#2968 TAR Emilia Romagna, Bologna, Sez. I, 2 novembre 2017, n. 702

Dottorato di ricerca-Ammissione dottorato-Discrezionalità tecnica

Data Documento: 2017-11-02
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

In un concorso per l’ammissione al dottorato di ricerca, la motivazione del punteggio assegnato, laddove esauriente,  è espressione di una discrezionalità tecnica che non può essere sindacata dal giudice, mancando quei vizi macroscopici che rivelano l’esistenza di un eccesso di potere.

Contenuto sentenza
N. 00702/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00320/2012 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 320 del 2012, proposto da: 
Vincenzo Tiano, rappresentato e difeso dall'avv. Salvatore Ajello, con domicilio eletto presso lo studio Zoppellari in Bologna, via Vascelli, 8; 
contro
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in persona del Rettore p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Lorenzo Canullo, Paola Pecorari, con domicilio eletto presso lo studio Vittorio Miniero in Bologna, viale Aldini 28; 
nei confronti di
Domenico Repetto, Francesco Gismondi non costituiti in giudizio; 
per l'annullamento
della graduatoria relativa al concorso pubblico per l'ammissione alla scuola di dottorato di ricerca in diritto delle relazioni di lavoro dell'Università di Modena e Reggio Emilia bandito con decreto rettorale n. 249 del 29/07/2008, pubblicato in G.U. n. 64 del 9 agosto 2008 a seguito della valutazione della nuova commissione nominata in ottemperanza alla sentenza 577/2011 di questo TAR;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 ottobre 2017 il dott. Ugo De Carlo e uditi per le parti i difensori Salvatore Ajello e Francesco Bragagni;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Il ricorrente aveva presentato la domanda di partecipazione al concorso per l'ammissione al corso in Diritto delle relazioni di Lavoro nell'ambito della Scuola di Dottorato di Ricerca presso l'Università di Modena e Reggio bandito con decreto rettorale n. 249 del 29-07-2008.
All’esito della valutazione della Commissione di esame il ricorrente è stato collocato agli ultimi posti della graduatoria degli idonei e precisamente al n. 53 con il punteggio di 30/60 non potendo così essere ammesso al corso.
Ricorreva innanzi a questo TAR avverso la formulazione della graduatoria e presentava istanza cautelare che veniva respinta. Appellava al Consiglio di Stato che con ordinanza del 24/11/2009 ha ammesso il ricorrente con riserva in soprannumero, ma senza borsa di studio, alla frequentazione del corso in questione.
Il ricorrente chiedeva all'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ed alla Scuola di Dottorato di Ricerca le modalità ed i termini per la frequentazione dei corsi, in relazione anche all'anno accademico del 2008/2009, ormai trascorso e tuttavia non frequentato senza ricevere risposta.
Veniva fissata l’udienza di merito all’esito della quale veniva emessa la sentenza 577/2011 che annullava i provvedimenti impugnati ordinando il rinnovo di tutte le operazioni successive alla pubblicazione del bando di concorso pubblico per l'ammissione alla Scuola di Dottorato di Ricerca in Diritto della relazioni di lavoro.
La domanda di risarcimento del danno non era accolta ed in relazione ad essa veniva proposto appello al Consiglio di Stato in seguito respinto con sentenza 34/2014.
Con lettera del 20/01/2012 l'Università comunicava all'interessato che a seguito dell'annullamento della graduatoria si era provveduto a una nuova valutazione dei candidati iscritti a tale concorso con graduatoria pubblicata all'albo ufficiale dell'Ateneo e sul sito internet.
Il ricorrente poteva così appurare non solo di non essere stato posto in posizione utile per l’ammissione al corso, ma di essere stato dichiarato addirittura non idoneo.
Avverso il nuovo giudizio della Commissione formulava sei motivi di ricorso.
Il primo lamenta l’elusione del giudicato per aver l’Università formulato un nuovo giudizio che confermava le scelte fatte in precedenza con la graduatoria annullata e che non erano in alcun modo satisfattive delle richieste del ricorrente riconosciute valide nella sentenza 577/2011.
Il secondo motivo censura l’insufficiente motivazione poiché la Commissione ha elaborato degli specifici criteri che, di fatto, hanno però consentito soltanto di adattare la situazione risultante dalla precedente illegittima graduatoria ad una nuova situazione che si rappresenta tuttavia del tutto identica alla precedente.
