#4071 Corte dei conti reg., Campania, 30 marzo 2015, n. 305

Incompatibilità – Docenti a tempo pieno – Notizia di danno – Giurisdizione – Occultamento doloso

Data Documento: 2015-03-30
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Ai sensi dell’art. 1, comma 42, lett. d), legge 6 novembre 2012, n. 190 non può revocarsi in dubbio la sussistenza della giurisdizione contabile in una fattispecie concernente appunto l’esercizio di attività incompatibili con l’espletamento della funzione di professore a tempo pieno da parte di docenti universitari.Per quanto il conferimento da parte dell’ateneo delle autorizzazioni all’esercizio di attività ulteriori e di supporto rispetto a quella didattica possa essere espressione della discrezionalità di un’amministrazione universitaria, la giurisprudenza ha ripetutamente precisato che la cognizione della Corte dei conti riguarda, in linea di massima, anche le scelte discrezionali dell’amministrazione, per verificare se esse siano coerenti con i principi di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa, o invece abbiano comportato l’adozione di scelte arbitrarie e diseconomiche: in particolare, è stato pacificamente affermato che la Corte dei conti ben può sindacare gli atti amministrativi, senza che sia di ostacolo il divieto riguardante il merito delle scelte discrezionali. In altri termini, poiché ciò che distingue l’attività amministrativa discrezionale da quella vincolata è la possibilità di scelta tra più comportamenti leciti, in questi casi il Giudice contabile dovrà verificare, con giudizio ex ante, se la scelta operata corrispondesse di per sé a criteri generali di logica e ragionevolezza.Riguardo l’utilizzabilità di uno scritto anonimo da parte dell’organo inquirente quale atto d’impulso per la Procura, non ci sono dubbi sul fatto che si possa su di esso fondare un’azione per responsabilità amministrativa, mancando, infatti, l’espressa ed analoga preclusione contenuta nell’art. 333, comma 3, c.p.p. che non può analogicamente essere applicata nel processo contabile. Va tuttavia osservato che l’utilizzabilità processuale dello scritto anonimo nel giudizio avanti alla Corte dei conti è stata posta in dubbio a seguito della promulgazione dell’art. 17, comma 30-ter, d.l. 1 luglio 2009, n. 78. Ad ogni modo, questo articolo, condizionando l’esercizio dell’azione contabile alla sussistenza di una notizia di danno specifica e concreta, si riferisce al contenuto della stessa, e non certo alla sua provenienza, ben potendo la Procura della Corte dei conti attivare l’azione su uno scritto anonimo qualora contenga una notizia di danno erariale con le caratteristiche di specificità e concretezza.Ai sensi dell’art. 53, comma 7, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, obbligati in solido al versamento all’amministrazione del compenso dovuto per le prestazioni non autorizzate sono sia l’ente per il quale il docente ha espletato l’incarico, sia il docente che abbia percepito il compenso, con la differenza che il mancato versamento all’ateneo della somma indebitamente erogata da parte dell’ente potrà essere fatto valere con un’azione giudiziaria civile, mentre l’omissione del versamento della somma indebitamente percepita da parte del docente costituirà ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti, ai sensi del comma 7-bis, d.lgs. n. 165/2001L’art. 1, comma 2, l. 14 gennaio 1994, n. 20 non fa nessun riferimento ad un’attività di occultamento effettuata dal debitore, diversamente dall’analogo art. 2941, n. 8, c.c., secondo cui “La prescrizione rimane sospesa: (…) 8) tra il debitore che ha dolosamente occultato l’esistenza del debito e il creditore, finché il dolo non sia scoperto”. In altri termini, il “doloso occultamento” è una fattispecie rilevante non tanto soggettivamente (in relazione ad una condotta occultatrice del debitore), ma obiettivamente (in relazione all’impossibilità dell’amministrazione di conoscere il danno e quindi di azionarlo in giudizio ex art. 2935 c.c.). Inoltre, ai sensi del medesimo art. 1, comma 2, l. n. 20/1994, la prescrizione dell’azione risarcitoria decorre dalla “scoperta” del danno, che va intesa come conoscenza delle componenti essenziali dal danno stesso: non basta sapere che esiste un danno, ma occorre che sia concretamente disvelato con l’esercizio dell’azione penale o quanto meno con indagini precise (penali o extrapenali) che lo accertino e quantifichino, consentendo l’azione del P.M. contabile.A voler inquadrare in modo sintetico quali siano le attività assolutamente incompatibili con il regime della docenza universitaria e tempo pieno, può dirsi che ai dipendenti degli atenei che si trovino in tale regime è del tutto precluso l’esercizio di attività d’impresa, commerciale e professionale, tenendo presente che: l’attività libero professionale consiste in un’attività economica, svolta a favore di terzi e finalizzata alla prestazione di servizi mediante lavoro intellettuale; ai sensi dell’art. 2082 c.c. “è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi”; l’art. 2195 c.c. definisce come attività commerciale un’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi, intermediaria nella circolazione dei beni, di trasporto per terra, aria, acqua, bancaria e assicurativa, nonché ausiliaria delle attività