#4164 Corte dei conti, sez. III, 9 maggio 2016, n. 186

Policlinico universitario – Stipula di convenzione per acquisizione di servizi esterni – Appello incidentale – Notizia di danno – Prescrizione

Data Documento: 2016-05-09
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

[X] Quanto ai termini per la proposizione dell’appello incidentale, tale gravame deve essere notificato entro 60 giorni dalla notificazione dell’appello principale, nonché deposito nei 30 giorni successivi alla scadenza del predetto, termini questi aventi natura perentoria per effetto dell’art. 8 r.d. 13 agosto 1933, n. 1038.Quanto al significato di “specifica e concreta notizia di danno”, a fronte della quale le procure della Corte dei conti possono iniziare l’attività istruttoria ai fini dell’esercizio dell’azione di danno erariale, il termine notizia, comunque non equiparabile a quello di denunzia, è da intendersi secondo la comune accezione di dato cognitivo derivante da apposita comunicazione, oppure percepibile da strumenti di informazione di pubblico dominio; l’aggettivo specifica è da intendersi come informazione che abbia una sua peculiarità e individualità e che non sia riferibile ad una pluralità indifferenziata di fatti, tale da non apparire generica, bensì ragionevolmente circostanziata; l’aggettivo concreta è da intendersi come obiettivamente attinente alla realtà e non a mere ipotesi o supposizioni. L’espressione nel suo complesso deve, pertanto, intendersi riferita non già ad una pluralità indifferenziata di fatti, ma ad uno o più fatti, ragionevolmente individuati nei loro tratti essenziali e non meramente ipotetici, con verosimile pregiudizio per gli interessi finanziari pubblici, onde evitare che l’indagine del pubblico ministero contabile sia assolutamente libera nel suo oggetto, assurgendo ad un non consentito controllo generalizzato.Sono ritenuti idonei ad integrare gli estremi di una “specifica e concreta notizia di danno”: l’esposto anonimo, se riveste i caratteri di specificità e concretezza innanzi precisati; i fatti conosciuti nel corso della fase dell’invito a dedurre, anche per soggetti diversi dall’invitato, nei medesimi termini; i fatti conosciuti a seguito di delega alle indagini, attribuita dalla Procura regionale ad organismi quale la Guardia di Finanza. Insomma, la specificità e la concretezza della notizia di danno richieste dall’art. 17, comma 30-ter, d.l. 1 luglio 2009, n. 78., difettano quando l’azione del pubblico ministero contabile si fondi su mere ipotesi o astratte supposizioni, ovvero si diriga in modo del tutto generico ad un intero settore di attività amministrativa. È quindi necessario che nella notizia di danno vi sia il riferimento a un possibile fatto dannoso, tale da richiedere indagini per l’accertamento degli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa.Il dies a quo da cui decorre il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno erariale va individuato nel momento in cui avvenne l’effettivo pagamento delle somme indebite, e non nel precedente momento in cui sono diventati validi e vincolanti per le parti gli accordi in base ai quali sono sorte le obbligazioni pecuniarie. In proposito va rilevato che la giurisprudenza pressoché granitica ha interpretato il dettato dell’art. 1, comma 2, l. 14 gennaio 1994, n. 20 riferito al compimento del fatto dannoso con riferimento costante al fatto materiale relativo al depauperamento delle risorse pubbliche, evitando di dare rilevanza alla condotta generatrice di tale fatto materiale.Il Direttore sanitario, a fronte dell’importanza e dell’autorevolezza del ruolo rivestito e, anzitutto, della sua posizione e funzione di organo di vertice della azienda, è sicuramente messo nella condizione di conoscere nei dettagli e di incidere sullo svolgimento dell’azione amministrativa, posto che dirige i servizi sanitari dell’azienda a fini organizzativi e igienico sanitari, in conformità agli indirizzi generali di programmazione e alle disposizioni del direttore generale ed è responsabile complessivo della qualità e dell’efficienza tecnica e operativa della produzione delle prestazioni e della distribuzione dei servizi. Pertanto, nel caso di specie, il non aver assunto alcuna iniziativa per verificare i risultati formativi, l’autonomia operativa raggiunta dal primario e dal personale del servizio, destinatari delle prestazioni consulenziali indebite, non lo esonera dal concorso di responsabilità.Nessun dubbio sussiste sull’esistenza del danno a fronte di una spesa non supportata dalla necessaria ponderazione ex ante della sua utilità da parte della dirigenza aziendale a ciò deputata e, ancor più, di spesa della quale non è stata accertata l’utilità neppure ex post, essendo mancati i necessari e possibili controlli sulla effettiva esecuzione delle prestazioni acquisite. La sussistenza del danno non è contraddetta dalla necessarietà delle prestazioni acquisite per sopperire al mancato funzionamento