#4105 Corte dei conti reg., Toscana, 12 dicembre 2016, n. 356

Consorzio universitario – Abuso di ufficio nella stipulazione di contratti di lavoro – Peculato e abuso patrimoniale

Data Documento: 2016-12-12
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Il giudizio penale è volto all’accertamento di una ipotesi di reato (doloso o colposo che sia) al fine della irrogazione di una pena commisurata alla gravità dello stesso. In assenza di tutti gli elementi costitutivi del reato non vi è condanna ma la stessa condotta, posta in essere dai convenuti, potrebbe essere comunque censurabile sotto il diverso profilo del risarcimento erariale. In particolare, mentre il Giudice penale emette provvedimenti di condanna solo in presenza di tutti gli elementi del reato e non deve necessariamente quantificare il danno se non ai fini della mera determinazione della pena, il Giudice contabile deve accertare un danno erariale concreto ed attuale su presupposti diversi con il minimum del riscontro della colpa grave. Per questo è di tutta evidenza come vi sia autonomia di giudizi al di fuori dell’ipotesi del giudicato penale di assoluzione ex art. 652 c.p.p. per alcuni capi di imputazione.Nell’ipotesi in cui le condotte illecite si siano svolte in modo del tutto palese e la ritardata scoperta del danno sia attribuibile all’omessa vigilanza degli organi ad hoc preposti, i quali potrebbero essere chiamati a rispondere della maturata prescrizione, non sussiste occultamento doloso.L’atto di citazione è strumento processuale che, per assolvere alla duplice funzione di vocatio in ius e di editio actionis, deve contenere gli elementi necessari per consentire al giudice di pervenire alla richiesta pronuncia. Pertanto, se risultano chiaramente esposti i fatti in conseguenza dei quali viene ravvisata la sussistenza del danno erariale e sono altresì indicati i titoli sui quali è fondata la domanda di risarcimento, l’omessa (eventuale) specificazione delle singole responsabilità non può assurgere a vizio di nullità della citazione. In altri termini, la fattispecie della assoluta incertezza in ordine all’oggetto della domanda, di cui all’art. 164, comma 4, c.p.c. – che comporta la nullità della citazione, con conseguente inammissibilità della domanda attrice – potrebbe verificarsi solo qualora mancassero del tutto le conclusioni in ordine all’oggetto della domanda, o quando alcune delle indicazioni fornite fossero contraddittorie o insufficienti, tanto da non consentire di dedurre, secondo il libero apprezzamento del giudice, l’elemento della domanda attrice richiesto dalla legge.La Corte dei conti, nella sua qualità di giudice contabile, può e deve verificare la compatibilità delle scelte amministrative con i fini pubblici dell’ente. Infatti, in base all’art. 1, comma 1, l. 14 gennaio 1994, n. 20, l’esercizio in concreto del potere discrezionale dei pubblici amministratori, ossia la scelta comparativa tra più soluzioni equivalenti sul piano del merito, costituisce espressione di una sfera di autonomia che il legislatore ha inteso salvaguardare dal sindacato della Corte dei conti. In tale prospettiva, le aree della discrezionalità amministrativa devono essere espressamente attribuite dalla legge, escludendo dal sindacato giurisdizionale sulle scelte discrezionali soltanto quelle in relazione alle quali la legge attribuisce all’amministrazione una scelta elettiva tra diversi comportamenti, negli stretti limiti di tale attribuzione.L’art. 1, comma 1, l. 7 agosto 1990, n. 241 stabilisce che l’esercizio dell’attività amministrativa deve ispirarsi ai criteri di economicità e di efficacia, che costituiscono specificazione del più generale principio sancito dall’art. 97 Cost., e assumono rilevanza sul piano della legittimità (non della mera opportunità) dell’azione amministrativa. Pertanto, la verifica della legittimità dell’attività amministrativa non può prescindere dalla valutazione del rapporto tra gli obiettivi conseguiti e i costi sostenuti. A tale stregua, l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali compiute dai soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti non comporta la sottrazione di tali scelte ad ogni possibilità di controllo della conformità alla legge dell’attività amministrativa anche sotto l’aspetto funzionale, vale a dire in relazione alla congruenza dei singoli atti compiuti rispetto ai fini imposti, in via generale o in modo specifico, dal legislatore.

