#2474 TAR Campania, Napoli, Sez. II, 27 settembre 2016, n. 4448

Equiparazione tecnico laureato e funzionario tecnico/collaboratore tecnico-Riconoscimento anzianità di servizio-Termini

Data Documento: 2016-09-27
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

La controversia in materia di diritto al riconoscimento dei servizi pre-ruolo riguarda situazioni giuridiche aventi natura di diritto soggettivo, sicché non può predicarsi alcuna acquiescenza alla nota di riscontro negativo dell’istanza di riconoscimento, trattandosi di mero atto di natura paritetica, non soggetto ad impugnazione nel termine decadenziale. Invero, a fronte di un diritto attribuito da una precisa norma di legge in materia di status e di carriera di pubblici dipendenti, non può trovare applicazione l’istituto dell’acquiescenza, ma occorre eventualmente la rinuncia esplicita.

Il diritto al riconoscimento dei servizi pregressi spetta ai ricercatori universitari soltanto all’atto della loro immissione nella fascia dei ricercatori confermati. Solo da questo momento inizia a decorrere il termine di prescrizione ordinario di dieci anni di cui all’art. 2946 c.c., così come il termine quinquennale previsto dall’art. 2948, n. 4, c.c. in relazione alle azioni dirette ad ottenere le differenze retributive derivanti dal riconoscimento della nuova qualifica.

Se è vero che il riconoscimento dei servizi pre-ruolo può essere chiesto entro un anno dalla conferma in ruolo, il termine previsto dall’art. 103, d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 non ha natura perentoria, essendo decisivo, in senso contrario, considerare che il legislatore delegato non ha ripetuto l’espressione “a pena di decadenza”, contenuta nella precedente normativa, che è stata abrogata per incompatibilità.

In relazione al rilievo da attribuire al termine annuale previsto dall’art. 103, comma 4, d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 si ritiene che il legislatore delegato abbia previsto l’onere per il professore di curare l’esibizione all’Università della relativa documentazione. Fin quando il professore non presenta la domanda con la relativa documentazione, quindi, non è configurabile un suo credito, né può sussistere un inadempimento dell’Università che, a titolo provvisorio, non può che corrispondere il solo trattamento economico predeterminato dalla normativa e inerente alla qualifica. Ciò comporta che, finché l’interessato non adempia all’onere previsto, decorrono i termini quinquennale di prescrizione per i singoli ratei mensili e per il periodo che precede la domanda e per gli emolumenti arretrati non prescritti non vanno liquidati anche la rivalutazione o gli interessi.

L’elencazione delle qualifiche utili ai fini del riconoscimento dei servizi pre-ruolo, contenuta nell’art. 103 d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, pur dovendosi ritenersi tassativa, è tuttavia suscettibile di un’interpretazione logica e, in particolare, deve tener conto dell’evoluzione delle figure ivi originariamente previste. Pertanto, all’attività di servizio effettivamente prestata nelle università in qualità di tecnici laureati con almeno tre anni di attività di ricerca, va riconosciuto lo stesso trattamento previsto per quella dei funzionari tecnici transitati nel ruolo dei ricercatori, poiché la figura del funzionario tecnico ha sostituito in via generale quella del tecnico laureato, come mera riformulazione formale della medesima qualifica. Lo stesso è accaduto con riferimento alla categoria degli assegnisti di ricerca.

La figura del collaboratore tecnico, anche se laureato, non può essere accomunata a quella del funzionario tecnico e, prima ancora, del tecnico laureato, in quanto la prima figura, pur accomunata alle seconde dall’appartenenza al ruolo tecnico, rimane distinta da esse per la diversità dei compiti, con specifico riguardo al campo di ricerca.