dei servizi interni all’amministrazione. Al riguardo è sufficiente osservare che gli incarichi sono stati conferiti in assenza dei presupposti di legge, sussistendo tra l’altro un servizio potenzialmente idoneo allo scopo, della cui attivazione la direzione aziendale si è completamente disinteressata.Quanto al significato di “specifica e concreta notizia di danno”, a fronte della quale le procure della Corte dei conti possono iniziare l’attività istruttoria ai fini dell’esercizio dell’azione di danno erariale, il termine notizia, comunque non equiparabile a quello di denunzia, è da intendersi secondo la comune accezione di dato cognitivo derivante da apposita comunicazione, oppure percepibile da strumenti di informazione di pubblico dominio; l’aggettivo specifica è da intendersi come informazione che abbia una sua peculiarità e individualità e che non sia riferibile ad una pluralità indifferenziata di fatti, tale da non apparire generica, bensì ragionevolmente circostanziata; l’aggettivo concreta è da intendersi come obiettivamente attinente alla realtà e non a mere ipotesi o supposizioni. L’espressione nel suo complesso deve, pertanto, intendersi riferita non già ad una pluralità indifferenziata di fatti, ma ad uno o più fatti, ragionevolmente individuati nei loro tratti essenziali e non meramente ipotetici, con verosimile pregiudizio per gli interessi finanziari pubblici, onde evitare che l’indagine del pubblico ministero contabile sia assolutamente libera nel suo oggetto, assurgendo ad un non consentito controllo generalizzato.Sono ritenuti idonei ad integrare gli estremi di una “specifica e concreta notizia di danno”: l’esposto anonimo, se riveste i caratteri di specificità e concretezza innanzi precisati; i fatti conosciuti nel corso della fase dell’invito a dedurre, anche per soggetti diversi dall’invitato, nei medesimi termini; i fatti conosciuti a seguito di delega alle indagini, attribuita dalla Procura regionale ad organismi quale la Guardia di Finanza. Insomma, la specificità e la concretezza della notizia di danno richieste dall’art. 17, comma 30-ter, d.l. 1 luglio 2009, n. 78., difettano quando l’azione del pubblico ministero contabile si fondi su mere ipotesi o astratte supposizioni, ovvero si diriga in modo del tutto generico ad un intero settore di attività amministrativa. È quindi necessario che nella notizia di danno vi sia il riferimento a un possibile fatto dannoso, tale da richiedere indagini per l’accertamento degli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa.Il dies a quo da cui decorre il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno erariale va individuato nel momento in cui avvenne l’effettivo pagamento delle somme indebite, e non nel precedente momento in cui sono diventati validi e vincolanti per le parti gli accordi in base ai quali sono sorte le obbligazioni pecuniarie. In proposito va rilevato che la giurisprudenza pressoché granitica ha interpretato il dettato dell’art. 1, comma 2, l. 14 gennaio 1994, n. 20 riferito al compimento del fatto dannoso con riferimento costante al fatto materiale relativo al depauperamento delle risorse pubbliche, evitando di dare rilevanza alla condotta generatrice di tale fatto materiale.Il Direttore sanitario, a fronte dell’importanza e dell’autorevolezza del ruolo rivestito e, anzitutto, della sua posizione e funzione di organo di vertice della azienda, è sicuramente messo nella condizione di conoscere nei dettagli e di incidere sullo svolgimento dell’azione amministrativa, posto che dirige i servizi sanitari dell’azienda a fini organizzativi e igienico sanitari, in conformità agli indirizzi generali di programmazione e alle disposizioni del direttore generale ed è responsabile complessivo della qualità e dell’efficienza tecnica e operativa della produzione delle prestazioni e della distribuzione dei servizi. Pertanto, nel caso di specie, il non aver assunto alcuna iniziativa per verificare i risultati formativi, l’autonomia operativa raggiunta dal primario e dal personale del servizio, destinatari delle prestazioni consulenziali indebite, non lo esonera dal concorso di responsabilità.Nessun dubbio sussiste sull’esistenza del danno a fronte di una spesa non supportata dalla necessaria ponderazione ex ante della sua utilità da parte della dirigenza aziendale a ciò deputata e, ancor più, di spesa della quale non è stata accertata l’utilità neppure ex post, essendo mancati i necessari e possibili controlli sulla effettiva esecuzione delle prestazioni acquisite. La sussistenza del danno non è contraddetta dalla necessarietà delle prestazioni acquisite per sopperire al mancato funzionamento dei servizi interni all’amministrazione. Al riguardo è sufficiente osservare che gli incarichi sono stati conferiti in assenza dei presupposti di legge, sussistendo tra l’altro un servizio potenzialmente idoneo allo scopo, della cui attivazione la direzione aziendale si è completamente disinteressata.

