#4091 Corte dei conti reg., Marche, 27 luglio 2015, n. 85

Dipendente Accademia belle arti - Diversa commisurazione trattamento pensionistico – Decreto di pensione definitiva

Data Documento: 2015-07-27
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

L’articolo 9, comma 1, l. 7 agosto 1985, n. 428, prevede che la revisione dei pagamenti delle spese fisse di competenza delle direzioni provinciali del Tesoro disposti mediante procedure automatizzate dovrà essere espletata entro il termine di un anno dalle relative lavorazioni, sicché suddette liquidazioni hanno carattere provvisorio fino allo spirare del periodo previsto per la revisione. Tanto induce dunque a ritenere che laddove non sia spirato il termine per la revisione della liquidazione disposta dalla Direzione Provinciale del Tesoro (“un anno dalle relative lavorazioni”), l’eventuale indebito è sempre, in linea di principio, ripetibile. Non così deve opinarsi, laddove la liquidazione risulti aver acquistato carattere di definitività, in relazione alla quale circostanza si dischiude la possibilità della non recuperabilità dell’indebito.

Contenuto sentenza
GIUDIZIO DI CONTO   -   PENSIONI
C. Conti Marche Sez. giurisdiz., Sent., 27-07-2015, n. 85
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE PER LE MARCHE
nella persona del Giudice Unico nella materia pensionistica Cons. Giuseppe De Rosa ha pronunciato, nella pubblica udienza del 17 luglio 2015 con l'assistenza del Segretario Dott.ssa Tania Carbonari, la seguente
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 21788/PC del Registro di Segreteria, presentato il 12 marzo 2015 dal Sig. G. A., nato a OMISSIS ed elettivamente ivi domiciliato in corso Matteotti n. 21 presso lo Studio degli Avvocati Iacopo Casini Ropa e Marco G., dai quali è rappresentato e difeso.
Nei confronti dell'INPS gestione ex INPDAP, avverso la nota-provvedimento prot. n. (...) del 14 marzo 2012 dell'lNPS gestione ex INPDAP sede di Ancona concernente il recupero d'un indebito pensionistico. Contraddittorio integrato con la chiamata in causa dell'Amministrazione scolastica.
UDITI, nella pubblica udienza del giorno 17 luglio 2015, l'Avvocato Marco Ginesi, per il ricorrente, e l'Avvocato Ofelia Corsano, su delega dell'Avvocato Salvatore Carolla, per l'INPS.
VISTI gli altri atti e documenti tutti di causa.
Svolgimento del processo
Con il ricorso all'esame, il ricorrente - già dipendente della Scuola pubblica, collocato a riposo in data 1 novembre 1991 per dimissioni volontarie - impugnava la nota-provvedimento n. 8280 del 14 marzo 2012 dell'lNPS gestione ex INPDAP sede di Ancona, con la quale si partecipavano all'interessato:
- la sussistenza d'un indebito pensionistico ammontante ad Euro 5.714,33 - determinatosi nel periodo dal 1 novembre 1991 al 29 febbraio 2012 - accertato sul conguaglio attuato a seguito dell'emanazione del decreto n. 195 del 18 aprile 2011 dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata, di liquidazione del trattamento pensionistico definitivo;
- la disposizione del recupero della somma mediante ritenuta lorda mensile di Euro 227,91 dalla rate del mese di marzo 2012 al 28 febbraio 2014.
Risulta dagli atti che al pensionato, con:
- provvedimento n. 1504 del 10 agosto 1991 dell'Accademia precitata, veniva liquidato il trattamento pensionistico provvisorio dal 1 novembre 1991 nella misura annua di L. 19.993.500 sulla base di anni 28 di servizio utile ai fini di pensione;
- con il predetto decreto n 195 del 18 aprile 2011, veniva liquidata la pensione definitiva dal 1 novembre 1991 nella misura annua di L. 19.993.500 sulla base di anni 28 di servizio utile ai fini di pensione;
- con nota prot. (...)/ADEB/NOV del 6 marzo 2012, l'INPS gestione ex INPDAP comunicava l'avvio del procedimento per l'accertamento d'una indebita erogazione di emolumenti pensionistici corrisposti dal 1 novembre 1991 al 29 febbraio 2012 per la somma complessiva di Euro 5.714,33.