Contenuto sentenza
N. 04448/2016 REG.PROV.COLL.
N. 03652/2012 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3652 del 2012, proposto da: 
Toraldo Roberto, rappresentato e difeso dall'Avv. Francesco Alagna, presso il cui studio elettivamente domicilia in Napoli, via Cuma n. 28; 
contro
Seconda Università degli Studi di Napoli, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, presso i cui uffici ex lege domicilia in Napoli, via A. Diaz n. 11; 
per
il riconoscimento del servizio pre-ruolo prestato dal 01/02/1990 al 16/10/2003, nonché la condanna dell'amministrazione al pagamento dei relativi emolumenti arretrati.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio della Seconda Università degli Studi di Napoli;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 luglio 2016 il dott. Francesco Guarracino e uditi per le parti i difensori presenti come specificato nel verbale di udienza;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Con il ricorso in esame il dott. Roberto Toraldo agisce per il riconoscimento dei servizi prestati precedentemente all’immissione in ruolo, denegatagli dalla Seconda Università degli Studi di Napoli, chiedendo la condanna dell’Ateneo al pagamento degli emolumenti arretrati, con interessi e rivalutazione monetaria dalle singole scadenze e sino al soddisfo.
Espone al riguardo che, essendo stato immesso in ruolo (con decorrenza giuridica) il 13 ottobre 2003 come ricercatore confermato a tempo pieno per il settore scientifico-disciplinare MED/38 – pediatria generale e specialistica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia della Seconda Università degli Studi di Napoli, con nota del 1° luglio 2008, prot. n. 21865, ha chiesto all’Ateneo il riconoscimento dei servizi pre-ruolo prestati in qualità di collaboratore tecnico e di funzionario tecnico per un totale di anni 13 e mesi 8 (dal 1/2/1990 al 30/06/1994 in qualità di collaboratore tecnico; dal 01/7/1994 al 8/8/2000 in qualità di funzionario tecnico, dal 9/8/2000 al 30/12/2000 inquadrato nella categoria D - posizione economica D2 dell'area socio - sanitaria (ex VIII° livello - funzionario tecnico); dal 31/12/2000 al 16/10/2003 inquadrato nella categoria D posizione economica D3 dell'area socio sanitaria (ex VIII° livello - funzionario tecnico)).
Ha resistito in giudizio la Seconda Università degli Studi di Napoli, depositando due memorie difensive.
Alla pubblica udienza del 5 luglio 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
1. - Il riconoscimento dei servizi prestati dal ricorrente prima dell’immissione in ruolo è stato negato dall’Università resistente facendo riferimento esclusivo alla inosservanza del termine previsto dall’art. 103, comma 4, del DPR n. 382/80, in quanto la relativa domanda è stata inoltrata solo in data 1° luglio 2008, nonostante l’interessato, con nota del 12 ottobre 2004, fosse stato invitato a presentarla entro un anno dal ricevimento della comunicazione.
Tanto risulta dalla nota prot. 34449/UPDR del 23 ottobre 2008, avente ad oggetto “comunicazione ai sensi dell’art. 10 bis della legge n. 241/90 e s.m.i.”, alla quale fa rinvio la nota prot. 17691/UPDR (senza data, ma spedita il 15 ottobre 2012) con la quale l’Ateneo ha riscontrato la diffida dell’odierno ricorrente all’emanazione del provvedimento definitivo.
Con un unico motivo di ricorso, il ricorrente, sostenuta preliminarmente la natura di diritto soggettivo della posizione soggettiva azionata ed il carattere meramente ordinatorio del termine assegnato dall’art. 103 cit. – il quale, comunque, dovrebbe decorrere dalla data della pronuncia di illegittimità costituzionale della norma stessa che ha ampliato la riconoscibilità dei servizi pregressi – ha invocato, a favore della fondatezza della propria domanda, la copiosa giurisprudenza formatasi in materia.
Il resistente Ateneo, con una prima memoria difensiva, ha eccepito l’acquiescenza alla nota prot. 34449/UPDR del 23 ottobre 2008, la prescrizione del diritto per il periodo 1990-1998 e l’errata interpretazione della sentenza n. 191/08 della Corte costituzionale, per quanto riguarda la perentorietà del termine di un anno previsto per la presentazione della istanza di riconoscimento del servizio.
Con una seconda memoria difensiva ha, inoltre, contestato la riconoscibilità dei servizi pre-ruolo prestati in qualità di collaboratore tecnico.
2. - Le eccezioni sollevate dalla difesa dell’Amministrazione con la prima memoria sono infondate.
2.1 – Poiché la controversia riguarda situazioni giuridiche aventi natura di diritto soggettivo, non può predicarsi alcuna acquiescenza alla nota di riscontro negativo dell’istanza di riconoscimento dei servizi pregressi, trattandosi di mero atto di natura paritetica, non soggetto ad impugnazione nel termine decadenziale (cfr., da ultimo, TAR Campania, Napoli, sez. II, 5 aprile 2016, n. 1677; 23 febbraio 2016, n. 971); ed invero, a fronte di un diritto attribuito da una precisa norma di legge in materia di status e di carriera di pubblici dipendenti, non può trovare applicazione l'istituto dell'acquiescenza, ma occorre eventualmente la rinuncia esplicita (cfr. TAR Campania, Napoli, sez. I, 21 gennaio 1984, n. 59).
