#3103 TAR Calabria, Catanzaro, Sez. II, 7 febbraio 2018, n. 374

Tecnico laureato-Equiparazione tecnico laureato

Data Documento: 2018-02-07
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Occorre premettere che, per giurisprudenza consolidata, la figura del funzionario tecnico di VIII qualifica è equiparabile a quella del tecnico laureato, trattandosi di una mera riformulazione formale della medesima qualifica precedentemente denominata “tecnico laureato”; pertanto, anche il funzionario tecnico rientra nell’elencazione delle qualifiche contenuta nell’art. 103 del d.p.r. 11 luglio 1980, n. 382, la quale deve ritenersi tassativa ai fini del riconoscimento del servizio utile, ma è suscettibile di un’interpretazione logica. Non così, per la figura professionale collaboratore tecnico, per la quale il d.p.c.m. 24 settembre 1981 prevede una diversa qualifica (la settima), non sussistendo quelle ragioni di sostanziale continuità e contiguità con le attività di insegnamento e di ricerca che sono a base della sentenza della Corte Costituzionale n. 191 del 2008.
La giurisprudenza (cfr.Cons. Stato, Sez. VI, 6 maggio 2013, n. 2412) ha evidenziato, infatti, che in relazione a questa diversa qualifica funzionale di collaboratore tecnico (al di là del mero dato formale dell’iscrizione nell’ambito dei cc.dd. ‘ruoli tecnici’), il d.p.c.m. 24 settembre 1981 enuclea un insieme di mansioni e compiti che sono propri dei diversi profili, dai quali è dato riscontrare la differenza del contenuto e del grado di professionalità delle mansioni proprie, rispettivamente, del tecnico laureato e del collaboratore tecnico. Così, se si ha riguardo ai profili professionali, stando a questo decreto sulle “declaratorie”, per l’VIII qualifica, al profilo di funzionario tecnico, accessibile solo mediante laurea specifica, appartengono, tra l’altro, astronomi, tecnici laureati, conservatori di musei, curatori di orti botanici, agronomi, ricercatori degli osservatori e tecnici che siano addetti a programmi di ricerca di base o finalizzata in grado di utilizzare con autonomia strumenti, tecniche e procedure, compiti di addetto a programmi di ricerca di base o finalizzata, nonché compiti organizzativi in rapporto a programmi sperimentali o a programmi di produzioni con responsabilità su operatori di qualifiche inferiori. Invece, per la VII qualifica, è proprio del profilo di collaboratore tecnico lo svolgimento di funzioni tecniche di collaborazione, in particolare nei programmi di didattica e di ricerca; a tale diversità di attività tipiche – che specificano, per il collaboratore tecnico, il ruolo appunto di collaborazione tecnica nella ricerca proprio della VII qualifica, di contro all’autonomia che è propria per la VIII qualifica del tecnico laureato – va riferita la riconoscibilità o meno dei servizi prestati nel ruolo tecnico.

Contenuto sentenza
N. 00374/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00645/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 645 del 2013, proposto da: 
Antonio Argentino, rappresentato e difeso dall'avvocato Daniela Ponzo, con domicilio eletto presso lo studio Crescenzio Santuori in Catanzaro, via Santa Maria di Mezzogiorno, 17; 
contro
Universita' della Calabria, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distr.le Catanzaro, domiciliata in Catanzaro, via G.Da Fiore, 34; 
per l’accertamento del diritto al riconoscimento del servizio prestato presso l'Universita' della Calabria nel periodo 01/07/1976 ed il 01/01/2006;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Universita' della Calabria;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 febbraio 2018 il dott. Emiliano Raganella e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Il ricorrente, assunto come ricercatore presso l’UNICAL con decorrenza 1/1/2006, chiede, in applicazione dell’art. 103 del D.P.R. n. 382/1980, il riconoscimento del servizio pre-ruolo prestato in qualità di funzionario tecnico, nel periodo 1/7/1976-1/1/2006.
In particolare, il ricorso muove dalle statuizioni recate dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 191 del 2008, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 103, terzo comma, del d.P.R. 11 luglio 1980 n. 382, modificato dall’art. 23 della Legge 23 dicembre 1999 n. 488, nella parte in cui non riconosce ai ricercatori universitari, all’atto della loro immissione nella fascia dei ricercatori confermati, per intero ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza e per due terzi ai fini della carriera, l’attività effettivamente prestata nelle Università in qualità di tecnici laureati con almeno tre anni di attività di ricerca. Con la citata sentenza la Consulta ha rilevato il contrasto della norma richiamata con gli articoli 3 e 97 Cost., osservando tra l’altro che “...la differenza tra il trattamento che la disposizione impugnata riserva ai tecnici laureati che diventino ricercatori, rispetto a quello riservato ai tecnici laureati che diventino professori, è manifestamente irragionevole..”.
