#3754 TAR Campania, Napoli, Sez. II, 31 maggio 2018, n. 3608

Università e Servizio Sanitario Nazionale-Attività assistenziale svolta-Retribuzione-Riparto di giurisdizione

Data Documento: 2018-05-31
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Non sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo, con specifico riguardo alla domanda di accertamento del diritto ad una retribuzione equa per l’attività assistenziale svolta (sentenza TAR Campania, Napoli, Sez. II, 17 gennaio 2018, n. 370, par 2 parte motiva che si richiama ex art. 88 co. 2 lett. d) c.p.a. anche per la copiosa giurisprudenza ivi richiamata): la controversia appartiene, in parte qua, alla giurisdizione del giudice ordinario, sezione lavoro, dinnanzi al quale il giudizio potrà proseguire nelle forme e con le modalità di cui all’art. 11 c.p.a.

Contenuto sentenza
N. 03608/2018 REG.PROV.COLL.
N. 04601/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 4601 del 2013, proposto da 
Fernando Zarone, rappresentato e difeso dall'avvocato Riccardo Marone, con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, via Cesario Console n.3; 
contro
Università degli Studi Federico II di Napoli, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliata ex lege in Napoli, via Diaz, 11; 
Regione Campania in persona del Presidente pro tempore non costituita in giudizio; 
Azienda Universitaria Ospedaliera Federico II in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Giuseppe Ferraro, con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, via del Rione Sirignano 10; 
per l'annullamento
dei decreti nn.2121/2013 e 56466/2013 con cui il Rettore dell' Università degli Studi di Napoli “Federico II” ha fissato in 22 ore settimanali l'attività assistenziale dei docenti a tempo definito.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Università degli Studi Federico II di Napoli e dell’ Azienda Universitaria Ospedaliera Federico II;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 maggio 2018 la dott.ssa Germana Lo Sapio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1.Con il ricorso introduttivo del presente giudizio, parte ricorrente, professore straordinario presso il Dipartimento di Neuroscienze e Scienze riproduttive-odontostomatologiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha chiesto l’annullamento dei decreti del 12.6.2013 n. 2121, e 13 giugno 2013 n. 56466 con il quale il Rettore del predetto Ateneo ha fissato in 22 ore settimanali l'impegno assistenziale per i docenti a tempo definito.
Il ricorrente riferisce di non aver ricevuto comunicazione del primo decreto sopra citato e di aver ricevuto comunicazione del secondo solo in data 28 giugno 2013.
Avverso le predette determinazioni, sono stati dedotti vizi di violazione di legge ed eccesso di potere: in sintesi, l’interessato lamenta che il monte ore settimanale previsto per l’attività medico-assistenziale dei docenti universitari, in regime di tempo definito, del Dipartimento di Medicina e Scienza della Salute violerebbe in concreto “il principio di strumentalità” di tale attività rispetto a quello di didattica e ricerca; e ciò anche in forza delle coordinate ermeneutiche rinvenibili nella previsione dell’art. 6 della l. n. 240 del 2010, che prevedrebbe un carico didattico per i docenti a tempo definito, pari al 71% di quello previsto per i docenti a tempo pieno.
Parte ricorrente ha peraltro censurato, quale atto generale di riferimento e nei limiti dell’interesse azionato, anche il Protocollo d’Intesa, sottoscritto in data 20.4.2012 dalla Regione Campania e dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, avente ad oggetto la disciplina del rapporto tra servizio sanitario regionale ed Università, per lo svolgimento delle attività assistenziali.
2. Con il medesimo ricorso, parte ricorrente ha inoltre chiesto l’accertamento del diritto al trattamento economico aggiuntivo riconosciuto dall’art. 6 del D.Lgs. 517/99 e art. 8 co. 2 del Protocollo di Intesa del 20 aprile 2012, riferendo di ricevere, allo stato, solo un compenso inadeguato, anche ai sensi dell’art. 36 Cost.