precedenti.Per quanto attiene alla possibilità per il docente universitario a tempo pieno di essere contemporaneamente titolare di partita Iva si rileva quanto che: i) in base alle disposizioni contenute nel d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, l’apertura della partita Iva va effettuata quando un soggetto intraprenda l’esercizio di un’impresa, arte o professione e presuppone che tale esercizio venga svolto con carattere continuativo ed abituale; ii) considerato che nel nostro ordinamento giuridico sussiste un assoluto divieto per il docente a tempo pieno di svolgere attività libero-professionale e che la titolarità della partita Iva va ad identificare un’attività di tipo imprenditoriale o professionale, ne dovrebbe conseguire che il docente a tempo pieno non potrebbe essere titolare di partita Iva; iii) tale assunto risulta indirettamente confermato da pareri e determinazioni dell’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici e da numerose pronunce giurisprudenziali.Gli artt. 60 d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3; 11 d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382; e 53, comma 7, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 pongono per i dipendenti pubblici in generale – e per i docenti universitari in regime di tempo pieno in particolare – un divieto assoluto all’esercizio del commercio, dell’industria e di alcun’altra professione, dal che ovviamente discende che per le attività rientranti in tale accezione non può essere rilasciata alcuna autorizzazione. Pertanto, anche qualora siffatti incarichi fossero autorizzati, tale autorizzazione sarebbe da ritenersi inutiliter data, considerato come le pubbliche amministrazioni possono autorizzare i propri dipendenti all’esercizio di incarichi, ma questi non possono confondersi con l’esercizio di un’attività professionale e con l’iscrizione nel relativo albo, per cui sussiste il generale divieto posto ex lege.Con il divieto di svolgere cariche presso società costituite per fine di lucro la legge ha ritenuto che le stesse, implicando la partecipazione attiva alla vita sociale, potessero pregiudicare in qualche modo l’attività di pubblico impiego. La disciplina sulle incompatibilità, assistita dalla sanzione della decadenza dall’ufficio di cui all’art. 15 d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, esprime la valutazione del legislatore che, a suo insindacabile giudizio, ha reputato che le attività incompatibili sono contrarie e pregiudizievoli al perseguimento dell’interesse pubblico espresso dalla programmazione didattica e dall’attività di docenza universitaria. Con il regime delle incompatibilità si vuole salvaguardare la credibilità e la qualità del modulo organizzativo universitario, diventando così irrilevante, per l’an e il quantum del danno, che lo svolgimento di incarichi professionali vietati non abbia inciso sul regolare svolgimento dell’attività di docenza.Il requisito della stabile organizzazione non rileva ai fini della valutazione dell’esercizio da parte di professori universitari di attività professionale incompatibile con il regime della docenza a tempo pieno, ma soltanto ai fini fiscali, onde discernere se ci si trovi di fronte a redditi d’impresa o da lavoro autonomo.

Contenuto sentenza
GIUDIZIO DI CONTO
Corte dei Conti Campania Sez. giurisdiz., Sent., (ud. 11-12-2014) 30-03-2015, n. 305
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA CAMPANIA
composta dai seguenti magistrati:
dott. Fiorenzo SANTORO - Presidente
dott. Rossella CASSANETI - Consigliere relatore
dott. Nicola RUGGIERO - I Referendario
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nel giudizio di responsabilità, iscritto al n. 65588 del registro di Segreteria, instaurato a istanza della Procura Regionale della Corte dei Conti per la Regione Campania nei confronti dei signori:
1. F.A., nato a N. il (...) ed ivi residente alla via G. N. n. 10, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine della comparsa di costituzione in giudizio, dagli avvocati Carlo Grasso e Stefano Patti ed unitamente ad essi elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Napoli alla via Depretis n. 62;
2. S.A., nato a N. il (...) ed ivi residente alla via P. n. 1, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine della memoria di costituzione in giudizio, dagli avvocati Mario D'Urso e Franco Morena ed unitamente ad essi elettivamente domiciliato presso lo studio dell'avv. Rosa Leggio in Napoli alla via Monteoliveto n. 86;
3. G.B., nato a N. il (...) ed ivi residente alla via L. C. n. 91, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine della memoria di costituzione in giudizio, dagli avvocati Sergio Como e Giuseppe Sartorio ed unitamente ad essi elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Napoli al viale A, Gramsci n. 16
4. A.C., nato a N. il (...) ed ivi residente alla via F. C. n. 131, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine della memoria di costituzione in giudizio, dagli avvocati Paolo Vosa, Giuliana Vosa e Claudia Mensiteri ed elettivamente domiciliato presso il loro studio in Napoli alla via G. Fiorelli n. 14;
