 n. 76; delle circolari MIUR dell’11.1.2013 e del 27.5.2013; dell’art. 3 della Legge n. 21 del 1990: il giudizio collegiale di sintesi e i giudizi individuali sono illegittimi in quanto: violano i criteri oggettivi indicati dal legislatore per quanto concerne la misura dell’impatto della produzione scientifica complessiva, secondo gli indicatori di attività scientifica di cui all’Allegato B al D.M. n. 76 del 2012; non sono motivati con riferimento alla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche come richiesto dall’art. 16 della Legge n. 240 del 2010, né sono stati espressi sulla base dei criteri e dei parametri di cui al D.M. n. 76 del 2012; ignorano i criteri di valutazione stabiliti dalla stessa Commissione ai sensi dell’art. 4, comma 4, D.M. n. 76 del 2012 con adozione, nei singoli giudizi sfavorevoli, di criteri “estemporanei e non predeterminati” né dalla legge, né dallo stesso Organo di valutazione; il giudizio collegiale sarebbe poi sostanzialmente inesistente, limitandosi a recepire “per relationem” i giudizi individuali di segno negativo, senza dimostrare una discussione effettiva ed una rielaborazione in ambito collegiale; il giudizio collegiale espresso nei confronti del ricorrente non costituirebbe dunque una sintesi organica e complessiva dei singoli giudizi, né dell’iter motivazionale che ha condotto al giudizio di inidoneità;
III. Violazione e falsa applicazione dell’art. 5 del D.M. n. 76 del 2012, dell’art. 3 della Legge n. 241 del 1990; eccesso di potere per contraddittorietà, difetto di motivazione e sviamento: nel giudizio collegiale e nei giudizi individuali del prof. Campobasso e del prof. Fortunato si esprime una valutazione negativa delle due monografie redatte dal ricorrente, (anche) sotto il profilo della mancanza di “apprezzabili riferimenti comparatistici”; in tal modo però la Commissione ha utilizzato un non ben definito criterio “comparatistico” che non sembra avere fondamento in alcuna delle norme di settore; inoltre non si comprende perché mai la mancanza di riferimenti comparatistici è stata decisiva, in senso sfavorevole, per due commissari ma non lo è stata per altri e perché vi dovrebbe essere necessariamente la pretesa “comparazione” anche in rapporto ad argomenti, regolati dal diritto interno senza collegamenti con direttive o atti comunitari; infine si contestano: il giudizio di scarsa originalità dei prodotti scientifici del ricorrente (con particolare riguardo alle due monografie); l’asserita discontinuità della produzione (smentita dai livelli di produzione scientifica raggiunti); l’omessa valutazione dei numerosi titoli diversi dalle pubblicazioni, posseduti dal dott. Leozappa (ed elencati alle pagine 27-29 del ricorso);
IV. Nel quarto motivo di gravame parte ricorrente deduce i vizi di violazione di legge e di eccesso di potere per non avere la Commissione tenuto conto degli indicatori di produzione scientifica posseduti dal candidato, che superava ampiamente le tre “mediane” di cui all’Allegato B al D.M. n. 76 del 2012, relative, rispettivamente, al numero dei libri (la prima mediana), degli articoli e dei capitoli di libro (la seconda) e, infine, degli articoli in riviste di classe A (la terza); la Commissione, al contrario, avrebbe attributo un peso esclusivo alle proprie valutazioni soggettive, senza fornire alcuna circostanziata motivazione in ordine alla decisione di discostarsi dai parametri normativamente stabiliti, che attestano il livello (oggettivo) di qualità scientifica;
V. Violazione e falsa applicazione dell’art. 21-septies della legge n. 241 del 1990 per elusione del giudicato; violazione dei principi di imparzialità e buon andamento; sviamento: la Commissione sarebbe incorsa nei medesimi vizi che sono stati censurati da questo TAR nella sentenza di annullamento e avrebbe operato una inaccettabile “reformatio in pejus”, innescando un “meccanismo potenzialmente perpetuo in grado di protrarre all’infinito il presente contenzioso”.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, si costituiva in giudizio chiedendo la reiezione del gravame ed illustrandone con memoria l’infondatezza nel merito.
Con ordinanza n. 924 del 24.2.2017 questo Tribunale non riteneva di accogliere la domanda cautelare presentata dall’interessato e fissava direttamente l’udienza pubblica per la trattazione della causa nel merito.
Con memoria illustrativa il ricorrente ribadiva i propri assunti.
Nell’udienza del 18 ottobre 2017 la causa veniva discussa e, quindi, trattenuta in decisione.
DIRITTO
1. - Il ricorso non merita accoglimento e, pertanto, deve essere respinto.