La domanda in questa sede proposta trae origine dal rigetto, con nota UNICAL del 27/7/2010, dell’istanza presentata dal ricorrente il 15/6/2010, ai fini del suddetto riconoscimento ed è incentrata sui vizi di violazione di legge ed eccesso di potere.
L’Università degli Studi si è costituita in giudizio, con memoria di stile.
All’udienza pubblica del 7 febbraio 2018 il ricorso è stato introitato in decisione.
Occorre premettere che, per giurisprudenza consolidata, la figura del funzionario tecnico di VIII qualifica è equiparabile a quella del tecnico laureato, trattandosi di una mera riformulazione formale della medesima qualifica precedentemente denominata “tecnico laureato”; pertanto, anche il funzionario tecnico rientra nell’elencazione delle qualifiche contenuta nell’art. 103 del D.P.R. n. 382/1980, la quale deve ritenersi tassativa ai fini del riconoscimento del servizio utile, ma è suscettibile di un’interpretazione logica (cfr. C.d.S., sez. VI, n. 5668/2011 e sez. VI, n. 2412/2013). Non così, per la figura professionale collaboratore tecnico, per la quale il D.P.C.M. 24 settembre 1981 prevede una diversa qualifica (la settima), non sussistendo quelle ragioni di sostanziale continuità e contiguità con le attività di insegnamento e di ricerca che sono a base della sentenza della Corte Costituzionale n. 191 del 2008.
La giurisprudenza (cfr. C.d.S., sez. VI, 6.5.2013, n. 2412) ha evidenziato, infatti, che in relazione a questa diversa qualifica funzionale di collaboratore tecnico (al di là del mero dato formale dell’iscrizione nell’ambito dei cc.dd. ‘ruoli tecnici’), il D.P.C.M. 24 settembre 1981 enuclea un insieme di mansioni e compiti che sono propri dei diversi profili, dai quali è dato riscontrare la differenza del contenuto e del grado di professionalità delle mansioni proprie, rispettivamente, del tecnico laureato e del collaboratore tecnico. Così, se si ha riguardo ai profili professionali, stando a questo decreto sulle “declaratorie”, per l’VIII qualifica, al profilo di funzionario tecnico, accessibile solo mediante laurea specifica, appartengono, tra l’altro, astronomi, tecnici laureati, conservatori di musei, curatori di orti botanici, agronomi, ricercatori degli osservatori e tecnici che siano addetti a programmi di ricerca di base o finalizzata in grado di utilizzare con autonomia strumenti, tecniche e procedure, compiti di addetto a programmi di ricerca di base o finalizzata, nonché compiti organizzativi in rapporto a programmi sperimentali o a programmi di produzioni con responsabilità su operatori di qualifiche inferiori. Invece, per la VII qualifica, è proprio del profilo di collaboratore tecnico lo svolgimento di funzioni tecniche di collaborazione, in particolare nei programmi di didattica e di ricerca; a tale diversità di attività tipiche - che specificano, per il collaboratore tecnico, il ruolo appunto di collaborazione tecnica nella ricerca proprio della VII qualifica, di contro all’autonomia che è propria per la VIII qualifica del tecnico laureato - va riferita la riconoscibilità o meno dei servizi prestati nel ruolo tecnico.
Del resto, l’equiparazione che ha condotto la Corte costituzionale alla sentenza n. 191 del 2008 riposa sulla considerazione della sostanziale omogeneità, riconosciuta anche dalla legge n. 4 del 1999, dei compiti di ricerca affidati ai tecnici laureati (con tre anni di ricerca) rispetto a quelli propri del ricercatore: omogeneità tale da rendere costituzionalmente non giustificato il diverso trattamento che la disposizione riservava ai tecnici laureati diventati ricercatori, rispetto a quello di cui godevano i tecnici laureati diventati professori. La medesima sentenza ha però avvertito che le funzioni dei tecnici laureati - di ausilio ai docenti e di gestione dei laboratori - sono diverse da quelle dei ricercatori; non solo, ha più volte affermato, anche recentemente, che “nonostante una certa assimilazione dei rispettivi compiti, rimane l’essenziale differenziazione tra le due categorie (ordinanze n. 160 del 2003 e nn. 262 e 94 del 2002)”, e che “la previsione di un meccanismo di transito agevolato da un ruolo all’altro, come il concorso riservato, non è di per sé sufficiente a colmare queste differenze”.
