#4125 Corte dei conti reg., Trentino-Alto Adige, 19 settembre 2016, n. 37

Commissione di concorso – Assegnazione incarico insegnamento a contratto – Spese legali poste giudizialmente a carico dell’ateneo

Data Documento: 2016-09-19
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Il danno da risarcimento non si presenta in alcun rapporto causale con l’attività della commissione giudicatrice, che pur ha adottato un provvedimento illegittimo di assegnazione di un incarico d’insegnamento a contratto, essendo tale danno piuttosto conseguenza di un’autonoma serie causale originata dalla decisione da altri presa di non resistere in un giudizio destinato a concludersi con una sicura pronuncia di reiezione dell’istanza proposta. L’ammontare del risarcimento versato in favore al candidato non vincitore, dunque, non risulta addebitabile ai componenti della commissione, a titolo di responsabilità erariale, in quanto essa consegue dalla scelta di aderire a un accordo transattivo piuttosto che resistere a un ricorso per responsabilità amministrativa chiaramente inammissibile in quanto tardivo.In merito alla responsabilità derivante dalla soccombenza in giudizio di una pubblica amministrazione, per quel che riguarda le spese di lite, deve ritenersi che quando non vi siano palesi e macroscopiche ragioni di non resistere in giudizio e, dunque, quando la lite non appaia temeraria, dette spese ricadono nel c.d. rischio che la pubblica amministrazione stessa si assume ogni qual volta decida di resistere in giudizio. Rischio che non può che ricadere, principalmente, sull’amministrazione medesima che agisce, discrezionalmente, dopo adeguata ponderazione degli interessi coinvolti sottesi, per tutelare l’interesse pubblico, essendo il risultato del contenzioso, comunque, potenzialmente, parimenti, favorevole o sfavorevole, secondo calcoli probabilistici presuntivi del singolo caso, per nulla certi in un giudizio ante causam.In merito all’imputabilità, a titolo di responsabilità erariale, delle spese di lite sostenute dall’amministrazione soccombente in capo ai funzionari responsabili dell’adozione di un provvedimento illegittimo, appare senz’altro rilevante il fatto che l’università abbia deciso di resistere in giudizio, anziché provvedere all’annullamento in autotutela degli atti in questione. La scelta operata dai vertici dell’ateneo di resistere in giudizio e di nominare il procuratore legale cui affidare l’assistenza nella causa si presenta come un elemento causale nuovo nella dinamica dei fatti che hanno prodotto l’evento dannoso di cui si discute, diverso e indipendente dall’azione svolta dai pubblici funzionari quali membri della commissione di concorso cui è imputabile l’adozione del provvedimento illegittimo.

Contenuto sentenza
GIUDIZIO DI CONTO
C. Conti Trentino-Alto Adige Sez. giurisdiz., Sent., 16-09-2016, n. 37
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
Sezione giurisdizionale di Bolzano
composta dai Magistrati:
Paolo NERI - Presidente
Enrico MARINARO - Consigliere
Irene THOMASETH - Consigliere relatore
Ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 1834/R del registro di Segreteria della Sezione, promosso dalla Procura Regionale nei confronti di K.S., nato il (...) a S. (D.) ed ivi residente in via A. S., n. 76, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Alberto Valenti e Elena Valenti, elettivamente domiciliato presso lo studio degli stessi in Bolzano, via Argentieri n. 23, giusta procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta; P.K., nato il (...) a S. C. (B.) e residente a E. in via Val di Fiemme 5/1, rappresentato e difeso dall'Avv. Carlo Bertacchi, con studio in Bolzano, via della Mostra n. 3, domiciliatario ai sensi della procura a margine della comparsa di costituzione; S.S., nato il (...) a A. P. ed ivi residente in via dei G. n. 35, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Alberto e Elena Valenti, con domicilio eletto presso lo studio degli stessi in Bolzano, via della Mostra n. 3, giusta procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta;
Visto l'atto di citazione in giudizio nonché tutti gli atti e i documenti di causa;
Uditi, nelle pubbliche udienze del 17 marzo 2016 e dell'11 maggio 2016 il relatore, Consigliere Irene Thomaseth e il Pubblico ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Alessia Di Gregorio, con l'assistenza del segretario dott.ssa Ombretta Ricoldo;
Considerato in
Svolgimento del processo
Con atto di citazione del 27 ottobre 2015, depositato il 30 ottobre 2015 presso la Segreteria di questa Sezione e regolarmente notificato ai convenuti il 16 rispettivamente 24 novembre 2015, la Procura regionale ha convenuto in giudizio i signori S.K., K.P. e S.S., per sentirli condannare al pagamento - in favore della Libera Università di Bolzano (LUB) - di Euro 36.288,43 oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese del presente procedimento, a titolo di rifusione del danno riportato dall'Università in una controversia amministrativa originata da una vicenda che aveva visti coinvolti i convenuti quali componenti la Commissione di concorso per l'assegnazione di un incarico di insegnamento a contratto presso la facoltà di Design e Arti per l'anno accademico 2012/2013.
