#3159 Consiglio di Stato, Sez. VI, 7 agosto 2017, n. 3938

Abilitazione scientifica nazionale-Commissione esaminatrice-Composizione-Deliberazione

Data Documento: 2017-08-07
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Illegittimità del giudizio per violazione dell’ art. 8, co 5, del d.p.r. 14 settembre 2011, n. 222, che stabilisce che “La commissione delibera a maggioranza dei quattro quinti dei componenti.”, atteso che, nel caso di specie, la commissione ha deliberato col voto (formalmente) favorevole di soli tre dei suoi cinque componenti.
Il dato normativo è esplicito e non offre ádito al dubbio che il suo precetto possa essere non solo e non tanto male interpretato ma soprattutto divenire suscettibile di applicazioni diversificate da parte delle commissioni giudicatrici. Del resto, lo scopo del precetto è a propria volta chiaro: la fonte regolatoria non impone la rigidità che si avrebbe qualora fosse preteso che le commissioni deliberassero all’unanimità ma, nel contempo, pretende almeno che la maggioranza delle commissioni, quanto più ampia possibile, converga sul giudizio (positivo o negativo che sia) che esse intendono adottare, onde quanto meno evitare che anche solo il tentennamento di uno dei suoi componenti possa far oscillare tra giudizi diametralmente opposti. E ciò nell’interesse sia del singolo candidato sia degli altri partecipanti alla selezione sia a quello pubblico generale, di una determinazione che possa reputarsi convinta in modo sufficientemente ampio.

Contenuto sentenza
N. 03938/2017 REG.PROV.COLL.
N. 01334/2017 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1334 del 2017, proposto da Angela Patrizia Tavani, rappresentata e difesa dall'avvocato Gennaro Terracciano, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, Piazza San Bernardo, n. 101; 
contro
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Anvur, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Commissione ASN Settore Concorsuale 12/C2, Anvur - Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12; 
nei confronti di
Fabiano Di Prima, Raffaele Santoro, non costituiti in giudizio; 
per la riforma
della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA- SEZIONE III BIS, n. 8075/2016, resa tra le parti, in tema di diniego di abilitazione scientifica nazionale per la seconda fascia per il settore concorsuale 12/C2 - Diritto Ecclesiastico e Canonico, nell'ambito della procedura di abilitazione scientifica nazionale indetta dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca con D. D. del 28.1.2013, n. 163;
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, della Commissione ASN Settore Concorsuale 12/C2, dell’Anvur-Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 luglio 2017 il Cons. Italo Volpe e uditi per le parti gli avvocati Annunziata Abbinente, per delega dell'avvocato Gennaro Terracciano, e Andrea Fedeli, dell’Avvocatura Generale dello Stato;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. Col ricorso in epigrafe la dottoressa ivi pure indicata ha impugnato la sentenza del Tar Lazio, Roma, n. 8075/2016, pubblicata il 13.7.2016, che – con la condanna alle spese – le ha respinto il suo originario ricorso proposto avverso, eminentemente:
- i giudizi, collegiale e individuali, della commissione nazionale per l'abilitazione alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia - settore concorsuale 12/C2 - Diritto ecclesiastico e canonico, relativi alla sua domanda per la seconda fascia di docenza nell'ambito della procedura di ASN indetta dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (di seguito “Ministero”) con D.D. 28.1.2013, n. 161, nonché il provvedimento finale di non abilitazione;
- il verbale n. 1 della seduta del 17.3.2014, in cui la commissione ha, tra l’altro, determinato i criteri e parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche per l'attribuzione dell’abilitazione alle funzioni di professore di seconda fascia;
- il verbale n. 2 delle sedute del 26 e 27.5.2014, in cui la commissione, tra l’altro, iniziato “ad analizzare in ordine alfabetico i curricula, le pubblicazioni e i titoli dei singoli candidati di prima e seconda fascia alla luce dei criteri e dei parametri stabiliti nella seduta del 17 marzo c.a.”;
- il verbale n. 3 della seduta del 30.5.2014, in cui la commissione ha completato la procedura e pubblicato i giudizi individuali e collegiali, inseriti sul sito ASN predisposto dal CINECA, nonché la relazione riassuntiva dei lavori pubblicata insieme a detto verbale e approvata in pari data;
- in parte qua, il D.D. 28.1.2013, n. 161, di indizione della procedura per il conseguimento dell’ASN alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia (tornata 2013);
- in parte qua, il d.P.R. n. 222/2011;
- in parte qua, il D.M. n. 76/2012.
