#2706 Consiglio di Stato, Sez. VI, 31 luglio 2017, n. 3820

Procedura di reclutamento Ricercatore-Commissione esaminatrice-Discrezionalità

Data Documento: 2017-07-31
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Nella materia dei concorsi universitari, le valutazioni della commissione giudicatrice sono espressione di una discrezionalità molto ampia, sindacabile nella presente sede di giurisdizione generale di legittimità nei limiti dell’erroneo apprezzamento dei fatti ovvero degli esiti manifestamente illogici o abnormi (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 30 settembre 2015, n.4549).

Contenuto sentenza
N. 03820/2017REG.PROV.COLL.
N. 02395/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2395 del 2016, proposto dal signor Carlo Rega, rappresentato e difeso dagli avvocati Stefano Nespor e Maria Stefania Masini, con domicilio eletto presso lo studio Maria Stefania Masini in Roma, via Antonio Gramsci, 24; 
contro
il Politecnico di Torino, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
la Commissione giudicatrice della procedura di selezione per ricercatore universitario a tempo determinato, settore concorsuale 8/F1, non costituita in giudizio;
nei confronti di
signora Federica Corrado, rappresentata e difesa dall'avvocato Federico Cipolla, con domicilio eletto presso lo studio Silvia Villani in Roma, via Asiago, 8; 
signora Laura Saija non costituita in giudizio; 
per l’annullamento ovvero la riforma
della sentenza del TAR Piemonte, sezione I, 29 settembre 2015 n.1370, resa fra le parti, che ha respinto il ricorso n.160/2015, proposto per l’annullamento dell’esito del concorso per un posto di ricercatore universitario a tempo determinato, settore concorsuale 8/F1 (pianificazione e progettazione urbanistica territoriale), e segnatamente:
a) del decreto 5 dicembre 2014 n.724 del Rettore del Politecnico di Torino, di approvazione degli atti del concorso; 
b) della graduatoria relativa, nella parte in cui ha collocato al primo posto la dott. Federica Corrado e al secondo posto la dott. Laura Sajia, davanti al ricorrente;
c) della valutazione dei titoli e delle pubblicazioni;
d) dei giudizi individuali e collegiali;
e) della relazione riassuntiva, nonché di ogni atto presupposto, connesso e consequenziale;
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Politecnico di Torino e di Federica Corrado;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 giugno 2017 il Cons. Francesco Gambato Spisani e uditi per le parti l’avvocato Maria Stefania Masini, l’avvocato dello Stato Alessia Urbani Neri e l’avvocato Federico Cipolla;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Il ricorrente appellante ha partecipato al concorso per un posto di ricercatore universitario a tempo pieno, indetto per il settore concorsuale 8/F1 – Pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale, ai sensi della l. l. 30 dicembre 2010 n.240 e del regolamento attuativo D.M. 25 maggio 2011 n.243, come da decreto del Rettore 16 luglio 2014 n.300, e si è classificato terzo con 65,50 punti su 100, alle spalle della controinteressata appellata, prima con 67,62 punti, e della controinteressata intimata, seconda con 66 punti, come da decreto del Rettore 5 dicembre 2014 n.724, di approvazione della graduatoria (doc. ti 6 e 1 ricorrente appellante, bando e decreto di approvazione citati).
Con la sentenza meglio indicata in epigrafe, il TAR ha respinto il ricorso da lui proposto contro tale esito, espresso dal decreto di approvazione della graduatoria e dagli altri atti meglio indicati in epigrafe, ritenendo in sintesi estrema corrette le valutazioni della commissione di concorso.
Contro tale sentenza, l’originario ricorrente ha proposto impugnazione, con appello contenente un’unica complessa censura, di eccesso di potere giurisdizionale per omesso o insufficiente esame dei motivi di impugnazione e per motivazione apodittica e contraddittoria (appello, pp. 14-36).
Tale censura, secondo logica, è riconducibile a tre motivi di appello, che contengono ciascuno la critica alla valutazione di uno dei candidati, sotto il profilo dei titoli considerati e dei punteggi attribuiti, e la considerano, implicitamente, affetta da eccesso di potere per falso presupposto ovvero illogico apprezzamento, nei termini che seguono.
Con il primo motivo (pp. 14-32), il ricorrente appellante censura la valutazione dei titoli della controinteressata appellata prima classificata, con riferimento a cinque punti specifici.
Il primo punto concerne (pp. 14-20, escluso il § 3 a p. 16, che tratta come si vedrà di altro) la “documentata attività di formazione o di ricerca presso qualificati istituti italiani o stranieri”.
