#123 Regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592 - Approvazione del testo unico delle leggi sull'istruzione superiore

Data Documento: 1933-08-31
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Area: Normativa
Contenuto/Sommario/Commento
REGIO DECRETO 31 agosto 1933, n. 1592 
Approvazione del testo unico delle leggi sull'istruzione superiore.
 

(Pubbl. in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., 7 dicembre 1933, n. 283)


Veduto l'art. 70 del Regio Decreto-legge 4 settembre 1925, n. 1604, col quale il governo del Re è autorizzato a riunire in testo unico, provvedendo, al loro coordinamento e introducendo, ove occorra, norme integrative, tutte le disposizioni vigenti e quelle da emanarsi eventualmente anche posteriormente alla pubblicazione del Decreto stesso in materia d'istruzione superiore e relative a corpi, istituti, stabilimenti, uffici e servizi comunque attinenti all'istruzione e alla cultura superiore;
Veduto l'art. 26 del Regio Decreto-legge 3 luglio 1930, n. 1176, col quale il suddetto art. 70 si intende riferibile a tutti gli istituti d'istruzione superiore attualmente dipendenti dal ministero dell'educazione nazionale.

DECRETO

ARTICOLO UNICO
E' approvato il testo unico delle leggi sulla istruzione superiore, annesso al presente Decreto e visto, d'ordine nostro, dai ministri proponenti.

TESTO UNICO

TITOLO I
Università e istituti superiori.

CAPO I
Fini dell'istruzione superiore e istituti nei quali si impartisce

SEZIONE I
Ordinamento




Art. 1.
(art. 1, commi 1° a 3°, con Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 1, comma 1°, art. 4, commi 1° e 3° e art. 9, Regio Decreto 31 ottobre 1923, n. 2492; art. 1, commi 1° e 2°, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618; art. 1, Regio Decreto 23 ottobre 1924, n. 1850; art. 2, Regio Decreto-legge 6 novembre 1924, n. 1851; art. 4, Regio Decreto-legge 10 novembre 1924, n. 2235; art. 3 Regio Decreto 30 novembre 1924, n. 2172; art. 1, Regio Decreto-legge 29 ottobre 1925, n. 1965; art. 1, Regio Decreto 4 novembre 1926, n. 2042; art. 1, commi 1° a 3° e art. 20, Regio Decreto-legge 27 ottobre 1927, n. 2135; art. 1, Regio Decreto 12 gennaio 1928, n. 116; art. 1, legge 18 marzo 1928, n. 585; art. 11, comma 1° e art. 70, comma 1°, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227).
L'istruzione superiore ha per fine di promuovere il progresso della scienza e di fornire la cultura scientifica necessaria per l'esercizio degli uffici e delle professioni.
Essa è impartita, ai fini e agli effetti previsti dal presente testo unico:
1° nelle regie università e nei Regi istituti superiori, indicati nelle annesse tabelle A e B ;
2° nelle università e negli istituti superiori liberi.
Le università e gli istituti hanno personalità giuridica e autonomia amministrativa, didattica e disciplinare, nei limiti stabiliti dal presente testo unico e sotto la vigilanza dello Stato esercitata dal ministro dell'educazione nazionale.
 
Art. 2.
(art. 3, comma 1° e art. 66, comma 2°, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 9, comma 2°, Regio Decreto 31 ottobre 1923, n. 2492; art. 14, commi 2°, 3° e 4°, Regio Decreto-legge 27 ottobre 1927, n. 2135; art. 11 Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227).
Le spese per il mantenimento delle università e degli istituti di cui alla tabella A sono a carico del bilancio dello Stato, salvo il concorso di altri enti o privati.
La tabella medesima determina:
a ) le facoltà e scuole che costituiscono ciascuna università o istituto: e per tale parte potrà essere modificata per Decreto reale, in relazione alle norme contenute negli art. 20 e 24;
b ) i contributi a carico del bilancio dello Stato: e per tale parte non potrà essere modificata che per legge.
 
