#3886 Consiglio di Stato, Sez. VI, 25 giugno 2018, n. 3916

Procedura concorsuale posto ricercatore-Valutazione titoli e pubblicazioni

Data Documento: 2018-06-25
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

la prescrizione della valutazione specifica dei titoli, di cui all’art. 4, comma 4, d.P.R. n. 117 del 2000, deve essere rapportata alla finalità assegnata dalla normativa alla valutazione comparativa, consistente in un raffronto, attraverso la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, della personalità scientifica dei vari candidati, dei quali va ricostruito il profilo complessivo risultante dalla confluenza degli elementi che lo compongono, da apprezzare in tale quadro non isolatamente, ma in quanto correlati nell’insieme secondo il peso che assumono in una interazione di sintesi oggetto di un motivato giudizio unitario; la suddetta valutazione specifica dei titoli deve, dunque, essere svolta, ma non con dettaglio tale da instaurare una valutazione comparativa puntuale di ciascun candidato rispetto agli altri per ciascuno dei titoli, poiché, diversamente, si perderebbe la contestualità sintetica della valutazione globale, risultando perciò necessario e sufficiente che i detti titoli siano stati acquisiti al procedimento e vi risultino considerati nel quadro della detta valutazione.

Contenuto sentenza
N. 03916/2018REG.PROV.COLL.
N. 00347/2014 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 347 del 2014, proposto da 
Daria Carnicella, rappresentato e difeso dall'avvocato Francesco Muscatello, con domicilio eletto presso lo studio Studio Legale Caputi Iambrenghi in Roma, via Vincenzo Picardi, 4/B; 
contro
Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" non costituito in giudizio; 
nei confronti
Maria Selvaggi, rappresentato e difeso dall'avvocato Anna Maria Nico, con domicilio eletto presso lo studio Srl Placidi in Roma, via Barnaba Tortolini 30; 
per la riforma
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Prima) n. 00669/2013, resa tra le parti, concernente procedura di valutazione comparativa per la copertura di un posto di ricercatore universitario
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Maria Selvaggi;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 giugno 2018 il Cons. Davide Ponte e uditi per le parti gli avvocati F.Casertano in sostituzione dell'avv. Anna Maria Nico;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Con l’appello in esame l’odierna parte appellante impugnava la sentenza n. 669 del 2013… con cui il Tar Bari respingeva l’originario gravame, proposto dalla medesima parte, in qualità di partecipante alla procedura, al fine di ottenere l’annullamento degli esiti della procedura comparativa indetta dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” per diciannove posti di ricercatore universitario, di cui uno, per quanto di rilievo nella specie, presso la Facoltà di Medicina veterinaria, per il settore scientifico disciplinare AGR/17 – Zootecnica generale e miglioramento genetico.
Nel ricostruire in fatto e nei documenti la vicenda, parte appellante formulava i motivi di appello attraverso la riproposizione delle censure di primo grado e la critica delle argomentazioni di cui alla sentenza appellata.
La parte appellata privata si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto dell’appello; la parte appellata pubblica non si costituiva in giudizio.
Alla pubblica udienza del 2162018 la causa passava in decisione.