In definitiva, quanto al riconoscimento dei servizi prestati in qualità di collaboratore tecnico, rileva che, se l’omogeneità delle attività tipiche inerenti i compiti di ricerca costituisce la ratio della continuità tra i servizi considerati (e la conseguente parità di trattamento economico) del funzionario tecnico e del ricercatore, rimane confermata la sostanziale non equiparabilità tra le figure del collaboratore, anche se laureato, e il funzionario: per quanto siano accomunate dall’appartenenza al ruolo tecnico, rimangono pur sempre distinte le caratteristiche dei compiti propri di ciascuna di esse, con specifico riguardo al campo della ricerca. Solo il servizio reso nella qualifica di tecnico laureato (ora funzionario tecnico) può essere considerato ai fini in argomento equivalente a quello del ricercatore, poiché in base alla declaratoria sopra riportata per questa figura è - a differenza di quanto per il collaboratore tecnico - evidente l’attinenza specifica allo svolgimento autonomo di compiti di ricerca e di sperimentazione, tale da giustificare una continuità di carriera nella nuova veste professionale assunta in esito al concorso riservato.
Nel caso che ne occupa, dal certificato di servizio versato in atti, risulta che il ricorrente è stato inquadrato come funzionario tecnico di VIII qualifica a partire dall’1/4/1999.
E’ dunque da questa data che può essere riconosciuto il vantato diritto.
A questo punto, il Collegio deve però soffermarsi sulla natura del termine di cui all’art. 103, comma 4, del d.P.R. n. 382 del 1980 e sulle conseguenze correlate alla relativa decorrenza.
Ora, se è vero che il quarto comma dell’art. 103 cit. stabilisce che “il riconoscimento dei servizi di cui ai precedenti commi può essere chiesto entro un anno dalla conferma in ruolo”, per un consolidato indirizzo interpretativo, da cui non vi è ragione per discostarsi, il detto termine non ha natura perentoria, “essendo in contrario senso decisivo considerare che il legislatore delegato non ha ripetuto l’espressione “a pena di decadenza”, contenuta nella precedente normativa, che è stata abrogata per incompatibilità” (cfr. C.d.S., sez. VI, 21 ottobre 2011, n. 5668; sez. VI, 27 luglio 2011, n. 4494; sez. VI, 3 febbraio 2004, n. 328).
Ed invero, la giurisprudenza ha chiarito il rilievo da attribuire al termine annuale previsto dall’art. 103, quarto comma, osservando che “in ragione della eterogeneità dei servizi valutabili e delle Amministrazioni con cui i docenti hanno intrattenuto i rapporti di lavoro, in deroga ai principi generali il legislatore delegato ha previsto l’onere per il professore di curare l’esibizione all’Università della relativa documentazione”.
Fin quando il ricercatore non presenta la domanda con la relativa documentazione, non è configurabile un suo credito, né può sussistere un inadempimento dell’Università che, a titolo provvisorio, non può che corrispondere il solo trattamento economico predeterminato dalla normativa e inerente alla qualifica.
A seguito della acquisizione della documentazione, l’Università deve poi rideterminare lo stipendio spettante per la valutazione dei servizi pre-ruolo e deve corrispondere le differenze retributive, integrando gli emolumenti nel frattempo erogati a titolo provvisorio, con la prescritta decorrenza.
Ciò comporta che, finché non adempia l’onere previsto dal quarto comma dell’art. 103, per il docente si producono le seguenti conseguenze sfavorevoli:
- comincia a decorrere il termine quinquennale di prescrizione, per i singoli ratei mensili;
- per il periodo che precede la domanda e per gli emolumenti arretrati non prescritti, l’inconfigurabilità di un credito rimasto insoddisfatto comporta che non è ravvisabile un inadempimento o un ritardo imputabile, sicché non vanno liquidati anche la rivalutazione o gli interessi (Cfr. Sez. V, 9 maggio 2000, n. 2647; Sez. V, 30 ottobre 1997, n. 1224; Sez. IV, 1° ottobre 1991, n. 756; sez. VI, n. 328/2004; nei medesimi termini, C.d.S., sez. VI, n. 4494/2011; C.d.S., sez. VI, 6 maggio 2013, n. 2412).
E’, dunque, nei termini e nei limiti sopra esposti che la domanda formulata dal ricorrente in applicazione dell’art. 103 del d.P.R. n. 382 del 1990 deve trovare accoglimento, dichiarandosi l’obbligo per la P.A. intimata di porre in essere gli atti consequenziali all’attuazione del diritto del ricorrente.
Sussistono gravi ed eccezionali motivi - legati alla particolarità della vicenda e delle questioni trattate - per disporre la compensazione delle spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei limiti e nei termini di cui in motivazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 7 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Nicola Durante, Presidente
Emiliano Raganella, Primo Referendario, Estensore
Giuseppina Alessandra Sidoti, Referendario
Pubblicato il 07/02/2018