Peraltro, non può sfuggire che la nota del 2008 alla quale, secondo l’Ateneo, il ricorrente avrebbe prestato acquiescenza è una mera comunicazione di preavviso di rigetto, che tale si autoqualifica e assegna termine per presentare osservazioni e documenti, e dunque atto ancora endoprocedimentale.
2.2. – Non può sostenersi che il diritto del ricorrente si sia estinto per intervenuta prescrizione, perché il diritto al riconoscimento dei servizi pregressi spetta ai ricercatori universitari soltanto all'atto della loro immissione nella fascia dei ricercatori confermati (cfr. art. 103, comma 3, del D.P.R. n. 382/80).
Nel caso di specie, il ricorrente ha conseguito l’immissione in ruolo nella fascia dei ricercatori confermati con decorrenza giuridica 13 ottobre 2003.
Dunque, poiché la domanda di riconoscimento dei servizi pre-ruolo, avanzata ai sensi del citato art. 103, in difetto di espressa previsione contraria, è assoggettata al termine di prescrizione ordinario di dieci anni di cui all'art. 2946 c.c., mentre le azioni dirette ad ottenere le differenze retributive derivanti dal riconoscimento della nuova qualifica si prescrivono nel termine quinquennale previsto dall'art. 2948 n. 4 c.c. (cfr. TAR Campania, Napoli, sez. II, 11 giugno 2014, n. 3221; 20 dicembre 2010, n. 27663), l’istanza del ricorrente, pervenuta all’Ateneo il 1° luglio 2008, risulta proposta nel rispetto di entrambi i termini di prescrizione, che ha quindi interrotto.
2.3 – Va altresì escluso che, all’atto della presentazione dell’istanza, il ricorrente fosse decaduto dal diritto.
Se è vero, infatti, che il quarto comma dell’art. 103 cit. stabilisce che «il riconoscimento dei servizi di cui ai precedenti commi può essere chiesto entro un anno dalla conferma in ruolo», per un consolidato indirizzo interpretativo - già seguito da questa Sezione (cfr. sentt. n. 1677/2016 cit.; n. 971/2016 cit. ed altre) e da cui non vi è ragione per discostarsi - il termine previsto dalla norma non ha natura perentoria, «essendo in contrario senso decisivo considerare che il legislatore delegato non ha ripetuto l'espressione “a pena di decadenza”, contenuta nella precedente normativa, che è stata abrogata per incompatibilità» (cfr. C.d.S., sez. VI, 21 ottobre 2011, n. 5668; sez. VI, 27 luglio 2011, n. 4494; sez. VI, 3 febbraio 2004, n. 328; il riferimento è all’abrogato art. 17 della legge 18 marzo 1958, n. 311).
Ed invero, la giurisprudenza ha chiarito il rilievo da attribuire al termine annuale previsto dall'art. 103, quarto comma, osservando che «in ragione della eterogeneità dei servizi valutabili e delle Amministrazioni con cui i docenti hanno intrattenuto i rapporti di lavoro, in deroga ai principi generali il legislatore delegato ha previsto l’onere per il professore di curare l’esibizione all’Università della relativa documentazione.
Fin quando il professore non presenta la domanda con la relativa documentazione, non è configurabile un suo credito, né può sussistere un inadempimento dell’Università che, a titolo provvisorio, non può che corrispondere il solo trattamento economico predeterminato dalla normativa e inerente alla qualifica.
A seguito della acquisizione della documentazione, l’Università deve poi rideterminare lo stipendio spettante per la valutazione dei servizi pre-ruolo e deve corrispondere le differenze retributive, integrando gli emolumenti nel frattempo erogati a titolo provvisorio, con la prescritta decorrenza.
Ciò comporta che, finché non adempia l’onere previsto dal quarto comma dell’art. 103, per il professore si producono le seguenti conseguenze sfavorevoli:
- comincia a decorrere il termine quinquennale di prescrizione, per i singoli ratei mensili;
- per il periodo che precede la domanda e per gli emolumenti arretrati non prescritti, l’inconfigurabilità di un credito rimasto insoddisfatto comporta che non è ravvisabile un inadempimento o un ritardo imputabile, sicché non vanno liquidati anche la rivalutazione o gli interessi (Cfr. Sez. V, 9 maggio 2000, n. 2647; Sez. V, 30 ottobre 1997, n. 1224; Sez. IV, 1° ottobre 1991, n. 756) » (così C.d.S., sez. VI, n. 328/2004 cit.; nei medesimi termini, cfr. anche C.d.S., sez. VI, n. 4494/2011 cit.; C.d.S., sez. VI, 6 maggio 2013, n. 2412).
3. – Può, a questo punto, passarsi all’esame del merito.
Il ricorrente agisce per una pronuncia giudiziale che accerti il proprio diritto a vedere riconosciuti ai fini della ricostruzione di carriera l’attività prestata in qualità sia di collaboratore tecnico, sia, successivamente, di funzionario tecnico.