3. Si è costituita in giudizio l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, eccependo, con memoria del 22 marzo 2018, l’infondatezza nel merito del ricorso, con riguardo alla domanda ex art. 29 c.p.a.; quanto alla domanda di accertamento della maggiore corresponsione economica, il difetto di legittimazione passiva in favore dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II
4. Si è costituita anche l’Azienda Universitaria Ospedaliera “Federico II”, la quale ha preliminarmente dedotto: a) il difetto di giurisdizione, trattandosi di una controversia inerente il rapporto di lavoro intercorrente tra il docente universitario e l’Azienda Sanitaria, con conseguente applicazione enunciato dall’art. 63, comma 1, D.lgs. n. 165/2001; b) in ogni caso, la irricevibilità del ricorso notificato in data 10 ottobre 2013 avverso il decreto rettorale 12.6.2013, n. 2121 registrato nel protocollo informatico delle Università, e di cui il ricorrente avrebbe avuto comunque conoscenza, anche in considerazione degli atti trasmessi dal rettore al Direttore Generale dell’AOU e al Presidente della Scuola di Medicina, che si era fatto promotore della specifica iniziativa.
5. All’udienza dell’8 maggio 2018, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Il ricorso è tempestivo, ma in parte inammissibile per difetto di giurisdizione, in parte infondato.
6. Va in primo luogo esaminata la questione di irricevibilità sollevata dall’azienda universitaria ospedaliera, con riguardo alla domanda di annullamento.
L’eccezione non è condivisibile.
L’amministrazione non ha dato prova dell’avvenuta comunicazione all’odierno ricorrente del decreto rettoriale 2121 del 12 giugno 2013 – cui era invece onerata - non valendo a tale scopo la registrazione dell’atto sul protocollo informatico dell’università.
E’ invece emerso agli atti che il ricorrente – come da lui stesso rappresentato in sede di ricorso – ha avuto contezza dell’efficacia lesiva del provvedimento solo in data 28 giugno 2013, mediante la nota di trasmissione prot. 56466 del 13 giugno 2013, recante l’indicazione per relationem degli estremi e del contenuto essenziale del decreto adottato il giorno prima.
Ne consegue che, scadendo il termine di decadenza in data 14 ottobre 2013, il ricorso risulta tempestivamente avviato alla notifica in data 11 ottobre 2013.
7. Va invece parzialmente accolta l’eccezione di inammissibilità per difetto di giurisdizione.
Come già rilevato in un precedente analogo dalla Sezione, non sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo, con specifico riguardo alla domanda di accertamento del diritto ad una retribuzione equa per l’attività assistenziale svolta (sentenza TAR Napoli, II sez., 17 gennaio 2018, n. 370, par 2 parte motiva che si richiama ex art. 88 co. 2 lett. d) c.p.a. anche per la copiosa giurisprudenza ivi richiamata); domanda che il ricorrente ha formulato ex art. 32 c.p.a. congiuntamente a quella costitutiva ex art. 29 c.p.a.
La controversia appartiene, in parte qua, alla giurisdizione del giudice ordinario, sezione lavoro, dinnanzi al quale il giudizio potrà proseguire nelle forme e con le modalità di cui all’art. 11 c.p.a.
8. Il ricorso è invece ammissibile con riguardo alla domanda di annullamento, avendo essa ad oggetto atti diretti a regolare profili qualificanti dello status dei medici universitari, sicché, contrariamente a quanto dedotto da parte resistente, non viene in rilievo il rapporto tra l’Azienda Ospedaliera Universitaria (di seguito A.O.U.) ed i medici universitari bensì, a monte, gli atti di organizzazione generale del rapporto tra servizio sanitario regionale e università (cfr. TAR Napoli, II sez., 17 gennaio 2018, n. 370, già richiamata) che spettano, anche sotto il profilo della fissazione dell’orario di lavoro per l’attività medico-assistenziale del personale docente, al Rettore.
8. In parte qua, il ricorso è però infondato.
8.1 Contrariamente a quanto prospettato da parte ricorrente, né dalla cornice normativa di riferimento, né dagli atti di indirizzo rinvenibili in materia, si desume un orario massimo su base settimanale o annuale per l’assistenza medico-sanitaria che il personale docente e ricercatore universitario delle ex “Facoltà di Medicina e Chirugia” delle Università” è tenuto a svolgere, sul presupposto, positivizzato dal legislatore e fondato su una considerazione universalmente condivisa dalla comunità scientifica, che “l'analisi delle patologie e lo studio delle tecniche diagnostiche, prognostiche, cliniche e curative implica l'osservazione empirica e concreta delle malattie ed il contatto diretto con i pazienti” (C.G.A. Sicilia, 31 luglio 2017, n. 345).