Alcuni di questi nuovi criteri sono apparentemente oggettivi mentre altri sono rimasti ampiamente discrezionali ed utilizzati per dare o togliere ai candidati qualche "punto", al fine di confermare l'esito della graduatoria già annullata.
Il criterio cui è attribuito in percentuale in punteggio maggiore e cioè il 50% è il terzo relativo al Progetto di ricerca; tale criterio, per il quale al ricorrente è stato assegnato il punteggio di 9/30, è quello che consente alla Commissione ampi margini di manovra e non a caso il ricorrente ha riportato la votazione più bassa con la seguente motivazione "il progetto di ricerca appare tradizionale e non innovativo, con una prospettiva prettamente penalistica e debole sulla verifica empirica".
Il progetto di ricerca era stato, invece, valutato in termini positivi dall'Università con l’attribuzione di 25 punti nella precedente valutazione della commissione.
A riprova del palese intento punitivo posto in essere dalla nuova commissione di selezione nei confronti del ricorrente, si deve sottolineare come gli sia stato riconosciuto un solo punto per la conoscenza della lingua Inglese ( certificata a livello B2 ) identico a quello attributo anche a chi aveva della lingua Inglese una conoscenza mediocre cioè a livello B1.
Il terzo motivo denuncia l’eccesso di potere per ingiustizia manifesta poiché non si sarebbe tenuto conto dei brillanti risultati conseguiti dal ricorrente non solo nel percorso universitario ma anche nell’esame di abilitazione per la professione di avvocato dove ha ottenuto il punteggio più alto tra i partecipanti presso la Corte di Appello di Catanzaro.
Il quarto motivo censura l’illegittimità della procedura seguita poiché la preventiva predeterminazione di criteri di valutazione richiesta dal TAR nella sentenza 577/2011 è avvenuta dopo la presentazione dei titoli e dopo che una prima graduatoria era stata annullata.
La nuova commissione selezionatrice è stata diretta dal direttore-coordinatore della Scuola stessa, il Prof. Luigi Enrico Golzio, che si sarebbe invece dovuto astenere dato che necessariamente conosceva, per il suo stesso ruolo e la funzione svolta, tutti gli attuali frequentatori della Scuola di Dottorato, con i rispettivi meriti e demeriti, in base ai quali erano stati ammessi alla frequentazione della Scuola secondo la precedente graduatoria. 
Il quinto motivo denuncia l’eccesso di potere per irragionevolezza poiché la valutazione avrebbe dovuto dare maggiore rilievo ai risultati della trascorsa fase di completamento degli studi accademici, mentre invece erano stati ammessi laureati con titoli diversi dalla laurea in giurisprudenza e con un curriculum universitario mediocre.
Il sesto motivo che evidenzia uno sviamento del potere nella condotta della Commissione in sostanza è un doppione del primo motivo sull’elusione del giudicato.
L’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso.
Il ricorso non è fondato.
E’ opportuno riportare il contenuto essenziale della sentenza 577/2011 di questo TAR le cui statuizioni si ritengono eluse nel momento in cui è stato nuovamente esercitato il potere valutativo delle domande di ammissione: “Come dedotto dal ricorrente sono stati violati i principi di trasparenza ed imparzialità dell’azione amministrativa di cui all’articolo 1 della legge 241 del 1990 nonché gli articoli 12 del D.P.R. 487/1994 e 4 del D.P.R. 117/2000.
Infatti, costituisce un principio generale di ogni procedura concorsuale la preventiva predeterminazione di criteri di valutazione, soprattutto dei titoli, che deve essere dettagliata e specifica rispetto ai posti da ricoprire.
Nel caso in esame prevedere 5 punti per la laurea e 55 punti per il resto senza alcuna specificazione appare equivalente alla omessa previsione di alcun criterio perché ciò non consente di capire l’iter logico seguito dalla commissione nell’attribuzione di un mero punteggio numerico, tanto più che non risultano verbalizzati neppure i titoli prodotti né quelli ritenuti pertinenti e meritevoli prodotti dai candidati.
Inoltre, è evidente la carenza di motivazione in questo caso particolare, perchè l’attribuzione di un mero punteggio senza una predeterminazione di criteri e senza neppure l’elencazione dei titoli prodotti dai candidati ed eventualmente valutati dalla commissione non consente di ricostruire l’iter logico delle valutazioni effettuate.