Art. 3.
(art. 3, comma 2°, art. 82, comma 1°, lettera a ) e comma ultimo, Regio Decreto 30 settembre 1933, n. 2102; art. 1, comma 2°, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618; art. 4 e 11, commi 1° e 3°, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227; legge 16 giugno 1932, n. 812).
Al mantenimento delle università e degli istituti di cui alla tabella B si provvede con convenzioni tra lo Stato ed altri enti o privati; lo Stato vi concorre con un contributo annuo che per ciascuna università o istituto non potrà essere superiore a quello stabilito nella predetta tabella B . Con le convenzioni medesime sono determinate le facoltà o scuole, di cui è costituita ciascuna università.
Le convenzioni sono approvate, e, occorrendo, modificate per Decreto reale, udita la sezione prima del consiglio superiore dell'educazione nazionale, alla quale vengono aggregati uno o più membri della quinta per le convenzioni relative agli istituti superiori di architettura.
Le convenzioni sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale del regno.
 
Art. 4.
(art. 3, comma ultimo, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 39, comma 7°, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618; art. 70, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227).
Le università e gli istituti superiori liberi non hanno contribuito a carico del bilancio dello Stato.
 

Art. 5.
(art. 12 Regio Decreto 31 ottobre 1923, n. 2492; art. 10, commi 1° e 3°, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227; legge 16 giugno 1932, n. 812).
Con decreti reali, promossi dal ministro per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze, può essere disposta:
a ) la fusione di istituti superiori agrari e di medicina veterinaria esistenti nella medesima sede o in sedi finitime;
b ) l'aggregazione di istituti superiori di medicina veterinaria alle università.
I decreti reali di cui sopra saranno emanati su conforme parere del consiglio superiore dell'educazione nazionale, e conterranno le modalità delle fusioni o aggregazioni.
 

CAPO II
Autorità accademiche

SEZIONE I
Ordinamento

Art. 6.
(articoli 7 e 83, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; articoli 3, 4, comma 1°, e 5, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618; articoli 7 e 10, comma 1°, Regio Decreto 30 novembre 1924, n. 2172; art. 9, Regio Decreto-legge 7 ottobre 1926, n. 1977; art. 1, comma 1°, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227; art. 1, Regio Decreto-legge 5 gennaio 1933, n. 29.
Il governo delle università e degli istituti superiori appartiene alle seguenti autorità:
1° rettore delle università e direttore degli istituti superiori;
2° Corpo Accademico (1);
3° senato accademico;
3° consiglio di amministrazione;
4° presidi delle facoltà e delle scuole;
6° consigli delle facoltà e delle scuole.
Agli istituti superiori di scienze economiche e commerciali è preposto un direttore o un rettore.
Al consiglio di amministrazione spettano il governo amministrativo e la gestione economica e patrimoniale dell'università o dell'istituto; alle altre autorità, ciascuna nell'ambito della propria competenza, le attribuzioni di ordine scientifiche, didattico e disciplinare.
Tutte le attribuzioni esercitate dal senato accademico sono deferite al consiglio della facoltà nelle università o negli istituti costituiti da una sola facoltà.
Le autorità accademiche uscenti di carica conservano, nelle more per la conferma o per la sostituzione, le rispettive mansioni per gli atti inerenti al normale funzionamento delle università o istituti.
(1) Numero aggiunto dall'articolo 1 del D.L.gs. luogotenenziale 7 settembre 1944, n. 264.
 