DIRITTO
1. In linea generale, va ribadito con la giurisprudenza della sezione (cfr. ad es. Consiglio di Stato sez. VI 18 luglio 2016 n. 3185) che per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati nelle procedure di valutazione comparativa per posti di ricercatore universitario vanno considerati, in particolare, gli articoli 2 e 3 del d.m. 28 luglio 2009, n. 89, relativi agli elementi di valutazione comparativa dei titoli e ai criteri di valutazione comparativa delle pubblicazioni
Il senso delle prescrizioni legislative e regolamentari circa il carattere analitico della valutazione da compiere dalle commissioni giudicatrici nelle procedure comparative per ricercatori universitari è quello di imporre alla commissione di tenere conto di tutti i dati curriculari indicati dai candidati (titoli e pubblicazioni), e di sceverare, secondo percorsi logici trasparenti, coerenti e di congruo apprezzamento scientifico, i dati rilevanti al fine della compiuta valutazione della maturità scientifica dei candidati e della correlativa valutazione comparativa, da quelli non significativi, sulla base di una altrettanto congrua ed adeguata motivazione, e di esprimere il giudizio comparativo sui dati così (motivatamente) enucleati
La normativa va intesa alla luce della finalità assegnata dalla normativa alla valutazione comparativa, consistente in un raffronto, attraverso la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, della personalità scientifica dei vari candidati, dei quali va ricostruito il profilo complessivo risultante dalla confluenza degli elementi che lo compongono, da apprezzare in tale quadro non isolatamente, ma in quanto correlati nell'insieme secondo il peso che assumono in una interazione di sintesi oggetto di un motivato giudizio unitario; la suddetta valutazione specifica dei titoli deve, dunque, essere svolta, ma non con dettaglio tale da instaurare una valutazione comparativa puntuale di ciascun candidato rispetto agli altri per ciascuno dei titoli, poiché, diversamente, si perderebbe la contestualità sintetica della valutazione globale, risultando perciò necessario e sufficiente che i detti titoli siano stati acquisiti al procedimento e vi risultino considerati nel quadro della detta valutazione (cfr. ad es. Consiglio di Stato sez. VI 30 marzo 2015 n. 1643).
In termini applicativi generali, è stato altresì evidenziato come il giudizio sulla produzione scientifica dei partecipanti ad una procedura di valutazione comparativa per la copertura di un posto di ricercatore universitario compete al diretto apprezzamento della commissione giudicatrice, senza che possa assumere valenza vincolante l' Impact factor , in quanto il semplice fatto statistico della citazione non dimostra il livello qualitativo dell'apprezzamento effettivo da parte del citante (e la dimensione qualitativa è essenziale in queste selezioni); e comunque la commissione non è composta per fungere da mero tramite di rilevazione della notorietà scientifica dello scritto del candidato, ma è un collegio tecnico di cattedratici, appositamente costituito per poter congruamente valutare, dal punto di vista scientifico, il pregio intrinseco di tali elementi (cfr. ad es. Consiglio di Stato sez. VI 30 settembre 2015 n. 4549).
2. Nel caso di specie la selezione oggetto di controversia, indetta con decreto del Rettore dell’Università degli Studi di Bari del 15 dicembre 2010, è soggetta all’applicazione delle norme predette.
In dettaglio, ai sensi dell’art. 2, primo comma, del D.M. n. 89 del 2009, le commissioni giudicatrici “effettuano analiticamente la valutazione comparativa dei titoli dei candidati” sulla base degli elementi ivi elencati, dal n. I) al n. X): titolo di dottore di ricerca, attività didattica a livello universitario, attività di formazione e ricerca presso istituti pubblici e privati, attività in campo clinico, attività progettuale, organizzazione e direzione di gruppi di ricerca, titolarità di brevetti, partecipazione in qualità di relatore a congressi e convegni, conseguimento di premi e riconoscimenti per la ricerca. Il terzo comma dell’art. 2 precisa che la valutazione di ciascuno dei predetti elementi deve essere effettuata “considerando specificamente la significatività che esso assume in ordine alla qualità e quantità dell’attività di ricerca svolta dal singolo candidato”.
Il successivo art. 3, secondo comma, stabilisce i parametri mediante i quali le commissioni di concorso effettuano la valutazione comparativa delle pubblicazioni scientifiche. Essi sono, nell’ordine (e senza prevalenza dell’uno sull’altro): l’originalità, l’innovatività e l’importanza “di ciascuna pubblicazione scientifica”; la congruenza “di ciascuna pubblicazione” con il settore scientifico-disciplinare per il quale è bandita la procedura, ovvero con tematiche interdisciplinari correlate; la rilevanza scientifica della collocazione editoriale e la diffusione nella comunità scientifica “di ciascuna pubblicazione”; la “determinazione analitica” dell’apporto individuale del candidato ad eventuali lavori in collaborazione.
In termini conclusivi sul punto, il successivo comma dell’art. 3 prevede che le commissioni giudicatrici debbano valutare globalmente “la consistenza complessiva della produzione scientifica del candidato, l’intensità e la continuità temporale della stessa”.
Nella fattispecie, l’art. 7 del bando di concorso riproduce i criteri di valutazione di cui agli artt. 2 e 3 del D.M. n. 89 del 2009, che dunque costituiscono anche lex specialis della procedura.