Contenuto sentenza
Sent. 186/2016
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
TERZA SEZIONE GIURISDIZIONALE CENTRALE D’APPELLO
 composta dai seguenti magistrati
dr. Enzo Rotolo, Presidente
dr. Antonio Galeota, Consigliere
dr.ssa Giuseppina Maio, Consigliere relatore
dr.ssa Elena Tomassini, Consigliere
dr.ssa  Rita Loreto, Consigliere
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Nei giudizi riuniti, iscritti ai numeri del registro di segreteria della Sezione indicati accanto a ciascun nominativo, sugli appelli proposti, rispettivamente,  da:
- Procura Regionale della Corte dei Conti presso la Sezione giurisdizionale per la Sardegna;
(appello   n.  45080) 
- Giuseppe Santa Cruz, elettivamente domiciliato  in Roma, Via Portuense, n. 104 presso la sig.ra Antonia De Angelis e rappresentato e difeso dall'avv.to Benedetto Ballero;
(appello n.45266) 
- Rosa Cristina Coppola, elettivamente domiciliata  in Roma, Via Portuense, n. 104 presso la sig.ra Antonia De Angelis, rappresentata e difesa dall'avv.to Marcello Vignolo e Massimo Mazza;
(appello incidentale n.45444) 
- Andrea Corrias, rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonio Avino Murgia e Francesco Caroleo ed elettivamente domiciliato in Roma, Piazza della Libertà, n. 20 presso lo studio dell’Avv. Caroleo; (appello incidentale n. 45511); 
- Ennio Filigheddu,rappresentato e difeso dall'avv.to Giovanni Contu  e dall’Avv. Matilde Mura ed elettivamente domiciliato presso lo studio legale del primo in Roma, Via Massimi, n. 154
(appello incidentale n. 45515) 
avverso
la sentenza della Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Sardegna, n. 595/2012, depositata l’11 dicembre 2012;
Visti tutti gli atti e i documenti di causa
Uditi alla pubblica udienza del giorno 20 novembre 2015, con l’assistenza del Segretario dr.ssa Lucia Bianco, il relatore, dott. Maio Giuseppina,   l’Avv. Vignolo, su delega dell’Avv.  Benedetto Ballero per il dr. Giuseppe Santa Cruz, l’Avv. Marcello Vignolo per la dr.ssa Rosa Coppola, l’AVV. Antonio Avino Murgia per Andrea Corrias, l’Av. Matilde Mura per Ennio Filigheddu ed  il P.M., in persona del V.P.G. dr.ssa Luisa de Petris.
Ritenuto in
FATTO
 1. Con atto di citazione del 28 aprile 2011 il Procuratore regionale presso la sezione giurisdizionale per la regione Sardegna ha convenuto in giudizio il  Prof. Giuseppe Santa Cruz, in qualità di Primario del servizio di anatomia patologica del Policlinico universitario di Cagliari ed il prof. Pasquale Mistretta, in qualità di Rettore della locale Università degli studi, per rispondere, il primo in via principale, in ragione del proprio comportamento doloso, ed il secondo, in via sussidiaria, di un danno da disservizio causato al citato Policlinico in conseguenza della totale inoperosità del servizio di anatomia patologica dalla data della sua istituzione( 2002) fino al 2007, e quantificato in   euro 1.097,976,01. 
1.1. In relazione alla stessa vicenda, sono stati, altresì convenuti in giudizio   il dott. Filigheddu, in qualità di Direttore amministrativo del Policlinico universitario, la dott.ssa Coppola, in qualità di Direttore Generale dello stesso ed il dott. Corrias, in qualità di Direttore sanitario, per rispondere di un danno complessivo di euro 1.253.456,16, per aver disposto, convenzioni con altri presidi ospedalieri in assenza delle condizioni di legge che potessero giustificarle, in quanto relative ad attività che avrebbero potuto essere svolte dal suddetto servizio di anatomia patologica del Policlinico.
2. Con sentenza n. 595/2012, depositata in data 11 dicembre 2012, la Sezione giurisdizionale per la. Sardegna ha preliminarmente rigettato le eccezioni: di nullità e/o inammissibilità dell’atto di citazione ai sensi dell’art.17, comma 30-ter del d.l. 1° luglio 2009 n. 78, convertito con modificazioni in l. 3 agosto 2009 n. 102; di inammissibilità dell’atto di citazione per omessa audizione personale del convenuto; di violazione del diritto di difesa per  aver potuto prendere visione non integrale della documentazione nella fase successiva all’invito a dedurre sollevate dalla difesa del Prof. Giuseppe Santa Cruz; l’eccezione di prescrizione sollevata  da tutti i convenuti e nel merito ha  assolto i convenuti Coppola, Corrias e Filigheddu, per assenza di un comportamento gravemente colposo,  ed ha condannato il dott. Santa Cruz, al pagamento, in favore dell'Università degli studi di Cagliari, della somma di euro 315.371,72 ed il dott. Mistretta, in via sussidiaria, al pagamento di un quinto della somma suindicata.
3. Avverso tale decisione ha proposto appello principale, in data 13 febbario 2013, il Procuratore regionale deducendo vari motivi di gravame articolati seguendo lo schema svolto in fatto nella sentenza impugnata.
3.1.Danno patrimoniale diretto. La responsabilità degli organi di direzione del Policlinico universitario.
Rileva, al riguardo, che la sentenza è viziata in ragione dell'evidente travisamento dei fatti e dell'omessa valutazione di emergenze probatorie risultanti inequivocabilmente dagli atti di causa, nonché
dell'omessa applicazione della normativa di settore.
Contesta l’ omesso avvio di iniziative in senso correttivo da parte degli organi di direzione del Policlinico Universitario; l’omesso controllo sulle prestazioni consulenziali  dedotte nelle convenzioni rilevando che le stesse erano destinate, non solo all’esecuzione di esami di varia natura, ma  soprattutto alla fase formativa e di aggiornamento del personale del Policlinico assegnato a quel reparto.
Rileva che gli incontrovertibili elementi di conoscenza acquisiti nel corso degli accertamenti istruttori avevano rivelato  che nella vicenda in esame, a monte dell'iniziativa del ricorso sistematico e prolungato a professionalità esterne, non sussistevano certamente situazioni  non rimediabili dai tre organi di direzione del Policlinico, solo che avessero avviato  idonee iniziative correttive verso le gravissime violazioni di doveri di servizio da parte del personale del Policlinico.