Art. 7.
(art. 8, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 6, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618; art. 8, Regio Decreto 30 novembre 1924, n. 2172; art. 1, Regio Decreto 22 novembre 1925, n. 2028; art. 9, Regio Decreto-legge 23 ottobre 1927, n. 2105; art. 5, Regio Decreto-legge 3 luglio 1930, n. 1176).
I rettori e i direttori sono nominati dal Re tra i professori ordinari appartenenti rispettivamente all'università o istituto.
Durano in ufficio un biennio accademico e possono essere confermati.
L'annessa tabella C determina le indennità di carica spettanti ai rettori e ai direttori; tali indennità non sono valutabili agli effetti della pensione.
Quando il ministro ritenga opportuno di non addivenire momentaneamente alla nomina del rettore o direttore, può designare, con suo Decreto, un prorettore o prodirettore, scegliendo, sia tra i professori di ruolo appartenenti rispettivamente all'università o all'istituto, sia tra quelli di altra università o istituto della stessa sede. Il prorettore o prodirettore dura in ufficio un anno accademico e può essere confermato. Egli ha diritto all'indennità spettante al rettore o al direttore.
 
Art. 8.
(art. 2, Regio Decreto-legge 27 ottobre 1926, n. 1933; art. 5, Regio Decreto-legge 3 giugno 1930, n. 1176).
I rettori e i direttori, previo consenso del ministro, possono delegare le proprie funzioni alla vigilanza sui servizi amministrativi e contabili dell'università, o dell'istituto a un professore scelto fra i professori di ruolo dell'università o dell'istituto medesimo, e possono designare al ministro un professore di loro scelta per supplirli nei casi di loro impedimento od assenza.
Ai professori stessi può essere corrisposta, previa deliberazione del consiglio di amministrazione, una retribuzione annua sul bilancio dell'università o dell'istituto, non superiore a lire 2000, da ridursi del 12 per cento ai sensi del Regio Decreto-legge 20 novembre 1930, n. 1491.
 
Art. 9.
(art. 3, Regio Decreto-legge 27 dicembre 1925, n. 2382; art. 4, Regio Decreto-legge 7 gennaio 1926, n. 181; art. 2, Regio Decreto-legge 4 febbraio 1926, n. 119; legge 8 giugno 1933, n. 629).
Il senato accademico è composto:
a ) del rettore o direttore che lo presiede;
b ) dei presidi delle facoltà o delle scuole che costituiscono l'università o l'istituto, sempreché le lauree e i diplomi conferiti al termine dei rispettivi corsi siano titoli di ammissione agli esami di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Alle adunanze del senato accademico partecipa, con voto consuntivo, il direttore amministrativo, il quale esercita le funzioni di segretario del senato stesso.
 
Art. 10.
(art. 3, Regio Decreto-legge 10 novembre 1924, n. 2235; art. 1, Regio Decreto-legge 27 ottobre 1926, n. 1933; art. 3, Regio Decreto-legge 27 ottobre 1927, n. 2135; legge 8 giugno 1933, n. 629).
Il consiglio di amministrazione, per le università e gli istituti di cui alla tabella A , è composto:
a ) del rettore o direttore che lo presiede;
b ) di due membri designati collegialmente dai presidi delle facoltà e delle scuole che costituiscono l'università o l'istituto tra i professori di ruolo che appartengono all'università o istituto medesimo. Per le università e gl'istituti superiori, formati di una sola facoltà, i due membri sono designati dal rettore o direttore tra i professori appartenenti all'università o istituto stesso;
c ) di due rappresentanti del governo: uno è l'intendente di finanza della provincia, l'altro è scelto dal ministro fra persone di riconosciuta competenza amministrativa che non rivestano uffici presso le università e gli istituti superiori. L'intendente di finanza ha l'obbligo di intervenire personalmente alle adunanze del consiglio. In caso di vacanza dell'ufficio interverrà il vice-intendente;
d ) del direttore amministrativo.
Oltre ai componenti di cui al comma precedente fa parte del consiglio d'amministrazione del Regio istituto superiore di architettura di Roma altro rappresentante del governo, scelto dal ministro tra funzionari addetti ai servizi delle antichità e delle belle arti, di grado non inferiore al sesto.
Gli enti e i privati, che concorrano al mantenimento delle università o degli istituti superiori con contributo annuo non inferiore a un decimo del contributo corrisposto dallo Stato, hanno diritto di designare collegialmente propri rappresentanti in seno al consiglio. Per ogni tre contribuenti è designato un rappresentante. Se i contribuenti sono meno di tre, essi possono egualmente designare un rappresentante.
Il numero dei membri indicati nella lettera b ) è aumentato di tanti componenti quanti vengono a superare nella categoria di cui al comma precedente il numero di tre.
I membri indicati nella lettera b ) e quello scelto dal ministro durano in ufficio un biennio, e possono essere confermati. Quest'ultimo, ove senza giustificati motivi non intervenga a tre adunanze consecutive, decade dall'ufficio e viene sostituito.
Le funzioni di segretario del consiglio di amministrazione sono esercitate dal direttore amministrativo.
Il consiglio d'amministrazione è costituito con Decreto del ministro.
 