Certamente ove fossero stati predeterminati dei dettagliati criteri di valutazione e fossero stati indicati i titoli valutati con riferimento ai parametri specifici e predeterminati il mero punteggio sarebbe stato sufficiente perchè sarebbe stato desumibile l’iter logico e valutativo effettuato, ma ciò non è avvenuto nel caso in esame non potendosi evincere dal verbale neppure quali siano stati i titoli prodotti e quelli valutati come pertinenti alle finalità del dottorato di ricerca.
E’ evidente, inoltre, la contraddittorietà dell’operato della Commissione che dopo avere evidenziato la necessità di “svolgere una meticolosa attività di matching tra i curricula pervenuti” non risulta aver minimamente verbalizzato se ciò sia stato fatto ed in quale modo.
Infine, mentre la predeterminazione dei criteri imposti dalle sopra citate disposizioni normative appare diretta a predisporre le regole di valutazione in una fase antecedente rispetto all’analisi della posizione dei singoli candidati proprio per garantire l’imparzialità delle conseguenti valutazioni nel caso concreto, la commissione, invece, risulta aver prima “verificato la marcata eterogeneità dei titoli prodotti” dai candidati e, quindi, dopo averne preso conoscenza ha stabilito che era difficile prevedere dei criteri di valutazione specifici degli stessi e si è, quindi, determinata a prevederne sostanzialmente uno ossia l’attitudine potenziale ad apprendere, nel corso del triennio, competenze di studio, ricerca ed applicazione pratica conformi all’impostazione disciplinare e metodologica della Scuola, nonchè ad inserirsi proficuamente nei progetti di ricerca in corso di svolgimento presso la scuola ovvero presso i soggetti finanziatori della stessa, senza neppure motivare rispetto ai singoli candidati come tale valutazione sia stata effettuata.”.
Peraltro il ricorrente aveva presentato due ricorsi per ottemperanza avverso l’operato della nuova commissione: il primo era stato dichiarato irricevibile per tardività del deposito, il secondo era stato respinto perché il Collegio non aveva ravvisato nell’operato dell’Amministrazione un “contrasto con il puntuale contenuto precettivo del giudicato amministrativo, avendo l’amministrazione predeterminato i criteri di valutazione e motivato l’attribuzione dei punteggi attribuiti, ancorchè il ricorrente ancora una volta non sia collocato in posizione utile all’ammissione ai corso di dottorato di ricerca “.
La valutazione circa la mancanza di un effetto violativo od elusivo del giudicato non può che essere reiterata in questa sede dal momento che l’Università ha tenuto l’unico comportamento che poteva assumere per rispettare il giudicato e cioè nominare una nuova Commissione che stabilisse i criteri su cui valutare i candidati e che procedesse ora per allora a rinnovare le valutazioni.
Il primo ed il sesto motivo vanno, pertanto, respinti.
Il terzo ed il quinto motivo non sono pertinenti poiché la censura in essi contenuta attiene al fatto che non si sia privilegiata nella valutazione ai fini dell’ammissione al dottorato la carriera universitaria che il ricorrente aveva percorso in maniera assolutamente brillante. Ma questo aspetto nella seconda valutazione ha avuto un rilievo triplo rispetto alla precedente (15/60 anziché 5/60), ma non poteva essere determinate poiché le caratteristiche del corso richiedevano anche la valutazione di altri fattori in particolare il progetto di ricerca. Non colgono nel segno le considerazioni circa la presenza tra i candidati di laureati in discipline diverse dalla giurisprudenza poiché il contenuto del dottorato autorizzava tale pluralità di provenienze. Una volta assegnato un peso al voto di laurea, le sottolineature circa lo scarso rendimento di alcuni concorrenti vincitori in alcuni esami universitari sono incongrue oltre che assolutamente inopportune.