5. L.C., nato a V. (L.) il (...) e residente in M. (L.) al P. C. Via N. n. 420, rappresentato e difeso, giusta delega in calce alla memoria di costituzione in giudizio, dagli avvocati Dainora Poletti e Biagio Grasso ed unitamente ad essi elettivamente domiciliato presso lo studio di quest'ultimo in Napoli alla via dei Mille n. 40;
6. R.D.C., nato a M. il (...) ed ivi residente alla via S. G. n. 12, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine della comparsa di costituzione in giudizio, dall'avv. Giuseppe Franco Ferrari ed unitamente a questi elettivamente domiciliato presso lo studio dell'avv. Bruno Ricciardelli in Napoli alla piazza G. Bovio n. 8;
7. G.F., nato a N. il (...) e residente in N. (N.) alla via C. n. 310, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine della memoria di costituzione in giudizio, dagli avvocati Riccardo Marone e Alessandra Fucci ed unitamente ad essi elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Napoli alla via Cesario Console n. 3;
8. R.M.A.N., nato a P. il (...) e residente in F. (S.) alla via C. n. 9, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine della memoria difensiva di costituzione in giudizio, dall'avv. Domenico Sabia e con questi elettivamente domiciliato presso lo Studio Cosenza in Napoli al corso Vittorio Emanuele n. 715;
9. C.P., nato a N. il (...) ed ivi residente alla via G. M. n. 72, rappresentato e difeso, giusta procura a margine della memoria difensiva di costituzione in giudizio, dall'avv. Sergio Como ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Napoli al viale A. Gramsci n. 16;
10. V.S., nato a R. il (...) ed ivi residente alla via L. G. n. 15, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine della memoria di costituzione in giudizio, dall'avv. Luigi Adinolfi e con questi elettivamente domiciliato presso lo studio dell'avv. Stefano Caserta in Napoli al Parco Margherita n. 34;
VISTO l'atto di citazione della Procura Regionale depositato presso questa Sezione Giurisdizionale il 04-12-2012;
VISTE le memorie di costituzione depositate presso la Segreteria di questa Sezione Giurisdizionale dalle difese dei convenuti;
VISTI gli atti di giudizio;
CHIAMATA la causa nella pubblica udienza del giorno 16 ottobre 2014, con l'assistenza del segretario dott. Alfonso Pignataro, sentiti il relatore consigliere Rossella Cassaneti, il rappresentante del pubblico ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Marco Catalano e gli avvocati Luigi Adinolfi, Carlo Grasso, Mario D'Urso, Sergio Como, Paolo Vosa, Dainora Poletti, Giuseppe Franco Ferrari, Gherardo Marone (presente per delega orale dell'avv. Riccardo Marone) e Domenico Sabia;
Ritenuto in
Svolgimento del processo
Con citazione depositata presso questa Sezione Giurisdizionale il 04-12-2012 la Procura Regionale ha evocato in giudizio i signori F.A., S.A., G.B., A.C., L.C., R.D.C., G.F., R.M.N., C.P. e V.S., per sentirli condannare al risarcimento del danno a favore dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope" per i seguenti importi, con l'aggiunta di interessi legali, rivalutazione monetaria e spese di giustizia: Euro 91.760,29 a carico di F.A. (Euro 73.888,35 a titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2003 al 2007 ed Euro 17.871,94 a titolo di indennità di carica e di incentivazione alla didattica percepite); Euro 81.065,97 a carico di S.A. (Euro 68.652,84 a titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2003 al 2007 ed Euro 12.413,13 per indennità di carica e di incentivazione alla didattica percepite); Euro 56.761,36 a carico G.B. a titolo di indebite erogazioni stipendiali dal 2003 al 2007; Euro 122.060,29 a carico di A.C. (Euro 82.197,18 a titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2004 al 2007 ed Euro 39.863,11 a titolo di indennità di carica); Euro 30.178,24 a carico di L.C. a titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2003 al 2004; Euro 32.396,25 a carico di R.D.C. a titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2005 al 2007; Euro 438.477,30 a carico di G.F. (Euro 114.488,97 a titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2003 al 2007 ed Euro 323.983,33 a titolo di indennità di Rettore); Euro 122.321,91 a carico di R.M.A.N. (Euro 114.488,97 a titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2003 al 2007 ed Euro 7.832,94 a titolo di incentivazione alla didattica); Euro 119.010,32 a carico di C.P. (Euro 92.661,93 titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2003 al 2007 ed Euro 26.348,39 a titolo di indennità di carica); Euro 43.582,50 a carico di V.S. a titolo di erogazioni stipendiali indebite dal 2005 al 2007.
Il requirente, dopo aver esposto di aver conferito delega d'indagine al competente Nucleo GdF a seguito di specifica segnalazione dell'esercizio di attività incompatibili con l'espletamento della funzione di professore a tempo pieno da parte del Rettore pro-tempore dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope" e di altri docenti presso il medesimo Ateneo, ha rilevato che i convenuti sono risultati, proprio a seguito di tale complessa attività istruttoria, aver esercitato attività in regime di partita IVA, incompatibili con la manifestata opzione per la docenza a tempo pieno, in contrasto con le disposizioni contenute nell'art. 11 D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 (vigente precedentemente alla riforma intervenuta con la L. 30 dicembre 2010, n. 240).
