#3308 Consiglio di Stato, Sez. VI, 6 marzo 2018, n. 1437

Governance-Istituizione di nuovi Dipartimenti, con individuazione, sulla base delle "afferenze", dei singoli corsi da assegnare-Inammissibilità del ricorso

Data Documento: 2018-03-06
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Inammissibile del ricorso, atteso che il decreto rettorale impiugnato non costituisce atto conclusivo del procedimento, essendo espressamente “sottoposto a ratifica del consiglio di amministrazione”. Per altro verso, poi, gli impugnanti sono privi della legittimazione e dell’interesse ad agire avverso un atto organizzativo che, incidendo su una struttura diversa da quella di appartenenza, spiega su di essi effetti pregiudizievoli non diretti, ma eventuali.

Contenuto sentenza
N. 01437/2018 REG.PROV.COLL.
N. 10158/2014 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 10158 del 2014, proposto da:
Francesco Bruno e Giuseppe Spadafora, rappresentati e difesi dagli avvocati Francesco Castiello, Massimo Giordano e Luca Gentile, con domicilio eletto presso lo studio Luca Gentile in Roma, viale Mazzini, 114/B;
contro
Università degli Studi della Calabria, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
nei confronti di
Maria Cristina Figorilli, Chiara Cassiani, Carmelo Piu e Romeo Salvatore Bufalo, rappresentati e difesi dall'avvocato Stanislao De Santis, con domicilio eletto presso lo studio Pasquale Di Rienzo in Roma, viale Giuseppe Mazzini, 11;
Romeo Bufalo non costituito in giudizio;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. CALABRIA - CATANZARO :SEZIONE II n. 00729/2014, resa tra le parti, concernente l’impugnazione del decreto rettorale n. 1378 del 31.07.2012.
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio delle parti;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 febbraio 2018 il Cons. Giordano Lamberti e uditi per le parti gli avvocati Corrado Morrone, per delega di Massimo Giordano, Luca Gentile, Maria Vittoria Lumetti e Stanislao De Santis;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1-Con delibera del 7 marzo 2012, il Senato accademico dell’UNICAL, nell'ambito della riorganizzazione dell'offerta formativa dell'Ateneo prevista dalla legge 240/2010, ha istituito due nuovi Dipartimenti: il “Dipartimento di studi umanistici” e il “Dipartimento di Lingue e Scienze dell'educazione”. In conseguenza di ciò, l'Università ha dovuto individuare, sulla base delle "afferenze", a quale dei due dipartimenti dovessero assegnarsi i singoli corsi di laurea.
2 - Con deliberazione del 27.06.2012, il Senato accademico ha approvato “l’incardinamento del corso di laurea magistrale a ciclo unico in scienze della formazione primaria nel Dipartimento di studi umanistici”. Tale decisione è stata poi adottata con decreto rettorale n. 1378 del 31.07.2012, soggetto a rettifica da parte del consiglio di amministrazione dell’Ateneo.
3 - Avverso tale provvedimento hanno proposto ricorso, avanti il TAR CALABRIA – Catanzaro, alcuni titolari di insegnamenti rientranti nel Dipartimento di Lingue e Scienze dell'Educazione dell'UNICAL, tra cui gli appellanti.
3.1 – Il ricorso è stato giudicato inammissibile con sentenza n. 00729/2014, che ha rilevato: a) come il provvedimento impugnato non costituisse atto conclusivo del procedimento; b) il difetto in capo ai ricorrenti di "una posizione differenziata e specificamente tutelata dalla legge, nei confronti dell'atto regolativo della competenza interna adottato dall'Università della Calabria".
4 – Tale sentenza è stata impugnata dagli appellanti, secondo i quali la decisione del TAR sarebbe incorsa in un equivoco circa la natura degli atti impugnati, “riducendoli ad una mera fattispecie di competenza interna all'Amministrazione laddove invece si sarebbe in presenza di atti di macro organizzazione che coinvolgono una serie di interessi diffusi ed individuali”.
4.1 – Inoltre, secondo la prospettazione degli appellanti, gli stessi subirebbero una diretta lesione delle rispettive posizioni giuridiche soggettive dalla mancata assegnazione al proprio Dipartimento del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria. Al riguardo, rappresentano che il modello di organizzazione dipartimentale individua una ripartizione delle risorse direttamente apportata alla capacità del singolo dipartimento di produrre offerta formativa (v. art. 2, comma 139, d.l. 3 ottobre 2006, n 262): nel senso che più saranno gli studenti iscritti al dipartimento, maggiori saranno i fondi che spetteranno al medesimo dipartimento. Inoltre, tale pregiudizio si concretizzerebbe tanto da un punto di vista della perdita di chance di sviluppo professionale (pubblicazioni, convegni, organizzazione di masters, specializzazioni, etc.), quanto dal punto di vista del "depotenziamento" dell'inserimento di altri docenti nei rispettivi insegnamenti: minori risorse assegnate al dipartimento equivalgono a minore capacità di reclutare dottori di ricerca, ricercatori ecc., con grave nocumento che si riverbera sulla stessa carriera professionale del docente.