Contenuto sentenza
GIUDIZIO DI CONTO
C. Conti Toscana Sez. giurisdiz., Sent., 12-12-2016, n. 356
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE TOSCANA
composta dai seguenti magistrati:
Ignazio DEL CASTILLO - Presidente
Carlo GRECO - Consigliere - relatore
Angelo BAX - Consigliere
ha pronunciato la seguente
SENTENZA PARZIALE
sul giudizio di responsabilità, iscritto al n.59653/R del Registro di segreteria e promosso dalla Procura regionale nei confronti dei sigg.ri:
- B.L., nato a S. G. V. il (...) e residente a R. in Via P. 94/I - C.F. (...), parte rappresentata e difesa dall'Avv. Domenico IARIA con studio in Firenze alla via de' Rondinelli n.2;
- C.M., nato a Malè (TN) il 10/12/1944 e residente a Firenze in Via G. Dolfi 1 - C.F. (...), parte rappresentata e difesa dagli Avv.ti Fausto FALORNI e Federico DE MEO con studio in Firenze alla via dell'Oriuolo n.20;
- C.A., nato a N. il (...) e residente a N. in Via P. 115 sc. A piano 2 - C.F.(...), parte rappresentata e difesa dagli Avv.ti Gennaro TERRACCIANO e Amelia CUOMO elettivamente domiciliati presso lo studio dell'Avv. Gaetano VICICONTE in v.le Mazzini n.60;
- S.A., nato a P. d'A. (N.) il (...) e residente a F., in Via G. C. 13 - C.F. (...), parte rappresentata e difesa dagli Avv.ti Giuseppe MORBIDELLI e Alfonso VISCUSI con studio in Firenze alla via La Marmora n.14;
- S.D., nata a T. il (...) e residente a S. M. (P.) in Via A. A. 6 - C.F. (...), parte rappresentata e difesa dall'Avv. Marco SCARABOTTOLO con studio in Empoli (FI) alla via Cherubini n.53;
Visto l'atto di citazione del Procuratore Generale Angelo CANALE, datato 29 ottobre 2013;
Uditi, nella pubblica udienza del 28 gennaio 2015, con l'assistenza del Segretario Lina PELLINO, il relatore Consigliere Carlo GRECO, gli Avv.ti Gennaro TERRACCIANO, Silvia SANTINELLI, Fausto FALORNI, Federico DE MEO, Alfonso VISCUSI, Giuseppe MORBIDELLI, Marco SCARABOTTOLO per i rispettivi convenuti ed il Vice Procuratore Generale Letizia DAINELLI;
Visto l'art.132 c.p.c. (così come modificato dall'art.45, comma 17, L. n. 69 del 2009) da ritenersi applicabile anche al processo contabile per effetto del rinvio di cui all'art.26 del R.D. n. 1038 del 1933;
Esaminati gli atti e i documenti tutti della causa;
Ritenuto in
Svolgimento del processo
Con l'atto di citazione in esame la Procura regionale ha convenuto in giudizio i nominati per sentirli condannare "al pagamento, in favore dell'erario, delle somme dettagliatamente indicate nel presente atto di citazione. Tali somme dovranno essere aumentate degli interessi legali e della rivalutazione, a decorrere dal momento dell'effettivo depauperamento dell'Amministrazione e fino all'effettivo soddisfacimento delle ragioni del creditore e per la causale di cui in narrativa, oltre al pagamento delle spese del giudizio".
Al riguardo sempre l'atto di citazione indica i seguenti importi di cui i convenuti sono chiamati a rispondere, per il "danno erariale commesso ai danni del Consorzio e del SUM" nella seguente misura:
"- il solo A.S.: Euro 369.578,26 (di cui Euro 185.402,67 per il danno recato al Consorzio, ed Euro 184.175,59 per il danno recato al SUM);
- la sola D.S.: Euro 10.105,32 (di cui Euro 5.778,50 per il danno recato al Consorzio, ed Euro 4.326,82 per il danno recato al SUM);
- A.S. e D.S.: Euro 56.976,03, tutti riferibili al Consorzio, nella misura del 50% ciascuno;
- B.L. e D.S.: Euro 3.957,50, tutti riferibili al SUM, nella misura del 50% ciascuno;
- S.A. e B.L.: Euro 2.607,08, tutti riferibili al SUM, nella misura del 50% ciascuno;
- il solo L.B.: Euro 33.923,16, tutti riferibili al SUM;
- il solo A.C.: Euro 26.664,75, tutti riferibili al SUM;
- il solo M.C.: Euro 5.507,95, tutti riferibili al SUM".
Dalle allegazioni processuali risulta, in fatto, che in data 21 settembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze trasmetteva alla Procura erariale copia dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. nei confronti di più soggetti tra cui anche i convenuti (cfr. all.1 della nota di deposito n.1 del 29 ottobre 2013).
