#4233 TAR Emilia Romagna, Parma, Sez. I, 12 settembre 2018, n. 598

Data Documento: 2018-09-12
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Contenuto sentenza
N. 00598/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00542/2016 REG.RIC. 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso avente numero di registro generale 542 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da 
- Giuseppe Francesco Rociola, rappresentato e difeso in giudizio dall'avv. Gabriele Bavaro, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Zaccagnino, in Potenza, alla via Ciccotti n. 36/C; 
contro
- Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in persona del Ministro in carica, e Università degli studi della Basilicata, in persona del Rettore in carica, rappresentati e difesi dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Potenza, presso i cui uffici domiciliano, in Potenza, al corso XVIII Agosto, 46; 
nei confronti
- Chiara Rizzi, rappresentata e difesa in giudizio dall'avv. Herbert Simone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Antonpiero Russo in Potenza, alla via Mazzini n. 23/A; 
- Camillo Orfeo non costituito in giudizio; 
per l’annullamento
previa sospensione dell’efficacia,
quanto al ricorso principale
in parte qua del decreto rettorale n. 403 del 9.11.2016 di approvazione degli atti della commissione esaminatrice della selezione pubblica per la copertura di n. 1 posto di ricercatore a tempo determinato ai sensi dell'art. 24, comma 3, lettera B), della legge n., 240/2010, presso il Dipartimento delle Culture europee e del mediterraneo (DICEM) - sede di Matera Settore concorsuale 08/D1 “ Progettazione architettonica - Settore scientifico-disciplinare ICAR/14” Composizione architettonica urbana, indetta con D.R. n. 202 in data 23.6.2016 e di contestuale dichiarazione della controinteressata arch. Chiara Rizzi quale vincitrice della predetta procedura di valutazione comparativa;
- dei: a) giudizi irragionevolmente sfavorevoli e/o sottostimati espressi dalla Commissione nei confronti del ricorrente (di cui a tutti i verbali di concorso ed, in particolare, di cui ai verbali n. 2 del 3.10.2016, n. 3 del 14.10.2016 e n. 4 del 15.10.2016, come riepilogati nella relazione conclusiva dello stesso 15.10.2016) e di b) quelli invece eccessivamente favorevoli espressi nei confronti dei due controinteressati notificatari (di cui anch'essi a tutti i verbali di concorso ed, in particolare, di cui ai verbali n. 2 del 3.10.2016, n. 3 del 14.10.2016 e n. 4 del 15.10.2016, come riepilogati nella relazione conclusiva dello stesso 15.10.2016) nonché di tutti c) quei giudizi afferenti alla (del tutto falsata) valutazione comparativa dei candidati, nella parte in cui la Commissione ha espresso un giudizio conclusivo ingiustamente sfavorevole nei confronti del ricorrente arch. Rociola ed, invece, immeritatamente favorevole nei confronti dei due predetti controinteressati arch. Rizzi e arch. Orfeo (di cui a tutti i verbali di concorso ed, in particolare, di cui ai verbali n. 2 del 3.10.2016, n. 3 del 14.10.2016 e n. 4 del 15.10.2016, come riepilogati nella relazione conclusiva dello stesso 15.10.2016), proclamando la prima per giunta illegittimamente vincitrice;
- nonché di ogni ulteriore determinazione della Commissione assunta in pregiudizio del ricorrente, ivi compreso ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, ancorché non conosciuto dallo stesso ma comunque lesivo, ivi incluse le illegittime determinazioni contenute nel verbale preliminare n. 1 del 13.9.2016 nella parte in cui la commissione ha clamorosamente ampliato il SSD posto a concorso inserendo (oltre all'ICAR/14) anche l'ICAR/15 nonché tutti gli atti e/o provvedimenti conseguenti all'impugnato decreto rettorale di approvazione degli atti concorsuali, non escluso anche il contratto ove nelle more dovesse esser stipulato con la controinteressata;
quanto ai motivi aggiunti
- dei medesimi atti gravati col ricorso introduttivo.
 Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio delle Amministrazioni intimate;
Visto l'atto di costituzione in giudizio ed il ricorso incidentale proposto da Chiara Rizzi;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, nella pubblica udienza del 6 dicembre 2017, il Referendario avv. Benedetto Nappi;
Uditi i difensori delle parti presenti, come da verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 FATTO e DIRITTO
1. Con atto affidato alla notificazione il 24 novembre 2016, depositato il successivo 25 di novembre, Giuseppe Francesco Rociola è insorto avverso gli atti in epigrafe, concernenti l’esito della selezione pubblica per la copertura di un posto di ricercatore a tempo determinato presso il Dipartimento delle culture europee e del Mediterraneo dell’Università degli studi della Basilicata.
1.1. In punto di fatto, il ricorrente hai risposto quanto segue:
- ha preso parte alla selezione di cui è questione, indetta con decreto rettorale n. 202 del 23 giugno 2016;
- nella seduta del 15 ottobre 2016 la commissione esaminatrice ha programmato vincitrice la stampa interessata chiara Frizzi.
- col contestato decreto n. 403 del 2016, il Rettore dell’Università degli studi della Basilicata ha approvato gli atti della procedura di valutazione comparativa, e ha attivato immediatamente la procedura di assunzione.
1.2. In diritto, il ricorrente ha dedotto, per più profili, l’eccesso di potere e la violazione di legge.
2. Le Amministrazioni intimate, costituitesi in giudizio, hanno concluso per il rigetto del ricorso per sua infondatezza.
3. La controinteressata Chiara Rizzi, del pari costituitasi in giudizio, ha eccepito l'infondatezza nel merito del ricorso.
4. Con atto depositato in data 11 gennaio 2017, il ricorrente ha proposto motivi aggiunti, proponendo nuovi motivi di diritto avverso gli atti già impugnati col ricorso introduttivo.
5. Alla camera di consiglio svoltasi il 25 gennaio 2017, il procuratore di parte ricorrente ha rinunziato alla trattazione della incidentale istanza cautelare.
6. La controinteressata ha successivamente proposto un primo ricorso incidentale, affidato alla notificazione il 30 gennaio 2017, depositato in data 9 febbraio 2017, avente ad oggetto l’annullamento del bando di selezione e dei suoi allegati, nel limite dell’interesse, nonché dei verbali della commissione giudicatrice nn. 2, 3 e 4 del 2016, nella sola parte in cui non è stata disposta l’esclusione del ricorrente;
6.1. La stessa, quindi, ha proposto un secondo ricorso incidentale, affidato alla notificazione il 27 febbraio 2017, depositato il 17 di marzo, deducendo un ulteriore motivo di doglianza.
7. Alla pubblica udienza svoltasi il 6 dicembre 2017 i procuratori delle parti hanno precisato le rispettive posizioni e il ricorso è stato trattenuto in decisione.
8. In rito, il Collegio ritiene di dover prendere l’abbrivo dalla disamina dei ricorsi incidentali, aventi carattere escludente.
8.1. I ricorsi incidentali sono fondati, alla stregua della motivazione che segue.
8.2. Si è in primo luogo dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del bando, in quanto il ricorrente principale non sarebbe in possesso del requisito di ammissione costituito dall’avere alternativamente usufruito «dei contratti di ricercatore a tempo determinato di tipologia A, di cui all'art. 24, comma 3, lett. a), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, ovvero, per almeno tre anni, anche non consecutivi di contratti ai sensi dell'art. 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230, ovvero di assegni di ricerca ai sensi dell'art. 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997,
n. 449, e successive modificazioni o ai sensi dell'art. 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, o di borse post-dottorato ai sensi dell'art. 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri».
8.2.1. Col secondo motivo è stata poi dedotta la violazione da parte del bando e dell’allegato A ad esso, dell’art. 5 del regolamento per il reclutamento di ricercatori con contratto a tempo determinato vigente presso l’Università intimata, secondo cui possono partecipare alle procedure selettive finalizzate alla stipula del contratto di cui è causa i candidati in possesso del seguente requisito: «aver usufruito dei contratti di tipo a, ovvero aver usufruito, per almeno tre anni anche non consecutivi, di assegni di ricerca a sensi dell'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, ovvero aver usufruito di borse post-dottorato ai sensi dell'articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero aver usufruito di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri, ovvero aver usufruito, per almeno tre anni, dei contratti stipulati ai sensi dell'art. 1 - comma 14 - della legge 4.11.2005 n. 230».