Aggiunge che tenuto conto che la finalità delle prestazioni consulenziali dedotte nelle convenzioni, come formalmente enunciato nelle premesse delle stesse e delle delibere di presa d'atto, era quella di consentire e conseguire l'autonomia operativa di tutto il personale assegnato al Servizio di Anatomia Patologica, l'avere omesso di predispone e imporre la programmazione di un percorso formativo, e di adottare misure   disciplinari  non può non aver rilevato da parte degli   organi di direzione, superficialità estrema e totale disinteresse verso il corretto utilizzo delle risorse finanziarie pubbliche.
3.2. Danno da disservizio.
Rileva al riguardo profili di illogicità della sentenza  ostensivamente ravvisabili nello scollamento tra premesse e conclusioni nel punto in cui il giudice di primo grado ha ritenuto unico organo deputato ad assumere iniziative in senso correttivo verso la paralisi del servizio il Rettore Mistretta salvo poi ridurre consistentemente l’addebito nei suoi confronti.
3.3. In conclusione ha chiesto la riforma dell’impugnata sentenza con conseguente condanna dei sig.ri Coppola Filigheddu e Corrias al pagamento i favore dell’azienda ospedaliera universitaria di Cagliari della complessiva somma di euro 1.253.456,16 quale danno patrimoniale diretto da ripartirsi nella misura del 40% a carico della prof. Coppola del 40% a carico del dr. Filigheddu e del restante 20% a carico del dr. Corrias con rivalutazione monetaria interessi e spese di giudizio; condannare il dr. Mistretta alla somma di euro 315.371,79 a titolo di responsabilità da disservizio in via sussidiaria rispetto alla responsabilità dolosa riconosciuta in capo al dr. Santa Cruz con rivalutazione monetaria, interessi e spese di giudizio.
4. Avverso   la sentenza n. 595/2012, emessa dalla sezione giurisdizionale per la Sardegna  ha  proposto appello anche il dr. Giuseppe Santa Cruz deducendo vari motivi di gravame.
4.1. Infondatezza delle motivazioni con cui il primo giudice  ha rigettato le eccezioni sollevate in ordine alla nullità e/o inammissibilità dell'atto di citazione.
Evidenzia a tal fine la eccessiva genericità della notizia di danno a seguito della quale il Procuratore regionale ha avviato l'istruttoria, il  sostanziale diniego di accesso agli atti istruttori  a seguito dell'invito a dedurre e  l’omessa audizione personale.
4.2. Errata, contraddittoria ed insufficiente motivazione in ordine alla configurabilità della propria responsabilità per  danno da disservizio non avendo i giudici di primo grado preso posizioni sulle eccezioni deduzioni e produzioni effettuate dalla difesa e tendenti a dimostrare  che  il personale assegnato al servizio non era sufficiente a garantire lo svolgimento di un'attività specialistica, di particolare complessità e  che  mancava un'adeguata strumentazione tecnica.
4.3. Errata quantificazione del danno da disservizio individuato in misura pari alle somme erogate dall'Amministrazione universitaria a titolo di retribuzioni e indennità percepite dal prof. Santa Cruz e dal personale assegnato al servizio di Anatomia Patologica  , in quanto   fondata, senza    alcun riscontro probatorio, sulla  circostanza che dal 2004 al 2007 il personale del servizio sarebbe rimasto del tutto inattivo a causa della condotta tenuta dal medesimo docente.
Assume al riguardo che il servizio di anatomia patologica presso il Policlinico di Monserrato era privo di pronto soccorso e di rianimazione, e pertanto non operava in emergenza, ma erogava le prestazioni richieste solo a favore dei pazienti interni,  senza aver mai  cagionato alcun disservizio (e infatti, dall'attività istruttoria svolta dal P.M. non emerge alcun concreto disagio in danno di pazienti o di reparti specialistici che necessitavano dell'anatomia patologica).
4.4. Mancanza  di dolo o colpa grave, dal momento che il presunto disservizio sarebbe stato riconducibile unicamente alla  assenza di adeguate risorse strumentali e di personale medico e tecnico, dovute a situazioni e decisioni non imputabili all'appellante, che ha ripetutamente denunciato in tutte le sedi competenti le carenze strutturali del servizio a cui era preposto.
4.5. In conclusione ha chiesto che in accoglimento dell'appello e in riforma della sentenza impugnata, il prof. Giuseppe Santa Cruz venga dichiarato esente da ogni e qualsiasi responsabilità, sia in relazione allo specifico profilo di addebito contestatogli, sia più in generale su tutta la vicenda. 
5. Con memoria integrativa depositata in data 30 ottobre 2015 dopo aver contestato l’ assoluta genericità e insufficienza del riferimento alla documentazione in atti a sostegno del percorso motivazionale della sentenza impugnata ha rilevato che con la sentenza n. 518 del 4 marzo 2015,   il prof. Santa Cruz è stato assolto perché il fatto non sussiste in relazione a ben quattro dei reati ascrittigli     (rifiuto di atti d'ufficio ex art. 328 c.p. e abuso d'ufficio ex art. 323 c.p.), mentre per altri due reati si è dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione; il medesimo è stato quindi ritenuto colpevole di tre fattispecie di reato, e precisamente di interruzione di servizio ex art. 340 c.p.   e di violazione di domicilio ex art. 614 c.p. in concorso, con riguardo a un episodio che si sarebbe verificato il 26 gennaio 2007, ma non collegato con l’attività  espletata presso Servizio di Anatomia Patologica.
