#2590 TAR Calabria, Catanzaro, Sez. II, 20 giugno 2017, n. 972

Procedura di reclutamento Ricercatore-Commissione esaminatrice-Criteri valutazione

Data Documento: 2017-06-20
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

La mancata predeterminazione di criteri (o subcriteri) valutativi espliciti rende la valutazione in  contestabile, non potendosi con evidenza desumere valutazioni omogenee e chiare.

Contenuto sentenza
N. 00972/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00050/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 50 del 2017, integrato da motivi aggiunti, proposto da: 
Silvia Fazzo, rappresentata e difesa dagli avvocati Pietro Merlini, Roberto Smedile, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Santo Manes in Catanzaro, via Traversa I Isonzo 11/B; 
contro
Università della Calabria, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Adele Greco, Giovanni Macrì con domicilio presso la segreteria del T.A.R. Calabria via A. de Gasperi, n.76/B in Catanzaro;
nei confronti di
Christian Vassallo, rappresentato e difeso dagli avvocati Claudia Parise, Diego D'Amico, Renato Rolli, con domicilio presso la segreteria del T.A.R. Calabria via A. de Gasperi, n.76/B in Catanzaro;
per l'annullamento
per quanto riguarda il ricorso introduttivo:
i) del decreto del Rettore dell'Università della Calabria n. 1423 del 15.11.2016 con il quale sono stati approvati gli “atti della procedura di selezione per n. 1 posto di ricercatore a tempo determinato, ex art. 24 comma 3, lett. b), Legge 240/2010, settore concorsuale 11/C5 - Storia della Filosofia, settore scientifico-disciplinare M FIL/07” e “dichiarato vincitore ... il candidato Vassallo Christian, nato a Lecco (CO) il 30/09/1976”;
ii) di ogni altro atto o provvedimento presupposto conseguente o comunque connesso con quello impugnato in via principale e diretta, ivi compresi i verbali di gara, ed in particolare: i verbali di gara n. 2 e 3 e gli allegati n. 2 degli anzidetti verbali;
iii) nonché, ove medio tempore posto in essere, del contratto individuale di lavoro stipulato fra l'Amministrazione resistente ed il controinteressato.
Per quanto riguarda i motivi aggiunti:
per l'annullamento
iv) del verbale del 28.02.2017 con il quale la Commissione giudicatrice, in medesima composizione, a seguito dell'ordinanza cautelare n.66/2017, ha riesaminato le posizioni della ricorrente e del controinteressato nominando nuovamente quest'ultimo vincitore del concorso;
v) di ogni altro atto o provvedimento presupposto conseguente o comunque connesso con quelli impugnati in via principale e diretta;
nonché per l'accertamento
ai sensi dell'art. 31 comma 1 del c.p.a.
- dell'obbligo dell'Università della Calabria di provvedere sul procedimento amministrativo avviato dalla ricorrente per effetto della diffida del 6.02.2017 con la quale, anche ai sensi dell'articolo 75 del DPR 445/2000, è stato invitato l'Ateneo resistente ad emettere provvedimento di decadenza del dottor Vassallo dalla graduatoria e/o dal contratto, causa l'autodichiarazione mendace dallo stesso fornita in sede di partecipazione alla procedura,
con contestuale domanda di declaratoria ex art. 31 comma 3 del c.p.a.
- della fondatezza della richiesta di decadenza avanzata con il predetto esposto, con conseguente condanna dell'Amministrazione resistente a provvedere in tal senso, trattandosi di attività amministrativa vincolata.