Con istanza di riesame del 30 marzo 2012, il pensionato domandava all'Istituto previdenziale la sospensione del provvedimento di recupero nonché l'annullamento dello stesso; con provvedimento prot. n. 11815/FF del 10 aprile 2012, l'INPS rigettava la richiesta di riesame.
Nella sede giurisdizionale la difesa del ricorrente censurava quanto segue:
- solo con la nota prot. (...)/ADEB/NOV del 6 marzo 2012, ricevuta il 14 aprile 2012, l'INPS aveva interrotto i termini di prescrizione decennale del vantato diritto di recupero; al più potendo costituire oggetto di ripetizione unicamente le somme versate dalla P.A. dal marzo 2002;
- solo in assenza di specifiche disposizioni in materia previdenziale poteva farsi applicazione dell'articolo 2033 del codice civile (rif.: articolo 1886 del codice civile); al riguardo si affermava evidente l'intervenuta decadenza dal potere di ripetizione della P.A., a mente sia dell'articolo 52 della L. n. 88 del 1989 sia dell'articolo 13 della L. n. 412 del 1991;
- la giurisprudenza della Corte dei conti aveva chiarito che il Giudice poteva attribuire rilievo alla buona fede del percettore per somme erroneamente corrisposte su trattamenti provvisori (rif.: SS.RR. n. 7/2007/QM) e che, in ragione del rilevante arco di tempo trascorso dalla percezione delle presunte indebite prestazioni pensionistiche, la P.A. era decaduta dal proprio potere di ripetizione dell'indebito (rif.: Sezione Piemonte n. 137 del 2005); nel caso, poi, doveva escludersi il dolo del pensionato non conseguendo il presunto indebito a qualsiasi comportamento doloso e/o colposo del docente - al quale non poteva essere mosso alcun rimprovero (rif.: Sezione Campania n. 471 del 4 marzo 2002 e n. 1056 del 1 luglio 2002) - dovendosi semmai ascrivere all'Istituto previdenziale l'errore sottostante, atteso che le circostanze di formazione del medesimo erano note alla P.A.;
- una volta decorso il termine per l'adozione del provvedimento di pensione definitiva, il recupero dell'indebito non poteva più avere luogo (rif.: Corte dei conti, SS.RR. n. 7/2007/QM, precit.); con successiva decisione la Corte dei conti aveva inoltre chiarito che, pur non venendo meno il diritto-dovere di recupero della P.A. al superamento del predetto termine, la situazione di legittimo affidamento del pensionato consolidatosi attraverso il lungo decorso del tempo attenuava il precitato diritto dell'Amministrazione (rif.: SS.RR. n. 2/2012/QM);
- la sola condizione necessaria affinché potesse parlarsi di affidamento legittimo e tutelabile era, pertanto, quella della totale assenza di violazioni dolose del dovere di correttezza da parte del pensionato le quali, diversamente, ove integrate, avrebbero determinato il concorso del beneficiario alla formazione dell'indebito;
- nello specifico, il provvedimento definitivo di pensione veniva adottato oltre il termine di tre anni (rif.: SS.RR. n. 2/2012/QM, precit.), con ciò dovendosi ritenere consolidato in capo al pensionato l'affidamento legittimo, pertanto tutelabile, in ordine alla spettanza alle somme percepite, anche a fronte di interessi pubblici dell'Amministrazione incorsa nell'errore; dovendo ritenersi integrati sia l'elemento soggettivo della convinzione di avere diritto all'utilità ottenuta, sia quello temporale persuadente il pensionato della stabilità, se non della definitività, del vantaggio conseguito.
Il gravame concludeva:
- per l'accertamento della nullità e/o annullabilità e, comunque, dell'illegittimità e dell'inefficacia del provvedimento di recupero impugnato nonché di tutti gli atti presupposti, antecedenti, consequenziali e successivi;
- per la condanna dell'INPS alla restituzione delle somme trattenute, maggiorate d'interessi legali e di rivalutazione monetaria.