In particolare, detto importo - che rappresenta il pregiudizio economico conseguito al pagamento di spese legali poste giudizialmente a carico dell'Ateneo rimasto soccombente in un contenzioso svoltosi innanzi al TRGA di Bolzano su ricorso di un docente, il dott. A.D.B., poi definito mediante atto transattivo successivamente stipulato sulla base di un parere legale a tal fine raccolto - così si compone:
- Euro 7.342,21 (di cui Euro 3.116,20 pagate il 17.01.2013 ed Euro 4.226,01 il 04.04.2013) corrisposti dalla LUB al proprio patrocinatore per l'assistenza legale prestata;
- Euro 6.970,43 per spese di lite rifuse al ricorrente sulla base della sentenza del Giudice amministrativo di accoglimento della domanda da esso proposta;
Al totale di Euro 14.312,64 per le spese legali sostenute nel giudizio svoltosi avanti al TRGA vanno aggiunti:
- Euro 2.475,79 quale onorario liquidato all'avvocato interpellato per un parere in ordine alla richiesta di risarcimento danni presentata dal dott. D.B. ai sensi dell'art. 30, comma 5 del c.p.a. nonché
- Euro 19.500,00 versati al predetto docente in seguito all'accordo transattivo conclusosi in sede stragiudiziale.
La Procura regionale, nel riferire diffusamente sul contenzioso amministrativo sorto in seguito al ricorso presentato dal prof. D.B., candidato nella procedura concorsuale per la selezione di un docente a contratto presso la facoltà di Design e Arti della LUB per l'anno accademico 2012/2013, ha riportato in citazione ampi stralci della sentenza del TRGA di Bolzano n. 88 dell'11 marzo 2013, in cui vengono svolti i motivi posti a fondamento della decisione del Giudice amministrativo, incentrati principalmente sulla ritenuta non trasparente nonché arbitraria applicazione dei criteri di valutazione indicati nel bando di concorso.
In particolare, nella esposizione dei fatti l'attore erariale narra del ricorso proposto dal candidato pretermesso nel concorso indetto per l'assegnazione di un incarico di insegnamento a contratto, per all'anno accademico 2012/2013, della materia "Metodi e tecniche di rappresentazione (rendering concettuale) (Rif. BAD-2b)" presso la Facoltà di Design e Arti della LUB, volto ad ottenere l'annullamento sia del bando di concorso stesso, sia dei provvedimenti di approvazione della graduatoria e del procedimento di selezione del docente, nonché dei verbali del procedimento di selezione, redatti dalla Commissione giudicatrice e conclusosi con la sentenza di accoglimento del ricorso n. 88 del 2013 sopra citata.
Inoltre, la pronuncia del Giudice amministrativo di annullamento del bando e degli atti della procedura selettiva (con conseguente condanna della LUB a rifondere al ricorrente le spese di giudizio), produceva, sempre secondo quanto esposto in citazione, un'ulteriore conseguenza, vale a dire la presentazione, da parte del dott. D.B., di una richiesta risarcitoria nei confronti dell'Università ai sensi dell'art. 30, comma 5 del Codice del processo amministrativo.
In seguito al nuovo ricorso proposto a fini risarcitori avanti al TRGA di Bolzano, le parti addivenivano, a tacitazione di ogni pretesa, alla stipula di un atto di transazione stragiudiziale in base al quale la LUB versava al docente Euro 19.500,00 e al proprio consulente legale, richiesto di esprimere un parere in merito alla richiesta risarcitoria, Euro 2.475,79.