Il danno contestato ai convenuti riguarda, per il quinquennio di riferimento (2003/2007), tre diverse partite di danno, vale a dire: a) differenza fra le somme percepite a titolo stipendiale nella loro qualità di docenti a tempo pieno rispetto a quelle che sarebbero loro spettate a titolo di docenti a tempo definito; b) somme percepite da alcuni dei predetti convenuti a titolo di indennità di carica per le qualifiche istituzionali rivestite all'interno degli organi accademici, il cui presupposto è proprio lo svolgimento delle funzioni di docente a tempo pieno, la cui sostanziale inosservanza induce l'illiceità della percezione anche delle indennità di carica correlate all'esercizio delle funzioni di Rettore, Prorettore, Preside, membro del Consiglio di amministrazione, direttore di dipartimento, direttore di corsi di dottorato di ricerca; c) somme percepite da alcuni convenuti a titolo di incentivazione dell'impegno didattico, prevista dall'art. 4 L. 19 ottobre 1999, n. 370, prevedente la possibilità per le Università di erogare "compensi incentivanti l'impegno didattico ai professori e ricercatori che optano per il tempo pieno e che non svolgono attività didattica comunque retribuita presso altre Università od istituzioni pubbliche e private".
Nell'atto introduttivo del giudizio si chiarisce, altresì, che l'assoluto divieto all'esercizio del commercio, dell'industria e di alcun'altra professione imposto nel caso di opzione per la docenza a tempo pieno chiaramente deducibile dal combinato disposto degli artt. 60 D.P.R. n. 3 del 1957, 11 D.P.R. n. 382 del 1980 (citato in precedenza) e 53, comma 7, D.Lgs. n. 165 del 2001, implica l'irrilevanza delle autorizzazioni all'esercizio delle attività svolte dai convenuti in regime di partita IVA, rilasciate in alcuni casi. Si precisa, in proposito, che taluni incarichi, pur se astrattamente autorizzabili o addirittura non abbisognevoli di alcuna autorizzazione, sarebbero comunque incompatibili con il regime di professore universitario a tempo pieno qualora fossero svolti nell'ambito dell'espletamento di un'attività professionale.
Il requirente ha evidenziato, ancora, che oggetto dell'odierna contestazione non è certamente la mera tenuta di partita IVA -che ha rappresentato unicamente un elemento sintomatico dell'esercizio di attività professionale da parte dei convenuti- ma lo svolgimento di attività professionali con carattere di continuità e mediante una stabile organizzazione professionale.
Nell'atto introduttivo del giudizio, dunque, si provvede a descrivere la singola posizione di ciascun convenuto.
Per F.A. si sottolinea come egli abbia continuativamente e stabilmente svolto per tutto il periodo riferimento, tranne che nell'anno 2004, attività di "consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale", incompatibile con il regime del tempo pieno per il quale aveva optato, percependo indebitamente anche l'incentivazione didattica di cui all'art. 4 L. 19 ottobre 1999, n. 370. Per S.A. è emersa -secondo la prospettazione attorea- una analoga situazione di esercizio di attività professionale stabile e continuativa incompatibile con il regime di docenza a tempo pieno, così come per G.B., A.C., R.M.A.N., R.D.C. -per il quale peraltro il comportamento illecito è riferibile soltanto al periodo 2005/2007 ed ha avuto dimensioni considerevolmente inferiori rispetto a quanto emerso per i convenuti precedentemente indicati- e L.C. -per il quale sono state formulate considerazioni analoghe a quelle riguardanti R.D.C. ed è stata rilevata attività non consentita soltanto per il biennio 2003/2004. La posizione di G.F., Rettore pro tempore dell'Università "Parthenope", è stata ritenuta particolarmente grave in considerazione degli elevatissimi redditi derivati dall'attività professionale esercitata e degli altrettanto elevatissimi costi e spese effettuati in ragione di tale attività. Analogamente, la posizione di C.P. è stata valutata dal requirente come particolarmente grave, in considerazione dell'abitualità e delle ampie dimensioni dell'attività professionale da lui svolta, nonché dell'assunzione di un incarico lautamente retribuito nel CdA della società privata V. s.p.a., "del tutto incompatibile, non autorizzabile in astratto ed espressamente vietata dalla legge". Infine, per V.S. si pone semplicemente in rilievo che egli ha "per sua stessa ammissione continuativamente svolto l'attività libero-professionale per tutto il periodo in considerazione".
Argomentando ancora sulla sussistenza del pregiudizio patrimoniale subito dall'Università "Parthenope" in relazione agli illeciti suindicati, il requirente ha evidenziato che lo specifico regime delle compatibilità dettato per i docenti universitari e i benefici economici riconosciuti al tempo pieno esclude la valutabilità, a fini scriminanti, del corretto adempimento -dedotto dagli odierni convenuti nella fase istruttoria del presente procedimento- degli obblighi legati alla propria attività d'insegnamento mediante il regolare svolgimento delle ore di didattica previste dallo status lavorativo di ciascuno e della prestabilita attività scientifica.