3. In relazione ai richiamati dati di partenza ed alle censure dedotte nella presente sede di appello, va ricordato quanto già affermato da questa Sezione in vari precedenti, da cui non v'è ragione di discostarsi (cfr. ex multis, Cons. St., Sez. VI, 11 settembre 2014, n. 4626, 21 giugno 2013, n. 3387; e 2 marzo 2015 n. 1004), in materia di procedura di valutazione comparativa per ricercatori universitari, i parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, delineati dagli artt. 1, comma 7, d.l. 10 novembre 2008, n. 180, e 2 e 3 del d.m. 28 luglio 2009 cit., cui si è uniformato il bando in oggetto, sono rimasti pressoché identici rispetto a quelli già individuati dal previgente d.P.R. 23 marzo 2000, n. 117 - peraltro, espressamente richiamato nella premesse del decreto ministeriale -, con l'aggiunta di alcuni titoli relativi ad attività all'epoca non considerate dall'art. 4, comma 4, d.P.R. n. 117 del 2000, e con la specificazione di qualche criterio di valutazione delle pubblicazioni già sostanzialmente previsto dai commi 2 e 3 del citato art. 4.
Quanto alla metodologia di valutazione, la sua natura "analitica" imposta per il giudizio sui titoli dall'art. 3, comma 1, d.m. n. 89 del 2009 - mentre, per le pubblicazioni, l'aggettivazione in esame è impiegata in relazione alla sola determinazione del contributo individuale in caso di opere collettanee -, non ha apportato una sostanziale innovazione alla disciplina precedente, la quale già aveva imposto una valutazione "specifica" dei titoli, in sede di giudizio comparativo (v. art. 4, comma 4, d.P.R. n. 117 del 2000), dovendosi attribuire alle due locuzioni lessicali un significato sostanzialmente identico nel contesto normativo di riferimento, nel senso della natura puntuale ed individuale della valutazione da compiere sulle singole categorie di titoli individuate dal richiamato decreto ministeriale, nelle quali siano sussumibili i singoli dati curriculari.
Per quanto attiene all'oggetto della valutazione comparativa "analitica" dei titoli, esso deve essere riferito alla singole tipologie o categorie di titoli ed attività individuate dall'art. 2, nelle quali siano sussumibili le singole, concrete attività indicate dai concorrenti nei rispettivi curricula, e non già a queste ultime in sé e per sé considerate, che possono anche sottrarsi ad una valutazione comparativa per il difetto di un omogeneo tertium comparationis, sicché il criterio metodologico da seguire dalla commissione riguarda la analiticità tipologica, e non già la analiticità oggettuale, in funzione di un giudizio comparativo sulla significatività scientifica dei curricula presentati dai candidati.
Identico approccio metodologico deve essere applicato alla valutazione delle pubblicazioni, in cui non occorre la valutazione di ogni singola pubblicazione, ma solo delle pubblicazioni costituenti espressione di una significatività scientifica rilevante ai fini del giudizio di idoneità all'attività di ricerca e meritevoli di essere sottoposti ad una valutazione comparativa alla stregua dei criteri dettati dall'art. 3 del citato decreto ministeriale.
Diversamente opinando - ossia ritenendo, che sia necessaria una valutazione comparativa analitica di ogni singolo titolo/attività e di ogni singola pubblicazione, di cui ciascuna da valutare comparativamente alla stregua di ciascuno dei criteri di "originalità", "innovatività", "importanza", "congruenza con il settore scientifico-disciplinare", "rilevanza editoriale" e "diffusione nella comunità scientifica", si perverrebbe ad un irragionevole esito di pratica ingestibilità delle procedure valutative in questione (così, ad esempio, ipotizzando la partecipazione di soli dieci candidati, ciascuno dei quali presenti dieci titoli e dieci pubblicazioni da valutare comparativamente a coppie, la commissione giudicatrice sarebbe tenuta a compilare migliaia di griglie comparative, tenuto conto di tutte possibili combinazioni di raffronto 'a coppia' tra tutti i candidati).