Tali i fatti, l'attore contabile è dell'avviso che la responsabilità - sia per la soccombenza della LUB in sede giudiziale sia per le conseguenze sopportate dall'Ateneo in seguito alla ulteriore richiesta risarcitoria - debba essere addebitata ai membri della commissione giudicatrice, oggi convenuti. Reputa, infatti, che "è di tutta evidenza da quanto sopra esposto che dall'illegittimo agere della commissione esaminatrice è derivato un danno erariale per l'importo complessivo di Euro 36.288,43 in pregiudizio delle finanze della LUB, sia con riferimento alle spese legali sostenute dall'Ateneo sia con riguardo alla somma corrisposta, in forza dell'accordo transattivo, a titolo di risarcimento dei danni al dott. D.B.'".
Descrivendo i singoli passaggi dell'iter procedimentale che ha originato il nocumento patrimoniale per cui è causa e provvedendo, altresì, ad esporre i motivi che hanno portato il requirente a ritenere infondate le controdeduzioni svolte dai convenuti nel corso della fase istruttoria del presente procedimento, il P.M. contabile ha prospettato come senz'altro ascrivibile al comportamento gravemente colposo degli odierni convenuti il suindicato pregiudizio economico subito dall'Ateneo "quale danno erariale indiretto corrispondente alle somme pagate dalla LUB - a seguito della sentenza del TAR passata in giudicato e per l'effetto dell'accordo transattivo - dal dott. D.B., pregiudicato da fatti e atti illeciti imputabili alla LUB per colpa grave dei professori, che hanno operato quali agenti dell'ente pubblico".
Nel descrivere gli elementi necessari all'accoglimento della domanda, oltre all'elemento oggettivo del danno testé citato e al richiamato, inconfutabile, rapporto di servizio, la Procura attrice tiene a sottolineare - con riferimento all'elemento soggettivo e al nesso di causalità tra condotta ed evento - che il danno indiretto già descritto "solo apparentemente si ricollega a due aspetti: il bando e l'applicazione che dello stesso è stata data dalla commissione esaminatrice", in quanto l'illegittimità che costituisce il vero presupposto per la configurazione di tale danno deriverebbe esclusivamente dal fatto di non avere la commissione esaminatrice proceduto a sommare il punteggio ottenuto per i titoli e nel colloquio.
In altre parole, non il bando di concorso (annullato dal TRGA) e gli atti adottati sulla base di questo sarebbero, secondo l'assunto attoreo, da ritenersi causativi del danno prodotto, bensì unicamente l'applicazione pratica, data dalla Commissione esaminatrice, delle modalità previste nel bando stesso, applicazione pratica che "è stata causa unica o esclusiva, cioè di per sé sufficiente a produrre l'evento dannoso".
A tal proposito viene, in particolare, stigmatizzato il fatto di avere la Commissione, nella applicazione della disciplina concorsuale prevista dal bando - in cui veniva data, secondo la Procura "correttamente rilevanza alla valutazione dei titoli dei candidati, attribuendo ad essi 50 punti su 70 complessivi" -, considerato il solo esito del colloquio ai fini della determinazione del punteggio finale; per di più, in una procedura selettiva in cui il colloquio non aveva natura di esame ma di mera disquisizione sulla documentazione inoltrata.
In tale comportamento il P.M. contabile ravvisa un errore gravemente colposo, perché "contrario a qualunque canone di logica e ragionevolezza proprio di ogni commissario d'esame a prescindere dalle sue conoscenze o preparazione giuridica".
Parimenti censurabile sarebbe, sempre secondo l'attore erariale, la violazione dei principi generali dettati in materia di concorsi pubblici dal D.P.R. 9 maggio 2004, n. 487 (e segnatamente dal suo art. 8), in cui si sarebbe altresì concretizzato quel comportamento gravemente colposo "perché caratterizzato da negligenza, imprudenza e da inosservanza di leggi e principi generali chiari ed elementari che regolano la materia in modo pacifico ed inequivocabile, interpretati in modo univoco e costante dalla giurisprudenza del settore", anch'essa richiamata mediante la citazione di due pronunce di Tribunali Amministrativi Regionali.
Infine, circa l'efficacia esimente della prassi invocata dalle parti convenute, la Procura regionale ritiene che questa non possa essere riconosciuta in quanto dall'esame dei 35 bandi e dei relativi atti delle procedure concorsuali trasmessi dalla LUB sarebbe emerso che "nella quasi totalità dei casi la graduatoria finale è stata stilata sommando il punteggio dei titoli al punteggio dei colloqui".