Dopo aver citato taluni precedenti giurisprudenziali ritenuti di particolare ausilio nel descrivere i caratteri d'illiceità rilevati nella vicenda qui esaminata, la P.R. ha osservato, in punto di elemento soggettivo, che "i convenuti, omettendo volontariamente ogni comunicazione in ordine alla loro posizione fiscale ed all'espletamento dell'attività professionale all'amministrazione danneggiata, pur essendo pienamente a conoscenza dei vincoli e delle preclusioni che il regime di docenti a tempo pieno imponeva loro, abbiano occultato e cagionato con dolo, nella forma del dolo civile contrattuale, un danno erariale nei confronti dell'Università degli Studi di Napoli 'Parthenope'", nocumento che è stato quantificato negli importi indicati in precedenza.
Tutti i convenuti si sono costituiti in giudizio, con l'assistenza dei difensori all'uopo incaricati, formulando, in via pregiudiziale, le seguenti eccezioni: difetto di giurisdizione della Corte dei conti in ordine alla (presunta) violazione dell'obbligo di esclusività della prestazione lavorativa conseguente allo svolgimento non autorizzato di incarichi retribuiti da parte del dipendente pubblico (S.A.); inammissibilità dell'atto di citazione per violazione del termine di 120 giorni prescritto ex lege per il deposito dell'atto medesimo (F.A., che deduce l'individuazione del dies a quo con riferimento alla data di notifica di ciascun invito a dedurre e l'irrilevanza dell'ordinanza di proroga n. 16/2012 in quanto emessa a termine già scaduto e non allegata agli atti di causa; R.D.C. e L.C., che evidenziano la mancata comunicazione alle parti di tale ultima ordinanza con conseguente preclusione dell'attività d'impugnazione del medesimo provvedimento); nullità dell'atto introduttivo del giudizio "ai sensi dell'art. 164 c.p.c. in quanto privo dell'avvertimento espressamente previsto come obbligatorio dal n. 7) dell'art. 163 c.p.c." (F.A.) e, comunque, per genericità ed indeterminatezza (L.C.); inammissibilità dell'atto di citazione per la genericità dell'invito a dedurre notificatogli nella fase pre-processuale (G.B.; C.P.) e per la formulazione di domanda nuova nell'atto di citazione rispetto ad esso (G.B.; G.F.); nullità dell'atto di citazione e degli atti istruttori ai sensi dell'art. 17, comma 30 ter, D.L. n. 78 del 2009 (G.F.; S.A.); inammissibilità dell'atto introduttivo del giudizio per mancata preventiva vocatio in ius del soggetto erogante gli emolumenti contestati, ovvero dell'Università "Parthenope", come richiesto dall'art. 53, comma 7D.Lgs. n. 165 del 2001 (F.A.).
In via preliminare di merito, tutti hanno eccepito la prescrizione dell'azione di responsabilità amministrativo-contabile esercitata nei loro confronti dalla P.R., rilevando, in proposito, che la pretesa risarcitoria in essa dedotta fa riferimento a quanto percepito dai convenuti nel periodo 2003/2007, laddove la notifica degli inviti a dedurre è avvenuta sul finire dell'anno 2011/inizio dell'anno 2012 senza essere preceduta da ulteriori atti interruttivi del termine de quo e non si versa in un'ipotesi di occultamento doloso del danno (F.A., G.B., G.F., C.P., R.D.C., L.C., A.C., S.A. e R.M.A.N.), nonché per aver fatto fronte con le somme de quibus alle proprie necessità di vita (V.S.).
Sempre in via preliminare di merito, V.S. ha fatto istanza di sospensione del presente giudizio in attesa dell'esito di quello in corso innanzi al Consiglio di Stato a seguito dell'impugnazione della sentenza n. 775/2014 del TAR Campania emessa in riferimento alla pretesa di rifusione dell'indebito, derivato dalla vicenda esaminata anche nella presente sede contabile, avanzata dall'Università "Parthenope".
Ancora sotto l'aspetto preliminare di merito, F.A. ha fatto istanza istruttoria di acquisizione di CTU tecnico-contabile intesa alla corretta individuazione e quantificazione del danno contestatogli.