Ha altresì rilevato che avverso le pronunce di condanna, nonché avverso quelle che hanno accertato la prescrizione sebbene vi fossero gli elementi per pronunciare l'assoluzione, il prof. Santa Cruz ha proposto appello.
Richiamando testimonianze rese in sede di giudizio penale ha confermato le conclusioni formulate nell’atto di appello.  
6. Avverso   la sentenza n. 595/2012, depositata in data 11/12/2012, emessa dalla sezione giurisdizionale per la Sardegna  ha  proposto appello incidentale (n. 45444) la dr.ssa Rosa Cristina Coppola eccependo la prescrizione dell’azione il cui  dies a quo  nel caso di specie, andava individuato non già nel momento in cui avvenne l'effettivo pagamento delle somme a favore delle strutture convenzionate, bensì nel momento in cui divennero validi e vincolanti per le parti gli accordi sottoscritti con le convenzioni   dalle quali sono sorte le obbligazioni pecuniarie del Policlinico.
Insiste comunque per il ritenere  prescritta l'azione almeno con riguardo a tutte le prestazioni rese dall'Azienda U.S.L. 8 entro la data del 10 ottobre del 2005.
6.1. Ha altresì ritenuto la sentenza appellata  erronea e ingiusta con riguardo alla liquidazione delle spese, per aver totalmente omesso di indicare i parametri utilizzati e, comunque, per aver violato macroscopicamente la tariffa forense allora applicabile e, ancora, per aver stabilito la misura delle spese da porre a carico della controparte in misura del tutto incongrua rispetto alla complessità della controversia e all'attività  professionale svolta nel giudizio di primo grado.
6.2. In conclusione ha chiesto  in via principale, il rigetto dell'appello della Procura Regionale;  in subordine, l’accoglimento dell'appello incidentale e, per l'effetto, dichiarare prescritta l'azione proposta dalla Procura regionale della Corte dei Conti della Sardegna ovvero mandare assolta da ogni addebito la prof.ssa Rosa Cristina Coppola per difetto dell'elemento essenziale del danno erariale; in tutti i casi, riformare la sentenza di primo grado nella parte in cui ha quantificato le spese legali di giudizio in favore della prof.ssa Coppola nella misura di euro 5.000,00; con ogni conseguenziale pronunzia come per legge, anche in ordine alle spese del presente giudizio.
7. Con successiva memoria in data 30 ottobre 2015 ha contestato nel merito le argomentazioni dell’appello principale sottolineando l’assenza dell’elemento soggettivo della colpa grave e la mancanta verificazione di un danno erariale ad essa attribuibile. 
8. Il dr. Corrias  ha depositato in data 16 aprile 2013 comparsa di costituzione e contestuale appello incidentale.
Dopo aver sostenuto l’infondatezza dell’appello principale  essendo   la sentenza del Giudice di primo grado, che ha respinto le censure sollevate dalla pubblica accusa, esente da vizi nella parte in cui ha mandato assolto il dott. Corrias  ha proposto appello incidentale per i seguenti motivi:
- prescrizione totale del diritto al risarcimento del danno, in quanto il dies a quo del relativo termine coinciderebbe con la stipula delle convenzioni in discorso;
- insussistenza del danno erariale, in quanto le prestazioni oggetto delle convenzioni stipulate dal Policlinico per sopperire al mancato funzionamento del servizio di Anatomia patologica non solo erano indispensabili  perché relative  a prestazioni diagnostico-assistenziali (esami istologici e citologici, diagnostica specialistica, esami autoptici ecc.) indefettibili ed urgenti ma furono correttamente eseguite dagli operatori del P.O. Businco e dell’azienda Brotzu;  
- erronea quantificazione del danno da disservizio imputato al professor Santa Cruz e al Rettore dell'Università che avrebbe dovuto comprendere non solo quanto   ingiustamente percepito a titolo di retribuzione ma anche i costi che il Policlinico ha dovuto sostenere per ovviare alla disordine cagionato, inclusi i costi per attivare le convenzioni in discorso;
- erronea quantificazione delle spese di giudizio, che non avrebbe rispettato le tariffe forensi.
8.1. Ripropone altresì  eccezioni già dichiarate assorbite dal primo giudice nell’assoluzione del suo convenuto, quali l’assenza di danno all’amministrazione dalla stipula delle convenzioni; l'erronea quantificazione delle somme pagate dal Policlinico a seguito delle convenzioni in discorso; l’assenza di qualsivoglia danno legato allo svolgimento di attività formativa in quanto non compresa nelle convenzioni, mai svolta e, retribuita e la conseguente assenza di responsabilità in capo al dr. Corrias  soggetto non titolato alla verifica dell'attività formativa; la determinazione dei vantaggi conseguiti dal policlinico dalla stipula delle stesse; la riduzione della misura della   corresponsabilità in misura inferiore al 20%, stante l'assenza di svolgimento e pagamento di formativa e, quindi, del dovere di vigilanza a suo carico;  la riduzione della misura della responsabilità   di cui gli si chiede la rifusione, previa valutazione concreta della condotta effettivamente tenuta (Corte conti Sez. giurisdizionali Sez. II centrale, Sei' 2008 n.117).
