#3963 Corte dei conti, sez. III, 4 agosto 2017, n. 411

Recupero somme erroneamente versate in sede di pensionamento – Riduzione trattamento provvisorio di pensione – Buona fede e affidamento

Data Documento: 2017-08-04
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

[X] In materia di trattamento pensionistico, in assenza di dolo dell’interessato, il disposto contenuto nell’art. 162 d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, concernente il recupero dell’indebito formatosi sul trattamento pensionistico provvisorio, deve interpretarsi nell’ambito della disciplina sopravvenuta contenuta nella legge 7 agosto 1990, n. 241, per cui decorso il termine posto per l’emanazione del provvedimento definitivo sul trattamento di quiescenza non può più effettuarsi il recupero dell’indebito, per il consolidarsi della situazione esistente, fondato sull’affidamento riposto nell’amministrazione. Lo spirare di termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo non priva, ex se, l’amministrazione del diritto-dovere di procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio; sussiste, peraltro, un principio di affidamento del percettore in buona fede dell’indebito che matura e si consolida nel tempo, opponibile dall’interessato in sede amministrativa e giudiziaria. Tale principio va individuato attraverso una serie di elementi quali il decorso del tempo, valutato anche con riferimento agli stessi termini procedimentali, e comunque al termine di tre anni ricavabile da norme riguardanti altre fattispecie pensionistiche, la rilevabilità in concreto, secondo l’ordinaria diligenza, dell’errore riferito alla maggior somma erogata sul rateo di pensione, le ragioni che hanno giustificato la modifica del trattamento provvisorio e il momento di conoscenza, da parte dell’amministrazione, di ogni altro elemento necessario per la liquidazione del trattamento definitivo.

Contenuto sentenza
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
Sezione Terza Giurisdizionale Centrale d’Appello
composta dai magistrati:
Dott. ssaFausta Di GraziaPresidente
Dott.Antonio GaleotaConsigliere relatore
Dott.ssaGiuseppa Maneggio Consigliere
Dott.ssa Giuseppina Maio Consigliere
Dott. Giovanni Comite Consigliere
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sull'appello in materia pensionistica n. 49107 proposto dalla   sig.ra GOLINI ANNAMARIA, rappresentata e difesa  dall’avv. Umberto Verdacchi, elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in Roma, via Catalani n. 31;
contro l’INPS, rappresentato e difeso dagli avv.ti Lidia Carcavallo, Luigi Caliulo, Maria Passarelli, e Filippo Mangiapane
avverso la sentenza della Sezione Giurisdizionale per il  Lazio n. 416/2014, depositata il 12.5.2014;
UDITI alla pubblica udienza del giorno 7 aprile 2017, con l'assistenza della sig.ra Maria Elisabetta Sfrecola, il relatore  Cons. Antonio Galeota, l’avv. Umberto Verdacchi per l’appellante e l’avv. Filippo Mangiapane  per l’INPS;  
 - Ritenuto in
FATTO
Con la sentenza in epigrafe, la Sezione Lazio di questa Corte ha respinto il ricorso della signora GOLINI ANNAMARIA in relazione alla vicenda che segue.
L’appellante, agente socio-sanitario già dipendente dell’ Università degli studi di Roma “La Sapienza”, in quiescenza per dimissioni dal 1° ottobre 1997, si era vista disporre il trattamento provvisorio di pensione con provvedimento dell’ Università A7782 del 28 ottobre 1997, con la corresponsione di una somma pari a euro 12.978,24 annui.
Successivamente, con decreto n. 3108 del 15 ottobre 2012 dell’ Università degli studi di Roma, le era stato liquidato il trattamento definitivo di pensione, con importo annuo lordo in euro 11.778,87.
Tale riduzione della pensione annua lorda era stata comunicata dall’Amministrazione dell’ Università alla pensionata con raccomandata, motivandosi “una non corretta valutazione dell’indennità di cui all’art. 45 del CCNL Comparto Università , sottoscritto il 21 maggio 1996” in sede di calcolo del trattamento provvisorio di pensione.