Art. 11.
(art. 82, lettera b ), Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 4, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618; legge 8 giugno 1933, n. 629).
Per le università e gli istituti di cui alla tabella B le norme relative alla composizione e rinnovazione del consiglio d'amministrazione sono contenute nelle convenzioni per il mantenimento delle università e istituti. In ogni caso, salvo quanto dispongono i due commi successivi, il consiglio è presieduto dal rettore o direttore e ne fanno parte due rappresentanti almeno del governo (tra i quali l'intendente di finanza della provincia) e il direttore amministrativo.
Per gl'istituti superiori di scienze economiche e commerciali il rettore o direttore è membro di diritto; il presidente del consiglio è nominato con Decreto reale su proposta del ministro dell'educazione nazionale, tra persone anche estranee all'istituto, che siano componenti del consiglio; resta in ufficio un biennio accademico e può essere confermato.
Per gl'istituti superiori di architettura fra i rappresentanti del governo, oltre l'intendente di finanza della provincia, dev'essere compreso un funzionario, scelto dal ministro tra quelli addetti ai servizi delle antichità e belle arti, di grado non inferiore al sesto.
Il consiglio d'amministrazione è costituito con Decreto del ministro.
 
Art. 12.
(art. 71, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 48, Regio Decreto 30 novembre 1924, n. 2172).
Il presidente del consiglio d'amministrazione ha la rappresentanza legale dell'università o istituto superiore, dà esecuzione alle deliberazioni del consiglio e prende i provvedimenti d'urgenza riferendone al consiglio per la ratifica nella prima successiva adunanza, vigila sul funzionamento dell'economato, della cassa e degli uffici per quanto concerne i servizi amministrativi e contabili.
 
Art. 13.
(art. 73, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 50, Regio Decreto 30 novembre 1924, n. 2172).
Il consiglio d'amministrazione può esser sciolto con Decreto reale per gravi motivi o quando, richiamato dal ministro all'osservanza di obblighi derivanti da disposizioni di carattere legislativo o regolamentare, persista a violarli.
In caso di scioglimento, il governo amministrativo è affidato ad un commissario straordinario, le cui indennità sono poste a carico del bilancio dell'università o istituto superiore.
 
Art. 14.
(art. 1, commi 1° e 2°, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227).
I presidi sono nominati dal ministro, fra i professori di ruolo delle rispettive facoltà o scuole, su una terna proposta dal rettore o direttore. Essi durano in ufficio un biennio accademico e possono essere confermati.
Nelle università o istituti composti di una sola facoltà, il rettore o direttore esercita anche le funzioni di preside della facoltà stessa.
 