Il senso della prescrizione del carattere analitico della valutazione da compiere dalla commissione non può, dunque, che essere quello di imporre alla stessa di tenere, bensì, conto di tutti i dati curriculari indicati dai candidati (titoli e pubblicazioni), ma di sceverare - ovviamente, secondo percorsi logici coerenti e di congruo apprezzamento scientifico - i dati rilevanti al fine della compiuta valutazione della maturità scientifica dei candidati e della correlativa valutazione comparativa, da quelli non significativi, sulla base di un'altrettanto congrua ed adeguata motivazione, e di esprimere il giudizio comparativo sui dati così (motivatamente) enucleati.
Ne deriva che continua a restare valido l'orientamento consolidato di questa Sezione, formatosi sul preesistente quadro normativo (cfr. ad es. Cons. Stato, VI, 27 novembre 2012, n. 5983, con ampi richiami giurisprudenziali), secondo cui la prescrizione della valutazione specifica dei titoli, di cui all'art. 4, comma 4, d.P.R. n. 117 del 2000, deve essere rapportata alla finalità assegnata dalla normativa alla valutazione comparativa, consistente in un raffronto, attraverso la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, della personalità scientifica dei vari candidati, dei quali va ricostruito il profilo complessivo risultante dalla confluenza degli elementi che lo compongono, da apprezzare in tale quadro non isolatamente, ma in quanto correlati nell'insieme secondo il peso che assumono in una interazione di sintesi oggetto di un motivato giudizio unitario; la suddetta valutazione specifica dei titoli deve, dunque, essere svolta, ma non con dettaglio tale da instaurare una valutazione comparativa puntuale di ciascun candidato rispetto agli altri per ciascuno dei titoli, poiché, diversamente, si perderebbe la contestualità sintetica della valutazione globale, risultando perciò necessario e sufficiente che i detti titoli siano stati acquisiti al procedimento e vi risultino considerati nel quadro della detta valutazione.
3. Applicando le esposte coordinate normative e giurisprudenziali alla fattispecie in esame, deve pervenirsi alla conclusione che l'operato della commissione risulti conformato ai criteri normativi e della lex specialis, avendo la stessa tenuto conto, con adeguato apparato motivazionale, dei titoli e delle pubblicazioni, considerati nel loro complesso e ritenuti significativi ai fini della valutazione dell'attività di ricerca svolta dai vari candidati, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, ed ai fini del vaglio della loro personalità scientifica, e legandosi i giudizi individuali e collegiali, espressi sui vari candidati, in modo coerente con l'esito della votazione finale, né mancando un approccio metodologico comparativo, immanente nella formulazione dei giudizi medesimi in forma graduata e nella valutazione finale espressa col voto di maggioranza dei commissari.
3.1 Con riferimento al primo ordine di rilievi, parte appellante evidenzia la contraddizione della determinazione contestata con la diversa qualificazione (in termini di predisposizione per la parte appellante e di propensione per la vincitrice Selvaggi) rispetto all’attività di ricerca.
Invero, l’analisi degli atti evidenzia aggettivizzazioni analoghe e con differenze del tutto irrilevanti rispetto allo svolgimento del giudizio in esame, da svolgere sulla scorta delle indicazioni di cui alle premesse sopra svolte.
In termini più ampi, col primo motivo viene contestata la mancata esternazione delle ragioni logico giuridiche che esplicitino la discrezionalità.
Invero, se per un verso la stessa parte appellante evidenzia la sussistenza di “un’articolazione apparentemente rispettosa dei criteri stabiliti dal dicastero”, per un altro verso la stessa parte non è in grado di evidenziare alcun elementi concreto sintomatico della presunta violazione dei predetti criteri.
La inconsistenza delle contestazioni trova ulteriore conferma nelle considerazioni svolte avverso le valutazioni svolte dal commissario Dario, il quale ha attribuito un esito (discreto, rispetto a buono) superiore alla odierna appellante, cosicchè appare quantomeno destituita di qualsiasi concreto interesse la relativa censura.
Più in generale, le censure – oltre a scontrarsi con l’orientamento generale espresso dalla sezione in tema di sindacabilità delle valutazioni in oggetto - non trovano conferma dall’analisi della documentazione versata in atti da cui emerge la predisposizione di tabelle per la valutazione comparativa dei giudizi, sia in relazione ai titoli che alla produzione scientifica, in termini compresi nei limiti di sindacato sopra ricordati.