In proposito, il bando prevede la possibilità di attribuire fino a 24 punti per l’attività suddetta, comprensiva di tre sottocategorie.
La prima è data dalla “attività di formazione o di ricerca presso qualificati istituti italiani o stranieri” propriamente detta, valutabile con un massimo di 8 punti.
La seconda è data da “assegni di ricerca e contratti ai sensi della legge 240/2010 e dell’art. 51, comma 6 della legge 449/1997, borse post dottorato ai sensi della legge 398/1989” valutabile con un massimo di 2 punti all’anno e 8 punti complessivi.
La terza è data dalla “posizione di ricercatore a tempo determinato”, valutabile allo stesso modo con un massimo di 2 punti all’anno e 8 punti complessivi (doc. 6 ricorrente appellante, cit. p. 11, articolo 12 del bando).
Con riferimento alla prima sottocategoria, la controinteressata appellata ha dichiarato, fra l’altro, “2004-2012 Attività di ricerca attraverso prestazione formalizzata relativamente al tema della riqualificazione urbana e territoriale e dello sviluppo locale presso l’Istituto superiore sui sistemi territoriali per l’innovazione [in sigla, SITI] di Torino, Politecnico di Torino e Compagnia di San Paolo” (doc. 10 ricorrente appellante, p.2).
Sempre per la prima sottocategoria, la commissione ha attribuito “8 anni di attività di ricerca SITI (0,5 punti per anno perché naz.) e 2 anni di borsa DITER [acronimo che sta per “Dipartimento interateneo territorio”] (0,5 punti per anno perché naz.): 5 punti” (doc. 2 ricorrente appellante, verbale n.4 della commissione, p.3).
Se ne deduce, secondo logica, che il titolo contestato è stato valutato 4 punti.
Il ricorrente appellante sostiene che tale valutazione sarebbe errata, e critica il difforme apprezzamento contenuto nella sentenza impugnata, in quanto l’indicazione del titolo stesso sarebbe generica, l’interessata non avrebbe indicato gli specifici argomenti di ricerca affrontati ogni anno, né l’impegno orario o settimanale da essi richiesto. Sostiene ancora che il punteggio si sarebbe dovuto ridurre proporzionalmente per gli anni in cui l’attività non è durata per tutti i dodici mesi; sostiene infine che comunque l’Istituto SITI non si potrebbe considerare “qualificato istituto” di ricerca, dato che non dispone di personale proprio, ma si avvale delle strutture del Politecnico stesso e di altri centri di ricerca.
Il secondo punto di doglianza (pp. 20-22 e il § 3 a p. 16, di cui si è detto) concerne la seconda sottocategoria sopra ricordata, ovvero la titolarità di “assegni di ricerca … contratti … borse post dottorato …” valutabile come si è detto con un massimo di 2 punti all’anno e 8 punti complessivi.
Con riferimento a tale seconda sottocategoria, la controinteressata appellata ha dichiarato un assegno di ricerca dal 1 marzo 2002 al 31 luglio 2010 presso il ricordato DITER, sul tema “Politiche urbane e territoriali in Italia e in Europa per la valorizzazione delle risorse” (doc. 10 ricorrente appellante, p.1).
Sempre per la seconda sottocategoria in esame, la commissione ha attribuito “assegni di ricerca dal 2002 al 2010: 8 punti (max attribuibile)” (doc. 2 ricorrente appellante, verbale n.4 della commissione, p.3).
Il ricorrente appellante sostiene che tale valutazione sarebbe errata, e critica il difforme apprezzamento contenuto nella sentenza impugnata; sostiene anzitutto che, a suo avviso, il punteggio si sarebbe dovuti ridurre proporzionalmente per gli anni in cui l’attività non è stata prestata per gli interi dodici mesi, riduzione che il bando non vieterebbe; sostiene ancora che l’attività pertinente sarebbe una duplicazione di quella svolta presso l’Istituto SITI, data anche la coincidenza dei periodi di riferimento.
Il terzo punto di doglianza (pp. 22-24) concerne il “coordinamento” e la “partecipazione” a progetti di ricerca.
Al riguardo, il bando prevede la possibilità di attribuire fino a 10 punti per l’attività suddetta, comprensiva di due sottocategorie.
La prima è data dalla “attività di organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca nazionali ed internazionali”, valutabile con un massimo di 8 punti.
La seconda è data dalla semplice “partecipazione a progetti di ricerca nazionali ed internazionali” valutabile con un massimo di 2 punti complessivi (doc. 6 ricorrente appellante, cit. p. 12, articolo 12 del bando).