2. Con comparsa di costituzione depositata il 19 febbraio 2016 si è costituito in giudizio il prof. K.P., rappresentato e difeso dall'avvocato Carlo Bertacchi, che ha contestato nel modo più reciso la fondatezza delle pretese azionate.
Nello svolgimento delle argomentazioni difensive, il legale ha esordito ponendo due quesiti la cui risoluzione è da ritenersi determinante ai fini del decidere.
Osservando, come necessaria premessa, che il ricorso presentato dal dott. A.D.B. innanzi al TRGA di Bolzano aveva ad oggetto, in primis, il bando di concorso per l'assegnazione di un insegnamento a contratto per l'anno accademico 2012/2013, che venne approvato con delibera del Consiglio di facoltà del 24 aprile 2012, l'avvocato Bertacchi si chiede, infatti, "a) a chi possa essere attribuita la responsabilità per la dedotta e riconosciuta illogicità/irrazionalità del bando" e "b) in che misura tale illogicità/irrazionalità del bando abbia determinato la dedotta erroneità dell'agere dei componenti la commissione", posto che il medesimo testo era stato utilizzato anche in anni antecedenti - a partire dal anno accademico 2008/2009 - in altri bandi, compreso quello dell'anno precedente, in cui l'incarico di insegnamento era stato assegnato proprio al dott. D.B..
Secondo quanto riferito dall'avvocato Bertacchi - che ha suffragato le sue affermazioni mediante la produzione di una serie di bandi (doc. n.3) riguardanti procedimenti svoltisi negli anni accademici dal 2008/2009 al 2011/2012 -, fino all'impugnazione proposta nel 2012 dal proprio assistito, la facoltà provvide ad espletare 25 procedimenti con le due fasi e tutti, come tiene ad evidenziare il legale, senza che si procedesse alla sommatoria dei punteggi ottenuti nella prima fase (quella di verifica dei titoli necessari per l'accesso) e la seconda; anzi, in ben 7 di tali procedimenti non vi sarebbe neppure corrispondenza tra la graduatoria risultata dalla prima fase e quella finale.
Con la dimostrazione del fatto che la lettura del bando data dagli odierni convenuti non venne in precedenza mai messa in discussione né dall'Amministrazione o dall'Ufficio legale dell'Università né fu mai oggetto di rilievi o impugnazioni da parte di candidati, ivi compreso lo stesso dott. D.B., la difesa intende confutare la tesi della Procura attrice, la quale ravvisa nella condotta dei convenuti sia un comportamento gravemente colposo sia un nesso di causalità tra l'azione della commissione esaminatrice e l'evento dannoso, nonché la conseguente configurabilità degli elementi necessari a una pronuncia di condanna.
Con specifico riferimento all'efficacia causale, il patrocinatore del prof. P. ha sottolineato come la decisione dell'Università - adottata in seguito al ricorso proposto dal docente pretermesso - di resistere in giudizio anziché procedere all'annullamento - in sede di autotutela - del bando e delle determinazioni della Commissione, debba essere considerata causa sopravvenuta, come tale da sola sufficiente a determinare l'evento.
Per quanto riguarda, invece, l'elemento soggettivo - vale a dire la rimproverabilità del comportamento in concreto tenuto dai membri della commissione convenuti nel presente giudizio - l'avvocato ha inoltre rilevato come non potesse certo considerarsi agevolmente esigibile una condotta alternativa da parte di professori di design prima dell'annullamento del bando da parte del TRGA, quando sia il responsabile del procedimento, laureato in giurisprudenza, sia gli amministrativi della Facoltà nonché il legale esterno non ritennero opportuno procedere all'annullamento in autotutela degli atti di conferimento della docenza, ma espressero l'avviso che fosse necessario resistere in giudizio ed, in seguito, opportuno addivenire alla transazione stragiudiziale.
La difesa del prof. P. ha concluso, quindi, chiedendo, in via principale il rigetto della domanda attrice e, in via subordinata, il più ampio uso del potere riduttivo in considerazione della condotta pregressa e della personalità del convenuto.
3. I professori S.S. e S.K. si sono costituiti in giudizio con il patrocinio degli avvocati Alberto ed Elena Valenti i quali hanno, nella comparsa di costituzione e risposta depositata il 26 febbraio 2016, contestato tutto quanto ex adverso dedotto.