8.2.2. I motivi, che possono essere scrutinati congiuntamente, attesa la loro connessione, colgono nel segno. L’allegato A al bando di concorso, recante il facsimile di domanda di partecipazione, si discosta dalle previsioni del bando medesimo e del richiamato regolamento dell’Università, prevedendo un requisito alternativo a quelli innanzi specificati, costituito dall’ «essere in possesso della qualifica di "ricercatore dalla comprovata esperienza", secondo la definizione enunciata dalla carta europea dei ricercatori». Ed è a tale requisito che ha, appunto, fatto riferimento il ricorrente principale ai fini della partecipazione alla selezione di cui è cenno.
8.2.3. Orbene, ritiene il Collegio che tale previsione si ponga in stridente contrasto con quanto disposto non soltanto dal regolamento di Ateneo, che non contempla la qualifica di “ricercatore di comprovata esperienza”, ma anche dello stesso bando di concorso. In effetti, il cennato facsimile di domanda costituisce un mero allegato al bando di selezione. Tra tali atti sussiste un rapporto di gerarchia, con prevalenza del contenuto del bando, mentre le disposizioni dell’allegato non possono derogare o comunque modificare quanto disposto dal primo. In tal senso milita un condivisibile indirizzo giurisprudenziale formatosi in tema di gare d’appalto che ben può essere esteso anche alle altre forme di selezione comparativa (ex multis, Cons. Stato, sez. V, n. 4648/2015).
8.2.4. A ben vedere, l’allegato A al bando si pone anche in contrasto coll’art. 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, rubricato “ricercatori a tempo determinato”, il quale prevede che i destinatari dei relativi contratti sono scelti mediante procedure pubbliche di selezione che, oltre a rispettare i principi enunciati dalla carta europea dei ricercatori, devono comunque possedere il titolo di dottore di ricerca, nonché di eventuali ulteriori requisiti definiti nel regolamento di ateneo, con esclusione di altre fonti.
8.2.5. Ne consegue che il ricorrente principale non è in possesso del cennato requisito di ammissione alla procedura di cui è questione, con conseguente illegittimità della sua partecipazione e degli atti che a essa hanno dato luogo.
8.2.6. Va disattesa l’ulteriore tesi difensiva del ricorrente, secondo cui comunque lo stesso sarebbe stato in possesso del requisito costituito dall’aver usufruito complessivamente per almeno tre anni, anche non consecutivi, di assegni di ricerca ai sensi dell’art. 51, comma 6 della legge n. 449 del 1997, di borse post-dottorato, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 389/89 e di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri. In senso contrario, va infatti osservato che quest’ultimo risulta essere stato fruitore di meri “contratti di ricerca”, e non di “assegni di ricerca”. In effetti, l’art. 51, n. 6 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, richiamato dal regolamento di Ateneo, distingue nettamente le due figure, dando facoltà alle Università degli studi, per un verso, e previo svolgimento di idonee procedure di valutazione comparativa, di conferire «assegni per la collaborazione ad attività di ricerca» e, per altro verso, di stipulare «per specifiche prestazioni previste da programmi di ricerca, appositi contratti ai sensi degli articoli 2222 e seguenti del codice civile, compatibili anche con rapporti di lavoro subordinato presso amministrazioni dello Stato ed enti pubblici e privati».
9. Dalle considerazioni che precedono discende l’accoglimento dei ricorsi incidentali e, per l’effetto, la declaratoria di inammissibilità del ricorso principale e dell’atto di motivi aggiunti.
10. Sussistono giusti motivi, in ragione delle peculiarità della questione, per disporre l’integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata, definitivamente pronunciando:
- accoglie i ricorsi incidentali;
- dichiara inammissibile il ricorso principale e l’atto di motivi aggiunti.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Potenza, nelle camere di consiglio dei giorni 6 dicembre 2017 e 23 maggio 2018, con l’intervento dei magistrati:
Giuseppe Caruso, Presidente
Pasquale Mastrantuono, Consigliere
Benedetto Nappi, Referendario, Estensore

Pubblicato il 12/07/2018