Stante la complessità delle indagini e le numerosissime fattispecie penali rilevate, le imputazioni contestate nell'avviso di cui sopra venivano così ripartite dalla Procura della Repubblica:
1. abusi di ufficio nella stipulazione dei contratti di lavoro;
2. delitti individuali di peculato e abuso patrimoniale su fondi pubblici;
3. delitti commessi, in concorso, di peculato e abuso patrimoniale su fondi pubblici.
Per ogni tipologia di imputazione, veniva aperto dalla Procura requirente un distinto procedimento e l'odierno è relativo alla sola ipotesi seconda, cioè ai delitti individuali di peculato e abuso patrimoniale su fondi pubblici.
Per gli altri capi di imputazione, il PM si è riservato di procedere separatamente, all'esito delle relative indagini istruttorie.
In sintesi, come riportato in citazione, i fatti che hanno dato luogo all'apertura del procedimento penale sono relativi alle rispettive gestioni del cd. Consorzio Interuniversitario e dell'Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM).
Risulta dagli atti che l'"Istituto Italiano di Scienze Umane" è nato come Consorzio Universitario costituito il 30 ottobre 2002, successivamente riconosciuto dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) con D.M. 30 gennaio 2003, con denominazione "Consorzio Interuniversitario - Istituto Italiano di Scienze Umane".
I fondatori del Consorzio erano l'Università degli Studi di Firenze, l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna, l'Università degli Studi di Napoli Federico II, l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale e l'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli.
L'attività del Consorzio consisteva essenzialmente nel coordinamento delle attività di ricerca poste in essere nel campo delle scienze sociali ed umane dalle scuole per l'Alta formazione universitaria, nella promozione e nel sostegno didattico dei corsi attivati presso le Università consorziate e non, nell'organizzazione di propri corsi dottorali e post-dottorali, anche in collaborazione con altre Università e istituti di ricerca nazionali e internazionali.
Il Consorzio doveva operare con personale tecnico e amministrativo posto a disposizione da parte delle Università consorziate, fatta salva la possibilità di integrare la dotazione organica acquisendo ulteriori risorse con i propri fondi.
Con D.M. del 18 novembre 2005, il MIUR ha poi istituito l'"Istituto Italiano di Scienze Umane" (SUM). La nascita di tale istituto avrebbe dovuto determinare lo scioglimento del Consorzio ma invece l'Assemblea dei Consorziati decise di mantenerlo in vita, modificandone la denominazione in "Consorzio Interuniversitario per la promozione e il sostegno di attività comuni di alta formazione e di ricerca nel campo delle scienze umane e sociali".
Il SUM, a differenza del Consorzio, aveva il rango di vera e propria Università, con autonomia amministrativa e didattica, nell'ambito delle scienze umane.
Per l'assolvimento delle proprie finalità, il SUM promuoveva l'istituzione di corsi di dottorato di ricerca e attività di formazione post-dottorale, tra cui quelli in precedenza attivati dal Consorzio che sono transitati in blocco alla gestione del SUM.
Anche i contratti di collaborazione stipulati dal Consorzio, con poche eccezioni, sono transitati al SUM, fra le eccezioni di particolare rilevanza, per le motivazioni più avanti esposte, è quella del contratto con la sig.ra D.S., il cui rapporto è continuato a rimanere in essere con il Consorzio.
In concreto il SUM è stato il diretto erede del Consorzio, che risulterà completamento svuotato di funzioni.
Gli organi di governo del SUM sono il Direttore (che, fino a che non sono emersi i fatti del presente giudizio, è sempre stato A.S., così come lo era del Consorzio), il Consiglio Direttivo, il Consiglio dei Docenti, il Consiglio di Garanzia, il Presidente del Consiglio di Garanzia, il Nucleo di Valutazione, il Collegio dei Revisori dei Conti.
Fra gli altri organi, ai fini del presente atto riveste particolare rilevanza il Direttore amministrativo, che da Statuto ha il compito di direzione esecutiva, che esercita mediante l'adozione di atti che impegnano l'istituto verso l'esterno, poteri di spesa, poteri di organizzazione delle risorse umane e strumentali, poteri di controllo. La figura del Direttore amministrativo è stata ricoperta a turno dai Direttori amministrativi delle altre Università della rete.
Dagli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza, per conto della Procura della Repubblica, sono emersi numerosi profili penali compendiati nei capi di imputazione, che devono intendersi qui integralmente richiamati per il dettaglio.