Il tutto con vittoria di spese e competenze di giudizio.
Con memoria depositata il 7 luglio 2015 si costituiva l'INPS nel giudizio previamente argomentando che, a seguito dell'autorizzazione al trattamento provvisorio: "Il Centro Elaborazione Dati, in sede di corresponsione della perequazione automatica della pensione, aveva ricalcolato, a gennaio dell'anno successivo, l'importo di pensione di novembre in L. 20.989.00, pari a Euro 10.939,89 (errata perequazione)".
Nel merito, l'Istituto previdenziale eccepiva ovvero argomentava quanto segue:
- nessuna prescrizione decennale poteva essere maturata a carico dell'INPS, posto che il medesimo poteva esercitare il proprio diritto di recupero non prima della comunicazione - da parte del Ministero datore di lavoro - del decreto definitivo di pensione del 18 aprile 2011;
- nessuna buona fede poteva sorreggere l'irripetibilità delle somme percepite indebitamente, stante la provvisorietà del trattamento inizialmente corrisposto (rif.: articolo 162 del D.P.R. n. 1092 del 1973 e articolo 2033 del codice civile);
- delineata la fattispecie in termine di indebito derivante dal conguaglio tra pensione provvisoria e definitiva, il recupero si affermava doveroso (rif.: Corte dei conti, SS.RR. n. 2/2012/QM, a mente della quale: "lo spirare dei termini procedimentali di settore per l'adozione del trattamento definitivo non priva ex se l'amministrazione del diritto-dovere di procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio");
- la responsabilità dell'indebito doveva ascriversi all'operato dell'Amministrazione scolastica, avendo agito l'Istituto quale ordinatore secondario di spesa; al riguardo si domandava l'autorizzazione alla chiamata in causa del Ministero dell'Istruzione - Accademia delle Belle Arti di Macerata, per sentirlo condannare al pagamento delle somme eventualmente dichiarate irripetibili nei confronti del pensionato.
La memoria dell'INPS concludeva:
- in via preliminare: per l'autorizzazione a chiamare in causa l'Amministrazione scolastica;
- in via principale: per il rigetto del ricorso in quando infondato in fatto e in diritto;
- in via subordinata: per la condanna del Ministero dell'Istruzione - Accademia delle Belle Arti di Macerata alla rifusione, in favore dell'Istituto previdenziale, delle somme eventualmente dichiarate irripetibili nei confronti del pensionato atteso che il maggiore esborso si era determinato esclusivamente per il ritardo con il quale l'Amministrazione aveva emanato il provvedimento di pensione definitiva n. 195 del 18 aprile 2011.
Il tutto con vittoria in ogni caso delle spese di giudizio.
Nell'udienza del 17 luglio 2015 il Giudice affermava non riscontrabile, dall'esame degli atti, la supposta derivazione dell'indebito da una diversa liquidazione della pensione definitiva rispetto a quanto in via provvisoria autorizzato; in proposito rilevava che, nella sua memoria di costituzione, l'INPS aveva riferito di una erronea determinazione della perequazione corrisposta dal "Centro elaborazione dati" l'anno successivo alla liquidazione del trattamento provvisorio; sui predetti aspetti invitava il rappresentante dell'INPS a fornire chiarimenti.
L'Avvocato Ofelia Corsano, per l'Istituto previdenziale, nel riportarsi alle difese già depositate in atti, dichiarava di non poter dedurre su quanto dal Giudice evidenziato essendo stata investita dalla rappresentanza solo il giorno prima dell'udienza.
L'Avvocato Marco Ginesi, per il ricorrente, dopo aver precisato su richiesta del Giudice che tutto l'indebito veniva recuperato dall'INPS, eccepiva la nullità della memoria di costituzione in giudizio dell'Istituto previdenziale per essere stata presentata unicamente in formato telematico; per il resto, si riportava alle argomentazioni e alle conclusioni di ricorso.