2. - Giova rilevare in via preliminare, con stretta attinenza con quanto dedotto nel primo motivo di ricorso, che, come recentemente ribadito dalla Sezione con sentenza del 12 ottobre 2017, n. 10306, nell’ambito di una procedura di abilitazione ex art. 16 Legge n. 240/2010, “come ripetutamente e costantemente affermato dalla Sezione in materia di abilitazione scientifica nazionale (anche per le valutazioni svolte in ottemperanza a sentenza di annullamento: cfr. sentenza n. 11583/2016 e, più recentemente, n. 6861 del 2017), anche in sede di ottemperanza al giudicato, l’effetto conformativo della sentenza (che abbia pronunziato l’annullamento per una data omissione della precedente Commissione) non possa espandersi al punto di elidere del tutto discrezionalità valutativa che è propria delle Commissioni esaminatrici in ambito ASN.
Al contrario, il contenuto precettivo (ossia dotato di stringente effetto conformativo) della pronunzia anteriore deve ritenersi limitato all’ivi espresso ordine di riesame della posizione del candidato mediante una Commissione in composizione del tutto diversa da quella che ha operato: “…prescrizione, quest’ultima, che trova la propria ragion d’essere proprio nella necessità che il candidato sia sottoposto ad una valutazione realmente “nuova”, ovvero priva degli inevitabili condizionamenti che deriverebbero ai precedenti Commissari dall’avere già valutato in senso negativo il candidato. Per raggiungere tale fine, pertanto, la nuova Commissione non solo può, ma, anzi, deve, procedere ad un completo esercizio della propria discrezionalità, valutando ex novo il candidato; fermo restando che tale valutazione non può prescindere dalle risultanze di fatto (qui, il possesso dei titoli negati dal primo giudizio, poi annullato) su cui le sentenze azionate si fondano” (TAR Lazio, sez. III, n. 6861 del 2017). Inoltre il giudizio della Commissione costituisce tipica valutazione tecnico-discrezionale, sindacabile e dunque censurabile solo in ipotesi di evidenti e macroscopici vizi di illogicità, incongruenza, contraddittorietà, irragionevolezza.
Tanto comporta che, anche in sede di ottemperanza al giudicato, l’effetto conformativo della sentenza (che abbia pronunziato l’annullamento per una data omissione della precedente Commissione) non possa espandersi al punto di elidere del tutto tale discrezionalità (TAR Lazio, sez. III, 5 ottobre 2017, n. 10064).
Gli argomenti che precedono possono senz’altro essere impiegati anche nella presente fattispecie e conducono alla reiezione del primo motivo di gravame (attinente alla presunta elusione del giudicato, ad opera della nuova valutazione), atteso che il preteso vincolo o “condizionamento” - che si sarebbe imposto alla nuova Commissione, per effetto dei quattro precedenti giudizi sostanzialmente positivi che sarebbero stati espressi dalla Commissione precedentemente nominata (i quali in realtà, in due casi, non sono positivi neanche “nella sostanza”) - sarebbe in contrasto con il principio appena affermato che, anche in caso di sentenza che accolga il ricorso contro una determinata valutazione, riconosce comunque alla Commissione ASN che si incardini in esecuzione della sentenza, una piena discrezionalità nella formulazione del giudizio, la quale può trovare dei limiti soltanto nel caso in cui vi sia stato, da parte della sentenza anteriore, un vero e proprio accertamento di elementi fattuali, in quanto tali non più contestabili. Al contrario, sugli aspetti valutativi, ammettere un qualche limite o vincolo derivante dal precedente giudizio, significherebbe negare alle Commissioni in discorso la natura che è loro propria di organi tecnico-discrezionali chiamati ad esprimere un giudizio nuovo il quale, per definizione, non può essere condizionato dalle valutazioni in precedenza espresse, ove non siano ravvisabili insanabili contraddizioni (ove sintomatiche di eccesso di potere) e/o contrapposte verifiche dei fatti. Sotto quest’ultimo profilo, al contrario di quanto dedotto dal ricorrente, non sono ravvisabili nel nuovo giudizio accertamenti diversi in merito al superamento delle tre mediante (che viene riconosciuto anche dalla nuova Commissione), né con riferimento ai titoli posseduti, rispetto ai quali parte ricorrente può dedurre semmai (in astratto) la loro sotto-valutazione o incompleta valutazione, ma non un vero e proprio “error facti” né che vi siano state affermazioni dei commissari incompatibili con quanto affermato dalla “prima” Commissione.