Secondo la prospettazione della Procura erariale che ha fatto proprie le risultanze dell'istruttoria espletata dalla GdF, la responsabilità sarebbe da attribuire nei seguenti termini:
a) A.S., nella sua qualità di Direttore del Consorzio Interuniversitario e del SUM, avendo la disponibilità di ingenti somme di denaro pubblico per effettuare le spese conseguenti all'attività istituzionali degli enti summenzionati, si sarebbe appropriato di una somma complessiva pari a Euro 339.970,94, impiegandola per finalità ed utilità esclusivamente personali e, comunque, non istituzionali.
Fra tali spese, a titolo esemplificativo, la Procura ha indicato, nell'atto di citazione, anticipi per missioni non computati a consuntivo della liquidazione di alcuna missione, rimborsi forfettari di missioni non previsti da alcun regolamento e comunque erogati senza alcuna valutazione comparativa rispetto al rimborso a piè di lista, pagamenti di indennità di carica maggiorate liquidate senza operare le ritenute di legge o non dovute perché riferibili a periodi in cui il Prof. S. avrebbe percepito una doppia indennità, acquisti di libri personali e rimborsi non dovuti per spese effettuate tramite carta di credito aziendale, pasti fruiti per fini personali e fatti passare come aventi natura istituzionale, soggiorni in alberghi di lusso con persone non aventi alcun rapporto istituzionale, servizi di trasporto personali con taxi, vetture NCC e aerei, utilizzo del cellulare di servizio per chiamate personali.
Oltre a ciò, sempre secondo la ricostruzione della Procura, il Prof. S. avrebbe procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale a terzi per complessivi Euro 29.607,52, facendo fruire ad essi servizi non istituzionali e comunque non dovuti, o assegnando loro incarichi senza alcuna logica concorrenziale, accollando al Consorzio parte del costo relativo agli allestimenti del Convegno NISA di Napoli, pranzi di rappresentanza non dovuti, spese di trasporto, missioni, soggiorni, addobbi floreali e quant'altro;
b) D.S., nella sua qualità di Responsabile amministrativa del Consorzio, avendo anche lei disponibilità di ingenti somme di denaro pubblico, in particolare afferenti la cassa economale, si sarebbe appropriata della somma complessiva di Euro 34.881,95 utilizzandola per finalità personali, versando le relative somme, con più operazioni, su conti correnti personali, oppure appropriandosene direttamente, emettendo mandati con false causali. Inoltre, sempre secondo la tesi accusatoria, si sarebbe procurata un ingiusto profitto di Euro 103.407,39, falsificando i propri contratti di collaborazione e i mandati di pagamento, al fine di rendere gli atti formalmente corretti e di indurre in errore i soggetti operanti nel Consorzio;
c) M.C., nella sua qualità di Vicedirettore Vicario del SUM, si sarebbe appropriato della somma di Euro 2.320,95 per finalità personali, effettuando spese per pranzi e cene di (asserita) rappresentanza ed avrebbe altresì procurato ingiusto vantaggio a terzi, per la somma di Euro 3.187,00 facendo loro fruire servizi non istituzionali e comunque che non avrebbero dovuto essere posti a carico del SUM.
d) L.B., nella sua qualità di Direttore amministrativo del SUM, si è visto contestare di aver procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio a terzi per Euro 33.923,16, a causa dell'emissione di mandati di pagamento a firma propria afferenti a servizi non istituzionali e comunque non dovuti, come spese varie per il convegno NISA, spese di missione, fruizione di pasti, e di aver aiutato altri soggetti (S., C., S.) ad assicurarsi il profitto del reato, omettendo di esercitare i propri poteri di controllo.
e) A.C., nella sua qualità di Direttore amministrativo del SUM, si sarebbe appropriato della somma di Euro 13.878,03 utilizzandola per fini personali, come servizi di trasporto, di ristorazione ed alberghieri, e avrebbe procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio a terzi emettendo mandati di pagamento per complessivi Euro 27.786,59 per servizi non istituzionali e comunque non dovuti, fra cui il pagamento anticipato alla Intertravel per prestazioni future, missioni e rimborsi spese, vari pasti, servizi di trasporto.
Per quanto sopra la Procura provvedeva all'emissione dell'invito a dedurre nei confronti di sei soggetti, per inciso anche del Direttore amministrativo dr. M.O., la cui posizione veniva però successivamente archiviata.
Ciò premesso dei cinque odierni convenuti tutti, ad eccezione del dr. C. che è rimasto silente, hanno contrapposto le proprie deduzioni che, come tratto comune, indicavano la legittimità delle spese sostenute in relazione alla particolare natura dei compiti istituzionali degli Enti universitari di cui trattasi.
Altra eccezione di rilievo atteneva alla necessità di sospendere la presente azione contabile, in attesa dell'accertamento degli elementi di reato da parte del giudice penale.