8.2. In particolare, l’art. 6 co. 2 della l. 240/2010, di cui parte ricorrente desume la violazione, ha stabilito che entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge medesima, il Ministero, di concerto con il Ministero della salute, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentita la Conferenza dei presidi delle facoltà di medicina e chirurgia riguardo alle strutture cliniche e di ricerca traslazionale necessarie per la formazione nei corsi di laurea di area sanitaria di cui alla direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, avrebbe dovuto predisporre “lo schema-tipo delle convenzioni al quale devono attenersi le Università e le Regioni per regolare i rapporti in materia di attività sanitarie svolte per conto del Servizio sanitario nazionale”.
8.3. In mancanza di attuazione di tale disposizione, i suddetti profili risultano, allo stato, regolati dal Protocollo d’Intesa stipulato tra l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e la Regione Campania ai sensi dell’art. 15 nonies, comma 2, ultimo periodo, del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e che, con riguardo all’orario di servizio, ha, a sua volta, demandato al Rettore il potere discrezionale di articolarlo “tra le 22/26 ore settimanali, nel pieno rispetto dello stato giuridico ed economico dello stesso personale ed in modo funzionale allo svolgimento dell’attività assistenziale in uno con quella di didattica e ricerca» (art. 8 co. 11).
8.4. Pertanto, da un lato, l’art. 6 sopra citato, che stabilisce l’impegno orario annuale minimo dei professori a tempo pieno ed a tempo definito è precipuamente inerente alla didattica, didattica integrativa e servizi agli studenti mentre, per l’attività assistenziale, non viene dettata alcuna prescrizione; dall’altro, i provvedimenti impugnati sono espressione del potere discrezionale che, in mancanza di un vincolo stringente derivante dalla fattispecie normativa, appartengono all’organo titolare del potere organizzativo e che è espressamente riconosciuto in capo al Rettore dall’atto di indirizzo stipulato d’intesa tra la Regione e l’Università (potere discrezionale peraltro concretamente esercitato indicando l’orario minimo, nell’ambito del range 22/26 individuato a monte nell’atto di indirizzo).
8.5. Né – e si tratta del punto centrale delle argomentazioni difensive di parte ricorrente – emergono profili di illogicità o palese irragionevolezza della determinazione dell’orario in 22 ore settimanali per le attività assistenziali del personale universitario, tali da far emergere la lamentata “incompatibilità” tra lo svolgimento di tale attività con quella di didattica e di ricerca, dovendo qualificarsi il rapporto tra tali distinte attività, piuttosto che in termini accessori o complementari della prima alle seconde, in termini di “integrazione” e necessaria inscindibilità, come osservato dalla giurisprudenza (cfr. ex plurimis, C.G.A. Sicilia, 31 luglio 2017, n. 345, già citata, anche per la ricostruzione dei principi di fondo del quadro normativo di riferimento, come enucleati dalla Corte Costituzionale) e come espressamente sancito dalle stesso Protocollo di Intesa, più volte richiamato (cfr. art. 1 co. 2 “l’integrazione delle attività di didattica e di ricerca con l’attività assistenziale ha la duplice finalità di concorrere al miglioramento del servizio pubblico di tutela della salute e alla crescita qualitativa dei processi formativi”; cfr. anche art. 1 co. 3; co. 5; art. 2 co. 2).
9. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile con riguardo all’azione dichiarativa, per difetto di giurisdizione, con gli effetti di cui all’art. 11 c.p.a., in favore del giudice ordinario; e rigettato con riferimento all’azione di annullamento.
10. La regolamentazione delle spese segue il principio di soccombenza, con liquidazione contenuta nel dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo dichiara inammissibile e in parte lo rigetta.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 2.000 oltre accessori come per legge, in favore delle parti costituite (1.000, ciascuno).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 8 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Giancarlo Pennetti, Presidente
Carlo Dell'Olio, Consigliere
Germana Lo Sapio, Primo Referendario, Estensore
 Pubblicato il 31/05/2018