O in subordine, nell'ipotesi in cui il Tribunale adito ritenesse di qualificare la fattispecie nell'alveo dei provvedimenti amministrativi discrezionali,
per la nomina
di un Commissario ad Acta laddove l'Università resistente rimanesse inadempiente.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Christian Vassallo e di Università della Calabria;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 giugno 2017 la dott.ssa Giuseppina Alessandra Sidoti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
1. Con il ricorso introduttivo e contestuale istanza cautelare, Silvia Fazzo ha impugnato il decreto del Rettore dell’Università della Calabria n. 1423 del 15 novembre 2016, con il quale sono stati approvati gli “atti della procedura di selezione per n. 1 posto di ricercatore a tempo determinato, ex art. 24 comma 3, lett. b), Legge 240/2010, settore concorsuale 11/C5 – Storia della Filosofia, settore scientifico-disciplinare M FIL/07” e “dichiarato vincitore ... il candidato Vassallo Christian, nato a Lecco (CO) il 30/09/1976”, nonchè ogni altro atto o provvedimento presupposto conseguente o comunque connesso con quello impugnato in via principale e diretta, ivi compresi i verbali di gara e gli allegati degli anzidetti verbali indicati in epigrafe, articolando le seguenti censure:
I) Violazione dell’art. 97 comma 1 Cost. e del principio ivi canonizzato del buon andamento ed imparzialità dell’agire amministrativo. Eccesso di potere per travisamento dei presupposti di fatto e di diritto, per erroneità di istruttoria, per violazione dell’art. 8 del bando di gara, per carenza di motivazione, per contraddittorietà, per illogicità ed ingiustizia manifesta. Violazione dell’art. 24 comma 2 lett. c) della legge 30.12.2010 n. 240. Violazione dell’art. 2 comma 1 lett. b) e del comma 2 del D.M. 25 maggio 2011 n. 243. Violazione dell’art. 3 della legge 241 del 1990:
a) la Commissione, oltre a valutare erroneamente come attività didattica la mera qualifica di Cultore della Materia dichiarata dal candidato Vassallo, non avrebbe in alcun modo motivato le ragioni per cui alla significativa esperienza didattica dichiarata dalla ricorrente nel proprio curriculum (fra l’altro anch’essa Cultore della Materia) veniva attribuito unicamente un solo punto in più (5 punti) rispetto al punteggio, comunque illegittimo (4 punti anziché zero), attribuito al controinteressato, con riferimento al quale nessuna attività didattica universitaria si evincerebbe dal curriculum; b) la qualifica di Cultore della Materia non sarebbe riconducibile nel criterio dell’“attività didattica a livello universitario” di cui all’art. 2 comma 1, lett. b) del D.M. 243/11 e dell’art. 8 del bando di gara; c) la decisione della Commissione di attribuire 4 punti al curriculum del controinteressato per l’attività didattica a livello universitario non potrebbe trovare giustificazione nel passaggio del giudizio preliminare della Commissione in cui viene riportato che dal curriculum del Dr. Vassallo “risulta altresì che ha collaborato anche con la Friderich – Schiller Universitat di Jena e dal 2015 a tutt’oggi è collaboratore a vario titolo della Universitat Trier in Progetti della Deutsche Forschungsgemeinschaft”, trattandosi in tutti i casi elencati di attività di studio o ricerca e non di didattica; d) il presupposto che si tratti in effetti di attività di ricerca risulterebbe essere alla base della decisione della Commissione di attribuire ben 5 punti con riferimento al criterio dell’”organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca nazionali, internazionali e partecipazione agli stessi”; e) l’operato della Commissione giudicatrice relativamente alla comparazione del punteggio attribuito alla ricorrente ed al controinteressato con riferimento al titolo di “dottore di ricerca” e a quello di “relatore a congressi e convegni” apparirebbe illogico, contraddittorio ed erroneo;
II. Violazione dell’art. 4 comma 12 e dell’art. 6 del D.P.R. 23.03.2000 n.117. Eccesso di potere per difetto di istruttoria, per carenza di motivazione. Violazione dell’art. 97 comma 1 Cost. sotto ulteriore ed autonomo profilo: in nessuno dei verbali di gara risulterebbe che i singoli Commissari abbiano espresso il proprio giudizio individuale sui candidati.
2. Si sono costituiti l’Università e il controinteressato per resistere al giudizio; quest’ultimo ha, preliminarmente, eccepito l’inammissibilità del ricorso per mancato superamento della prova di resistenza.
3. Con ordinanza cautelare n. 66 del 17 febbraio 2017, resa all’esito della camera di consiglio del 15 febbraio 2017, il Collegio ha accolto l'istanza cautelare e disposto il riesame da parte della Commissione esaminatrice nella stessa composizione, ritenendo che “le scelte della Commissione in merito non appaiono supportate da adeguata motivazione, specie con riferimento alle contestazioni in ricorso, non emergendo dalle stesse un congruo e ragionevole iter logico seguito”.