Per inciso, nel frattempo, veniva depositata la sentenza n.983/12, resa dal GUP del Tribunale di Firenze in data 14 giugno 2012, con la quale veniva dichiarato il non luogo a procedere per alcuni reati contestati (cfr. all.15 della nota di deposito cit.).
Considerata la complessità della vicenda in questione, nonché la necessità di approfondire i rilievi delle parti, la Procura erariale delegava ulteriori accertamenti istruttori alla Guardia di Finanza, il cui esito è contenuto nella nota prot. (...) del 17 maggio 2012 (cfr. all.14 della nota di deposito cit.).
Per il dettaglio dei risultati ispettivi, compendiato in tale relazione, si rimanda alle considerazioni in punto di diritto.
Per completezza di trattazione, si rileva che, data la complessità delle indagini e degli approfondimenti necessari, la Procura ha dovuto depositare ben tre istanze di proroga del termine per l'emissione dell'atto di citazione.
Al riguardo la Procura, considerato che la dichiarazione di non luogo a procedere dipendeva solo dal fatto che il GUP non aveva ritenuto sussistente il dolo dei reati contestati, non ha valutato tale circostanza dirimente ai fini dell'imputabilità o meno del danno erariale ed ha proceduto alla citazione in giudizio dei presunti responsabili che si sono tutti costituiti in giudizio.
In dettaglio le difese hanno eccepito:
a) Avv. Domenico IARIA (convenuto L.B.)
1) nullità dell'atto di citazione per genericità ed indeterminatezza delle contestazioni;
2) nullità o inammissibilità dell'atto di citazione per nullità dell'invito a dedurre;
3) prescrizione dell'azione di responsabilità erariale;
4) non antigiuridicità della condotta;
5) insussistenza del nesso di causalità;
6) insussistenza del danno erariale;
7) insussistenza dell'elemento soggettivo della colpa grave;
8) errata quantificazione del danno erariale e della graduazione delle responsabilità.
b) Avv.ti Fausto FALORNI e Federico DE MEO (convenuto M.C.)
1) inammissibilità della domanda per rinvio agli atti del processo penale;
2) errata interpretazione della normativa che disciplina l'attività del SUM;
3) legittimità della condotta;
4) mancanza dell'elemento della colpa grave.
c) Avv.ti Gennaro TERRACCIANO e Amelia CUOMO (convenuto A.C.)
1) mancato assolvimento dell'onere probatorio da parte delle Procura;
2) insussistenza del nesso causale;
3) mancanza dell'elemento della colpa grave;
4) inesistenza del danno.
d) Avv.ti Giuseppe MORBIDELLI e Alfonso VISCUSI (convenuto A.S.)
1) necessità di sospendere il giudizio contabile, ex art. 295 c.p.c., in attesa della definizione del procedimento penale;
2) necessità di sospendere il giudizio contabile, ex art.10 del R.D. 13 agosto 1933, n. 1038, ai fini della proposizione della querela di falso;
3) intervenuta prescrizione parziale della azione risarcitoria;
4) legittimità della condotta;
5) assenza dell'elemento della colpa grave;
6) errata quantificazione del danno.
e) Avv. Marco SCARABOTTOLO (convenuto D.S.)
1) necessità di sospendere il giudizio contabile, ex art. 295 c.p.c., in attesa della definizione del procedimento penale;
2) intervenuta prescrizione parziale della azione risarcitoria;
3) legittimità della condotta;
4) assenza dell'elemento della colpa grave;
5) errata quantificazione del danno erariale e della graduazione delle responsabilità.
Tutto ciò premesso, alla precedente udienza dell'11 giugno 2014, in via preliminare, è stata ribadita da parte delle difese S. e Sturmann l'istanza di sospensione del presente giudizio in attesa delle definizione del procedimento penale.
Analoga richiesta è stata avanzata dal solo S., al fine di permettere all'interessato di promuovere querela di falso in relazione a sottoscrizioni di vari atti di spesa.
Sul punto il Collegio, in via assorbente, ai sensi e per effetto del combinato disposto degli artt. 10 e 11 del R.D. 13 agosto 1933, n. 1038, ha concesso, con ordinanza a verbale, termine per la proposizione della preannunciata querela di falso avverso le sottoscrizioni apposte su giustificativi di spesa, dettagliati nella comparsa di costituzione, per inciso aventi un importo complessivo di Euro 132.704,70.
Disposto il rinvio della trattazione alla successiva udienza del 5 novembre 2014, in tale occasione risultava prodotto in giudizio l'atto di citazione per querela di falso, ex art. 221 c.p.c.