Art. 15.
(art. 12, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 10, comma 2° Regio Decreto 30 novembre 1924, n. 2172; art. 3, Regio Decreto-legge 4 febbraio 1926, n. 119).
Il consiglio della facoltà o della scuola si compone del preside che lo presiede, e, di regola, di tutti i professori di ruolo appartenenti alla facoltà o scuola.
Alle adunanze concernenti determinati oggetti possono essere chiamati anche i professori di ruolo che vi abbiano insegnamenti ufficiali, appartenenti ad altra facoltà o scuola, università o istituto, nonché i professori incaricati e due rappresentanti dei liberi docenti.
Il consiglio della facoltà di farmacia si compone, di regola, del preside che lo presiede, dei professori di ruolo delle materie appartenenti esclusivamente alla facoltà e dei professori di ruolo di materie comuni alla facoltà di farmacia e ad altre facoltà, anche se, per l'insegnamento di tali materie nella facoltà di farmacia, sia ad essi conferito uno speciale incarico.
Il professore di ruolo di chimica farmaceutica potrà essere aggregato alla facoltà di scienze, quando ciò sia previsto nello statuto della università interessata.
 
Art. 16.
(art. 24, comma 1°, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102).
I consigli delle facoltà e delle scuole, oltre le attribuzioni demandate loro dal regolamento, hanno altresì il compito di raccogliere i programmi dei corsi che i professori ufficiali e i liberi docenti si propongono di svolgere, di esaminarli e coordinarli fra loro, introdurvi le opportune modificazioni ed elaborare così un piano organico di corsi che pienamente risponda alle finalità scientifiche e professionali delle facoltà o scuole.
 

CAPO III
Ordinamento didattico

SEZIONE I
Ordinamento

Art. 17.
(art. 1, comma 4°, e 80, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 34, Regio Decreto-legge 4 settembre 1925, n. 1604; articoli 1 e 3, Regio Decreto-legge 3 luglio 1930, n. 1176; art. 9, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227).
Ogni università o istituto superiore ha uno speciale statuto.
Gli statuti sono proposti dal senato accademico, uditi il consiglio d'amministrazione e le facoltà e scuole che costituiscono l'università o l'istituto; per le università o istituti costituiti da una sola facoltà, dal consiglio di facoltà, udito il consiglio d'amministrazione. Essi sono emanati con Decreto reale, udito il consiglio superiore dell'educazione nazionale, e sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del regno.
Le modificazioni sono proposte ed approvate con le medesime modalità; esse però non possono avere attuazione se non dall'anno accademico successivo alla loro approvazione.
Gli statuti non possono essere modificati se non siano trascorsi almeno tre anni accademici dalla loro approvazione o dalla loro ultima modificazione, salvo casi di particolare constatata necessità.
 
Art. 18.
(art. 2, comma ultimo, e 6, regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 2, Regio Decreto 30 novembre 1924, n. 2172; art. 11, lettera a ) Regio Decreto-legge 27 ottobre 1927, n. 2135; art. 3, Regio Decreto-legge 3 luglio 1930, n. 1176).
Gli statuti delle università e degli istituti di cui alla tabella A determinano, in relazione alle disposizioni dell'art. 20, le facoltà, scuole, corsi e seminari, che, entro i limiti del bilancio dell'università o istituto, vengono mantenuti e costituiti in aggiunta a quelli indicati nella tabella stessa.
Gli statuti delle università e degli istituti di cui alla tabella B contengono l'indicazione delle facoltà, scuole, corsi e seminari che li costituiscono, in virtù delle convenzioni per il mantenimento, di cui all'art. 3, e in relazione alle disposizioni dell'art. 20.
Salvo il disposto dell'art. 26, lo statuto di ogni università o istituto determina, per ciascuna facoltà, scuola, corso o seminario, le materie d'insegnamento, il loro ordine e il modo con cui debbono essere impartite.
Per gl'istituti superiori agrari e di medicina veterinaria gli statuti stabiliscono quali fra gl'insegnamenti siano fondamentali e dettano le norme per le esercitazioni di laboratorio e le esercitazioni nell'azienda agraria nonché le norme per il funzionamento degli istituti e stazioni sperimentali e delle aziende annesse o collegate.
Per gli istituti superiori di scienze economiche e commerciali gli statuti indicano, ferme restando le disposizioni di cui all'art. 21, secondo comma, quali degli insegnamenti siano fondamentali e quali complementari e stabiliscono l'organizzazione dei corsi d'integrazione.
 