Il quarto motivo non tiene conto della circostanza che la fissazione dei criteri, intervenendo quando il corso era già iniziato, non poteva che avvenire dopo la presentazione dei titoli e pertanto ciò che è importante verificare che i criteri non siano palesemente irrazionali finendo per valorizzare eccessivamente titoli particolari di qualche concorrente. In ogni caso la Commissione composta in modo diverso dalla precedente ha predeterminato i criteri prima di esaminare i titoli ed anche il prof Golzio non era tenuto a conoscere i titoli dei ricorrenti poi suoi allievi nel dottorato solo per averne seguito la frequenza del dottorato. D’altronde bisognava individuare docenti esperti delle materie che sarebbero state trattate al corso, escludendo i vecchi componenti. 
Venendo al motivo più importante del ricorso e cioè al secondo, la doglianza principale attiene al punteggio estremamente modesto ottenuto in relazione al progetto di ricerca ( 9/30 ), ma la Commissione ha motivato la ragione della modesta valutazione affermando che “ il progetto di ricerca appare tradizionale e non innovativo con una prospettiva prettamente penalistica e debole sulla verifica empirica “.
Va tenuto presente che il punteggio per il progetto è stato attribuito sulla base di una griglia formata da tre criteri: attinenza alle tematiche del corso di dottorato, livello di approfondimento, qualità delle basi metodologiche.
Sul primo criterio la Commissione ha rilevato che “il concentrarsi sui risvolti penalistici non trovasse riscontro nell'impostazione disciplinare della Scuola” non ha né ha mai avuto al proprio interno docenti che appartenessero all’area didattica del diritto penale; per il terzo criterio la Commissione ha affermato che: “Sul piano metodologico, si sono rilevate serie carenze rispetto alla dimensione della verifica empirica delle basi di ricerca ipotizzate “.
La motivazione del punteggio assegnato appare assolutamente esauriente ed espressione di una discrezionalità tecnica che non può essere sindacata in questa sede mancando quei vizi macroscopici che rivelano l’esistenza di un eccesso di potere.
La differenza, peraltro con la precedente valutazione non è così ampia come sembrerebbe: aver conseguito 25/55 significa che il valore del progetto aveva ottenuto un punteggio inferiore alla metà del massimo e quindi era stato ritenuto insufficiente, nell’attuale valutazione questa insufficienza è appena più marcata.
Quanto al punteggio per la conoscenza della lingua inglese, “la Commissione ha dovuto accorpare i vari livelli in classi omogenee di punteggio, in considerazione del limitato spettro di punti assegnati a tale categoria. Infatti, si è dovuto tenere conto del fatto che la scala europea si articola su 6 livelli, mentre il massimo punteggio attribuibile era pari a 5”. Ma anche laddove si dovesse ritenere che al ricorrente poteva essere assegnato un secondo punto, esso non sarebbe stato sufficiente a raggiungere il bene della vita cui aspirava.
Il ricorso va respinto, ma si possono compensare le spese di giudizio poiché il ricorrente è stato spinto a ricorrere anche dalla circostanza che la seconda commissione aveva dichiarato vincitori i concorrenti che erano stati ammessi al dottorato all’esito della prima valutazione.
La Commissione è stata corretta nell’individuare i criteri e nel motivare le scelte effettuate relativamente al ricorrente, ma non può escludersi che abbia comunque cercato di non inficiare la valutazione della prima commissione in considerazione che i vincitori stavano da tempo frequentando il dottorato.
In considerazione del fatto che il ricorrente è stato ammesso al gratuito patrocinio in data 30.5.2012 è necessario provvedere alla liquidazione degli onorari dell’avv. Aiello.
Tenuto conto che l’art. 82, D.P.R. 115/2002, rimette all’autorità giudiziaria la liquidazione dell’onorario e delle spese al difensore nei limiti dei “valori medi delle tariffe professionali vigenti”, tenuto conto dell’“impegno professionale” e che l’art. 130, D.P.R. 115/2002 in relazione al gratuito patrocinio nel processo amministrativo dimezza i compensi spettanti ai difensori, il Collegio ritiene congruo determinare in complessivi euro 2.000 oltre accessori la somma spettante all’avvocato istante a titolo di onorari, diritti e spese per il presente grado di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Liquida all’avv. Salvatore Aiello complessivamente la somma di euro 2.000 per onorari, diritti e spese relativi al presente grado di giudizio, oltre I.V.A. e C.A.P. dovuti per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 11 ottobre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Giancarlo Mozzarelli, Presidente
Umberto Giovannini, Consigliere
Ugo De Carlo, Consigliere, Estensore
Pubblicato il 02/11/2017