#3995 Corte dei conti reg., Sicilia, 13 febbraio 2017, n. 88

Professore ordinario – Riliquidazione trattamento pensionistico – Incarichi di supplenza

Data Documento: 2017-02-13
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Contenuto sentenza
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SICILIANA
IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI
Paolo Gargiulo
ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A 88/2017
nel giudizio in materia di pensioni civili iscritto al n. 61694 del registro di segreteria,
INTRODOTTO con ricorso, depositato il 24 marzo 2014, proposto da D. T., nato OMISSIS, rappresentato e difeso dall’avv. Nazareno Pergolizzi e dall’avv. Armando Hyerace ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Andrea Piazza, in Palermo, via G. Ventura, n. 4;
CONTRO:
l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (I.N.P.S.) - quale successore dell’I.N.P.D.A.P., per effetto dell’articolo 21, comma 1 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, nella legge 22 dicembre 2011, n. 214 – rappresentato e difeso dall’avv. Adriana Giovanna Rizzo e dall’avv. Marco Di Gloria ed elettivamente domiciliato presso l’Avvocatura I.N.P.S., in Palermo, via Laurana, n. 59;
l’Università degli Studi di Messina, in persona del Rettore pro-tempore, domiciliato per la carica in Messina, presso i locali del Rettorato, piazza S. Pugliatti, n. 1;
PER la rideterminazione del trattamento pensionistico.
VISTO il ricorso e gli altri documenti di causa;
UDITO, alla pubblica udienza del 9 febbraio 2017, con l’assistenza del Segretario sig.ra Caterina Maniscalco, l’avv. Armando Hyerace, per la parte ricorrente; l’avv. Maria Grazia Sparacino, in sostituzione dell’avv. Adriana Giovanna Rizzo, per l’I.N.P.S.; l’avv. Domenico Donato, per l’ Università degli Studi di Messina.
Ritenuto in
F A T T O
Il ricorrente, ex professore ordinario dell’ Università degli Studi di Messina, in pensione dal 1° gennaio 2012, ha adito questa Corte lamentando che la misura del proprio trattamento pensionistico è inferiore rispetto a quella dovuta, poiché le retribuzioni percepite a titolo di corrispettivo per gli incarichi di supplenza eseguiti durante la carriera universitaria non sono state assoggettate a ritenuta previdenziale e i corrispondenti contributi non sono stati versati all’ente previdenziale.
La difesa del ricorrente, a valle di articolate argomentazioni, formula, pertanto, le seguenti domande: “1) accertare e dichiarare il diritto del ricorrente alla modifica della base di calcolo del trattamento pensionistico con l’inclusione delle retribuzioni percepite a titolo di supplenza, a far data dal 2002 sino al 2009; 2) per l’effetto, condannare l’ Università degli Studi di Messina alla rideterminazione del trattamento pensionistico ingodimento ed al versamento delle ritenute previdenziali trattenute e mai versate; 3) per l'effetto, condannare l’ente previdenziale alla rideterminazione e alla riliquidazione del trattamento pensionistico con il pagamento dei ratei concernenti le differenze tra il già percepito e lo spettante, il tutto maggiorato di rivalutazione ed interessi oltre interessi legali e rivalutazione monetaria come per legge sino al soddisfo. 4) disporre C.T.U. contabile ai fini della rideterminazione della base contributiva e del trattamento pensionistico; 5) con vittoria di spese ed onorari di giudizio”.
Con memoria depositata il 2 settembre 2016, si è costituito l’I.N.P.S., chiedendo il rigetto del ricorso; con vittoria di spese e competenze.
Con memoria depositata il 2 settembre 2016, si è costituita l’ Università degli Studi di Messina, concludendo nei seguenti termini: “ - Preliminarmente valutare la sussistenza della propria giurisdizione secondo quanto argomentato in narrativa; - Sempre in via preliminare valutare la carenza di legittimazione passiva dell’Ateneo; - Rigettare le domande avanzate dal ricorrente con qualsivoglia altra idonea motivazione o, comunque, dichiarare il ricorso inammissibile per quanto esposto; - Accogliere l’eccezione di prescrizione nei termini esposti nelle presente memoria; - Nell’ipotesi non temuta di accoglimento, anche parziale, delle domande, disporre a carico del prof. T. il rimborso all’Ateneo delle somme dallo stesso indebitamente percepite; - Senza recedere dalla superiore richiesta, nell’ipotesi non temuta di accoglimento, anche parziale, delle domande del ricorrente che veda oneri a carico dell’ Università , ritenere e dichiarare l’INPS, gestione ex INPDAP, obbligata a manlevare l’ Università di Messina da qualsivoglia eventuale dovutezza economica in favore del prof. T. non discendente da responsabilità diretta dell’Ateneo; - Non ammettere la chiesta CTU considerato che tale mezzo istruttorio presuppone la dimostrazione del diritto fatto valere in giudizio che, invece, appare, quanto meno allo stato, infondato. - Rigettare la richiesta di interessi e rivalutazione monetaria. Con salvezza di ogni altro diritto o azione, con riserva di articolare mezzi istruttori. Con vittoria di spese e compensi. In via istruttoria si eccepisce la decadenza da ogni mezzo non richiesto con l’atto introduttivo del giudizio”.