La rappresentante dell'INPS, su replica consentita, insisteva per la chiamata in causa dell'Amministrazione scolastica.
Motivi della decisione
1. Va innanzitutto disattesa l'eccezione di nullità della memoria di costituzione e comparsa dell'INPS, sollevata oralmente nell'udienza di discussione della causa dal difensore del ricorrente con riferimento al deposito dell'atto avvenuto unicamente in via telematica (a mezzo posta elettronica certificata).
Va innanzitutto osservato che il decreto del Presidente della Repubblica n. 123 del 13 febbraio 2001 recante la disciplina sull'uso degli strumenti informatici e telematici nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo dinanzi alle Sezione giurisdizionali della Corte dei conti (applicabile alla Corte dei conti ai sensi dell'articolo 18) ammette in linea di principio la costituzione in giudizio per via telematica (cfr. il relativo articolo 9).
In disparte la differente disciplina poi espressamente dettata per il processo di cognizione innanzi al Giudice civile (rif.: articolo 16-bis del D.L. n. 179 del 2012, espressamente escludente gli atti introduttivi di prima costituzione dal deposito telematico, in quanto comunque non ricompresi nel novero di quelli indicati nei relativi primi quattro commi), con riferimento ai procedimenti davanti alla Corte dei conti deve fondamentalmente questo Giudice constatare che:
- laddove è stata attivata in via sperimentale la costituzione e il deposito tramite PEC degli atti e documenti di causa, tanto si è espressamente previsto anche per la comparsa di costituzione e risposta (cfr. la Direttiva congiunta del Presidente della Sezione Giurisdizionale per il Lazio e del Procuratore regionale presso la Sezione giurisdizionale per il Lazio del 29 settembre 2011: articolo 1, per i giudizi di responsabilità amministrativa, e articolo 8 per i giudizi pensionistici);
- una volta ammessa, ai sensi del precitato D.P.R. n. 123 del 13 febbraio 2001, la dematerializzazione del processo innanzi alla Corte dei conti, a favore dell'operato dell'Istituto previdenziale depongono i principi di libertà di forme (laddove non espressamente escluso da norme obbligatorie come l'articolo 16-bis del D.L. n. 179 del 2012, non applicabile in fattispecie) nonché quello del raggiungimento dello scopo da parte di attività non vietata, bensì legalmente prevista nonché promossa dal legislatore.
Ulteriormente, deve constatarsi in concreto che:
- nei confronti del pensionato, l'INPS si è limitato a controdedurre alle argomentazioni di ricorso, in alcun modo estendendo ovvero modificando il thema decidendum siccome introdotto col gravame giurisdizionale;
- detta posizione è stata quindi sostanzialmente confermata dalla posizione assunta dal rappresentante dell'INPS nell'ambito della discussione della causa (cfr. supra, quanto riportato in FATTO);
- la documentazione allegata alla memoria di costituzione dell'Istituto previdenziale nonché gli ulteriori elementi di chiarificazione di quanto fattualmente avvenuto - contenuti memoria nella stessa e certamente provenienti dall'INPS - attengono a materiale probatorio che, in ogni caso, questo Giudicante avrebbe dovuto direttamente acquisire al fine dell'accertamento, nel "merito", della sussistenza o meno del legittimo affidamento del pensionato (cfr., su questione concernente l'indebito determinatosi sul conguaglio tra trattamento provvisorio e definitivo di pensione: Corte dei conti, Sezione terza d'appello n. 404 dell'11 luglio 2014); il giudizio di ammissibilità della relativa produzione imponendosi dunque in ragione dell'esigenza di definizione della lite in tempi quanto più solleciti, in applicazione del principio della concentrazione del processo del quale è altresì garante questo Giudicante.
Tanto deve quindi statuirsi, considerati inoltre la valenza meramente dilatoria e l'assenza d'ogni rilievo sostanziale dell'eccezione all'esame, oralmente sollevata dal difensore del ricorrente nonostante le pregnanti osservazioni dal Giudice rivolte al rappresentante dell'INPS - su punto del tutto dirimente della causa (cfr. quanto riportato in FATTO nonché infra, capi 4. e seguenti) - proprio con riferimento a quanto dedotto dal medesimo in sede di sua costituzione.