3. - Per le stesse ragioni e senza necessità di ulteriori argomentazioni cade anche l’ordine di censure articolato nel quinto ed ultimo motivo di gravame secondo il quale sarebbe stata operata, da parte della nuova Commissione, un’inammissibile violazione del divieto di “reformatio in peius” del primo giudizio, mediato dalla citata sentenza n. 13259/2015: la nuova Commissione, invero, non può che esprimere in modo libero il suo nuovo giudizio, essendo contraria alla natura stessa del giudizio l’idea di limiti, condizionamenti o vincoli per tutto ciò che è valutazione del merito dei titoli e delle pubblicazioni, la quale potrà essere certamente censurata per vizi suoi propri ma non per la sua difformità rispetto alla valutazione precedentemente espressa che sia stata annullata per omessa e/o insufficiente e/o contraddittoria motivazione.
Per quanto precede il primo ed il quinto motivo di gravame debbono essere respinti.
4. - Possono essere trattati congiuntamente il secondo ed il terzo motivo di ricorso i quali attengono alla formulazione e motivazione del giudizio valutativo impugnato ed ai criteri da esso applicati.
Il Collegio non ritiene che il giudizio finale formulato dalla Commissione ed i giudizi negativi dei commissari professori Campobasso, Fauceglia e Fortunato siano illegittimi sotto i profili di illegittimità dedotti dal ricorrente.
Al riguardo si deve preliminarmente considerare che la nuova Commissione, insediatasi nel giugno del 2015 - com’era in verità doveroso non potendosi certamente cambiare i criteri di giudizio “in itinere” - ha confermato i medesimi criteri di valutazione “ab origine” adottati dalla “prima” Commissione ASN in materia di diritto commerciale per la tornata 2012, con verbale del 2 maggio 2013 (vedi verbale n. 1 del 22.6.2015 della nuova Commissione, allegato dal MIUR).
Nell’ambito di detti criteri spicca quello adottato dalla Commissione ex art. 3, comma 3, D.M. n. 76 del 2012, il quale risulta espresso nei seguenti termini: “La commissione ritiene di prendere in considerazione esclusivamente i candidati la cui produzione scientifica presentata ai fini dell’abilitazione comprenda almeno un’opera monografica. La commissione inoltre specifica che per opera monografica si intende quella che presenta i caratteri di originalità e completezza in ordine a istituti rilevanti. Sono pertanto da escludere le opere a carattere didattico, informativo, ricognitivo o pratico. La commissione ritiene che tale criterio aggiuntivo sia conforme alla migliore tradizione nella comunità scientifica…di riferimento” (vedi verbale n. 1 del 22.6.2015, produzione di parte resistente).
Il criterio dimostra, in modo palese, da un lato la centralità che dovevano assumere nell’economia del giudizio valutativo i lavori monografici e, dall’altro, le caratteristiche imprescindibili che essi dovevano possedere, con particolare riferimento all’originalità e alla completezza della trattazione degli istituti. Non a caso la Commissione arriva a negare la dignità della monografia ad opere aventi carattere soltanto didattico, informativo, ricognitivo o pratico.
Partendo da queste premesse, ben può intendersi il giudizio insoddisfacente sulle due monografie presentate dal ricorrente, da parte dei commissari che si sono pronunciati in senso sfavorevole:
- per il prof. Campobasso tanto la monografia del 2004 quanto quella del 2008 “affrontano temi ampiamente studiati e pervengono a soluzioni già avanzate nella letteratura specialistica, con un’analisi prevalentemente esegetica e priva di riferimenti comparatistici”;
- il prof. Fauceglia, dopo avere esposto in modo puntuale le tematiche trattate nelle due opere (e dimostrato una seria disamina di esse), perviene alla conclusione che le medesime dimostrano scarsa originalità nei risultati raggiunti e l’assenza di un approfondito esame delle esperienza maturate in altri ordinamenti;
- il prof. Fortunato, dimostrando anch’egli di avere svolto una disamina approfondita delle due monografie, approda alle seguenti conclusioni: per la monografia del 2004 “il lavoro è privo di riferimenti comparatistici e consegue risultati non sempre giustificati”; nel lavoro del 2008 “mancano apprezzabili riferimenti comparatistici e i risultati appaiono limitati”.