Art. 19.
(art. 14, Regio Decreto-legge 23 ottobre 1927, n. 2105; art. 11, Regio Decreto-legge 3 luglio 1930, n. 1176).
L'anno accademico comincia il 1° novembre e termina il 31 ottobre dell'anno successivo.
 
Art. 20.
(art. 2, Regio Decreto 30 settembre 1923, n. 2102; art. 1 e 18, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618; art. 1, Regio Decreto 30 novembre 1924, n. 2172).
Presso le università e gl'istituti superiori gli insegnamenti sono coordinati in modo da costituire facoltà, scuole e corsi.
Le facoltà che possono essere costituite presso ciascuna università o istituto superiore sono:
di giurisprudenza;
di scienze politiche;
di scienze economiche e commerciali;
di lettere e filosofia;
di medicina e chirurgia;
di medicina veterinaria;
di farmacia;
di scienze matematiche, fisiche e naturali;
di ingegneria;
di architettura;
di agraria.
Possono inoltre essere costituite:
a ) scuole dirette a fini speciali;
b ) scuole di perfezionamento;
c ) corsi di perfezionamento, d'integrazione e di cultura, annessi alle singole facoltà.
Le scuole di cui alle lettere a ) e b ) possono essere costituite, sia con insegnamenti ad esse particolari, sia con opportuni raggruppamenti e coordinamenti di insegnamenti propri di altre facoltà.
I corsi di cui alla lettera a ) sono costituiti, in seno alle rispettive facoltà, da insegnamenti opportunamente organizzati e appartenenti anche ad altre facoltà o scuole. I corsi d'integrazione sono costituiti presso le facoltà di scienze economiche e commerciali.
Possono infine costituirsi seminari mediante raggruppamento e coordinamento di insegnamenti tra loro affini o comunque connessi, anche di facoltà, scuole o istituti superiori diversi.
Gli insegnamenti possono svolgersi sotto forma di lezioni cattedratiche o di esercitazioni varie di carattere scientifico o professionale.
Salvo il disposto dell'art. 25, il regolamento generale universitario determina la durata degli studi per ciascuna delle facoltà indicate nel comma secondo. La durata degli studi per le scuole e i corsi indicati nel comma terzo è determinata dagli statuti.
 
Art. 21.
(art. 12, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618; art. 11, lettera a ), Regio Decreto-legge 27 ottobre 1927, n. 2135; art. 2, Regio Decreto-legge 3 luglio 1930, n. 1176).
Negli istituti superiori agrari e di medicina veterinaria gl'insegnamenti dichiarati fondamentali negli statuti sono obbligatori per l'iscrizione, la frequenza e l'esame agli effetti del conseguimento della laurea.
Negli istituti superiori di scienze economiche e commerciali gl'insegnamenti sono fondamentali e complementari. Sono fondamentali gl'insegnamenti per i quali l'iscrizione, la frequenza e l'esame sono obbligatori agli effetti del conseguimento della laurea. Sono complementari gl'insegnamenti di integrazione per i quali l'esame può essere obbligatorio a seconda della menzione speciale da farsi sul diploma di laurea ai sensi dell'art. 167. In ogni istituto, oltre gli insegnamenti fondamentali e complementari, deve essere dato l'insegnamento di almeno quattro lingue straniere secondo le disposizioni che saranno stabilite dallo statuto.
 
Art. 22.
(art. 1, Regio Decreto 9 dicembre 1923, n. 2892; art. 19, Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1618).
Le università e gli istituti superiori sono autorizzati a stipulare particolari accordi, in virtù dei quali gli studenti di una università o istituto possano seguire, agli effetti del conseguimento del titolo cui aspirano, gli insegnamenti di determinate materie in altro istituto o università della stessa sede in cui tali insegnamenti sono impartiti.
 