1.1. In sostanza, la sentenza ha motivato non ritenendo viziante il fatto che la commissione giudicatrice non avesse votato col quorum di 4/5 – essendovi stati piuttosto due voti individuali favorevoli e tre sfavorevoli – e, poi, non fondate le diverse censure che erano state articolate avverso i giudizi collegiale e individuali della commissione.
2. L’appello è fondato sui seguenti motivi:
- violazione e/o falsa applicazione dell’art. 8, co 5, del d.P.R. n. 222/2011 - violazione e/o falsa applicazione dell’art. 4, co. 5, del D.D. n. 161/2013 - violazione dell’art. 97 Cost. - erroneità dei presupposti - erroneità della motivazione - sviamento di potere;
- violazione e/o falsa applicazione dell’art. 16, co. 3, lett. a) e i), della l.n. 240/2010 - violazione e/o falsa applicazione dell’art. 8, co. 4, del d.P.R. n. 222/2011 - violazione e/o falsa applicazione degli artt. 3 e 5 del D.M. n. 76/2012 - violazione e falsa applicazione dell’art. 4, co. 4, del D.D. n. 161/2013 - eccesso di potere in senso assoluto e relativo - carenza di istruttoria - insussistenza dei presupposti - manifesta illogicità ed irragionevolezza - difetto di motivazione - sviamento di potere.
In estrema sintesi, ad avviso di parte la sentenza di primo grado non è condivisibile per non avere essa colto che con le censure di primo grado erano stati tratteggiati sufficientemente i vizi procedurali e di valutazione nei quali era incorsa la commissione giudicatrice.
3. Si è costituito il Ministero.
4. Con ordinanza della Sezione n. 1366/2017, pubblicata il 31.3.2017, la chiesta misura cautelare è stata accolta ai soli fini della sollecita fissazione dell’udienza di discussione, “considerato che meritano di essere approfondite nella sede di merito, in particolare, le questioni che seguono:
- se il contrasto tra i due giudizi individuali favorevoli all’ASN e i tre giudizi contrari sia stato risolto in modo legittimo attraverso un adeguato grado di sintesi ricavabile dal giudizio conclusivo, tenendo anche conto dell’avvenuto superamento di tutte e tre le mediane e del fatto che la commissaria Castro Jover, pur avendo espresso un giudizio individuale sfavorevole al conseguimento dell’ASN, ha apprezzato favorevolmente la monografia, rilevando “capacità di costruzione e rigore metodologico”; e
- se sussista, o se sia carente, nel giudizio finale, la prescritta analiticità di valutazione dei titoli (oltre che della valutazioni scientifiche, anche di quelle minori) (…)”.
5. L’appellante ha effettuato produzione documentale in data 10.7.2017 per segnalare che l’Università ha avviato le chiamate dei professori di I e II fascia.
6. La causa quindi, chiamata alla pubblica udienza di discussione del 13.7.2017, è stata ivi trattenuta in decisione.
7. L’appello è fondato e, perciò, merita di essere accolto con la conseguente riforma della sentenza impugnata.
7.1. Risulta fondata, in particolare, la prima censura, volta a stigmatizzare che la commissione giudicatrice aveva violato la disposizione di cui all’art. 8, co 5, del d.P.R. n. 222/2011 che stabilisce che “La commissione delibera a maggioranza dei quattro quinti dei componenti.”.
Nella specie invece, come già ricordato nella parte espositiva, la commissione ha deliberato col voto (formalmente) favorevole di soli tre dei suoi cinque componenti.
Il dato normativo è esplicito e non offre ádito al dubbio che il suo precetto possa essere non solo e non tanto male interpretato ma soprattutto divenire suscettibile di applicazioni diversificate da parte delle commissioni giudicatrici.