Nel merito, F.A. ha dedotto che tutte le attività da lui svolte al di fuori della docenza a tempo pieno negli anni 2003, 2005, 2006 e 2007 -che il convenuto ha provveduto ad elencare e documentare dettagliatamente- sono avvenute su autorizzazione o addirittura su designazione dello stesso Ateneo di appartenenza, dunque sono consistite in attività di carattere didattico e scientifico strettamente connesse alla sua funzione di docente universitario, cui non è conseguita l'emissione di alcuna fattura e, pertanto, si sono svolte in piena conformità al dettato normativo; A. ha negato, sul punto, che la titolarità di partita IVA possa costituire di per sé sicuro indizio o motivo di esercizio di attività libero-professionale, trattandosi, in realtà, di semplice adempimento di natura fiscale richiesto ogni volta che l'importo annuo delle prestazioni professionali eccede i 5000,00 Euro. Il convenuto ha rilevato, altresì, che il mancato esercizio di tali attività nell'anno 2003 contribuisce a smentire l'assunto attoreo secondo cui esse avrebbero avuto luogo con continuità e sulla base di stabile organizzazione; l'esistenza di quest'ultima caratteristica, in particolare, viene negata da F.A. con l'ausilio della descrizione di tutte le fatture pagate negli anni in considerazione -a suo avviso da esaminare in luogo della dichiarazione dei redditi onde avere la corretta descrizione dei fatti che sarebbe difettata nell'indagine svolta dalla P.R.- da cui dovrebbe desumersi che si è sempre trattato di acquisti di beni e servizi di natura e per uso personale e solo molto occasionalmente di pagamenti di prestazioni professionali, svolte in assenza di rapporto di lavoro subordinato e, comunque, acquisite a supporto dell'attività didattica del prof. A. proprio a testimonianza del fatto che egli non disponeva di una struttura stabilmente organizzata per l'esercizio di attività ulteriori. Negando, dunque, la sussistenza sia dell'elemento oggettivo dell'illecito contestato -anche sotto i profili del difetto di prova e dell'errata quantificazione del presunto pregiudizio economico- e sia dell'elemento soggettivo dell'illecito medesimo -per essere stata ogni attività svolta in piena buona fede- ha concluso per il proscioglimento da ogni addebito.
V.S. ha chiesto il rigetto della domanda attorea formulata nei suoi confronti, non negando l'illiceità dell'attività libero-professionale da lui notoriamente svolta mentre ricopriva l'incarico di docente a tempo pieno per l'Università "Parthenope", ma ponendo in risalto la mancanza, nel suo caso, dell'elemento soggettivo dell'illecito, testimoniata dal fatto che l'esercizio dell'attività incompatibile avveniva in assoluta trasparenza ed evidenza.
G.B. ha evidenziato, con l'ausilio della documentazione allegata alla memoria difensiva, che la sua posizione si presta senz'altro al completo proscioglimento, in quanto gli incarichi da lui svolti erano, per ammissione dello stesso Ateneo di appartenenza, tutti astrattamente autorizzabili in quanto compatibili con il tempo pieno -salvo poi ricevere provvedimento di censura impugnato con ricorso al TAR perché basato sull'erroneo presupposto della mancanza delle prescritte autorizzazioni- ed erano stati, altresì, tutti portati dal prof. B. a conoscenza degli organi universitari preposti al rilascio di tali autorizzazioni, la cui mancanza in alcuni casi è da addebitare, dunque, allo stesso Ateneo. Il convenuto ha rilevato, inoltre, che devesi tenere conto dei cospicui vantaggi ottenuti dall'università "Parthenope", in termini di finanziamento delle attività scientifiche e didattiche svolte dallo stesso B. in ambito universitario -appunto- proprio grazie all'attività libero-professionale da lui esercitata, vantaggi quantificabili in Euro 155.000,00 circa, ovvero in un importo pari al triplo di quello che egli dovrebbe risarcire secondo la prospettazione del requirente. G.B. ha sottolineato, infine, che l'impegno da lui profuso ed i risultati conseguiti in relazione all'attività di docenza a tempo pieno sono stati espressamente riconosciuti dagli organi apicali dell'Ateneo de quo.
G.F. ha rilevato, a sostegno della sua istanza di proscioglimento dall'addebito contestatogli, che: tutte le attività da lui svolte "sono state preventivamente autorizzate e rientrano sicuramente nella previsione dell'art. 11, comma 5, lett. a e b perché tutte sono state svolte nell'interesse di enti pubblici territoriali o di ricerca o per conto dell'amministrazione dello Stato o riguardano lo svolgimento di attività didattiche, compresa la partecipazione a corsi di aggiornamento professionale, svolte in concorso con enti pubblici"; il conferimento delle autorizzazioni all'esercizio delle attività de quo da parte dell'Ateneo, non può essere assoggettato al sindacato giurisdizionale contabile, visto quanto disposto dall'art. 1, comma 1L. n. 20 del 1994; la titolarità di partita IVA non indica di per sé l'esercizio di attività professionale e non è certamente preclusa ai docenti a tempo pieno; la regolarità dello svolgimento della istituzionale attività di docenza del prof. F. non ha mai subito alcuna penalizzazione, come testimoniato dal rilascio delle prescritte autorizzazioni da parte del Consiglio di Facoltà.