La commissione ha ulteriormente specificato i criteri, prevedendo per la prima sottocategoria l’assegnazione di 1 punto per gruppi di ricerca nazionali e 2 punti per i gruppi internazionali; per la seconda, l’assegnazione di 0,5 punti per i progetti nazionali e di un punto intero per i progetti internazionali (doc. 7 ricorrente appellante, criteri di valutazione, p. 3).
Quanto alla prima sottocategoria, la controinteressata appellata ha dichiarato, fra l’altro: “2005-2007, incarico di coordinamento di progetti di ricerca nell’area città e territorio” presso il citato Istituto SITI (doc. 10 ricorrente appellante, cit. p. 3).
Sul punto, la commissione ha quindi attribuito “2 anni di coordinamento di progetti di ricerca in SITI (naz): 2 punti” (doc. 2 ricorrente appellante, cit., p.3).
In corso di causa, la commissione ha poi chiarito che l’attività di coordinamento, così come illustrato in corso di colloquio, si sarebbe riferita a due progetti, relativi alle Cinqueterre e alla Reggia di Caserta (appello, p. 23).
Il ricorrente appellante sostiene che anche tale valutazione sarebbe errata, e critica il difforme apprezzamento contenuto nella sentenza impugnata; deduce che il chiarimento fornito in sede di colloquio si sarebbe dovuto verbalizzare, e che ai progetti indicati, di cui era “responsabile” altro docente, l’interessata avrebbe semplicemente partecipato, tra l’altro in tempi diversi.
Il quarto punto di doglianza concerne (pp. 24-26) “altri titoli non riconducibili alle precedenti classi di titoli”.
Al riguardo, il bando prevede la possibilità di attribuire fino a 3 punti per i titoli suddetti, distinti in due sottocategorie, la prima data dalla “documentata esperienza maturata nel campo della ricerca e/o della didattica, comprovante il possesso di solide competenze di base nel settore concorsuale e nel settore scientifico disciplinare indicato nel bando”, e la seconda data da “rapporti e ..relazioni di ricerca documentati e stabiliti con università straniere” (doc. 6 ricorrente appellante, cit. p. 12, articolo 12 del bando).
La commissione ha ulteriormente specificato i criteri, prevedendo per la prima sottocategoria l’assegnazione al massimo di 1 punto e per la seconda, l’assegnazione al massimo di 2 punti (doc. 7 ricorrente appellante, cit., p. 4).
In proposito, la controinteressata appellata ha dichiarato sul primo punto: “dal 2011 in corso, componente del comitato di redazione della Revue de Geographie Alpine/Journal of Alpine Research, rivista internazionale e pluridisciplinare relativa alle problematiche territoriali e ambientali sull’arco alpino e le montagne del mondo; dal 2012 in corso, componente del gruppo scientifico di ricerca Terre alte del Club alpino italiano – CAI, per lo studio dell’insediamento umano nelle terre alte; dal 2014 in corso, presidente per l’Italia della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi – CIPRA Italia, la quale è riconosciuta come osservatore internazionale della Convenzione delle Alpi- Alpine convention e si occupa di protezione dell’ambiente e dello spazio alpino”.
Ha poi dichiarato sul secondo punto: “Rapporto attualmente in corso con l’Institut de Geographie Alpine – Université Joseph Fourrier (Grenoble, Francia) attraverso il ruolo di membro del comitato editoriale della rivista scientifica Revue de Geographie Alpine/Journal of Alpine Research” (doc. 10 ricorrente appellante, cit. p. 12).
Al riguardo, la commissione ha quindi attribuito un punto per quanto risulta per la “documentata esperienza” e un altro punto per il rapporto dichiarato con l’università di Grenoble (doc. 2 ricorrente appellante, cit., p.4).
Il ricorrente appellante sostiene che anche tale valutazione sarebbe errata, e critica il difforme apprezzamento contenuto nella sentenza impugnata; deduce che quanto descritto non comproverebbe né un’esperienza in qualche modo valutabile, né un rapporto con l’ateneo francese, che si limiterebbe a ospitare fisicamente la rivista, senza intrattenere con essa rapporti di sorta.
Il quinto punto di doglianza (pp. 26-34) riguarda infine la valutazione delle pubblicazioni, che il ricorrente appellante in sintesi ritiene eccessiva.
Con il secondo motivo (pp. 32-33), il ricorrente appellante censura la valutazione di un titolo della controinteressata intimata seconda classificata, nei termini che seguono.