Partendo dalla sentenza del TRGA di Bolzano, da cui è derivato il danno di cui i convenuti sono chiamati a rispondere nel presente giudizio, anche i difensori dei professori Simonelli e K. hanno posto in rilievo come il punto centrale della pronuncia del Giudice amministrativo fosse rappresentato dall'annullamento del bando per l'assegnazione del posto di insegnante a contratto, approvato con delibera Consiglio di facoltà n. 19 del 24 aprile 2012.
Sulla base del predetto bando - che riproduceva la formulazione di testi di bando adottata anche negli anni precedenti - la Commissione, lungi dall'applicare le regole ivi contenute in modo autonomo, ha, secondo quanto rilevato dagli avvocati Valenti, "semplicemente agito secondo un criterio applicato dalla Facoltà di Design e Arti della LUB da più di dieci anni", come comprovato anche dalla documentazione prodotta in atti da parte convenuta.
Inoltre, tengono ancora ad evidenziare i difensori, il procedimento seguito dalla Commissione nella selezione del docente a contratto e la graduatoria stilata a conclusione dello stesso "era stato approvato all'unanimità dal Consiglio di facoltà" con Delib. n. 34 del 2012. Viene poi precisato che il responsabile del procedimento - la Direttrice Amministrativa della facoltà, dott.ssa F.D. - era sempre presente alle riunioni del Consiglio di facoltà.
La descritta prassi consolidata nonché le indicazioni del Consiglio di facoltà a cui i membri della commissione si sarebbero attenuti, porterebbe ad escludere, secondo l'assunto difensivo, qualsiasi responsabilità in capo ai convenuti per mancanza dell'elemento soggettivo della colpa grave.
Non solo, anche con riferimento allo stesso elemento oggettivo della responsabilità amministrativa la tesi della difesa porta ad escludere la mancanza di presupposti per un condanna.
Invero, non avendo i convenuti partecipato in alcun modo ai processi decisori dell'Ateneo che portarono, in un primo momento, a decidere di resistere in giudizio davanti al TRGA anziché agire in via di autotutela e, in un secondo momento, ad addivenire alla transazione stragiudiziale, la condotta degli stessi non sarebbe in alcun rapporto causale con il danno erariale così come quantificato dalla Procura attrice.
In conclusione, gli avvocati Valenti hanno anch'essi chiesto, in via principale di merito, il rigetto della domanda attrice e, in via subordinata di merito, l'applicazione del potere riduttivo con vittoria di spese.
Hanno inoltre formulato, quale ulteriore richiesta istruttoria, istanza, ex art. 244 c.p.c., di assunzione di prova testimoniale sui capitoli formulati in comparsa di costituzione e a mezzo del teste ivi indicato.
La prima udienza di discussione, fissata per il 17 marzo 2016, veniva, su conforme richiesta della Procura regionale, rinviata per approfondimenti istruttori all' 11 maggio 2016, con termine fino a 10 giorni prima per il deposito di eventuali atti.
In data 25 marzo l'avvocato Bertacchi depositava, in originale, la documentazione già allegata in copia alla comparsa di risposta del 19 febbraio 2016.
Con nota di deposito del successivo 2 maggio il P.M. contabile produceva copia dei bandi relativi alle procedure concorsuali per l'assegnazione di insegnamento a contratto presso la facoltà di Design e Arti della LUB per gli anni accademici dal 2008/2009 al 2015/2016, con note esplicative contenute nella memoria autorizzata del 29 aprile 2016.
All'udienza dell'11 maggio 2016, la Procura attrice e le difese dei convenuti ribadivano le rispettive considerazioni e confermavano le conclusioni già rassegnate in atti; a termine della discussione, la causa veniva trattenuta in decisione.
Ritenuto in
Motivi della decisione
1. La questione posta all'esame di questa Sezione riguarda una fattispecie di responsabilità amministrativa che la Procura regionale ritiene sussistere nei confronti degli odierni convenuti, per avere gli stessi - in qualità di membri di una Commissione di concorso - cagionato, con il loro comportamento gravemente colposo, un danno patrimoniale alle finanze della Libera Università di Bolzano per complessivi Euro 36.288,43.