Le ultime due argomentazioni esposte dal F., di cui alla sintesi qui riportata, sono state prospettate anche da C.P., il quale ha rilevato, altresì, che il modulo di richiesta di autorizzazione allo svolgimento degli incarichi predisposto dall'Università "Parthenope" all'epoca dei fatti non prevedeva alcuna dichiarazione di possesso di partita IVA o di eventuali preclusioni/incompatibilità e che dal corretto e puntuale esame degli atti e della documentazione fiscale emerge chiaramente che gli incarichi da lui svolti -oltretutto non certamente in modo continuativo ed abituale e con l'ausilio di una stabile organizzazione- erano regolarmente autorizzati, del tutto compatibili con il ruolo di docente a tempo pieno, non in conflitto d'interessi con l'Istituzione universitaria di appartenenza ed anzi finalizzati ad adiuvarla o addirittura non abbisognevoli di alcuna autorizzazione. Inoltre, C.P. ha sottolineato di non essere mai stato pro-rettore e di aver legittimamente svolto il ruolo di componente indipendente del CdA della società V. s.p.a. in quanto l'assenza di poteri gestionali non faceva rientrare tale incarico nell'esercizio del commercio e dell'industria. Dopo aver negato la sussistenza dell'elemento soggettivo dell'illecito contestato proprio in virtù della convinzione di agire del tutto legittimamente ed aver contestato la quantificazione del danno siccome operata dal requirente -perché non esplicitata, non provata e presumibilmente comprensiva anche delle ritenute fiscali- ha rilevato la necessità di tener conto, sotto tale ultimo profilo, dell'utilitas conseguita dall'Università "Parthenope" per effetto dei contributi finanziari allo svolgimento delle varie attività. Ha concluso per il proscioglimento dall'addebito contestatogli.
Deduzioni e conclusioni sostanzialmente simili a quelle già sin qui sintetizzate, hanno esposto e svolto anche R.D.C. -che riguardo la sua specifica posizione ha lamentato, altresì, un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto ai professori Giancarlo De Stefano e Maria Ferrara, la cui situazione è del tutto simile alla sua ma non sono stati destinatari dell'azione di responsabilità esperita dal requirente, nonché l'aver determinato un vantaggio per l'Erario operando la scelta di sottoporre a fatturazione IVA i pur saltuari incarichi svolti- L.C. -che ha contestato la medesima disparità di trattamento rappresentata da D.C., ha dettagliatamente elencato le attività svolte e sottoposte a fatturazione sottolineandone la piena conformità alle disposizioni legislative e regolamentari poste a presidio dell'attività di docenza a tempo pieno ed ha citato la sentenza n. 554/2009 della Sez. I Centr. Appello sulla necessità di dimostrare la concretezza e l'attualità del pregiudizio sì come descritto da requirente "attraverso la prova di una riscontrata minore resa del servizio, con abbassamento anche qualitativo delle prestazioni lavorative"- A.C. -che ha dettagliatamente descritto le spese indicate ai fini delle deduzioni fiscali e quelle sostenute per acquisti di beni e servizi nonché per prestazioni lavorative di terzi al fine di dimostrare l'assenza dei requisiti della continuità, dell'abitualità e della stabilità descritti dal requirente ed ha citato varie pronunce delle Sezioni territoriali e centrali della Corte dei conti- S.A. e R.M.A.N..
Buona parte dei convenuti ha citato, a sostegno delle proprie argomentazioni difensive, la nota prot. n. 2013/35 del 16-01-2013 del Rettore dell'Università "Parthenope" prof. C.Q. in cui si manifesta l'opinione secondo cui gli emolumenti corrisposti ai docenti, oggetto dell'attività istruttoria della P.R., "risultano essere il frutto di attività che, sebbene non riconducibili ai doveri d'ufficio, sono considerati dalla normativa in materia come liberamente esercitabili anche dai professori universitari a tempo pieno", nonché il parere C.U.N. n. 344 del 11-02-2010, in cui si esclude che la sola titolarità di partita IVA implichi di per sé una situazione d'incompatibilità con la posizione di docente universitario a tempo pieno; inoltre, si è rilevato come le spese portate in detrazione siano state di ammontare ben inferiore al 37% dei proventi indicato ex lege per gli studi professionali.
Tutti hanno richiesto, pur se in mero subordine, che si faccia la più ampia applicazione del potere riduttivo dell'addebito, tenendo conto delle circostanze concrete in cui si sono svolti i fatti oggetto del giudizio.