In fatto, per la già descritta voce relativa al “coordinamento” e alla “partecipazione” a progetti di ricerca, la seconda classificata ha dichiarato: “(periodo 1/2011 – 1/2014) autrice del progetto di finanziamento (€ 239.604,70) e coordinatrice e principale ricercatrice del progetto di ricerca PARTeS – The Partecipatory Action Research Approach to the Test of Southern Inertia; finanziato come Marie Curie Individual International Outgoing Research Fellowship dal 7° programma quadro dell’Unione europea, Marie Curie actions, al Dipartimento di architettura dell’Università degli studi di Catania, in collaborazione con il City and Regional Planning Graduate Program dell’University of Memphis, TN, USA” (doc. 12 ricorrente appellante, p. 3).
Al riguardo, la commissione ha attribuito “2011-14, ricerca con finanziamento Marie Curie e UE 2 anni presso Univ di Memphis e 1 presso Univ di CT: 5 punti” (doc. 2 ricorrente appellante, cit., p.21).
Il ricorrente appellante sostiene che ciò sia errato, e critica la difforme valutazione della sentenza di primo grado, perché a suo dire da un lato responsabile scientifico del progetto sarebbe un'altra persona, dall’altro la borsa di studio Marie Curie sarebbe incompatibile con il dichiarato ruolo di coordinatrice.
Con il terzo motivo (pp. 33-36), il ricorrente appellante censura la valutazione dei propri titoli, sostenendo in sintesi estrema che gli si sarebbe dovuto attribuire complessivamente un punto in più, in base ad una valutazione più favorevole dell’attività di formazione e ricerca e dei titoli non riconducibili ad altre categorie.
Hanno resistito il Politecnico, con memoria 9 maggio 2016, e la controinteressata appellata, con memorie 22 aprile 2016 e 26 maggio 2017, ed hanno chiesto che l’appello sia respinto.
Con memoria di replica 6 giugno 2017, il ricorrente appellante ha ribadito le proprie difese.
All’udienza del giorno 27 giugno 2017, la Sezione ha trattenuto il ricorso in decisione.
DIRITTO
1. Il ricorso è infondato e va respinto, per le ragioni di seguito esposte.
2. Va premesso per chiarezza che il Collegio condivide quanto affermato anche nella sentenza di primo grado, ovvero che nella materia dei concorsi universitari le valutazioni della commissione giudicatrice sono espressione di una discrezionalità molto ampia, sindacabile nella presente sede di giurisdizione generale di legittimità nei limiti dell’erroneo apprezzamento dei fatti ovvero degli esiti manifestamente illogici o abnormi: così la costante giurisprudenza, e C.d.S. sez. VI 30 settembre 2015 n.4549 e 4 aprile 2000 n.1940, che si citano per tutte. 
3. Ciò posto, il primo motivo di appello è infondato, perché, in sintesi, le illogicità che il ricorrente appellante ritiene di riscontrare nell’operato della commissione non sono riconoscibili come tali.
4. Sul primo punto, e in ordine logico, non vi sono ragioni per ritenere che l’Istituto SITI più volte citato sia un’istituzione di prestigio scientifico minore rispetto a quanto richiesto dal bando, così come sostiene il ricorrente appellante.
Anzitutto, è fatto notorio, ricavabile dal sito Internet relativo, che l’Istituto in questione è attivo da molto tempo in ambito nazionale ed internazionale, attraverso molteplici progetti di ricerca, presentati anche a convegni di rilievo: non vi è nulla che faccia pensare ad un attività di contenuti e valore limitato.
Non è poi un indizio in tal senso il fatto che l’Istituto si avvalga delle strutture del Politecnico, e non di strutture e personale esclusivamente propri, perché ciò nulla dice sulle risorse effettivamente poste a sua disposizione, che non vi è motivo allo stato di ritenere non adeguate agli scopi perseguiti.
L’affermazione del ricorrente appellante, per cui i punti assegnati si sarebbero dovuti ridurre per frazione di anno, rappresenta poi l’espressione di un criterio di giudizio in sé plausibile, ma non richiesto dal bando, né imposto da ragioni logiche: richiedere di applicarlo comporta invadere la sfera del merito riservata all’amministrazione. Rispetto agli altri casi in cui una valutazione rapportata alla frazione d’anno è stata invece effettuata, si può solo osservare che non si tratta di situazioni del tutto omogenee, trattandosi di titoli valutabili in base a clausole del bando differenti.
Infine, neppure era richiesta dal bando, o imposta dai fatti, l’analitica descrizione dell’attività svolta, che secondo il ricorrente appellante avrebbe dovuto estendersi all’impegno orario o settimanale: si osserva che ciò in assoluto direbbe comunque poco sul valore di un’attività di ricerca e che nel descrivere i titoli propri il ricorrente appellante ha usato un livello di precisazione del tutto paragonabile a quello degli altri candidati (doc. 8 ricorrente appellante, suo curriculum).