4. In data 13 marzo 2017 l’Università ha depositato il verbale della Commissione del 28 febbraio 2017, da cui emerge che, in esecuzione della citata ordinanza, la Commissione ha proceduto a fornire una motivazione sulle valutazioni dei candidati in questione, pervenendo alla decisione unanime di indicare quale vincitore della detta procedura di selezione il candidato Vassallo Christian.
5. Avverso il citato verbale parte ricorrente ha notificato e depositato motivi aggiunti, con i quali ha dedotto le seguenti censure:
I) ha preliminarmente avanzato domanda di accertamento dell’obbligo di provvedere ad emettere provvedimento di decadenza ex art. 75 del D.P.R. 445/00, nei confronti del controinteressato per false autodichiarazioni;
II) Eccesso di potere per illogicità ed ingiustizia manifesta, per travisamento dei presupposti di fatto e di diritto, per difetto di istruttoria, per carenza di motivazione. Violazione dell’art. 97 comma 1 Cost. e del principio ivi canonizzato del buon andamento ed imparzialità dell’agire amministrativo sotto ulteriori ed autonomi profili. Violazione della par condicio dei candidati e del principio del giusto procedimento:
a) il verbale del 28 febbraio 2017 impugnato sarebbe affetto da travisamento dei presupposti di fatto compiuto dalla Commissione nel tentativo di giustificare i 4 punti assegnati al controinteressato per la didattica; infatti, non emergerebbe nell’allegato B che il controinteressato abbia dichiarato di possedere lo status di Wissencheftlicher Mitarbaiter; inoltre, nel sistema tedesco, l’ottenimento di una “Eigene Stelle” consentirebbe unicamente di accedere alla ricerca e non di svolgere attività didattica; né risulterebbe documentato nel curriculum il possesso di uno dei titoli che in Germania abilitano all’insegnamento, né ancora la stipula di contratti di insegnamento con gli Atenei;
b) contraddittoria e del tutto nuova sarebbe la valutazione espressa dalla Commissione laddove attribuisce alla ricorrente un giudizio di parziale attinenza con il settore scientifico disciplinare poiché la stessa avrebbe presentato titoli prevalentemente orientati verso la filologia, anziché la filosofia, mentre per il controinteressato valorizzerebbe il progetto di ricerca finanziato dal DFG (Eigene Stelle) intitolato “Die Vorsokratiker in den Herkulanensischen Papyri (coordinatore: Prof. Dr. G. Wohrle)”,attribuendo ben 0,3 punti/mese, quando tale progetto di ricerca avrebbe uno specifico taglio filologico;
c) ove poi si parta dalla motivazione espressa dalla Commissione in sede di riesame, secondo la quale al “Wissenschaftlischer Mitarbeiter” sono assegnati 0,3 punti/mese per tale status, la valutazione sarebbe contraddittoria rispetto a quella relativa ad altri candidati;
d) il verbale di riesame sarebbe, altresì, illegittimo anche nella parte in cui la Commissione, per poter elaborare una pseudo-motivazione dei punteggi attribuiti in sede di prima valutazione, avrebbe, a candidature già esaminate, introdotto nuovi sub criteri valutativi;
e) il provvedimento sarebbe affetto da carenza di istruttoria e di motivazione, travisamento dei presupposti di fatto con riferimento alla motivazione addotta per l’attribuzione del punteggio per l’attività di formazione e ricerca, per quella di organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca ed infine per il conseguimento di premi e riconoscimenti.
6. L’Università della Calabria e il controinteressato hanno prodotto, in data 6 giugno 2017 memoria di costituzione e difensiva con riferimento ai motivi aggiunti.
7. Alla pubblica udienza del 14 giugno 2017 il ricorso, dopo discussione, è stato posto in decisione.
DIRITTO
1. Il ricorrente, con l’atto introduttivo, ha impugnato gli atti in epigrafe indicati, censurandoli sotto molteplici profili.
