#1819 TAR Abruzzo, Pescara, Sez. I, 15 febbraio 2016, n. 51

Revoca concorso per assunzione

Data Documento: 2016-02-15
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

È un principio sovente espresso con riferimento alle procedure di gara, ma valevole per tutte le selezioni pubbliche e quindi anche per i concorsi per assunzioni nelle pubbliche Amministrazioni, quello secondo cui non è riconoscibile in capo al concorrente alcun diritto al completamento della procedura. Seppure si vuol riconoscere in capo al medesimo una posizione di interesse giuridicamente tutelato, tuttavia le decisioni dell’Amministrazione di indire un concorso così come quelle di revocarlo appartengono alla più lata discrezionalità.

L’esistenza di una discrezionalità molto ampia in relazione alla revoca di un concorso non vuol dire insindacabilità, ma quantomeno comporta un aggravamento dell’onere probatorio della parte che deve addurre specifici, univoci e puntuali elementi tali da evidenziare manifesti elementi di irrazionalità o errore di fatto della scelta operata dall’Amministrazione.

La mancata previsione di un indennizzo in caso di revoca di provvedimento amministrativo non è circostanza invalidante della revoca stessa, ma al più il presupposto per azionare la relativa pretesa patrimoniale.

Contenuto sentenza
N. 00051/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00104/2015 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 104 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto da: 
Raffaele Dell'Aversana, rappresentato e difeso dagli avv. Francesco Caso, Piero Volpe, con domicilio eletto presso Studio Legale Volpe in Pescara, piazza Troilo N. 18; 
contro
Universita' degli Studi di Chieti G.D'Annunzio, rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in L'Aquila, Via Buccio di Ranallo C/ S.Domenico; 
per l'annullamento
del decreto n. 17 del 3 febbraio 2015 con il quale il Direttore Generale dell'Università degli studi "G. D'Annunzio" di Chieti-Pescara ha disposto l'annullamento d'ufficio di tutti gli atti relativi alla selezione pubblica , per titoli ed esami, per la copertura a tempo pieno ed indeterminato di n. 1 posto di categoria EP, posizione economica EP1, area tecnico scientifica per le esigenze di coordinamento dell'Area dei servizi informatici.
 Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Universita' degli Studi di Chieti G.D'Annunzio;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 gennaio 2016 il dott. Massimiliano Balloriani e uditi l'avv. Francesco Caso per la parte ricorrente, l'avv. distrettuale dello Stato Luigi Simeoli per l'Università resistente;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Il ricorrente impugna il provvedimento di annullamento d’ufficio di tutti gli atti della selezione pubblica per titoli ed esami per la copertura di un posto in categoria EP indetta dall’Università resistente e pubblicata nella GU serie speciale n. 23 del 22 marzo 2013.
Con il provvedimento impugnato, in particolare, l’Università “G. d’Annunzio” ha provveduto a detto annullamento, in dichiarata estensione del giudicato di cui alla sentenza n. 273 del 2014 di questo Tribunale amministrativo che ha annullato il decreto di approvazione degli atti di tale selezione pubblica su ricorso di uno dei candidati per vizi riguardanti la valutazione dei titoli; e ciò evidenziando che la nuova commissione giudicatrice ha rilevato che la precedente aveva assegnato per tutti i concorrenti i punteggi dei titoli senza aver prima determinato i criteri e le modalità per la valutazione degli incarichi e servizi prestati.
Con il provvedimento n. 209 del 2015, impugnato con motivi aggiunti, l’Università ha poi provveduto alla revoca del bando di concorso motivando tale decisione con riguardo al sopraggiunto interesse a non reclutare detta unità di personale in funzione della riorganizzazione degli uffici, esternalizzando il relativo servizio (“in considerazione delle mutate esigenze di personale derivanti dalla riorganizzazione degli uffici dell’Amministrazione centrale deliberata dal CdA del 27 gennaio 2015 e della decisione di acquisire il servizio di supporto dell’infrastruttura IT di Ateneo presso Consip, con esternalizzazione delle relative attività, assunta dal Consiglio di Amministrazione con deliberazione del 1 luglio 2015”).
Si denuncia sostanzialmente la circostanza che tale interesse non potrebbe affatto dirsi sopravvenuto e che non si è affatto tenuto conto dell’affidamento suscitato nei candidati, peraltro senza la previsione di alcun indennizzo come invece imposto dalla norma di cui all’articolo 21 quinquies della legge n. 241 del 1990.
Il ricorso è infondato.
Innanzitutto, l’adozione del provvedimento di revoca impugnato con motivi aggiunti ha superato e assorbito negli effetti regolatori della vicenda oggi scrutinata il provvedimento oggetto di gravame con il ricorso introduttivo, sicchè per quest’ultimo v’ è ormai carenza di interesse alla decisione.
Ciò premesso, il Collegio rileva che nel ricorso, pur a fronte della circostanziata motivazione del provvedimento impugnato, non si evidenziano ragioni precise e dettagliate dalle quali è possibile evincere la manifesta irragionevolezza e insussistenza dell’interesse pubblico posto alla base della revoca della procedura; né che tale interesse non sia sopravvenuto o comunque non sia stato oggetto di nuova valutazione.
Difatti è un principio sovente espresso con riferimento alle procedure di gara, ma valevole per tutte le selezioni pubbliche e quindi anche per i concorsi per merito comparativo per assunzioni nelle pubbliche Amministrazioni (cfr. Tar Catania, sentenza n. 3075 del 2013), quello secondo cui non è riconoscibile in capo al concorrente alcun diritto al completamento della procedura (cfr. Tar Napoli, sentenza n. 5475 del 2013).
Seppure si vuol riconoscere in capo al medesimo un posizione di interesse giuridicamente tutelato, tuttavia le decisioni dell’Amministrazione di indire un concorso così come quelle di revocarlo appartengono alla più lata discrezionalità (cfr. Consiglio di Stato, sentenza n. 554 del 2013).
L’esistenza di una discrezionalità molto ampia ovviamente non vuol dire insindacabilità ma quantomeno comporta un aggravamento dell’onere probatorio della parte che deve addurre specifici, univoci e puntuali elementi tali da evidenziare manifesti elementi di irrazionalità o errore di fatto della scelta operata dall’Amministrazione.
Onere cui la parte ricorrente nel caso di specie non ha affatto adempiuto.
Peraltro, la mancata previsione di un indennizzo non è circostanza invalidante del provvedimento di revoca, ma al più il presupposto per azionare la relativa pretesa patrimoniale (cfr. Tar Napoli, sentenza n. 5625 del 2015).
Le spese possono essere compensate in ragione del nuovo provvedimento adottato dall’Amministrazione in sostituzione di quello impugnato con il ricorso introduttivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 8 gennaio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Michele Eliantonio, Presidente
Alberto Tramaglini, Consigliere
Massimiliano Balloriani, Consigliere, Estensore 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 15/02/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)