Nel giudizio collegiale, seppur in forma sintetica, si confermano i giudizi individuali predetti, sul piano della mancanza di significativi contributi di originalità; si afferma che le “opere minori” non modificano la valutazione limitata già espressa sulle due monografie; si dà atto del superamento di tre mediane su tre; si elencano i principali titoli, diversi dalle pubblicazioni, posseduti dal ricorrente. Può quindi affermarsi che il giudizio negativo espresso dalla maggioranza dei commissari non comporta violazione dei criteri normativamente prefissati ma costituisce piuttosto applicazione del criterio predeterminato dalla Commissione che - in ossequio alla tradizione propria del settore concorsuale in oggetto ed avvalendosi in tale senso del potere di cui all’art. 3, comma 3, D.M. n. 76 del 2012 (che autorizzava le Commissioni all’adozione di criteri e parametri maggiormente selettivi) - valorizzava in particolar modo il numero e la qualità dei lavori monografici dei candidati. Non sembra esservi stata violazione del criterio “de quo” neanche nei ricorrenti richiami alla mancanza di “riferimenti comparatistici” rispetto ad altri ordinamenti, atteso che, pur non trattandosi di profilo esplicitato dalla (originaria) Commissione nel verbale preliminare pubblicato sul sito ASN del MIUR in data 2 maggio 2013, lo stesso può però ricondursi alla “completezza in ordine ad istituti rilevanti”, la quale veniva pretesa invece nella descrizione del criterio maggiormente selettivo configurato dall’Organo di valutazione.
Va altresì rilevato che, sebbene in modo assai sintetico e riassuntivo, la Commissione, secondo quanto ritenuto dalla maggioranza dei commissari, ha anche tenuto conto delle pubblicazioni ulteriori, diverse dalle monografie (c.d “scritti minori”), valutandole in termini negativi sul piano della originalità.
E’ chiaro che questo Giudice, di fronte ai giudizi che appaiono congruamente motivati da parte di una Commissione di professori ordinari esperti nella disciplina di cui trattasi, sulla base del principio noto e consolidato, non può spingersi oltre nel sindacato su valutazioni di merito scientifico che sono tipica espressione di discrezionalità tecnica, le quali non possono essere demolite in sede giurisdizionale, a meno che non siano ravvisabili profili di travisamento dei fatti ovvero di palese irragionevolezza o evidente illogicità, i quali non sono percepibili nella specie.
Ne deriva che il Collegio non può prendere in considerazione le diverse censure articolate dal ricorrente, tendenti a screditare e superare il giudizio espresso dalla Commissione sulla qualità della produzione scientifica, in quanto ciò comporterebbe indebita intromissione del Giudice su valutazioni riservate all’Organo titolare del potere di valutazione tecnico-scientifica.
Quanto alla sottovalutazione di altri titoli, diversi dalle pubblicazioni, si osserva che, secondo il consolidato indirizzo della Sezione, l’esito favorevole del giudizio relativo alle abilitazioni scientifiche nazionali, alle quali siano applicabili i criteri e i parametri di cui al D.M. n. 76 del 2012, dipende dal positivo superamento dei due “pilastri” costituiti: da un lato, dal possesso degli indicatori di produttività scientifica di cui all’art. 6 del D.M. cit. e agli Allegati A e B al D.M. stesso; dall’altro dall’ottenimento di una favorevole valutazione sul piano della rilevanza e della qualità delle pubblicazioni e dei titoli ulteriori. Può dirsi pertanto che, nonostante il positivo superamento delle mediane di settore ed il possesso di buoni indicatori di produttività, il candidato non è stato però ritenuto meritevole dell’abilitazione alla seconda fascia sotto il secondo aspetto evidenziato. Peraltro la Commissione, quanto meno nel giudizio collegiale, ha dimostrato di avere considerato, oltre alle pubblicazioni, i principali titoli posseduti dal ricorrenti e, in particolare, il titolo di ricercatore (presso l’Università del Salento dal 2002), l’attività di insegnamento, la partecipazione a progetti di ricerca, la partecipazione a comitati di redazione di riviste scientifiche. E’ tuttavia evidente che, nell’economia del giudizio, considerati i criteri predeterminati dalla Commissione e, in particolare, il criterio maggiormente selettivo sopra descritto, i titoli posseduti non sono stati ritenuti sufficienti per superare il negativo giudizio sulle pubblicazioni che, per quanto sopra argomentato, ha avuto un ruolo preponderante sull’esito finale.
Per le ragioni che precedono i motivi secondo e terzo debbono essere respinti.
5. - Per le ragioni già sopra esposte, relative alla necessità che, ai fini dell’abilitazione scientifica, si abbia superamento del c.d. “doppio pilastro” non meritano, infine, accoglimento neanche le censure svolte nel quarto motivo di ricorso nel quale si censura il diniego di abilitazione per non avere la Commissione tenuto in adeguato conto il superamento di tre mediane su tre da parte del ricorrente.
6. - Conclusivamente, per tutte le ragioni che precedono, il ricorso deve essere respinto. Tuttavia la problematicità della valutazione, emersa nel caso di specie, può giustificare, in via eccezionale, la compensazione delle spese di lite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 ottobre 2017 con l'intervento dei magistrati:
 Gabriella De Michele, Presidente
Silvio Lomazzi, Consigliere
Claudio Vallorani, Referendario, Estensore
 Pubblicato il 11/12/2017