2. Come d'ufficio rilevato nell'ambito della discussione pubblica, l'indebito non risulta essersi formato sul conguaglio tra il trattamento definitivo e provvisorio di pensione (cfr. i dati delle pensioni, provvisoria e definitiva riportati in FATTO) bensì con riferimento alla diversa commisurazione del complessivo trattamento pensionistico spettante al pensionato evidenziatasi unicamente "in occasione" dell'emanazione del decreto di pensione definitiva.
Sottoposto, nel merito, in udienza, uno specifico quesito al rappresentante dell'INPS, al quale non è stato fornito riscontro alcuno, valuta questo Giudicante di dover direttamente accertare che il conguaglio di che trattasi - non discendendo, comunque, da quanto formalizzato dall'Amministrazione scolastica - deve necessariamente derivare da liquidazioni attuate in via meccanizzata dall'ordinatore secondario di spesa, liquidazioni correlate alla definizione dei precitati trattamenti pensionistici (provvisorio e definitivo).
Sul punto, in particolare, configurandosi valorizzabile a sostegno di quanto da questo Giudice ritenuto, l'affermazione svolta nella memoria di costituzione dell'INPS secondo cui il "Centro elaborazione dati" avrebbe attribuito una perequazione errata, al trattamento provvisorio di pensione all'esame.
Tanto consente, senza la necessità della disposizione d'incombenti istruttori, di ritenere la vicenda sussumibile nonché disciplinata non dall'articolo 162 del D.P.R. n. 1092 del 1973 - siccome ritenuto e dibattuto dalle parti - bensì dall'articolo 9, comma 1, della L. 7 agosto 1985, n. 428, prevedente: "La revisione dei pagamenti delle spese fisse di competenza delle direzioni provinciali del Tesoro disposti mediante procedure automatizzate dovrà essere espletata entro il termine di un anno dalle relative lavorazioni. Le liquidazioni di cui al precedente comma hanno carattere provvisorio fino allo spirare del periodo previsto per la revisione".
3. Nel merito, va quindi preliminarmente accolta l'eccezione di prescrizione decennale formulata dalla parte ricorrente, risultando il vantato credito dell'Istituto previdenziale essere stato rivendicato solo con la nota prot. n. (...)/ADEB/NOV del 6 marzo 2012, ricevuta dal pensionato il 14 aprile 2012.
A nulla rilevando nei confronti del medesimo le argomentazioni dell'INPS secondo cui la tardiva contestazione dell'indebito sarebbe derivata da fatto addebitabile esclusivamente all'Amministrazione scolastica (peraltro fattualmente destituite di fondamento; cfr. infra, capi 4. e seguenti).
Ne consegue che deve essere dichiarato prescritto il vantato diritto dell'Istituto previdenziale alla ripetizione dei ratei illegittimamente corrisposti relativamente al periodo antecedente la data del 14 aprile 2002; correlativamente, va dichiarato il diritto della parte ricorrente alla restituzione della relativa quota parte delle somme già recuperate dall'Istituto previdenziale.
4. La fattispecie sostanzialmente alla base del giudizio ha già trovato compiuta trattazione in più decisioni di questo Giudice unico che, pertanto, costituiranno il fondamentale riferimento dell'odierna pronuncia (cfr., tra le altre: Sezione Marche 5 luglio 2005, n. 446; 9 novembre 2005, n. 764 e 24 maggio 2006, n. 517).
4.1. L'articolo 9, comma 1, della L. 7 agosto 1985, n. 428 impone in via generale un obbligo di revisione avente a oggetto tutti i pagamenti tratti sulle partite di spesa fissa di competenza delle Direzioni Provinciali del Tesoro - e, quindi, anche a titolo pensionistico - disposti mediante procedure automatizzate (le c.d. "lavorazioni"), la cui liquidazione appartenga alla competenza delle Direzioni Provinciali medesime.