La ricorrente contestava il provvedimento di accertamento di indebito comunicato poi dall’INPS il 31 dicembre 2012, e preceduto dalla comunicazione sempre dell’INPS del 28 dicembre 2012, con cui veniva disposta, in sede di applicazione del decreto dell’ Università degli studi di Roma “La Sapienza”, una ritenuta mensile di euro 263,68 dalla rata di gennaio 2013 ai fini del recupero di euro 5.800,89.
La sentenza stabiliva la ripetibilità della suddetta somma, atteso che l’indebito si era formato in sede di liquidazione del trattamento provvisorio di pensione, come determinato nel novembre 1996, successivamente corretto nell’aprile 1998 e definitivamente determinato, con decreto dell’8 luglio 2008, a distanza di vari anni dalla data di collocamento a riposo (1° gennaio 1997). L’ente previdenziale aveva poi disposto il consequenziale recupero con la nota impugnata, datata 16 marzo 2010.
Riteneva il GUP che l’INPS avesse il diritto a ripetere quanto pagato, vigendo nell’ordinamento giuridico il principio della causalità delle attribuzioni patrimoniali, contemperato con la salvaguardia di situazioni consolidate nel tempo, almeno negli effetti patrimoniali medio tempore prodottisi.
Da ciò si faceva seguire la legittimità del recupero posto in essere dall’INPS, atteso che il richiamato contemperamento passava essenzialmente attraverso il meccanismo di una rateizzazione adeguata alla situazione economica del pensionato delle somme di pensione provvisoria percepite in più in buona fede, tenuto altresì conto del fatto che sulle stesse non vengono richiesti gli accessori.
Avverso la sentenza si è gravata la signora GOLINI per violazione e falsa applicazione dell’art. 162 del DPR 1092/1973, anche alla luce della giurisprudenza delle SS.RR di questa Corte (sent. N. 7/2007, 11/QM, 16/QM, nonché 2/QM/2012, non avendo il GUP adeguatamente considerato l’affidamento ingenerato nella pensionata dal consolidato protrarsi del trattamento provvisorio, assai tardivamente convertito in definitivo.
Ulteriore motivo di appello è rintracciato nella contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, posto che lo stesso Giudice Unico non ha attentamente valutato la violazione del limite temporale di cui alla l. 241/90 e non ha dato corso alla motivazione pur addotta in occasione dell’ordinanza di sospensiva adottata in fattispecie con ordinanza 278/2013.
Tali argomentazioni sono state ulteriormente esposte con memoria del marzo 2017.
Si è costituita l’INPS con memoria depositata il 27.3.2017, chiedendo il rigetto dell’appello, stante il chiaro percorso argomentativo seguito dalla Sezione territoriale, tenuto conto che non può essere rintracciato alcun vizio motivazionale nella insussistente aderenza della sentenza impugnata a quanto definito con la precedente ordinanza 278/2013, adottata a seguito di delibazione sommaria in sede cautelare.
Nella odierna pubblica udienza le parti hanno ribadito le rispettive argomentazioni come meglio esposte negli atti scritti ai quali si sono entrambe richiamate.
DIRITTO
L’ appello è fondato nel senso e nei limiti che seguono.
Il percorso motivazionale del giudice di prime cure, come effettivamente messo in luce dall’appellante, non appare essersi adeguatamente conformato ai chiari dettami nomofilattici stabiliti dalle SS.RR. di questa Corte con la sentenza 2/QM/2012, come rielaborato e plasmato dal diritto vivente di questa Sezione di appello, a cui si ritiene di dover dare continuità nel senso che segue.  
Invero, in materia di trattamento pensionistico provvisorio la sentenza delle Sezioni Riunite di questa Corte n. 7/QM/2007 aveva affermato che “in assenza di dolo dell’interessato, il disposto contenuto nell’art. 162 del d.P.R. n. 1092 del 1973, concernente il recupero dell’indebito formatosi sul trattamento pensionistico provvisorio, deve interpretarsi nell’ambito della disciplina sopravvenuta contenuta nella legge n. 241 del 1990, per cui a decorrere dall’entrata in vigore di detta legge n. 241 del 1990, decorso il termine posto per l’emanazione del provvedimento definitivo sul trattamento di quiescenza, non può più effettuarsi il recupero dell’indebito, per il consolidarsi della situazione esistente, fondato sull’affidamento riposto nell’Amministrazione”.