Nella pubblica udienza odierna il PM ha integralmente confermato l'atto introduttivo del giudizio, con l'ausilio delle seguenti osservazioni: la sussistenza della giurisdizione contabile sulla fattispecie descritta nell'atto medesimo, è stata chiarita, senza ombra di dubbio, dalle disposizioni contenute nei commi 7 e 7 bis dell'art. 53 D.Lgs. n. 165 del 2001, introdotte successivamente all'instaurazione del giudizio; l'ordinanza di proroga del termine per il deposito dell'atto di citazione, emessa nel corso della fase pre-processuale, costituisce atto endoprocedimentale, che in quanto tale non necessita di notifica alle parti private e, comunque, sarebbe stata reclamabile da queste ultime una volta avutane conoscenza con la notifica dell'atto di citazione, nel quale se ne fa espressa menzione; l'art. 163, n. 7), c.p.c., non rientra fra le disposizioni del codice di procedura civile applicabili al processo contabile, di modo che la mancanza dell'indicazione ivi fornita nell'atto di citazione non ne determina affatto la nullità; in punto di prescrizione, l'infondatezza della relativa eccezione emerge dal fatto che si versa senz'altro in una fattispecie di occultamento doloso del danno -che fissa il dies a quo nel momento della scoperta dell'illecito- in quanto i convenuti hanno consapevolmente taciuto determinate e rilevanti circostanze, ovvero l'esercizio di attività libero-professionale incompatibile con il regime della docenza a tempo pieno; nel merito, l'invocazione della condizione soggettiva della buona fede è destituita di fondamento, ove si consideri che si tratta di docenti universitari, la cui specifica preparazione tecnica impedisce di ipotizzare che essi non fossero consapevoli dell'illiceità della loro condotta, mentre per ciò che concerne la titolarità di partita IVA, di per sé sicuramente neutra, comunque si colora quando -come nella vicenda in esame- è collegata alla produzione di reddito.
Gli avvocati presenti -Luigi Adinolfi, Carlo Grasso, Mario D'Urso, Sergio Como, Paolo Vosa, Dainora Poletti, Giuseppe Franco Ferrari, Gherardo Marone (presente per delega orale dell'avv. Riccardo Marone) e Domenico Sabia- hanno tutti sinteticamente richiamato le deduzioni versate nelle rispettive memorie, confermandone le conclusioni, sia in via pregiudiziale e sia nel merito, per poi svolgere talune precisazioni. In particolare, l'avv. Carlo Grasso ha sottolineato come la sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo sia chiaramente smentita dal fatto che gli incarichi svolti dal suo assistito (F.A.) avevano luogo quasi esclusivamente su designazione dello stesso Ateneo e che le voci componenti il presunto danno erariale non sono state oggetto di alcuna specificazione da parte del requirente, con ciò, da un lato determinando la compromissione delle possibilità di difesa del convenuto e, dall'altro lato, richiedendo un approfondimento istruttorio finalizzato a chiarire tale aspetto. L'avv. Mario D'URSO ha rimarcato, in primo luogo, che la mancata indicazione nell'atto di citazione del titolo da cui deriverebbe a carico di S.A. il danno erariale di Euro 12.413,13 (che unitamente alla somma di Euro 68.652,84 percepita per erogazioni stipendiali indebite dal 2003 al 2007 darebbe luogo all'importo totale addebitatogli di Euro 81.065,97) importa rinuncia implicita della P.R. all'azione per la suddetta somma e, in secondo luogo, che la mancanza del contestato elemento soggettivo del dolo sarebbe testimoniata dal proscioglimento di S.A. in sede disciplinare (circostanza a riprova della quale ha depositato copia del verbale del 08-11-2013 del Collegio di Disciplina dell'Ateneo). L'avv. Sergio Como ha sottolineato, riguardo le posizioni di entrambi i suoi assistiti (G.B. e C.P.), la fondatezza della sollevata eccezione di prescrizione, soprattutto in relazione al fatto che mancava nei convenuti l'intenzione di occultare i propri comportamenti e di violare norme, anche perché l'Università ben conosceva e ampiamente tollerava lo svolgimento di incarichi professionali ulteriori rispetto alla docenza, il che non poteva che legittimare l'affidamento dei docenti nella liceità di essi; riguardo la specifica posizione di C.P., ne ha sottolineato la complessità, trascurata nell'atto introduttivo del giudizio che sulla sua descrizione si è solo brevemente soffermato e testimoniata dalla copiosa documentazione prodotta in allegato alla memoria difensiva, concludendo, sul punto, con un'istanza di approfondimento istruttorio. L'avv. Paolo Vosa ha rappresentato l'avvenuto proscioglimento di A.C. in sede disciplinare, a testimonianza sia della liceità del suo comportamento e sia della mancanza in esso di qualsiasi connotazione dolosa; ha fatto istanza, altresì, di stralcio della posizione del suo assistito nel caso in cui il Collegio intenda procedere ad approfondimento istruttorio, essendo il rinnovo dell'incarico consolare in Giappone già conferitogli condizionato dalla definizione del presente giudizio. L'avv. Dainora Poletti ha a sua volta richiamato l'attenzione sulla mancata irrogazione di sanzioni disciplinari in danno del suo assistito (L.C.), l'avv. Gherardo Marone ha ulteriormente specificato l'eccezione di nullità degli atti istruttori in relazione alla prescrizione dell'azione di responsabilità amministrativo-contabile e l'avv. Domenico Sabia ha posto in evidenza la buona fede di R. M. NAPOLI nello svolgimento degli incarichi, per i quali ha sempre presentato apposita richiesta di autorizzazione.
Considerato in
Motivi della decisione 
A. In via del tutto pregiudiziale, il Collegio deve procedere all'esame dell'eccezione di difetto di giurisdizione della Corte dei conti, sollevata dalla difesa di S.A., sotto l'aspetto della violazione dell'obbligo di esclusività della prestazione lavorativa conseguente allo