Tra queste liquidazioni debbono annoverarsi i c.d. oneri pensionistici accessori - non liquidati nell'ambito dei provvedimenti di pensione delle Amministrazioni ex datrici di lavoro - tra cui rileva, in particolare, per quanto all'esame, la determinazione della perequazione connessa al trattamento pensionistico principale.
Il carattere di provvisorietà temporalmente delimitata di dette liquidazioni, si precisa, viene significativamente associato - dagli ulteriori commi della disposizione stessa - alla previsione della responsabilità dei dipendenti delle Direzioni provinciali del Tesoro, per gli eventuali indebiti pagamenti derivanti dall'adozione delle "procedure anzidette".
Tanto induce dunque a ritenere che, nella fase "a regime" del sistema ivi definito (vale a dire dal 1 gennaio 1984) - peraltro, sull'applicazione "analogica" degli stessi principi individuati dalla sentenza n. 1/99/QM delle Sezioni Riunite di questa Corte - laddove non sia spirato il termine per la revisione della liquidazione disposta dalla Direzione Provinciale del Tesoro ("un anno dalle relative lavorazioni"), l'eventuale indebito è sempre, in linea di principio, ripetibile.
Non così deve opinarsi, laddove la liquidazione risulti aver acquistato carattere di "definitività", in relazione alla quale circostanza si dischiude la possibilità (rectius: probabilità) della non recuperabilità dell'indebito (nel suo intero importo e non secondo quanto diversamente ritenuto nella sentenza n. 565 del 23 settembre 2014 della Sezione Seconda d'Appello di questa Corte dei conti) e, dunque, l'affermazione della responsabilità patrimoniale degli operatori cagionanti il danno.
4.2. Detta ricostruzione, si rileva, trova sostanziale conforto nell'ambito del decreto delegato emanato ai sensi dell'articolo 1 della L. n. 428 del 1985 ("legge delega").
In effetti, il D.P.R. n. 429 dell'8 luglio 1986 ("Adeguamento della normativa sui servizi espletati dagli uffici periferici del Tesoro in materia di stipendi, pensioni e altre spese fisse all'evoluzione della tecnologia e alle esigenze di utilizzazione dei sistemi di elaborazione automatica dei dati; semplificazione delle relative procedure; definizione delle specifiche responsabilità amministrative dei dirigenti e del personale delle direzioni provinciali del tesoro e degli organi del sistema informativo"), specificamente disciplina le operazioni d'emissione dei titoli di pagamento delle pensioni, prevedendo che le Direzioni Provinciali del Tesoro, nella loro veste di ordinatori secondari di spesa, immettano i dati necessari nel sistema informativo - ai fini dell'ammissione al pagamento delle pensioni da esse amministrate - dati le cui evidenze (rectius: segnalazioni), quindi, si riferiscono anche a liquidazioni di propria competenza (rectius: risultati di elaborazioni autonomamente eseguite in sede locale dalle Direzioni provinciali stesse).
Al riguardo, si richiama, il comma 4 dell'articolo 4 del D.P.R. n. 429 del 1986, dispone che le Direzioni Provinciali del Tesoro accertino l'esattezza dei dati immessi nel sistema informativo, altresì verificando i dati incongruenti od errati, relativi alle partite di pensione, segnalati dai Centri interregionali.
Tali verificazioni trovano riscontro nella previsione delle revisioni di cui all'articolo 9 della L. n. 428 del 1985, alle quali si associa il richiamato carattere di "provvisorietà" dei relativi pagamenti - sino all'intervenuta revisione o, in mancanza, al termine previsto per l'effettuazione del controllo - giustificante fondamentalmente, in via di principio, la ripetibilità degli indebiti discendenti dalle sottostanti lavorazioni meccanografiche sino al determinarsi della condizione di "stabilità" dei pagamenti stessi.
4.3. Norma particolare rispetto alla disciplina sopra tratteggiata, risulterebbe invece quella recata dall'articolo 5 del D.P.R. n. 429 del 1986, avente ad oggetto le "variazioni di carattere generale apportate alle partite di pensione in carico alle Direzioni Provinciali del Tesoro".