Art. 23.
(art. 6, Regio Decreto-legge 23 ottobre 1927, n. 2105).
I direttori delle scuole di perfezionamento, dei corsi di perfezionamento dei seminari e degli istituti scientifici delle università e degli istituti superiori, debbono alla fine di ogni anno accademico inviare al ministero una dettagliata relazione sull'attività didattica e scientifica svolta negli istituti ai quali sono preposti, allegando ad essa documenti ed eventuali pubblicazioni.
 
Art. 24.
(art. 10, commi 2° e 3°, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227; legge 16 giugno 1932, n. 812).
Con Decreto reale promosso dal ministero dell'educazione nazionale, può essere disposta la soppressione di facoltà, scuole o insegnamenti universitari, oppure la fusione di facoltà o scuole appartenenti alla stessa università.
Il Decreto relativo sarà emanato, su conforme parere del consiglio superiore dell'educazione nazionale, e conterrà le modalità della soppressione o fusione.
 
Art. 25.
(art. 1, Regio Decreto-legge 7 ottobre 1926, n. 1977; art. 1, Regio Decreto-legge 14 giugno 1928, n. 1590; art. 38, Regio Decreto-legge 28 agosto 1931, n. 1227; legge 16 giugno 1932, n. 812).
Gli studi di ingegneria si compiono in cinque anni; essi sono divisi in due corsi: uno biennale di studi propedeutici ed uno triennale di studi di applicazione.
Il corso biennale di studi propedeutici può essere seguìto presso tutte le facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali e presso gli istituti superiori d'ingegneria di Milano e di Torino.
Il predetto corso biennale può essere inoltre seguìto presso la regia accademia navale di Livorno, presso la regia accademia di artiglieria e genio di Torino e presso la regia accademia aeronautica di Caserta.
Il corso triennale di studi di applicazione può essere seguìto presso tutti gl'istituti superiori d'ingegneria. Il primo anno del detto corso triennale può essere seguìto anche presso la regia accademia navale di Livorno e presso la regia accademia aeronautica di Caserta.
L'esame di licenza dal biennio propedeutico, da sostenersi con le norme di cui all'art. 161, avrà effetto, ai fini dell'ammissione al corso triennale di applicazione, soltanto per quegli allievi delle tre accademie che, all'atto dell'ammissione al corso biennale predetto, siano forniti del titolo di studi medi di cui all'art. 143.
Le norme concernenti l'organizzazione e il funzionamento del corso propedeutico presso le tre accademie e del primo anno di applicazione presso le accademie navale di Livorno e aeronautica di Caserta sono emanate e, occorrendo, modificate, con Decreto reale, su proposta dei ministri interessati, di concerto con quelli dell'educazione nazionale e delle finanze.
 
Art. 26.
(art. 2, Regio Decreto-legge 7 ottobre 1926, n. 1977).
Nel corso di studi propedeutici per l'ingegneria gli studenti sono tenuti a frequentare ed a sostenere gli esami di profitto nelle seguenti discipline:
analisi algebrica ed infinitesimale;
geometria analitica e descrittiva con elementi di proiettiva;
fisica sperimentale (corso biennale);
chimica generale inorganica con elementi di chimica organica;
meccanica razionale;
disegno di ornato e di architettura (corso biennale).
Le norme relative alla ripartizione dei detti insegnamenti nei due anni di corso ed agli esami di profitto sono contenute negli statuti delle università e degl'istituti superiori d'ingegneria.
 
Art. 27.
(art. 1, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Nelle città, che sono sede di facoltà di medicina e chirurgia, gli ospedali aventi una complessiva media giornaliera di ricoverati non superiori a 600 saranno trasformati in ospedali clinici a seconda dei bisogni dell'insegnamento.
Potranno essere trasformati in ospedali clinici anche gli ospedali che abbiano una media giornaliera di ricoverati superiore a quella anzidetta, quando ciò sia richiesto, per le esigenze dell'insegnamento, dal ministro dell'educazione nazionale.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano a tutte le altre pubbliche istituzioni che, sotto diverso nome, adempiono ai fini dell'assistenza ospedaliera.
 