Avendo la Sezione accolto, con l’ordinanza n.66/2017, l’istanza cautelare ai fini del riesame, ciò ha determinato una motivata attività valutativa da parte dell’Amministrazione, sostanziatasi nel verbale del 28 febbraio 2017, impugnato dalla ricorrente con motivi aggiunti.
Ritiene il Collegio di esaminare in un unico contesto la complessa vicenda in questione.
2. Occorre, prioritariamente esaminare l’eccezione di difetto di interesse sollevata dal controinteressato, secondo cui, essendo la differenza complessiva di punteggio tra i due candidati pari a 1,4 punti, l’accoglimento delle doglianze non consentirebbe comunque il superamento della prova di resistenza.
2.1. L’eccezione è infondata in quanto già la eventuale mancata attribuzione al controinteressato dei 4 punti contestati per l’attività didattica consentirebbe alla ricorrente di collocarsi al primo posto nella graduatoria.
3. Va, a questo punto, esaminata la domanda di accertamento dell’obbligo di provvedere sull’istanza di decadenza, che parte ricorrente, nei motivi aggiunti, pone come prioritaria per ragioni di logica processuale.
Secondo parte ricorrente la circostanza che il controinteressato avrebbe dichiarato di possedere il titolo di cultore della materia presso la cattedra di Storia della Filosofia Antica, Dipartimento di filosofia A Aliotta, Università degli Studi di Napoli di Federico II dal “30.01.2008-in corso”, titolo valorizzato dalla Commissione in sede di valutazione preliminare del 3 novembre 2016 e che, in sede di riesame, viene valutato per l’”a.a. 2008/2009”, si configurerebbe quale dichiarazione mendace soggetta alla sanzione della decadenza prevista dall’art.75 del d.p.r. n.445/00.
Parimenti non veritiera sarebbe la dichiarazione relativa all’abilitazione forense (“30.09.2000-15.06.2002”), atteso che il controinteressato dichiarava di avere conseguito la laurea in giurisprudenza in data 30 giugno 2000, a fronte di un periodo di pratica forense che dura almeno un biennio; peraltro, la stessa Commissione, in sede di riesame, avrebbe riportato nel verbale del 28 febbraio 2017 che il dott. Vassallo ha ottenuto “nel 2002/2003 l’abilitazione forense”, quando in nessuna parte dell’autodichiarazione del candidato emergerebbe l’annualità 2003.
L’Amministrazione, nella memoria difensiva, ha specificato che la stessa ha proceduto agli accertamenti, dai quali è emerso che se è vero che il Vassallo non è cultore della materia dall’anno accademico 2013, anno di istituzione del Dipartimento di Studi Umanistici, è pur vero che non è stato disconosciuto il titolo a suo tempo rilasciato (2008) dal Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia; ha, altresì, specificato che l’incertezza sulla durata non assume rilievo in ordine al peso complessivo della valutazione.
Anche con riferimento alla data di conseguimento dell’abilitazione, si tratterebbe di un’imprecisione essendo stata conseguita la stessa nell’anno 2003, in correlazione alla sessione di esami indetta nel 2002.
3.1. Il Collegio ritiene che la censura sia infondata per mancata dimostrazione dei presupposti di cui all’art.75 del d.p.r. n.445/2000.
Infatti, ai sensi della norma invocata, “Fermo restando quanto previsto dall'articolo 76, qualora dal controllo di cui all'articolo 71 emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.
Orbene, nel caso manca proprio la prova che le eventuali dichiarazioni mendaci abbiano fatto conseguire, secondo un rapporto di causa-effetto, al controinteressato i benefici del provvedimento impugnato.
Anzi dall’esame dei verbali della commissione, specie da quello del riesame, emerge che gli elementi addotti da parte ricorrente a sostegno della pretesa decadenza non sono stati determinanti nel conseguimento del vantaggio per il controinteressato.
Infatti, per il titolo di cultore della materia la commissione ha attribuito al controinteressato il punteggio di 0,1, mentre per l’abilitazione forense posseduta non ha attribuito punteggio alcuno.
4. Con articolato motivo sia del ricorso introduttivo che dei motivi aggiunti, parte ricorrente formula, poi, censure che investono l’operato della Commissione sia sotto il profilo della mancata preventiva definizione di criteri sia sotto il profilo del merito della stessa attività valutativa.