8.2. In conclusione ha chiesto preliminarmente, ed in accoglimento dell'appello incidentale, accertare e dichiarare estinti per prescrizione tutti i diritti azionati dalla Procura Regionale nel presente giudizio ovvero e comunque con riguardo alle obbligazioni assunte dal Policlinico Universitario con le Convenzioni nn. 15 del 10.2.2004, 40 del 5.3.2004, 52 del 22.3.2005 e 188 del 27.10.2005; nel merito, respingere l'appello proposto dal Procuratore Regionale   e, pertanto,   in accoglimento dei motivi d'appello incidentale, mandare assolto il dr. Andrea Corrias da ogni addebito di responsabilità e rigettare ogni avversa domanda e pretesa formulata in quanto infondata in fatto e diritto; in subordine ridurre l'importo oggetto della domanda di condanna , previa esatta quantificazione del danno erariale; in tutti i casi, riformare la sentenza di primo grado nella parte in cui ha quantificato le spese legali di giudizio in favore del dott. Corrias   in euro 5.000,00; con vittoria di spese. 
9. Con memoria in data  29 ottobre 2015 il dr. Corrias ha rilevato a confutazione della argomentazioni dell’appello principale la mancata attribuzione agli organi di direzione del Policlinico Universitario di poteri disciplinari nei confronti dei professori universitari, quale era, appunto, il prof. Santa Cruz.
Ha poi rilevato l'inammissibilità e/o tardività della   contestazione, relativa all’erronea quantificazione  dell'importo pagato dal Policlinico per le prestazioni di Anatomia Patologica svolte in forza delle convenzioni esterne, poichè le relative fatture interamente pagate dal Policlinico prevedevano la voce "attività consulenziale", benchè il personale assegnato al Servizio di Anatomia Patologica del Policlinico non avesse mai partecipato all'esecuzione dell'attività diagnostica dei consulenti esterni.
Rileva al riguardo che  in primo grado, il Procuratore non aveva contestato che tutte le prestazioni oggetto delle convenzioni non fossero state eseguite, nè aveva contestato la congruità e la correttezza dei compensi previsti per quell'attività, ciò che, invece, ha fatto per la prima volta nell'atto d'appello.  
10. Il dr. Filigheddu ha depositato  memoria   di costituzione e contestuale appello incidentale.
La difesa dell’appellante, dopo aver sostenuto l’infondatezza dell’appello principale,  ha proposto appello incidentale per i seguenti motivi:
- prescrizione totale del diritto al risarcimento del danno, in quanto il dies a quo del relativo termine coinciderebbe con la stipula delle convenzioni in discorso;
- erroneità della sentenza per non aver assolto il dr. Filigheddu per assenza di danno erariale 
- erronea quantificazione delle spese di giudizio, che non avrebbe rispettato le tariffe forensi. Assume al riguardo che le spese di giudizio, in base alle tariffe forensi, ammontano ad euro 26.898,93, e richiama il  prospetto   depositato nel giudizio di primo grado in data 7 maggio 2012.
10.1. In conclusione ha chiesto,  in via principale, il rigetto dell'appello principale della Procura Regionale;  in subordine, l’accoglimento dell'appello incidentale e, per l'effetto, mandare assolto il dott. Filigheddu da ogni addebito; in tutti i casi, riformare la sentenza di primo grado nella parte in cui ha quantificato le spese legali di giudizio in favore del dott. Filigheddu in € 5.000,00; con ogni conseguenziale pronunzia come per legge, anche in ordine alle spese del presente giudizio.
11. Con memoria in data  30 ottobre 2015 il dr. Filigheddu ha preliminarmente  rilevato  la mancata attribuzione agli organi di direzione del Policlinico Universitario di poteri disciplinari nei confronti dei professori universitari, quale era, appunto, il prof. Santa Cruz, rientrando il relativo potere nella esclusiva competenza del rettore dell’Università di Cagliari
Ha poi rilevato l'inammissibilità e/o tardività della   contestazione, relativa all’erronea quantificazione  dell'importo pagato dal Policlinico per le prestazioni di Anatomia Patologica svolte in forza delle convenzioni esterne, poichè    in primo grado, il Procuratore non aveva contestato l’omessa esecuzione di   tutte le presta¬zioni oggetto delle convenzioni, nè la congruità e la correttezza dei compensi previsti per l'attività consulenziale.  
12. La Procura Generale ha depositato le proprie conclusioni in data  2 novembre 2015 rilevando preliminarmente l’inammissibilità dell’appello incidentale proposto dal  sig. Filigheddu, essendo  stato proposto oltre il termine di 60 giorni dalla notifica dell'appello nei confronti del quale viene proposto.
12.1. Precisa parte requirente che  l'appello del Procuratore regionale è stato notificato al sig. Filigheddu in data 25 gennaio 2013 mentre il suo appello è stato notificato alla Procura generale in data 27 marzo 2013, perciò tardivamente.
12.2. Quanto alle contestazioni svolte dagli appellanti incidentali, assolti in primo grado,   rinvia ai motivi dell’appello principale, ritenendo che censurino, in modo condivisibile ed approfondito, la ritenuta insussistenza, da parte del primo giudice, di una colpa grave in capo ai convenuti assolti.
