#2496 Consiglio di Stato, Sez. VI, 29 gennaio 2016, n. 371

Abilitazione scientifica nazionale- Analitica valutazione di titoli e pubblicazioni - Obbligo di motivazione

Data Documento: 2016-01-29
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale non può limitarsi ad una mera verifica del superamento degli indicatori bibliometrici, in quanto l’art. 16, comma 3, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, impone che il conseguimento dell’abilitazione debba seguire ad un motivato giudizio fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche, previa descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte, ed espresso sulla base di criteri e parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare, definiti con decreto del ministro.
 
Le commissioni chiamate a valutare l’idoneità dei candidati all’abilitazione scientifica possono non attribuire l’abilitazione ai candidati che superino le mediane per il settore di appartenenza, ma sulla base di un giudizio di merito negativo della commissione, oppure, al contrario, attribuire l’abilitazione a candidati che, pur avendo superato le mediane prescritte, siano valutati dalla commissione con un giudizio di merito estremamente positivo.

Contenuto sentenza
N. 00371/2016 REG.PROV.COLL.
N. 04405/2015 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 4405 del 2015, proposto da: 
Patané Francesco, rappresentato e difeso dall'avv. Francesco Laface, con domicilio eletto presso Vincenzo Meli in Roma, Vale dell'Univesità n. 27; 
contro
Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, Via dei Portoghesi, 12; Università degli Studi di Messina; 
per la riforma
della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE III n. 12398/2014, resa tra le parti, concernente valutazione negativa in relazione al conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di I e II fascia per il settore concorsuale 06/e1 - chirurgia cardio-toraco-vascolare
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 novembre 2015 il Cons. Roberto Giovagnoli e uditi per le parti l’avvocato Laface e l’avvocato dello Stato La Greca;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. Viene in decisione l’appello proposto da Francesco Patané per ottenere la riforma della sentenza, di estremi indicati in epigrafe, con la quale il T.a.r. per il Lazio, sede di Roma, ha respinto il ricorso proposto in primo grado contro il diniego di abilitazione alle funzioni di professore di I e II fascia per il settore concorsuale “06/E1 “Chirurgia cardio-vascolare”.
2. Il giudizio negativo riportato dal ricorrente è stato basato sull’apporto marginale alla produzione scientifica, ritenuta modesta, anche sotto l’aspetto del rigore metodologico e dell’innovatività, e sull’assenza di titoli costituti da incarichi di fellowship e di refe raggio e dalla capacità di attrarre finanziamenti.
3. Il ricorrente ha affidato l’impugnazione del giudizio negativo a tre motivi, che ruotano, tutti, sull’affermazione per cui, in realtà, egli avrebbe superato tre mediante su tre per ciascuna delle due fasce e che tale requisito comporterebbe, di per sé, una postiva valutazione ai fini dell’abilitazione scientifica nazionale.
4. Il T.a.r ha respinto il ricorso rilevando che, anche a prescindere dalla questione del superamento delle tre mediane per entrambe le procedure di valutazione cui il ricorrente ha partecipato, il giudizio negativo della Commissione fosse, comunque, adeguatamente motivato, essendo stato espresso pendendo in considerazione tutti i criteri e i paramenti stabiliti dal d.m. n. 76 del 2012. Di talché il superamento delle mediane, se anche raggiunto, non avrebbe comunque potuto essere sufficiente all’abilitazione.
5. Nell’atto di appello il ricorrente contesta la motivazione del giudizio negativo ed insiste sull’avvenuto superamento delle mediane.
6. Si è costituito in giudizio, per resistere all’appello, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
7. All’udienza pubblica del 24 novembre 2015, la causa è stata trattenuta per la decisione,
8. L’appello non merita accoglimento.
Il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale non può limitarsi ad una mera verifica del superamento degli indicatori bibliometrici, in quanto, come correttamente ricorda la sentenza appellata, l’art. 16, comma 3, della legge n. 240 del 2010, impone che il conseguimento dell’abilitazione debba seguire ad un “motivato giudizio fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche, previa sintetica descrizione del contributo individuale delle attività di ricerca e sviluppo svolte, ed espresso sulla base di criteri e parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare, definiti con decreto del ministro”.
Coerentemente, l’art. 5 del DM n. 76/2012 prevede che “nelle procedure di abilitazione alle funzioni di professore di seconda fascia, la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche è volta ad accertare la maturità scientifica dei candidati, intesa come il riconoscimento di un positivo livello della qualità e originalità dei risultati raggiunti nelle ricerche affrontate e tale da conferire una posizione riconosciuta nel panorama almeno nazionale della ricerca. Sono ulteriori criteri di valutazione la comprovata capacità di coordinare o dirigere un gruppo di ricerca, la capacità di attrarre finanziamenti competitivi almeno in qualità di responsabile locale e la capacità di promuovere attività di trasferimento tecnologico”.
La stessa circolare dell’11 gennaio 2013, n. 754, ha affermato a chiare lettere che la valutazione complessiva del candidato deve fondarsi sull’analisi di merito della produzione scientifica dello stesso; sicché l’abilitazione deve essere attribuita esclusivamente candidati che abbiano soddisfatto entrambe le condizioni (superamento degli indicatori di impatto della produzione scientifica e positivo giudizio di merito).
Tale regola può, a discrezione delle Commissioni, soffrire di deroghe per il caso in cui tali organi decidano di non attribuire l’abilitazione ai candidati che superino le mediane per il settore di appartenenza, ma sulla base di un giudizio di merito negativo della commissione, oppure, al contrario, di attribuire l’abilitazione candidati che, pur avendo superato le mediane prescritte, siano valutati dalla commissione con un giudizio di merito estremamente positivo.
9. Applicando puntualmente tale criteri, la Commissione nel caso di specie ha valutato negativamente le pubblicazioni scientifiche del ricorrente in considerazione della scarsa significatività sotto il profilo dell’apporto individuale alle opere collettive, del limitato raggio d’azione (unicamente sull’assistenza ventricolare e sul trapianto cardiaco) e del modesto rigore metodologico della ricerca.
Si tratta di un giudizio supportato da puntuale motivazione, che non presenta profili di inattendibilità o di irragionevolezza e che rientra nell’ambito della spazio valutativo riservato alla Commissione giudicatrice.
10. La motivazione del giudizio negativo è stata, inoltre, ulteriormente supportata dalla considerazione che il ricorrente risulta sprovvisto degli ulteriori titoli individuati come criteri di valutazione dall’art. 3, comma 3, d.m. n. 76/2012. Segnatamente si tratta: dell’attività nazionale di insegnamento in corsi di laurea e post-laurea; della supervisione di dottorandi di ricerca; della capacità direzionale di gruppi di ricerca; della capacità di attrarre finanziamenti competitivi.
Anche sotto questo profilo, il giudizio negativo espresso dalla Commissione si rivela sufficientemente motivato e resiste, pertanto, alle censure fatte valere dal ricorrente.
11. L’appello, pertanto, deve essere respinto.
12. Sussistono i presupposti, tenendo conto della controvertibilità delle questioni oggetto del giudizio, per compensare le spese del giudizio di appello.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Compensa le spese del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 novembre 2015 con l'intervento dei magistrati:
Luciano Barra Caracciolo, Presidente
Roberto Giovagnoli, Consigliere, Estensore
Andrea Pannone, Consigliere
Vincenzo Lopilato, Consigliere
Maddalena Filippi, Consigliere
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 29/01/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)