Art. 28.
(art. 2, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Nelle città che sono sedi di facoltà di medicina e chirurgia, le amministrazioni degli ospedali legalmente riconosciuti come istituzioni pubbliche di beneficenza e non trasformati in ospedali clinici per l'insegnamento, hanno l'obbligo di mettere a disposizione delle cliniche universitarie gl'infermi accolti nelle ultime 24 ore, i quali siano ritenuti necessari agli scopi dell'insegnamento.
A tal fine, il trasferimento degl'infermi dalle sale di deposito ai reparti di cura, sarà effettuato, salvo i casi di urgenza, con concorso di un delegato delle cliniche universitarie, cui spetterà di provvedere alla scelta degli infermi necessari agli scopi suddetti.
 
Art. 29.
(art. 3, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Gli ospedali, trasformati a norma dell'art. 27, funzioneranno per l'intero anno solare, con le norme prescritte dai regolamenti delle istituzioni cui appartengono, a loro totale carico e nei limiti di spesa dell'assistenza a cui sono tenuti.
Gli istituti clinici provvederanno a loro carico al personale direttivo ed alle spese per trattamenti speciali, mettendo a disposizione del servizio ospedaliero tutti i mezzi diagnostici e terapeutici che essi possiedono, ad eccezione del personale assistente ospedaliero che sia necessario per il funzionamento dei singoli reparti.
 
Art. 30.
(art. 4, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Le cliniche universitarie, le quali abbiano locali propri, potranno funzionare come reparti ospedalieri per l'intero anno solare, con le norme ed alle condizioni che saranno dall'amministrazione universitaria convenute con le amministrazioni delle pubbliche istituzioni che ne facciano richiesta.
 
Art. 31.
(art. 5, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Il ministero dell'educazione nazionale potrà, su proposta delle facoltà di medicina e chirurgia, richiedere che ospedali, anche di città con sedi di università, accolgano studenti o laureati per l'esercizio della pratica professionale sotto la guida dei primari ospedalieri.
 
Art. 32.
(art. 7, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Tutti i cadaveri provenienti dagli ospedali sono sottoposti al riscontro diagnostico.
I cadaveri, poi, il cui trasporto non sia stato fatto a spese dei congiunti compresi nel gruppo familiare fino al sesto grado o da confraternite o sodalizi che possano avere assunto impegno per trasporti funebri degli associati e quelli provenienti dagli accertamenti medico-legali (esclusi i suicidi) che non siano richiesti da congiunti compresi nel detto gruppo familiare, sono riservati all'insegnamento ed alle indagini scientifiche.
 
Art. 33.
(art. 8, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Nei consigli di amministrazione di tutte le pubbliche istituzioni, di cui all'art. 27, saranno ammessi due rappresentanti dell'università, designati dal senato accademico con tutte le facoltà degli altri consiglieri, per tutti gli affari attinenti ai rapporti fra le dette istituzioni e le cliniche.
 
Art. 34.
(art. 9, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Tutte le controversie relative alla esecuzione delle precedenti disposizioni saranno risolute, su istanza di una o di entrambe le parti, dal Regio prefetto con Decreto motivato.
Contro la decisione del prefetto è ammesso, entro il termine di 30 giorni, ricorso al ministro dell'interno, il quale provvederà, d'accordo col ministro dell'educazione nazionale, sentito, in caso di diverso parere delle due amministrazioni, il consiglio di Stato.
 
Art. 35.
(art. 10, Regio Decreto-legge 10 febbraio 1924, n. 549).
Le disposizioni di cui agli art. 27, 28, 29 e 30, non si applicano agli ospedali dipendenti dall'amministrazione degli ospedali riuniti di Roma, eccettuati i reparti del policlinico attualmente occupati dalle cliniche universitarie.
 
Art. 36.
(art. 1, Regio Decreto-legge 7 agosto 1925, n. 1615).
Presso le regie università e pr