Circa, la presunta totale prescrizione del credito erariale, richiamando consolidata giurisprudenza, afferma che la verificazione del fatto dannoso, da cui decorre il relativo termine, comprende anche l'evento che, nei casi come quello in esame, coincide con l'effettivo pagamento delle somme costituenti danno erariale.
In merito alle contestazioni relative alla presunta mancanza del danno erariale, sostiene  che, ai fini della sua sussistenza, non rileva la presunta indispensabilità delle convenzioni in discorso ovvero la loro presunta corretta esecuzione, ma la circostanza che le stesse furono stipulate pur in presenza di un servizio interno al Policlinico che avrebbe potuto parimenti eseguirle e che appare irrilevante, al fine in discorso,   la circostanza che  i pagamenti furono effettuati a favore di aziende sanitarie facenti parte del medesimo servizio sanitario regionale, in quanto il Policlinico si è, comunque, privato, in modo ingiustificato, di risorse, che avrebbero potuto essere utilizzate per altre finalità istituzionali.
Sostiene, altresì, che detto danno è direttamente e causalmente collegato al comportamento degli appellanti incidentali  e compatibile con il danno imputato al dott. Santa Cruz, connesso sia all'inadempimento degli obblighi di servizio di quest'ultimo e, conseguentemente, alla ingiusta percezione della relativa retribuzione per attività assistenziale, che ai maggiori costi sostenuti dall'amministrazione, in conseguenza del mancato utilizzo dell'attività del personale addetto al servizio e dei mezzi strumentali messi a disposizione dello stesso dall'amministrazione.
Rileva altresì che , il giudice del gravame, nel caso in cui dovesse riconoscere la responsabilità anche dei convenuti assolti in primo grado, potrà tener conto dei vantaggi conseguiti dal Policlinico dalla stipula delle convenzioni in discorso.
Sostiene la corretta  quantificazione delle spese del giudizio di primo grado, da rimborsare agli appellanti  tenuto conto dell'ambito di discrezionalità consentita, in materia, al giudice.
12.3. Nell’argomentare sui motivi di   appello rilevati dal dott. Santa Cruz contesta una presunta nullità e/o inammissibilità dell'atto di citazione, rilevando  che l'istruttoria sulla cui base quest'ultimo è stato emesso ha trovato il proprio fondamento su esposti provenienti da uffici del Policlinico, contenenti una notizia di danno, di contenuto idoneo a legittimare, alla luce della giurisprudenza sul punto, gli ulteriori necessari approfondimenti del requirente.
In merito alla omessa audizione personale dell'appellante da parte del PM,  a conferma del decisum di primo grado,  sottolinea  il comportamento dilatorio del dr. Santa Cruz che, a fronte di molteplici proroghe concesse, non si è mai reso disponibile.
In relazione alle conseguenze della denunciata parziale messa a disposizione dei difensori dell'appellante, successivamente all'invito a dedurre, di parte della documentazione raccolta dal requirente, dopo aver premesso   che la sentenza in esame è precedente alla decisione con la quale le Sezioni riunite della Corte hanno fatto chiarezza in merito all'ambito del diritto di accesso dell'invitato ( con la sentenza n. 28/2015/QM) ai documenti in possesso del requirente, sostiene che  nel caso di specie, la chiarezza dell'invito a dedurre e le esaustive difese che l'appellante ha potuto esprimere nel corso del giudizio di primo grado, dimostrano che il diritto di difesa non ha subito, di fatto, alcuna compressione. 
Nel merito in riferimento alla posizione del Santa Cruz conferma, come risulta dalla numerosa e concordante corrispondenza proveniente dagli organi di vertice del Policlinico e dell'Università che  l'appellante non solo si è astenuto dal porre in essere quanto necessario per il concreto funzionamento del servizio, di rilevanza fondamentale per la salute dei pazienti, ma, ha, altresì, pretestuosamente impedito l'attività di quest'ultimo, denotando, pertanto, il suo comportamento,   un atteggiamento psicologico doloso, o, almeno, gravemente colposo.
12.4. In conclusione la Procura generale ha chiesto che venga dichiarata l’inammissibilità dell'appello del sig. Filigheddu e il rigetto nel merito degli altri gravami con condanna alle spese del doppio grado di giudizio.  
 13. Nella pubblica udienza odierna, dopo l’esposizione introduttiva del relatore, l’Avv. Vignolo, su delega dell’Avv.  Benedetto Ballero per il dr. Giuseppe Santa Cruz, l’Avv. Marcello Vignolo per la dr.ssa Rosa Coppola, l’Avv. Antonio Avino Murgia per Andrea Corrias, l’Avv. Matilde Mura per Ennio Filigheddu ed il Pubblico Ministero si sono riportate agli atti scritti e alle richieste conclusive ivi rassegnate.
Considerato in
DIRITTO
1. In rito, si dispone la riunione degli odierni appelli, ai sensi dell'art. 335 c.p.c., in quanto proposti avverso la medesima sentenza.
1.1. Alla stregua dell’assetto difensivo articolato da ciascun appellante nei propri atti di costituzione, questo Collegio è chiamato ad esaminare le questioni poste in via preliminare ex comb. disp. artt. 277, 2° comma, 279 c.p.c. e art. 26 Reg. proc.
2. Il Collegio ritiene di dover procedere in via preliminare a verificare l’esistenza delle condizioni di ammissibilità dell’ appello iscritto al n. 45515 del Registro di Segreteria, proposto  dal sig. Ennio Filigheddu. 