Successivamente, con sentenza n. 2/QM del 2012 le stesse Sezioni Riunite hanno precisato: “Lo spirare di termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo non priva, ex sé, l’amministrazione del diritto - dovere di procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio; sussiste, peraltro, un principio di affidamento del percettore in buona fede dell’indebito che matura e si consolida nel tempo, opponibile dall’interessato in sede amministrativa e giudiziaria. Tale principio va individuato attraverso una serie di elementi quali il decorso del tempo, valutato anche con riferimento agli stessi termini procedimentali, e comunque al termine di tre anni ricavabile da norme riguardanti altre fattispecie pensionistiche, la rilevabilità in concreto, secondo l’ordinaria diligenza, dell’errore riferito alla maggior somma erogata sul rateo di pensione, le ragioni che hanno giustificato la modifica del trattamento provvisorio e il momento di conoscenza, da parte dell’amministrazione, di ogni altro elemento necessario per la liquidazione del trattamento definitivo”.
Nei limiti consentiti dal presente grado di giudizio occorre rilevare che, nella specie, l’iter logico-giuridico della sentenza impugnata non appare coerente con i principi indicati dalla citata sentenza n. 2/QM/2012, essendo minato da una intrinseca contraddittorietà motivazionale.
Nella sentenza impugnata, infatti, pur ricordata l’indefettibile esigenza di garanzia dell’affidamento (in quanto essa costituisce, ex sé, l’oggetto della tutela giudiziale), né essendo stata messa in dubbio o negativamente dimostrata, in fattispecie, la sussistenza del requisito della buona fede nel percettore, il GUP, da un lato, ha  tenuto conto della straordinaria anomalia tempistica con cui si è addivenuti alle contestate modifiche peggiorative del trattamento economico (circostanza questa incontestabile e che, per quanto in qualche modo legata ad eventi non sempre riconducibili ad inerzie amministrative, non può riverberarsi a danno del percipiente e del suo affidamento), ma, dall’altro lato, ha fatto un generico, sintetico ed immotivato  riferimento al  principio generale di cui all’art. 2033 c.c., nulla argomentando  - come invece espressamente richiesto dalla menzionata giurisprudenza nomofilattica - in ordine al fondamento, all’ambito ed alle condizioni concrete di operatività della richiamata norma nonché sull’assolvimento dell’onere probatorio in capo al solvens che abbia fatto richiesta di ripetizione dell’indebito, reputando il mero richiamo alla norma come bastevole a giustificare la ripetibilità dell’indebito con l’ulteriore (ma, anche qui, incongrua) argomentazione secondo cui “il richiamato contemperamento” (tra ripetibilità dell’indebito e buona fede del percipiente) passerebbe  “attraverso il meccanismo di una rateizzazione adeguata alla situazione economica del pensionato delle somme di pensione provvisoria percepite in più in buona fede”.
In realtà, il meccanismo, eminentemente “tecnico”, della rateazione delle somme ripetibili non può essere assimilato ad una soluzione, schiettamente giuridica come richiesta dalla ricorrente in primo grado alla Sezione territoriale, di bilanciamento tra le due esigenze che pure la sentenza 2/QM/2012 effettivamente richiama.
Ne consegue  che la motivazione addotta dal GUP territoriale appare al Collegio inappropriata, di tal che la sentenza va annullata, l’appello va accolto e va operato il rinvio  alla Sezione territoriale affinché, in diversa composizione, si pronunci con adeguata motivazione sulla contestata fattispecie.
Spese al definitivo. 
P.Q.M.
La Sezione Terza Giurisdizionale Centrale d’Appello, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza o eccezione reiette, accoglie l’appello n. 49107 della signora GOLINI ANNAMARIA avverso la sentenza della Sezione Lazio di questa Corte n. n. 416/2014 e, per l’effetto, la annulla, rinviando alla stessa Sezione, ex art. 105 R.D. 1038/1933, ratione temporis applicabile alla fattispecie, affinché, in diversa composizione, si pronunci sul merito della causa.
Spese del grado al definitivo.
Manda alla Segreteria per i conseguenti  adempimenti di competenza.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 7 aprile 2017.
Depositata in Segreteria il giorno 4 Agosto 2017