Al riguardo tale deposito, avvenuto solo il giorno antecedente l'udienza, non ha permesso né al Giudice relatore né al PM di udienza di effettuare un controllo sui mandati eventualmente da "stralciare" per cui è stato necessario disporre un ulteriore rinvio ad una udienza, fissata ad hoc extra-calendario, per il successivo 28 gennaio 2015.
Alla discussione orale sono state ribadite le difformi tesi già esposte nelle memorie di costituzione.
Tra l'altro, oltre alla richiesta di sospensione del giudizio per la perfezionata querela di falso, è stata ribadita l'opportunità di sospendere il giudizio anche in attesa dell'esito dell'accertamento penale.
Sempre in via dirimente è stata ipotizzata la nullità della citazione in quanto la Procura sarebbe venuta meno all'obbligo di indicare il nesso di causalità tra condotta e danno delle figure professionali chiamate in giudizio.
In ordine alla tempestività dell'azione è stata inoltre eccepita la, quantomeno parziale, maturata prescrizione atteso che non vi sarebbe stato alcun occultamento doloso dei fatti.
Nel merito i difensori del personale amministrativo, non dotato di potere decisionale in ordine alle spese, hanno eccepito l'assenza di colpa azionabile, mentre le difese delle posizioni apicali hanno contestato la presunta illegittimità di alcune partite contabili (in particolare rimborsi) che sarebbero ammissibili alla luce delle specifiche norme di settore.
In replica il PM di udienza ha precisato, tra l'altro, l'inopportunità di sospendere il giudizio attesa la non sovrapposizione della responsabilità penale e contabile nonché il non decorso della prescrizione, in virtù dell'operatività del citato principio dell'occultamento doloso.
Per quanto sopra il giudizio è passato in decisione sulla base delle argomentazioni ed allegazioni processuali.
Al riguardo si precisa che la Camera di consiglio, aperta subito dopo l'udienza pubblica, è stata rinviata onde permettere l'esame dettagliato dei singoli atti contabili imputati ai diversi convenuti (atti da estrapolare da un complesso di scritture, all. 4 della nota di deposito cit., pari a 1514 per 16 tipologie di imputazioni).
Riaperta la Camera in data 9 settembre 2015 sono state valutate e definite le posizioni BIGI, C. e C. mentre le restanti S. e S. sono state oggetto della successiva Camera del 29 ottobre 2015.
Considerato in
Motivi della decisione
Nel merito dei fatti il Collegio deve, in via preliminare, affrontare e risolvere le eccezioni formulate in rito.
1. Le difese S. e STURMANN hanno richiesto la sospensione del presente giudizio in attesa della definizione del procedimento penale pendente, come sopra riportato, per varie ipotesi delittuose.
Al riguardo, secondo le difese, l'esito degli accertamenti penali in corso avrebbe riflesso sulle valutazioni cui è chiamato questo Giudice contabile.
Diversamente argomentando il rappresentante della Procura ha precisato che non esiste alcun rapporto di pregiudizialità tra l'azione penale e quella amministrativo-contabile, attesa l'autonomia dei due giudizi che muovono su presupposti e per finalità diverse.
In effetti il Collegio ritiene che la sospensione invocata, ex art. 295 c.p.c., è una facoltà offerta al Giudice contabile il quale non è assolutamente tenuto ad una apodittica applicazione di tale istituto.
Come la giurisprudenza ha chiarito (cfr. da ultimo Sez. I n.610/15 del 21 dicembre 2015 - Sez. III n.621/15 del 19 novembre 2015), il giudizio penale è volto all'accertamento di una ipotesi di reato (doloso o colposo che sia) al fine della irrogazione di una pena commisurata alla gravità dello stesso.
In assenza di tutti gli elementi costitutivi del reato non vi è condanna ma la stessa condotta, posta in essere dai convenuti, potrebbe essere comunque censurabile sotto il diverso profilo del risarcimento erariale.
Nella fattispecie i comportamenti, in corso di valutazione da parte del giudice penale (in astratto peculato, abuso d'ufficio e favoreggiamento), hanno comunque determinato una perdita patrimoniale delle Amministrazioni pubbliche interessate, sia sotto il profilo della eventuale appropriazione che dell'ipotizzato cattivo uso di risorse pubbliche.
In particolare mentre il Giudice penale emette provvedimenti di condanna solo in presenza di tutti gli elementi del reato e non deve necessariamente quantificare il danno se non ai fini della mere determinazione della pena (fra il minimo edittale ed il massimo), il Giudice contabile deve accertare un danno erariale concreto ed attuale su presupposti diversi con il minimum del riscontro della colpa grave.