Gli appellanti precisano altresì che il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria è quanto mai "appetibile" dalla popolazione studentesca in quanto, allo stato, è l'unico corso che concede l'abilitazione all'insegnamento. Esso, pertanto, risulta fondamentale rispetto alla politica dell'educazione universitaria, in quanto garantisce accesso ad una sostanziosa fetta dei fondi di finanziamento ordinario; per cui, far rientrare tale corso di laurea su uno piuttosto che sull'altro dei dipartimenti, genera un evidente pregiudizio nei confronti dei docenti appartenenti al dipartimento ritenuto "non prevalente".
5 - L’appello è inammissibile per le ragioni di seguito esposte.
5.1 – Al riguardo, deve rilevarsi che l’inammissibilità del ricorso di primo grado – in base alla motivazione della sentenza impugnata – dipende da due ragioni tra loro autonome ed indipendenti.
Testualmente, nella sentenza impugnata si legge: “Il ricorso, …, è inammissibile per due ordini di ragioni. Per un verso, infatti, il decreto rettorale 31.7.2012 n. 1738 non costituisce atto conclusivo del procedimento, essendo espressamente “sottoposto a ratifica del consiglio di amministrazione”. Per altro verso, poi, gli impugnanti sono privi della legittimazione e dell’interesse ad agire avverso un atto organizzativo che, incidendo su una struttura diversa da quella di appartenenza, spiega su di essi effetti pregiudizievoli non diretti, ma eventuali”.
5.2 - Orbene, deve evidenziarsi che nell’atto di appello all’esame del Collegio non viene mossa alcuna censura rispetto alla prima ragione di inammissibilità del ricorso, ovvero quella relativa al fatto che il decreto rettorale del 31.7.2012 n. 1738 non costituisce atto conclusivo del procedimento, essendo espressamente “sottoposto a ratifica del consiglio di amministrazione”.
Sul punto, si è pertanto formato il giudicato, così che risulta irrilevante lo scrutinio dei motivi di appello dedotti, in quanto comunque non idonei ad intaccare la decisione di primo grado.
5.3 - Al riguardo è utile ricordare la giurisprudenza, secondo la quale è inammissibile per difetto di interesse l’appello che, non investendo la totalità dei motivi autonomi posti a fondamento della decisione di primo grado, non raggiungerebbe il risultato di rimuovere la decisione stessa, a suo presidio restando pur sempre l’autonomo motivo che non è stato censurato e sul quale si è ormai formato il giudicato (cfr. Cons. St., sez. VI, 30.12.2005, n. 7588; Cons. St., sez. V, 39.07.1999, n. 930). In altre parole, deve ritenersi inammissibile l’appello ove la sentenza impugnata si regga su una pluralità di ragioni autonome, ognuna delle quali è da sola in grado di sorreggerla perché fondata su specifici presupposti logico giuridici, e l’appellante abbia omesso di censurare una di esse (cfr. Cons. St., sez. V, 30.04.2009, n. 2763).
6 - Tanto precisato, deve osservarsi che, solo tardivamente, nella memoria deposita in data 16 gennaio 2016, l’appellante, oltretutto senza muovere una specifica critica alla sentenza impugnata, ha preso in esame tale questione, argomentando nel senso che delibera del Senato Accademico costituirebbe la determinazione volitiva rispetto alla quale il decreto rettorale assume la valenza di mezzo di formale imputazione al Rettore stesso della decisione assunta dal senato, non potendo il consequenziale atto del consiglio di amministrazione entrare nel merito della scelta operata da quest'ultimo quale organo deputato a valutare le afferenze degli insegnamenti.
6.1 - Come anticipato, tali considerazioni risultano tardive, essendo pacifico che tra i motivi d’appello non vi è alcuna critica alla statuizione del TAR secondo il quale il ricorso di primo grado sarebbe inammissibile, in quanto rivolto nei confronti di un atto procedimentale non definitivo. Ne consegue l’inammissibilità dell’appello.
7 – Vista la soccombenza, le spese di lite, liquidate come in dispositivo, sono poste a carico di parte appellante.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando, dichiara l’appello inammissibile.
Condanna parte appellante alla refusione delle spese di lite degli appellati, liquidate in complessivi €3.000, oltre s.g e accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Carbone, Presidente
Silvestro Maria Russo, Consigliere
Marco Buricelli, Consigliere
Giordano Lamberti, Consigliere, Estensore
Italo Volpe, Consigliere
 Pubblicato il 06/03/2018