Le Sezioni riunite di questa Corte dei conti hanno a suo tempo affermato, nella sentenza n. 3/QM/1999, che gli artt. 65, 66 (“l’appellato può chiedere, in via di appello incidentale , la riforma di quei capi della decisione che egli creda gli siano pregiudizievoli, notificando il relativo atto nei trenta giorni successivi alla scadenza del termine indicato nell’art.65”) e 103 (“qualora l’appellato voglia proporre appello incidentale deve farne domanda nel termine stabilito dall’art.66”) del predetto r.d.n.1038/1933 costituiscono un sistema compiuto in materia di appello incidentale proponibile innanzi a questa Corte dei conti.
Nella successiva sentenza n. 9/QM/2000 le medesime Sezioni riunite hanno, altresì, individuato i termini per la proposizione del gravame, ovvero notificazione entro 60 giorni dalla notificazione dell’ appello principale (trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito dell’ appello nella segreteria della Corte, originariamente previsto, dall’art. 65, nei “quindici giorni successivi a quello della … notificazione” e poi rimodulato in 30 giorni dal decreto legge n. 543 del 1996 convertito in legge n. 639 del 1996), nonchè deposito nei 30 giorni successivi alla scadenza del predetto, termini questi aventi natura perentoria per effetto dell’art.8 del medesimo r.d. n.1038/1933.
Orbene, nel caso concreto,   l’appello incidentale è stato notificato alla Procura generale, a mezzo del servizio postale con plico consegnato all’ ufficiale giudiziario, in data 26 marzo 2013 (e ricevuto, come risulta dall’avviso di ricevimento in atti,  in data 27 marzo 2013) allorquando il   termine di 60 giorni  decorrenti dalla data di notifica dell’atto d’appello principale (25 gennaio 2013)  non era  scaduto.
L’eccezione va pertanto respinta.
2.1. Va pregiudizialmente esaminata la questione di nullità  dell’atto di citazione per violazione dell’art 17 comma 30 ter, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78 convertito nella legge 3 agosto 2009, n. 102. rilevata dalla difesa del dr. Santa Cruz.
Va, in proposito, considerato che  l’art. 17, comma 30-ter del D.L. n. 78/2009,  dispone testualmente, nel testo vigente dopo la conversione in legge e le successive modifiche: “Le procure della Corte dei conti possono iniziare l'attività istruttoria ai fini dell'esercizio dell'azione di danno erariale a fronte di specifica e concreta notizia di danno, fatte salve le fattispecie direttamente sanzionate dalla legge. Le procure della Corte dei conti esercitano l'azione per il risarcimento del danno all'immagine nei soli casi e nei modi previsti dall'articolo 7 dalla legge 27 marzo 2001, n. 97. A tale ultimo fine, il decorso del termine di prescrizione di cui al comma 2 dell'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, è sospeso fino alla conclusione del procedimento penale. Qualunque atto istruttorio o processuale posto in essere in violazione delle disposizioni di cui al presente comma, salvo che sia stata già pronunciata sentenza anche non definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è nullo e la relativa nullità può essere fatta valere in ogni momento, da chiunque vi abbia interesse, innanzi alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei conti, che decide nel termine perentorio di trenta giorni dal deposito della richiesta”.
La giurisprudenza contabile   (cfr., ex plurimis, Sezione I app., 5.4.2011, n. 152 e 1.9.2010, n. 492; Sezione II app., 16.2.2012, n. 98 e 16.8.2010, n. 305; Sezione III app., 18.4.2012, n. 303) e  le stesse Sezioni riunite, con la sentenza 3.8.2011, n. 12/QM, hanno provveduto a dirimere i dubbi e le incertezze interpretative riguardanti   il significato da attribuire all’espressione “specifica e concreta notizia di danno”, e   hanno affermato che “il termine notizia, comunque non equiparabile a quello di denunzia, è da intendersi secondo la comune accezione di dato cognitivo derivante da apposita comunicazione, oppure percepibile da strumenti di informazione di pubblico dominio; l’aggettivo specifica è da intendersi come informazione che abbia una sua peculiarità e individualità e che non sia riferibile ad una pluralità indifferenziata di fatti, tale da non apparire generica, bensì ragionevolmente circostanziata; l’aggettivo concreta è da intendersi come obiettivamente attinente alla realtà e non a mere ipotesi o supposizioni. L’espressione nel suo complesso deve, pertanto, intendersi riferita non già ad una pluralità indifferenziata di fatti, ma ad uno o più fatti, ragionevolmente individuati nei loro tratti essenziali e non meramente ipotetici, con verosimile pregiudizio per gli interessi finanziari pubblici, onde evitare che l’indagine del PM contabile sia assolutamente libera nel suo oggetto, assurgendo ad un non consentito controllo generalizzato”.
Conseguentemente, sono stati ritenuti dalle medesime SS.RR., come idonei ad integrare gli estremi di una “specifica e concreta notizia di danno”: a) l’esposto anonimo, se riveste i caratteri di specificità e concretezza innanzi precisati; b) i fatti conosciuti nel corso della fase dell’invito a dedurre, anche per soggetti diversi dall’invitato, nei medesimi termini; c) i fatti conosciuti a seguito di de