Detta proposizione prevede al comma 4: "Le liquidazioni disposte con procedure automatizzate hanno carattere provvisorio sino allo spirare del termine di cui al comma 2. Resta comunque impregiudicata l'azione dell'Amministrazione per il ricupero, anche dopo tale termine, delle somme indebitamente corrisposte".
L'espressa previsione della salvezza del recupero, si osserva, risulta fondamentalmente correlarsi alla tipologia di revisione della gran massa di dati relativi alle procedure di carattere "generale", dovendosi in proposito necessariamente tener conto "delle possibilità operative" delle Direzioni Provinciali del Tesoro, nonché di parametri di valenza statistica (individuati con decreto ministeriale, determinante "gli scaglioni di pensioni e la percentuale delle partite da verificare nell'ambito di ogni scaglione"; cfr. l'articolo 5, comma 3D.P.R. n. 429 del 1986).
Nello specifico, ad avviso di questo Giudice, sono unicamente gli evidenziati profili a giustificare la proposizione del recupero dell'indebito oltre il limite temporale previsto dall'articolo 9 della L. n. 428 del 1985(nei confronti dei titolari delle partite i cui dati non sono stati direttamente riguardati dall'attività di revisione).
Ciò, in razionale deroga all'articolo 9 della L. n. 428 del 1985, laddove fondamentalmente non è previsto detto recupero ex se dell'indebito, nelle ipotesi di errori su variazioni "singole" di pagamenti concernenti spese di pensione.
Peraltro, si annota ulteriormente, all'ipotesi d'indebito ex articolo 5 del D.P.R. n. 429 del 1986, si associa una diversa fonte di responsabilità - rispetto quella preveduta dalla "legge delega", risultando la prima unicamente parametrabile all'esatto espletamento dei predefiniti criteri di controllo selettivo (cfr. l'articolo 49 del D.P.R. n. 429 del 1986), non potendo gli operatori essere chiamati a rispondere per quanto escluso, dal decreto ministeriale, dall'ambito delle verificazioni - congruente con la previsione della possibilità dell'azione dell'Amministrazione, non soggetta a termine, per il recupero delle somme indebitamente corrisposte.
4.4. Tanto premesso, l'indebito all'esame - discendente da errore su operazione meccanografica, con riferimento a una "lavorazione" relativa a una singola partita di pensione (liquidazione del trattamento provvisorio di pensione e successiva attribuzione della perequazione automatica d'importo erroneo) - deve conseguentemente valutarsi nella prospettiva di cui all'articolo 9 della L. n. 428 del 1985.
Ordunque, la "lavorazione" avveniva con riferimento all'attribuzione della perequazione automatica nell'anno successivo a quello di prima liquidazione del trattamento di pensione dell'anno 1996, mentre l'errore veniva rilevato solo nell'anno 2012 - in sede d'applicazione del provvedimento di pensione definitiva (decreto n. 195 del 18 aprile 2011 dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata) - vale a dire ben oltre la scadenza del termine annuale previsto dall'articolo 9, comma 1, precitato, sulla cui base l'Amministrazione avrebbe potuto legittimamente attivare il recupero delle sottostanti somme, senza possibilità alcuna di ricollegare conseguenze pregiudizievoli alla ripetizione, per l'effetto dell'eventuale buona fede del pensionato.
Poiché, quindi, l'errore veniva rilevato solo successivamente al preindicato limite temporale, la questione deve risolversi sulla base del principio residuale secondo il quale deve escludersi la ripetizione dell'indebito in presenza d'una qualificata situazione di non addebitabilità al percipiente dell'erogazione non dovuta (cfr., l'articolo 52, comma 2 della L. 9 marzo 1989, n. 88, come interpretato dall'articolo 13della L. 30 dicembre 1991, n. 412, applicabile alla fattispecie sul richiamo dell'articolo 7, comma 5, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479).