Per quanto sopra è di tutta evidenza come vi sia autonomia di giudizi al di fuori dell'ipotesi del giudicato penale di assoluzione ex art. 652 c.p.p. per alcuni capi di imputazione; da qui la reiezione della richiesta di sospensione.
2. Parimenti deve essere disattesa la richiesta di sospensione del giudizio contabile in attesa della valutazione della querela di falso proposta dal convenuto S..
Al riguardo il Collegio, prendendo le mosse dal portato degli artt. 10 e 11 del R.D. 13 agosto 1933, n. 1038 e considerato che la querela di falso ha per oggetto l'ipotizzata falsa sottoscrizione di un numero definito di mandati di pagamento, ritiene opportuno limitare la sospensione alle sole richieste risarcitorie della Procura fondate sui mandati per i quali pende il giudizio di falso.
All'esito della querela di falso il giudizio sarà riassunto ad istanza della parte più diligente.
L'insieme delle scritture contabili contestate è riassunto nell'all. n.3 della memoria difensiva depositata il 22 maggio 2014 (identificati con le registrazioni nn. 1-667 e 861-1163 del capo di imputazione n.8, nn. 1328-1365 del capo di imputazione n.10 e n.1366 del capo di imputazione n.11) per un importo globale di Euro 132.704,70 che devono essere portate in detrazione dal complesso di mandati azionati, come meglio risulterà in prosieguo.
3. Entrando nel merito dei fatti deve essere accolta l'eccezione di parziale prescrizione sollevata dalle difese BIGI, S. e S..
In effetti fino alla notifica dell'invito a dedurre ai convenuti, avvenuta nel periodo settembre/ottobre 2011, non risulta essere stata mossa alcuna richiesta risarcitoria per cui, secondo le tesi difensive, i mandati di pagamento emessi in data anteriore al quinquennio di legge, sarebbero prescritti.
La diversa tesi accusatoria postula, invece, l'applicazione del cd. principio dell'occultamento doloso in base al quale la prescrizione non inizierebbe a decorrere se non dal momento della scoperta del danno stesso.
Nella fattispecie però le operazioni contabili si sono svolte in modo del tutto palese e la ritardata scoperta del danno sarebbe, in ipotesi, attribuibile all'omessa vigilanza degli organi ad hoc preposti i quali potrebbero essere chiamati a rispondere (ex art. 1, comma terzo, dalla L. 14 gennaio 1994, n. 20) della maturata prescrizione.
Per quanto sopra le scritture contabili datate anteriormente al periodo settembre/ottobre 2006 risultano intangibili per accertata prescrizione.
Anche dette scritture, nel totale ammontanti ad Euro 65.204,22 (cfr. pag. 15 della memoria di costituzione in giudizio del convenuto S.), devono essere detratte dal complesso del danno azionato ed illustrato come di seguito.
4. Sempre in relazione alle eccezioni preliminari, deve invece essere respinta l'ipotizzata nullità della citazione avanzata (sia pure con qualche distinguo) dalle difese BIGI, C. e C..
In particolare alla Procura viene eccepito il pedissequo richiamo all'indagine penale, la mancata specifica contestazione delle singole poste azionate e la (supposta) indeterminatezza della domanda.
Tutto ciò premesso, il Collegio non valuta sussistere, nella richiesta risarcitoria, le carenze denunciate.
In effetti l'attività istruttoria delegata dalla Procura alla GdF e riassunta nella relazione del 17 maggio 2012 (cfr. all. 14 della nota di deposito cit.) ripercorre in buona parte le indagini svolte per conto della Procura della Repubblica.
La documentazione contabile raccolta e le norme di riferimento non possono che essere le stesse mentre diversa è, come già esposta, la natura dell'indagine svolta.
La Procura ha trasferito in questa sede la documentazione contabile su cui il Giudice penale sta lavorando e, questo, non è assolutamente causa di nullità.
Al riguardo (cfr. Sez. I n.487/15 del 16 settembre 2015) è stato precisato che "Va evidenziato, in proposito, come la costante giurisprudenza di questo Giudice contabile abbia da tempo provveduto a precisare che l'atto di citazione è strumento processuale che, per assolvere alla duplice funzione di vocatio in ius e di editio actionis, deve contenere gli elementi necessari per consentire al giudice di pervenire alla richiesta pronuncia (artt. 3 R.D. 13 agosto 1933, n. 1038 e 163, n. 3, c.p.c.); e, pertanto, se risultano chiaramente esposti i fatti in conseguenza dei quali viene ravvisata la sussistenza del danno erariale e sono altresì indicati i titoli sui quali è fondata la domanda di risarcimento, l'omessa (eventuale) specificazione delle singole responsabilità non può assurgere a vizio di nullità.