Alla pubblica udienza del 13 settembre 2016, il giudice - fissando contestualmente l’odierna udienza - ha ordinato all’ Università degli Studi di Messina l’esecuzione di adempimenti istruttori.
Il 12 dicembre 2016, l’Ateneo ha depositato documentazione riferita alla predetta ordinanza.
Con atto depositato il 1° febbraio 2017, il ricorrente ha rinunciato agli atti del giudizio e ha chiesto la dichiarazione di estinzione del processo, con compensazione delle spese.
Alla pubblica udienza del 9 febbraio 2017, la difesa del ricorrente ha depositato l’atto di rinuncia recante la prova dell’avvenuta notificazione dello stesso alle amministrazioni resistenti e ha insistito per la compensazione delle spese; la difesa dell’I.N.P.S. ha accettato la rinuncia; il rappresentante dell’ Università degli Studi di Messina ha accettato la rinuncia, depositando la relativa delega.
La causa è stata, quindi, posta in decisione, come da verbale d’udienza.
Considerato in
DIRITTO
1. L’avvenuta presentazione della dichiarazione di rinuncia agli atti del giudizio, comporta la necessità di verificare gli effetti di tale rinuncia sul processo.
2. La disciplina applicabile trova la sua fonte nell’articolo 12 del R.D. 13 agosto 1933, n. 1038 (Approvazione del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti) e, per effetto del rinvio previsto dall’articolo 26 del regolamento in parola, nell’articolo 306 c.p.c..
L’articolo 12 del R.D. n. 1038 del 1933 prevede, al primo comma, che la rinunzia agli atti del giudizio può essere fatta in qualunque stato e grado della causa.
Il secondo comma dispone, poi, che la stessa deve essere fatta mediante dichiarazione sottoscritta dalla parte, o da un suo mandatario speciale, e depositata nella segreteria o mediante dichiarazione fatta oralmente alla udienza e da iscriversi a verbale.
La rinunzia, ai sensi del terzo comma, produce i suoi effetti solo dopo l'accettazione fatta dalla controparte nelle debite forme.
Il primo comma dell’articolo 306 c.p.c. prevede, da un lato, che il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio, quando questa è accettata dalle parti costituite che potrebbero aver interesse alla prosecuzione; dall’altro, che l'accettazione non è efficace se contiene riserve o condizioni.
Ai sensi del secondo comma dello stesso articolo, la dichiarazione di accettazione è fatta dalla parte, o da procuratore speciale, verbalmente all'udienza o con atti sottoscritti e notificati alle altre parti.
Il terzo comma prevede, poi, che il giudice, se la rinuncia e l'accettazione sono regolari, dichiara l'estinzione del processo.
3. Nel caso di specie - ai sensi del combinato disposto dell’articolo 12 del R.D. n. 1038 del 1933 e dell’articolo 306 c.p.c. – la rinuncia, sottoscritta dal ricorrente e dai suoi difensori, va ritenuta regolare e, ritenuta, altresì, regolare l’avvenuta accettazione della rinuncia medesima da parte dell’I.N.P.S. e dell’ Università degli Studi di Messina, va, conseguentemente, dichiarata, ai sensi del terzo comma del citato articolo 306 c.p.c., l’estinzione del processo.
4. Spese compensate.
P.Q.M.
La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana in composizione monocratica, in funzione di Giudice unico delle pensioni, definitivamente pronunciando:
1) dichiara estinto il processo;
2) compensa le spese.
Manda alla Segreteria per gli adempimenti conseguenti.
Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 9 febbraio 2017.
Depositata in segreteria nei modi di legge
Palermo, 9 febbraio 2017
Pubblicata il 13 febbraio 2017