In proposito, va ricordato che è ormai acquisito in giurisprudenza (ex multis, tra le pronunce di questa Sezione, cfr. sentt. n. 1677/2016 e n. 971/2016 citt.) che l'elencazione delle qualifiche utili ai fini del riconoscimento dei servizi pre-ruolo, contenuta nell’art. 103 del D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, pur dovendosi ritenersi tassativa, è tuttavia suscettibile di un’interpretazione logica (cfr., ex ceteris, C.d.S., sez. VI, 21 ottobre 2011, n. 5668; C.d.S., sez. VI, 6 maggio 2013, n. 2412) e, in particolare, deve tener conto dell’evoluzione delle figure ivi originariamente previste.
In particolare, dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità del terzo comma dell’art. 103, nella parte in cui non aveva riconosciuto ai ricercatori universitari, all’atto dell’immissione nella fascia dei ricercatori confermati, l’attività di servizio effettivamente prestata nelle università in qualità di tecnici laureati con almeno tre anni di attività di ricerca, la giurisprudenza ha riconosciuto in via interpretativa lo stesso trattamento in favore anche dei funzionari tecnici transitati nel ruolo dei ricercatori, poiché la figura del funzionario tecnico ha sostituito in via generale quella del tecnico laureato (prevista nel sistema anteriore alla legge n. 312 del 1980) come mera riformulazione formale della medesima qualifica.
Lo stesso è accaduto con riferimento alla categoria degli assegnisti di ricerca, nella quale è stata riconosciuta un’evoluzione delle forme di collaborazione precaria con le università e le istituzioni di ricerca vigenti all’epoca dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 382/1980, giustificando la conclusione che anche il servizio prestato in tale qualità debba essere riconosciuto ai sensi dell’art. 103 del DP.R. cit. (cfr., tra le altre, C.d.S., sez. VI, 11 febbraio 2012 n. 102; TAR Campania, Napoli, sez. II, 23 luglio 2010, n. 16962).
A una diversa conclusione, invece, si è giunti per la figura del collaboratore tecnico, anche se laureato, in quanto questa, pur accomunata dall’appartenenza al ruolo tecnico, rimane distinta da quella del funzionario tecnico per la diversità dei compiti, con specifico riguardo al campo della ricerca (ex ceteris, cfr. C.d.S., sez. VI, n. 2412/2013 cit.; TAR Campania, Napoli, sez. II, 20 novembre 2014, n. 6019).
Venendo allora al caso concreto, alla luce di questo specifico indirizzo interpretativo, va esclusa la riconoscibilità dei servizi pre-ruolo prestati dal ricorrente in qualità di collaboratore tecnico.
In definitiva, ai fini che qui interessano solo il servizio reso nella qualifica di tecnico laureato (ora funzionario tecnico) può essere considerato equivalente a quello del ricercatore, poiché in base alla declaratoria sopra riportata per questa figura è evidente – a differenza di quanto succede per il collaboratore tecnico – l’attinenza specifica allo svolgimento autonomo di compiti di ricerca e di sperimentazione, tale da giustificare una continuità di carriera nella nuova veste professionale assunta in esito al concorso riservato (cfr. TAR Campania, Napoli, sez. II, n. 971/2016 cit.)
4. Per questi motivi, il ricorso deve essere accolto limitatamente alla pretesa di riconoscimento del servizio pre-ruolo prestato in qualità di funzionario tecnico, mentre non merita accoglimento per quanto riguarda la pretesa di riconoscimento del servizio prestato in qualità di collaboratore tecnico.
Pertanto, deve essere dichiarato il diritto del ricorrente al riconoscimento degli anni di servizio prestati in qualità di funzionario tecnico, ai fini della ricostruzione di carriera ai sensi dell'articolo 103 del d.P.R. n. 382/1980 e della corresponsione delle relative differenze retributive e contributive, al cui pagamento l’amministrazione resistente va condannata di conseguenza; sul credito retributivo netto maturato dal ricorrente dovrà essere corrisposta, ai sensi dell'articolo 22, comma 36, della legge 22 dicembre 1994, n. 724, e del D.M. 1° settembre 1998, n. 352, la maggior somma fra interessi legali e rivalutazione monetaria, a decorrere dalla data di conferma nel ruolo dei ricercatori e sino al soddisfo (cfr. TAR Campania, Napoli, sez. II, 18 dicembre 2015, n. 5790).
5. – Le spese di giudizio sono integralmente compensate, in ragione dell’accoglimento solo parziale della domanda.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe (n. 3652/12), lo accoglie in parte e, per l'effetto, dichiara il diritto del ricorrente al riconoscimento, ai sensi dell'articolo 103 del D.P.R. 11.7.1980, n. 382, degli anni di servizio prestati in qualità di funzionario tecnico e condanna la Seconda Università degli Studi di Napoli al pagamento, in suo favore, delle differenze retributive e contributive nei termini di cui in motivazione --
Spese compensate. ----
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 5 luglio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Claudio Rovis, Presidente
Francesco Guarracino, Consigliere, Estensore
Brunella Bruno, Primo Referendario
Pubblicato il 27/09/2016