In particolare, della causazione del danno indiretto - "che si correla, come già esposto nella narrativa in fatto, al pregiudizio sofferto dal dott. D.B., ricorrente innanzi al TRGA, sia in termini di spese legali sia sotto il profilo del risarcimento del danno" - vengono chiamati a rispondere i componenti la Commissione giudicatrice in una procedura selettiva per l'assegnazione di un posto di docente a contratto, i professori S.K., K.P. e S.S. in quanto la Procura erariale, nell'esaminare "quale evento è stato conditio sine qua non per la produzione del danno......ritiene che solo la condotta dei commissari d'esame abbia causato il danno del dott. D.B. e il conseguente pregiudizio alle finanze della LUB".
1.1. Le difese dei convenuti confutano decisamente tale assunto, eccependo entrambe l'insussistenza di due degli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa, vale a dire la carenza del nesso causale tra il comportamento tenuto dai convenuti e il danno subito dall'Ateneo, nonché la mancanza dell'elemento soggettivo della colpa grave, elementi entrambi previsti dalla normativa vigente - insieme all'evento dannoso e al rapporto di servizio - come necessari a fondare tale tipo di responsabilità.
Nell'argomentare in ordine all'elemento concernente "l'efficacia causale autonoma, da sola sufficiente a determinare l'insorgenza del danno erariale", l'avvocato Bertacchi rimarca come non possa essere revocato in dubbio che "a cagionare il medesimo non sia stata la erronea formazione della graduatoria dei candidati, bensì la decisione dell'Amministrazione......di non procedere ad annullamento in autotutela, ma di resistere in giudizio".
Ciò, in quanto "Appare, invero, evidente come possa e debba essere in questa sede considerata causa sopravvenuta, rispetto alle condotte rimproverate ai convenuti, che certamente è stata da sola sufficiente a determinare il danno erariale, come azionato dalla Procura procedente: la decisione di resistere in giudizio al ricorso interposto dal dott. D.B. "
Per quanto riguarda la valutazione della colpa grave, gli avvocati Valenti - richiamando la giurisprudenza di questa stessa Corte dei conti che, fin da epoca risalente, la identifica in una "sprezzante trascuratezza dei propri doveri, resa ostensiva attraverso un comportamento improntato a massima negligenza o imprudenza ovvero ad una particolare noncuranza degli interessi pubblici" (cfr. SS.RR. sentenza 14 settembre 1982, n. 313/A) - tengono a sottolineare come la Commissione esaminatrice, lungi dall'applicare il bando in modo arbitrario e "men che meno autonomo", abbia "semplicemente agito secondo un criterio applicato dalla Facoltà di Design e Arti della LUB da più di dieci anni, così come ratificato peraltro dagli organi dell'Università".
1.2. Il Collegio è dell'avviso che le suddette conclusioni siano pienamente condivisibili e debbano di conseguenza essere accolte per le ragioni di seguito riportate.
Posto che, di fronte al dato oggettivo, incontestabile (e incontestato), dell'uscita dalle casse della LUB degli importi già specificati, il danno erariale dalla stessa sofferto può ritenersi assodato, la prima questione da esaminare è quella riguardante l'esistenza o meno di un nesso di causalità (o rapporto di dipendenza, che dir si voglia) tra la perdita di danaro subita dall'Ateneo in seguito al pagamento delle spese legali e di risarcimento danni e la condotta dei soggetti qui convenuti, nesso che l'attore erariale ritiene senz'altro dimostrato assumendo che "è di stretta evidenza logica dedurre che l'operato della Commissione sia stato determinante".
A tal proposito è utile riprendere le singole voci di danno che l'organo requirente ha addebitato ai convenuti, indicate in citazione e già riportate nella parte in fatto, che possono essere, come sopra precisato, tra loro aggregate come componenti di due distinte poste, vale a dire: a) il danno derivato dalle spese legali sostenute in seguito alla soccombenza nel giudizio svoltosi avanti al TRGA (per Euro 14.312,64) e b) il nocumento patrimoniale conseguito all'accordo transattivo conclusosi in sede stragiudiziale (per un totale di Euro 21.975,79).
1.2.1. Nell'esaminare quale rapporto intercorra tra la condotta degli odierni convenuti e l'evento dannoso ad essi contestato, questo Giudice reputa opportuna iniziare la propria analisi con riferimento alla seconda posta di danno indicata, quella conseguita al risarcimento del danno lamentato dal dott. D.B..
Ciò, in quanto la questione si presenta di agevole soluzione alla luce delle regole dettate dal D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, recante norme per il riordino del processo amministrativo e pubblicato nella Gazz. Uff. del 7 luglio 2010, n. 156, giacché un più attento esame delle disposizioni in esso contenute - senz'altro applicabili anche al caso di specie, in quanto entrate in vigore il 16 settembre 2010 (cfr. art. 2 c.p.a.) - avrebbe senz'altro portato (come più oltre verrà specificato) ad eludere il danno derivato dall'esborso delle somme risarcitorie.