5. Sul secondo punto, per l’omessa riduzione del punteggio per le frazioni di anno non coperte dall’assegno si rimanda a quanto già detto; si aggiunge soltanto che la sovrapposizione fra le due attività di ricerca e quindi la loro asserita incompatibilità, è asserita e non dimostrata, essendo non certo impossibile che un ricercatore capace segua più progetti contemporaneamente. E’ poi ovvio che per dare un simile giudizio non si potrebbe far riferimento ad un orario di lavoro o ad un concetto similare, che nell’attività di ricerca è poco significativo.
6. Proseguendo nella disamina, le deduzioni del ricorrente appellante relative al terzo punto di doglianza si basano, fondamentalmente, sulle informazioni ricavate dal sito Internet dell’Istituto SITI, da cui si ricaverebbero date di realizzazione dei progetti “Cinqueterre” e “Reggia di Caserta” incompatibili, ovvero difficilmente conciliabili, con le attività relative dichiarate dalla controinteressata appellata.
La consultazione del sito in parola, tuttavia, offre risultati non così univoci. I progetti in questione si riferiscono infatti alla gestione del parco nazionale che nelle Cinqueterre si trova, nonché ad una “rifunzionalizzazione” della reggia, e nel sito sono illustrati in modo riassuntivo. Le date indicate corrispondono ad una “durata del progetto”, ma non è precisato se si tratti di una durata effettiva o programmata, e quali delle attività corrispondenti si siano effettivamente svolte in quell’arco temporale.
7. Anche il quarto punto di doglianza mira, in ultima analisi, a proporre valutazioni alternative a quelle della commissione, e quindi a sostituire con un giudizio proprio il relativo merito amministrativo. 
Si osserva comunque che, contrariamente a quanto afferma il ricorrente appellante, qualifiche come quelle descritte dalla controinteressata appellata, non contestate come fatti storici, denotano di per sé una solida competenza nella materia di riferimento.
Si osserva infatti che, come è notorio nell’ambito specifico, la rivista citata è una delle più antiche del settore, e che, secondo logica, la qualifica di membro del comitato di redazione di tali riviste viene attribuita solo a studiosi di livello. Corrispondenti considerazioni valgono per il gruppo di ricerca costituito presso il CAI e per la presidenza della CIPRA nazionale, che la controinteressata appellata ha correttamente dichiarato come tale.
Si aggiunge poi che nel sito Internet dell’Istituto di geografia alpina dell’Università di Grenoble compare un link specifico alla Revue de Geographie Alpine, presentata con la formula “L’Istituto sostiene una rivista. Non esitate a consultarla”. Non si può quindi negare che fra l’Università e la rivista esista il rapporto valorizzato dalla commissione.
8. Da ultimo, nell’ambito del quinto punto di doglianza, il ricorrente appellante svolge molteplici e dettagliati argomenti critici sulle pubblicazioni della controinteressata appellata, che paragona altresì alle proprie; si tratta però di considerazioni che riguardano il merito amministrativo, dato che ancora una volta non evidenziano una illogicità manifesta di giudizio, ma propongono un punto di vista alternativo, comunque non valutabile in questa sede di legittimità.
9. Dalla reiezione del primo motivo, segue l’improcedibilità dei due motivi residui, che il ricorrente appellante non ha più interesse a vedere esaminati, dato che il loro eventuale accoglimento non gli assicurerebbero la prima posizione in graduatoria, e quindi il posto messo a concorso.
La controinteressata appellata ha infatti visto confermare il proprio punteggio di 67,62, ovvero di 67,12, se si vuol tenere conto dell’errore che la commissione dichiara a posteriori di aver commesso a suo favore (v. appello, p. 12 dal diciassettesimo rigo).
Ciò posto, non verrebbe superata neanche se, per effetto di un accoglimento del secondo motivo, la seconda classificata scendesse da 66 a 61 punti e il ricorrente appellante, per effetto di un accoglimento del terzo motivo, salisse da 65,50 a 66,50 punti.
10. Le ragioni della decisione sono giusto motivo per compensare le spese del presente grado di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto (ricorso n.2395/2016), lo respinge.
Spese del presente grado di giudizio compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 giugno 2017 con l'intervento dei magistrati:
Luciano Barra Caracciolo, Presidente
Silvestro Maria Russo, Consigliere
Vincenzo Lopilato, Consigliere
Francesco Mele, Consigliere
Francesco Gambato Spisani, Consigliere, Estensore
Pubblicato il 31/07/2017