Del resto lo scopo del precetto è a propria volta chiaro: la fonte regolatoria non impone la rigidità che si avrebbe qualora fosse preteso che le commissioni deliberassero all’unanimità ma, nel contempo, pretende almeno che la maggioranza delle commissioni, quanto più ampia possibile, converga sul giudizio (positivo o negativo che sia) che esse intendono adottare, onde quanto meno evitare che anche solo il tentennamento di uno dei suoi componenti possa far oscillare tra giudizi diametralmente opposti. E ciò nell’interesse, sia del singolo candidato sia degli altri partecipanti alla selezione sia a quello pubblico generale, di una determinazione che possa reputarsi convinta in modo sufficientemente ampio.
Peraltro, il rilievo censorio dell’appellante, nel caso di specie, non risulta solo giuridicamente formale, se si considera che – come correttamente rilevato dalla parte – un commissario (Prof. Castro Jover) ha pure espresso un giudizio basicamente contraddittorio, votando conclusivamente in modo negativo per il conseguimento dell’ASN e tuttavia al tempo stesso apprezzando positivamente l’opera monografica della candidata.
7.2. Persuade inoltre la seconda censura, di sostanziale violazione, nella specie, delle disposizioni di cui agli artt. 8, co. 4, del d.P.R. n. 222/2011 e 3 e 5 del D.M. n. 76/2012.
Si consideri, invero, che in particolare la prima delle disposizioni citate prevede che “La commissione attribuisce l'abilitazione con motivato giudizio (…) fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche presentati da ciascun candidato, previa sintetica descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte.”.
Da questo punto di vista allora, dato il tenore ed i contenuti dei giudizi individuali dei commissari sulla candidata, in pratica solo uno di essi (quello della Prof.ssa Domianello) può dirsi allineato al modello ideale di valutazione sotteso dalla normativa di riferimento, nessuno degli altri raggiungendo invero quel grado di puntualità, diffusione e completezza che il modello stesso – sulla base della predetta normativa – pretende e che il giudizio di quella sola commissaria ha dimostrato possibile nel caso concreto.
7.3. Tornando poi al profilo sostanziale del giudizio contraddittorio di un commissario, sopra indicato, v’è altresì da osservare che l’aporia valutativa che ne è derivata neppure risulta aver trovato giustificazione e sintesi nel giudizio collegiale che ha chiuso l’iter valutativo riguardante in modo specifico l’appellante.
In disparte il fatto che in esso si legge che il giudizio negativo è stato adottato “seppur non all’unanimità” senza tuttavia menzione alcuna delle ragioni che avrebbero indotto la commissione a votare con una maggioranza non coincidente con quella prescritta dalla normativa di settore, risalta il fatto che nel giudizio collegiale si legge che “in particolare” la “monografia (…) non presenta la sufficiente chiarezza di impostazione e rigorosità di sistemazione dell'intera materia, che la maturità scientifica per la II fascia suppone”.
Però, proprio per il fatto che (certamente) uno dei commissari (che individualmente s’era espresso in senso negativo per l’attribuzione dell’ASN) si era invece pronunciato al medesimo riguardo dicendo “en la que muestra capacidad de construcción y rigor metodológico” (ossia “nella quale [monografia la candidata] mostra capacità di costruzione e rigore metodologico”), sarebbe stato quanto mai doveroso che il dibattito e l’analisi collegiale della commissione mostrasse (attraverso la relativa verbalizzazione) di essersi spinto ad approfondire questo aspetto.
Il punto non è secondario.
Invero, se la commissione si fosse fatta carico – come avrebbe dovuto – della palese non logicità di tale giudizio individuale – che, positivo su un tratto rilevante della produzione scientifica della candidata (monografia), chiudeva poi in senso complessivamente negativo – e avesse sottolineato tale intima incoerenza al commissario interessato, per un verso la commissione stessa avrebbe dimostrato collegialmente di essersi fatta carico di un approfondimento doveroso (anche solo per rispetto della candidata che attendeva un essenziale responso in relazione alle sue prospettive di carriera) e, per altro verso, non si sarebbe potuto nemmeno escludere (allora) una rivalutazione del giudizio individuale negativo, il cui possibile mutamento di segno (in senso positivo) avrebbe reso non schiacciante (pur nel deficit di quorum deliberativo effettivamente necessario) la valutazione non favorevole dell’appellante, con l’eventualità di un riapprezzamento complessivo della pregressa produzione scientifica della candidata o, all’opposto, con un più convinto e convincente giudizio negativo al riguardo.