In altri termini, la fattispecie della assoluta incertezza in ordine all'oggetto della domanda, di cui all'art. 164, comma 4, c.p.c. - che comporta la nullità della citazione, con conseguente inammissibilità della domanda attrice - potrebbe verificarsi solo qualora mancassero del tutto le conclusioni in ordine all'oggetto della domanda, o quando alcune delle indicazioni fornite fossero contraddittorie o insufficienti, tanto da non consentire di dedurre, secondo il libero apprezzamento del giudice, l'elemento della domanda attrice richiesto dalla legge (v., ex plurimis, Corte dei conti, Sezione I app., 6.3.2012, n. 108; Sezione III app., 2.11.2010, n. 746). Circostanza che, a tutta evidenza, non si verifica nel caso di specie, nel quale appaiono del tutto chiari petitum e causa petendi: tanto da avere consentito a tutte le difese controdeduzioni complete, puntuali e articolate (v. Corte dei conti, Sezione I app., 25.11.2013, n. 1011; Sezione giurisdizionale Lazio, 3.12.2010, n. 2350)".
Questo Giudice contabile è, pertanto, titolare di una funzione propria (risarcimento del patrimonio erariale) che può esercitarsi anche con rinvio ad atti di altro processo che devono però essere valutati con le regole proprie dell'azione erariale.
Un esempio per tutti: la prescrizione del reato di peculato è diversa dalla prescrizione del risarcimento erariale per cui alcuni mandati possono risultare prescritti in questa sede ed azionabili invece nella sede penale.
5. Tutto ciò premesso, il tenore della citazione richiama lo schema dell'indagine penale all'interno della quale, per inciso, è già stata adottata una prima sentenza (n.983/12) di "non luogo a procedere", ad opera del Giudice per indagini preliminari del Tribunale di Firenze (cfr. all. 16 della nota di deposito cit.) per alcune imputazioni, fermo restando che "l'accusa in molteplici casi ha automaticamente equiparato l'illegittimità amministrativa o contabile all'illiceità penale, dimenticando di vagliare, soprattutto, l'elemento soggettivo sottostante a tali condotte".
In altri termini, secondo il Giudice penale, non sarebbe stato dimostrato (per talune imputazioni) il dolo dell'autore, ma vi sarebbe pur sempre spazio per il vaglio contabile delle stesse.
Come detto, la Procura erariale ha attivato, con riserva di ogni ulteriore azione, una prima disamina degli esborsi patrimoniali che il Giudice penale ha posto a fondamento di vari capi di imputazione riepilogati in prospetti divisi per titolo di reato e soggetto incriminato.
In particolare si tratta di ipotesi di peculato (art. 314 c.p.), abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) e truffa ai danni dello Stato o di altro Ente pubblico (art. 640, 2comma n.1 c.p.).
I mandati di pagamento relativi a tali ipotesi delittuose sono stati a loro volta divisi per autore in via diretta, di concorso, di tentativo o di mero favoreggiamento.
I prospetti riepilogativi, (cfr. all. 4 della nota di deposito cit.), saranno analizzati singolarmente in relazione alle posizioni dei diversi convenuti, defalcati delle scritture contabili prescritte e di quelle oggetto della querela di falso e relativo stralcio.
6. Venendo agli elementi costitutivi dell'azione di responsabilità in primo luogo è indubitabile che all'epoca degli eventi le parti convenute erano direttamente legate ad una Amministrazione pubblica da un rapporto funzionale di servizio attesa la qualifica delle stesse (Direttore del Consorzio, Direttore del SUM, Responsabile amministrativo del Consorzio, Direttore amministrativo del SUM, Vicedirettore Vicario del SUM) ed altrettanto evidente è il nesso causale tra la condotta delle parti convenute e l'evento (esborsi patrimoniali), atteso che tali erogazioni sono state disposte (come dettagliatamente infra) in violazione delle regole disciplinanti il rapporto di servizio in essere con la propria Amministrazione.
7. Circa la legittimità delle condotte, in via generale, le difese hanno eccepito, tra l'altro, l'insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali.
Al riguardo (cfr. Sez. II n.296 dell'8 giugno 2015) si "osserva che, come le Sezioni Unite hanno già avuto modo di affermare (Cass. S.U. 9 luglio 2008 n. 18757; Cass. S.U. 28 marzo 2006 n. 7024; Cass. S.U. 29 settembre 2003 n. 14488), la Corte dei conti, nella sua qualità di giudice contabile, può e deve verificare la compatibilità delle scelte amm