3.2 Con il secondo ordine di rilievi parte appellante censura la mancata applicazione della valutazione massima (ottimo); invero, sempre nei medesimi termini di sindacabilità sopra richiamati, la valutazione applicata, pari al livello immediatamente inferiore all’ottimo, appare ragionevole e proporzionata – nei limiti di sindacato del presente giudizio – anche in termini di esito della media fra due ottimi ed un buono.
3.3 Con il terzo ordine di rilievi si rinnova la contestazione della mancata valutazione di alcune pubblicazioni della odierna appellante in quanto erroneamente considerate da tutti i commissari estranee allo specifico settore interessato dalla procedura (AGR17) e relativo ai settori 18 e 19.
In generale, la congruenza è uno dei parametri specificamente individuati, per misurare il profilo scientifico dei candidati, ragione per cui tale aspetto può e deve essere adeguatamente tenuto in considerazione in sede di valutazione comparativa.
In particolare, la rilevanza della congruenza è tale per cui, come già evidenziato dalla sezione, in materia di reclutamento dei professori universitari di ruolo e dei ricercatori, non risulta contraddittorio né irragionevole preferire un'attività scientifica buona, ma molto congruente rispetto al settore scientifico disciplinare oggetto del concorso, ad un'attività scientifica ottima, ma settoriale e quindi, sensibilmente meno congruente (cfr. ad es. 15 settembre 2015 n. 4282).
Dall’analisi della documentazione versata in atti la valutazione contestata non appare viziata né in termini di travisamento dei fatti né di manifesta irrazionalità; invero, nel confronto tra gli argomenti di cui ai lavori in questione, la valutazione appare logicamente svolta sia in sé sia in rapporto a quelli dell’ulteriore candidato richiamato (Tripoli).
Peraltro, la stessa deduzione del vizio di appello in questione appare formulata in via generica e dubitativa, laddove si ritiene che il contestato modus operandi sia “probabilmente” seguito anche dalla commissione (con una curiosa inversione dell’ordine logico e cronologico del giudizio del Tar e della commissione). Parimenti generica, in quanto priva di qualsiasi concreto elemento di riscontro è la contestazione circa il mancato esame del contenuto delle pubblicazioni.
4. Con il quarto ordine di rilievi si rinnova la contestazione inerente il possesso di titoli specifici in capo all’appellante, diploma di specializzazione e incarichi di docenza.
In relazione al primo versante, se la commissione ha valutato (in termini neppure censurati in concreto da parte appellante) il diploma di specializzazione come relativo ad una materia diversa da quella messa a concorso, dall’analisi della documentazione in atti emerge come anche la parte vincitrice odierna appellata sia risultata in possesso di titoli specifici, in relazione alla valutazione dei quali (anche in confronto con quelli della parte appellante) assumono rilievo dirimente le considerazioni già sopra svolte in merito al carattere della procedura in esame.
Analogamente sul secondo versante, se entrambi i candidati risultano in possesso di esperienze documentate, le relative parziali contestazioni si scontrano con la ampiezza e generalità del giudizio complessivo svolto dalla commissione, rispetto al cui operato nessuna censura specifica e dettagliata risulta provata da parte appellante.
5. Infine, in relazione al quinto ed ultimo motivo, dall’analisi della documentazione versata in atti emerge la correttezza della procedura seguita dalla Commissione, in conformità all’art. 4 del bando. Infatti, i lavori di cui ai nn. 6,7,10 e 11 risultano accettati per la pubblicazione nel termine di scadenza previso dal bando (30 gg post pubblicazione, datata 21122010, quindi 2012011), mentre i lavori nn. 8 e 9 non risultano essere stati accettati e quindi neppure valutati.
6. Alla luce delle considerazioni che precedono l’appello va respinto.
Sussistono giunti motivi per procedere alla compensazione delle spese di lite.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 giugno 2018 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Santoro, Presidente
Vincenzo Lopilato, Consigliere
Marco Buricelli, Consigliere
Oreste Mario Caputo, Consigliere
Davide Ponte, Consigliere, Estensore

Pubblicato il 25/06/2018