Partendo dall'esame dei fatti da cui è scaturita tale ipotesi di danno, risulta dagli atti di Procura (doc. n. 12) che, in seguito al passaggio in giudicato della sentenza del TRGA di Bolzano n. 88 dell'11 marzo 2013, il dott. D.B., a mezzo dei suoi patrocinatori nel giudizio amministrativo, gli avvocati Sergio e Giuliana Dragogna, propose ricorso ex art. 30, comma 5 del c.p.a. contro la LUB e il suo Rettore nonché il Preside della facoltà di design, per ottenere la condanna al risarcimento del danno subito, quantificato in Euro 11.361,68 a titolo di danno emergente ed Euro 25.000,00 per lucro cessante.
Detto ricorso, che reca la data del 14 dicembre 2013 e, in calce, il nr. 7/2013 del 16 dicembre 2013 del registro cronologico di studio, riporta sul frontespizio il timbro di entrata della LUB prot. n. 8626 del 20 dicembre 2013 e indica, nella relata di notifica, i numeri di raccomandata A/R, con cui venne notificato a mezzo servizio postale ai singoli convenuti.
È parimenti agli atti (sempre al doc. n. 12 di Procura) l'esito del parere redatto dall'Avv. Massimo Rocchi in data 15 dicembre 2014, in cui il legale della LUB consigliava all'Ateneo di chiudere bonariamente la vertenza incombente, esprimendo l'avviso che "la soluzione transattiva ......rappresenta tutto considerato una proficua soluzione anche per la LUB, che in questo modo eviterebbe i rischi della prosecuzione del giudizio ed i costi legali ad esso connessi".
Sulla base di tale parere, in data 17 dicembre 2014 veniva sottoscritto dal dott. D.B. da una parte e dal Presidente della LUB, dott. K.B. e l'Avv. Rocchi dall'altra, un atto di transazione stragiudiziale con cui la LUB disponeva il versamento di Euro 19.500,00 al dott. A.D.B. "a transazione e saldo di ogni diritto e pretesa" e a fronte dell'impegno dello stesso D.B. "a non presentare domande di fissazione d'udienza nel ricorso iscritto sub. n. 19/14 avanti al TRGA Sezione autonoma di Bolzano, determinando la perenzione del ricorso ai sensi dell'art. 81 e 83 del cpa".
Ciò premesso, e passando alla normativa applicabile al caso de quo, è noto che le disposizioni che regolano l'azione di cognizione volta ad ottenere il risarcimento di un danno ingiusto derivante dall'illegittimo esercizio dell'attività amministrativa sono contenute nell'art. 30 del c.p.a., il cui 5 comma (a norma del quale venne avanzata anche l'istanza risarcitoria del dott. D.B.) la quale statuisce: "Nel caso in cui sia stata proposta azione di annullamento la domanda risarcitoria può essere formulata nel corso del giudizio o, comunque, sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza".
Tale disposizione, che disciplina l'azione risarcitoria conseguente all'azione di annullamento di un provvedimento illegittimo - prevedendo che la domanda risarcitoria possa essere formulata sia nel corso del giudizio, ovvero nel ricorso introduttivo insieme alla domanda caducatoria oppure successivamente, sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza, con atto notificato alle controparti - ha dato luogo a non pochi problemi interpretativi, primo fra tutti quello concernente la sua efficacia temporale.
In sostanza, la novità della previsione di un termine decadenziale in precedenza sconosciuto al sistema processuale, dopo l'entrata in vigore del nuovo codice, ha posto il problema dell'applicabilità, ai fatti antecedenti la sua entrata in vigore (il 16 settembre 2010), della sopravvenuta normativa in tema di decadenza dall'azione risarcitoria introdotta dal codice stesso, in sostituzione dell'ordinaria disciplina che prevedeva un termine di prescrizione, per il risarcimento da fatto illecito, di 5 anni.