7.4. Risulta poi condivisibile e fondato quel tratto di censura – impostato col secondo motivo – volto a criticare il fatto che i commissari (specie quelli che si sono espressi negativamente) non si sono attenuti, almeno nei riguardi della candidata appellante, alla regola procedimentale – peraltro da essi stessi ribadita preliminarmente all’avvio delle loro operazioni – della valutazione analitica (per quanto sintetica) della produzione scientifica e dei titoli esposti dall’esaminato.
E questo mancato rispetto della particolare regola procedurale (operante nel caso in esame anche per effetto dell’autovincolo datosi dalla commissione) risulta tanto più grave ove si consideri che:
- per un verso, l’appellante si presentava al giudizio con il comprovato superamento delle tre note mediane;
- per altro verso, e soprattutto, gli stessi commissari avevano deliberato “di considerare il superamento degli indicatori numerici (mediane) stabiliti dalla normativa ministeriale e ANVUR un requisito di per sé non sufficiente per ottenere l’abilitazione” e di “considera[re] altresì che il conferimento di questa [ossia l’abilitazione] debba fondarsi su una valutazione di merito che accerti eccezionali qualità di validità scientifica non riconducibili a valutazioni quantitative”.
A maggior ragione dunque, in rapporto al secondo degli aspetti testè ricordati, i commissari individualmente avrebbero dovuto tutti dimostrare (attraverso la verbalizzazione dei loro giudizi) di aver effettuato compiutamente l’esame, anche dei titoli della candidata, alla luce dei criteri fissati dalla normativa di settore e ribaditi da essi stessi in avvio dei lavori.
Ma, come detto, nella fattispecie il solo giudizio individuale che più rispecchia il metodo di valutazione dovuto è quello della sola Prof.ssa Domianello, gli altri (in particolare quelli negativi) dimostrandosi superficiali e perciò inattendibili, avuto altresì riguardo alle espressioni generiche che li contraddistinguono, inidonee come tali sia a dimostrare l’ottemperanza metodologica dovuta sia le ragioni esatte dei giudizi negativi espressi.
Né migliore ed appropriato risulta – anche di riflesso – il giudizio collegiale della commissione il quale, in proposito, si esprime dicendo soltanto che “anche le opere minori [della candidata] non dimostrano una reale e autonoma capacità costruttiva e critica. Si attesta lo svolgimento di attività didattiche e la partecipazione a progetti di ricerca.”, con impiego dunque di espressioni che non si conciliano affatto (per adeguatezza) a quanto pure la commissione collegialmente ha detto in via introduttiva, ossia che erano stati “valutati analiticamente i titoli e le pubblicazioni alla luce dei criteri e parametri individuati preliminarmente”.
8. Conclusivamente, in accoglimento dell’appello ed in conseguente riforma della sentenza impugnata, il Ministero è tenuto, in accoglimento dell’originario ricorso, ad adoperarsi perché senza indugio vengano rivalutati, da una commissione in diversa composizione, i lavori scientifici, anche minori, ed i titoli professionali indicati dall’appellante nel suo curriculum.
Ricorrono giustificati motivi per compensare integralmente fra le parti le spese del doppio grado di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, dichiara il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca tenuto, in accoglimento dell’originario ricorso, ad adoperarsi perché senza indugio vengano rivalutati, da una commissione in diversa composizione, i lavori scientifici, anche minori, ed i titoli professionali indicati dall’appellante nel suo curriculum.
Spese compensate per il doppio grado di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Luciano Barra Caracciolo, Presidente
Vincenzo Lopilato, Consigliere
Francesco Mele, Consigliere
Francesco Gambato Spisani, Consigliere
Italo Volpe, Consigliere, Estensore
Pubblicato il 07/08/2017