Nel merito, le circostanze di formazione dell'indebito e l'assoluta non riconoscibilità del medesimo - in quanto determinatosi con riferimento alla liquidazione d'un accessorio del tutto a cura della P.A. nonché in assenza di formalizzazione in atti da comunicare al pensionato - forniscono il riscontro della totale pertinenza dell'errore alla sfera organizzativa della P.A. nonché della non ravvisabilità d'alcuna forma di partecipazione del pensionato all'erogazione indebita.
Per tutto quanto sopra esposto, deve essere accolta la domanda di accertamento dell'irripetibilità delle somme costituenti l'indebito pensionistico a oggetto della nota prot. n. (...) del 14 marzo 2012 dell'INPS gestione ex INPAP Sede di Ancona, con riferimento alla quota parte delle somme non prescritta (rif., supra, capo 2.).
Va pertanto correlativamente dichiarato il diritto della parte ricorrente alla restituzione della quota parte delle somme non già dichiarate prescritte, sul predetto titolo già recuperate dall'Istituto previdenziale.
5. Non spettano, tuttavia nel caso, gli interessi legali e la rivalutazione monetaria sulle somme già recuperate, per non trovare titolo l'obbligazione restitutoria dell'Istituto previdenziale nel rapporto pensionistico e risultare estraneo, il credito del ricorrente, alla previsione dell'articolo 429 del codice di procedura civile (norma applicabile a questo giudizio ex articolo 5, comma 2, della L. n. 205 del 2000; giurisprudenza costante di questa Sezione giurisdizionale; cfr., da ultimo, Corte dei conti, SS.RR. 24 marzo 2015, n. 11/QM).
6. Per tutto quanto ai capi precedenti esposto, motivato e precisato, non venendo in rilievo operato alcuno dell'Amministrazione scolastica - neppure sotto il profilo dell'intempestiva emanazione del provvedimento definitivo di pensione - la richiesta dell'INPS d'integrazione del giudizio, con la chiamata in causa della stessa, deve essere rigettata.
7. Le spese del giudizio si liquidano forfetariamente in Euro 450,00 (quattrocentocinquanta/00), oltre a IVA e CAP, in favore della parte ricorrente seguono la soccombenza, con onere che si pone in capo all'Istituto previdenziale; in particolare, non rinvenendosi in fattispecie le ragioni di compensazione delle stesse individuate dall'articolo 92, comma 2, del codice di procedura civile.
8. Con riferimento a ipotesi di responsabilità per danno erariale di dipendenti e/o funzionari della P.A., discendente dalla dichiarazione di prescrizione/d'irripetibilità dell'indebito di che trattasi, si dispone la trasmissione della presente sentenza alla Procura regionale della Corte dei conti presso questa Sezione giurisdizionale.
P.Q.M.
la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per le Marche con sede ad Ancona, in sede collegiale, definitivamente pronunciando nel merito ACCOGLIE - nei sensi di cui in motivazione - il ricorso iscritto al numero n. 21788/PC del Registro di Segreteria, proposto dal Sig. G. A. e, per l'effetto, dichiara in favore del ricorrente:
- la prescrizione del diritto dell'INPS alla restituzione dei ratei costituenti indebito pensionistico di scadenza antecedente la data del 14 aprile 2002;
- l'irripetibilità delle ulteriori somme costituenti l'indebito pensionistico di cui alla nota prot. n. (...) del 14 marzo 2012 dell'INPS gestione ex INPAP Sede di Ancona;
- il diritto alla restituzione delle somme sul predetto titolo già recuperate dall'Istituto previdenziale.
Le spese del giudizio - nei termini di cui in motivazione liquidate in Euro 450,00 (quattrocentocinquanta/00), oltre IVA e CAP, in favore della parte ricorrente - sono poste a carico dell'INPS soccombente.
Si dispone la trasmissione della presente sentenza alla Procura regionale della Corte dei conti presso questa Sezione giurisdizionale.
Manda alla Segreteria per gli adempimenti di rito.
Così deciso ad Ancona, nella Camera di Consiglio del 17 luglio 2015.
Depositata in Cancelleria 27 luglio 2015.