La giurisprudenza amministrativa prevalente ha concluso che trattasi di un "termine processuale di decadenza, introdotto dal codice", affermando contestualmente che "non per questo si può sostenere che debba applicarsi retroattivamente a fattispecie anteriori soggette, sul piano sostanziale, al solo termine di prescrizione quinquennale", ritenendo che "il codice del processo amministrativo, al contrario, ha previsto che, per i termini ancora in corso alla data della sua entrata in vigore, continui ad applicarsi la precedente disciplina processuale, in deroga al principio tempus regit actum e con previsione, quindi, della ultrattività di tale disciplina" (cfr. Cons. Stato, Sez IIIa, n. 297 del 22.01.2014; ibidem 13.01.2016, n. 72).
Altra giurisprudenza è dell'avviso che l'art. 30 comma 5 c.p.a., nel limitare la possibilità di agire per il risarcimento del danno da atto amministrativo illegittimo ai 120 giorni successivi al passaggio in giudicato della sentenza che annulla l'atto lesivo, si configuri come norma sostanziale, e non meramente processuale, poiché di fatto va ad incidere sulla estensione temporale del diritto al risarcimento del danno da atto amministrativo illegittimo, senza prevedere però nulla di specifico con riferimento ai diritti risarcitori venuti ad esistenza prima della entrata in vigore del nuovo codice (cfr. T.A.R. Torino, Sez. IIa 02.05.2015, n. 746)
In ogni caso, i problemi ermeneutici che hanno impegnato la giustizia amministrativa e che possono ritenersi ormai superati dal principio, secondo cui nella successione tra un termine sostanziale e un nuovo termine processuale, precedentemente non previsto, deve essere chiara la ultrattività del primo "poiché altrimenti si perverrebbe all'iniqua conclusione che una disciplina processuale, nell'introdurre un limite temporale all'esercizio di una situazione giuridica soggettiva, possa modificare in peius e retroattivamente la meno restrittiva disciplina sostanziale applicabile a situazioni già esauritesi, in spregio, peraltro, degli artt. 3, 24 e 111 Cost." (cfr. Cons. di Stato, Sez. IIIa n. 297 del 2014, già citata), sono stati menzionati in questa sede a scanso di ogni equivoco ed al solo fine di evidenziare la sicura applicabilità delle nuove regole processuali al caso che ci occupa, in quanto i fatti di causa si sono svolti tutti in epoca antecedente il 16 settembre 2010.
Orbene, dalla lettura degli atti di causa è facilmente arguibile che il ricorrente innanzi al TRGA D.B. ha scelto la seconda delle due vie praticabili al fine di ottenere il risarcimento del danno derivato dalla sua postergazione in graduatoria nel concorso ad un posto di docente a contratto, vale a dire quella di avanzare la richiesta risarcitoria dopo la proposizione, avanti al TRGA di Bolzano, dell'azione di annullamento degli atti di concorso e la conclusione del relativo processo amministrativo; in altri termini, egli ha preferito optare per l'immediato esercizio della sola azione di annullamento, per poi valutare la sussistenza dei presupposti per l'esperimento dell'azione di risarcimento ai sensi del 5 comma dell'art. 30 del c.p.a..
Sennonché, come già ampiamente messo in evidenza, la norma statuisce che il ricorso deve essere proposto "comunque sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza".
Ebbene, la sentenza del TRGA di Bolzano n. 88 del 2013 con cui, in accoglimento ricorso proposto dal D.B. nel 2012, vennero annullati gli atti di concorso impugnati, è stata depositata in data 11 marzo 2013.
Ai sensi dell'art. 89, comma 3 c.p.a. "Il segretario dà atto del deposito in calce alla sentenza, vi appone la data e la firma ed entro cinque giorni ne dà comunicazione alle parti costituite".
Sennonché, dalla relazione di notifica dell'11.03.2013, concernente l'avvenuto deposito di sentenza, si evince che alle parti venne regolarmente notificato - in data 12 marzo 2013 - non solo l'avviso di deposito della sentenza, ma anche, come si legge testualmente sul frontespizio dell'avviso stesso, "copia conforme della sentenza in oggetto" (doc. n. 5 atti di Procura).
Alla luce di ciò, sia detto per inciso, la successiva notifica della sentenza n. 88/2013 del TRGA ad opera del ricorrente risultato vittorioso (doc. n. 12 atti di Procura) è stata effettuata ad abundantiam e inutilmente (in quanto tutte le parti ne erano già in possesso e a perfetta conoscenza); darle un rilievo diverso equivarrebbe a considerarla, inopinatamente, idonea a procrastinare i termini prescritti rigorosamente dalla legge