In particolare, viene mossa specifica censura avverso l’attribuzione di 4 punti al controinteressato per l’attività didattica (3,9 per i compiti didattici insiti nello status di Wissenschaftlicher Mitarbeiter e 0,1 per il cultorato).
Con riguardo ai punti 3,9, gli stessi vengono attribuiti in relazione al dichiarato possesso, da parte del Vassallo dal “01.07.2015-in corso” del titolo di “Eigene Stelle” presso la Y Universitat Trier con il progetto di ricerca finanziato dal DFG intitolato “Die Vorsoktiker in den Herkulanensischen Papuri (coordinatore: Prof. Dr. G. Wohrle)”; ciò poiché, secondo la motivazione addotta dalla Commissione in sede di riesame, la c.d. “Stelle” consisterebbe in una “posizione accademica organica” che, associata allo status di “Wissencheftlicher Mitarbaiter”, presupporrebbe lo svolgimento di attività di insegnamento.
Osserva parte ricorrente che, fermo restando che in nessuna parte dell’allegato “B” del controinteressato emerge che lo stesso abbia dichiarato di possedere lo status di Wissencheftlicher Mitarbaiter, nel sistema tedesco l’ottenimento di una “Eigene Stelle” consentirebbe unicamente di accedere alla ricerca finanziata, non permettendo, viceversa, la possibilità per il soggetto beneficiario di svolgere attività didattica.
Sul punto l’amministrazione nella memoria difensiva si riporta a scelte di merito della commissione e a valutazioni generali sul ruolo del Wissenchaftlicher Mitarbeier, titolo che sarebbe implicito nella titolarità dell’Eigene-Stelle; contesta altresì l’utilizzo di una tabella comparativa stabilita dal DAAD, che oramai sarebbe superata.
Il controinteressato sul punto controdeduce, allegando documentazione a supporto.
Il motivo appare fondato.
In effetti, al di là delle potenzialità didattiche connesse al WM, non risulta nel curriculum che il controinteressato abbia documentato di avere svolto attività di insegnamento nell’ambito del detto ruolo, dimodochè illogica ed immotivata appare, a tal riguardo, la valutazione della Commissione ed il punteggio dalla stessa attribuito al dott. Vassallo.
4.1. Quanto alla contestata afferenza del detto progetto alla filologia e non alla filosofia (afferendo l’Eigene Stelle del dott. Vassallo ad una cattedra di Filologia Classica), l’Amministrazione replica che le valutazioni in tema spettano alla commissione che decide in assoluta autonomia sulla base dell’operato del controinteressato in qualità WM e della sua produzione scientifica; ma tale rilievo è privo di pregio ove si consideri che, al riguardo, il controinteressato appare essersi limitato a dichiarare l’Eigene-Stelle senza indicare elementi a supporto della scelta di merito della commissione; tale contestazione si appalesa ancor più rilevante ove si consideri che la valutazione dei titoli della dott.ssa Fazzo da parte della Commissione risulta essere stata condizionata dall’aver ritenuto la stessa commissione che i titoli presentati fossero più di stampo filologico che filosofico.
4.2. L’attribuzione di punti/mese 0,3 per tale status, criterio che secondo l’iter argomentativo della commissione sarebbe già stato applicato in sede di prima valutazione – ma di cui non v’è traccia negli atti – non spiegherebbe il diverso (e inferiore) punteggio attribuito ad altro candidato in possesso dello stesso titolo (Wissencheftlicher Mitarbaiter) in questione; ciò dimostrerebbe, secondo parte ricorrente, che in un primo momento la commissione non aveva tenuto in considerazione per l’attività didattica il titolo in questione.
Anche su tale punto non appare esaustiva la controdeduzione dell’amministrazione, limitatasi a dire che le due posizioni sarebbero differenti (essendo il titolo più ampio di Eigene Stesse in possesso del solo controinteressato), non specificando invero per quale motivo il titolo di WM – che, come detto, viene assunto a base dell’attribuzione del punteggio per l’attività didattica per il controinteressato - non sarebbe stato preso in considerazione nella medesima misura per il candidato Stavru.
In realtà, fermo restando che tale ultima valutazione, come rilevato dall’amministrazione, in sé, non altererebbe la valutazione qui d’interesse, essa però dimostra come la mancata predeterminazione di criteri (o subcriteri) valutativi espliciti, a fronte delle osservazioni di parte ricorrente su tali punti, rende effettivamente la valutazione in sede di riesame contestabile, non potendosi con evidenza desumere valutazioni omogenee e chiare.
4.3. Parte ricorrente ritiene, altresì, illegittimo il verbale di riesame anche nella parte in cui la Commissione per poter elaborare una pseudo-motivazione dei punteggi attribuiti in sede di prima valutazione si sarebbe vista costretta, a candidature già esaminate, ad introdurre nuovi sub criteri valutativi.
Vengono segnalati da parte ricorrente, quali esempi, il sub-criterio introdotto per la valutazione del dottorato (2/3 del punteggio per dottorato pertinente, 1/3 per dottorato in discipline collegate con quella oggetto di concorso e zero punti per altri tipi di dottorato) o i sub-criteri valutativi della didattica (0,1 punti/anno per l’attività di Cultore della Materia ove svolta nel settore concorsuale oggetto di concorso; 0,3 punti/mese per lo status di “Wissenschaftlicher Mitarbeiter”); sub-criteri questi che avrebbero dovuto necessariamente essere formalizzati prima dell’inizio delle operazioni di valutazione delle candidature.
La ricorrente fa notare, peraltro, che il dottorato francese della stessa, come risulta dalla sua lista delle pubblicazioni e dal frontespizio della tesi di dottorato stessa che fa parte delle pubblicazioni presentate, è un secondo dottorato in filosofia: a rigore, secondo questi sub-criteri posti in essere dalla commissione, il detto dottorato avrebbe dovuto essere valutato non 1 ma 6 punti, o almeno 2 punti, specie in considerazione della sua qualità eccezionale secondo la commissione valutatrice franco-italiana.
Sul punto l’amministrazione si limita a ritenere che la commissione abbia ottemperato all’ordinanza cautelare n.66/2017, specificando i parametri motivazionali utilizzati per giustificare i giudizi comparativi e la valutazione numerica in precedenza effettuata e che, con riferimento al dottorato francese, la commissione congruamente avrebbe attribuito un solo punto “trattandosi di un titolo conseguito in una disciplina collegata con quella per la quale è stata bandita la procedura…”.
Invero, anche tali ulteriori rilievi mossi da parte ricorrente rimangono privi di ragionevole spiegazione in assenza di certezza dei criteri e sub-criteri utilizzati dall’amministrazione e in assenza di esplicitazione degli stessi e quindi di verificabilità dell’iter; come pure rimane priva di adeguata motivazione la contestazione circa la valutazione del dottorato francese.
4.4. Quanto alle ulteriori censure, relative alle valutazioni sulla ricorrente ed alla maggiore o minore qualità o originalità dei lavori dei candidati, le stesse sono, invece, da rigettare, in quanto la commissione è, di norma, titolare di un’ampia discrezionalità nella valutazione dei titoli e nell’attribuzione della rilevanza e dell’importanza degli stessi; l’esercizio di tale discrezionalità sfugge al sindacato del giudice amministrativo, impingendo nel merito dell’azione amministrativa, salvo che il suo uso non sia caratterizzato da macroscopici vizi di eccesso di potere per irragionevolezza, manifesta iniquità e palese arbitrarietà.
4.5. Conclusivamente, fermo restando il potere discrezionale della commissione nei termini detti, nel caso, la fondatezza dei superiori motivi (di cui ai punti da 4. a 4.3.) è idonea a determinare l’annullamento degli atti gravati sia con il ricorso introduttivo che con i motivi aggiunti, potendo le ulteriori censure, sin qui non esaminate, essere assorbite.
5. Le spese, in considerazione della peculiarità della questione trattata, possono essere, in via d’eccezione, compensate tra tutte le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 14 giugno 2017 con l'intervento dei magistrati:
Nicola Durante, Presidente FF
Emiliano Raganella, Primo Referendario
Giuseppina Alessandra Sidoti, Referendario, Estensore
Pubblicato il 20/06/2017