#4314 Consiglio di Stato, Sez. VI, 17 ottobre 2018, n. 5917

Docenti AFAM - Potere discrezionale del Governo - Mancata adozione da parte del DM ​sul reclutamento del personale docente del comparto AFAM

Data Documento: 2018-10-17
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Nell’ordinamento accademico italiano il ruolo dei professori universitari è ripartito in due gruppi, quello dei professori straordinari e ordinari (prima fascia) e quello dei professori associati (seconda fascia), cui si aggiunge quello dei ricercatori. Mentre negli Stati Uniti le categorie di docenti universitari sono essenzialmente quelle di Full Professor, Associate Professor e Assistant Professor(quest’ultimi ricercatori a tempo determinato ma titolari di corsi di insegnamento e/o di gruppi di ricerca), le differenze tra le quali sono unicamente di status e durata del rapporto, ma non certamente di carattere gerarchico, come un improprio parallelo col nostro sistema potrebbe far pensare.
Al fine di identificare un’idoneità accademica di pari livello, la rivalutazione deve fondarsi non tanto sulla semplice simmetrica equipollenza del titolo accademico conseguito nell’ordinamento universitario del paese a quo, quanto piuttosto sulla valutazione dell’idoneità accademica raggiunta in quell’ordinamento. Occorre in definitiva individuare l’effettivo livello accademico raggiunto dal docente, valorizzandone i titoli scientifici acquisiti e l’esperienza didattica maturata, per poi stabilire il livello accademico effettivamente corrispondente a quello nazionale.

Contenuto sentenza
N. 05917/2018REG.PROV.COLL.
N. 03478/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3478 del 2018, proposto da 
Giancarlo Logroscino, rappresentato e difeso dagli avvocati Diego Vaiano, Alvise Vergerio Di Cesana, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Diego Vaiano in Roma, Lungotevere Marzio n.3; 
contro
Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Bari, Consiglio Universitario Nazionale non costituiti in giudizio; 
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Università degli Studi Bari, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12; 
per l'ottemperanza
alla sentenza del 19 giugno 2017, n. 2963, passata in giudicato, con la quale questa Sezione, in riforma della sentenza del TAR Lazio, Roma, Sez. III, n. 1221/2010, ha annullato:
- il Decreto Rettorale dell'Università degli Studi di Bari n. 12342 del 28 dicembre 2007, relativo alla chiamata diretta del Prof. Giancarlo Logroscino ex art. 1, comma 9, della l. 4 novembre 2005 n. 230, nella parte in cui ha disposto la nomina dello stesso quale professore associato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, settore scientifico-disciplinare MED/26 – NEUROLOGIA, in luogo di quella a professore ordinario presso la medesima facoltà e per il medesimo settore scientifico-disciplinare, espressamente richiesta in via principale dall'interessato;
- il parere reso dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN) nell'adunanza del 12/12/2007 (prot. n. 2142) nella parte in cui ha espresso giudizio negativo in ordine alla chiamata diretta del Prof. Giancarlo Logroscino ex art. 1, comma 9, della l. 4 novembre 2005 n. 230 sul posto di ruolo di I fascia, “data la qualifica ricoperta dal docente presso l'Università estera di origine”;
- la nota prot. n. 4681 del 27 dicembre 2007 del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, con la quale, recependo sostanzialmente il parere negativo espresso dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN), è stato implicitamente negato il richiesto nulla osta alla chiamata diretta ex art. 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005 n. 230 sul posto di ruolo di prima fascia richiesta del ricorrente;
- ogni altro atto presupposto, collegato e/o consequenziale rispetto a quelli impugnati.
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca e dell’Università degli Studi Bari;
Visto l 'art. 114 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2018 il Cons. Sergio Santoro e uditi per le parti gli avvocati Alvise Vergerio Di Cesana e Carlo Maria Pisana dell'Avvocatura Generale dello Stato;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. È chiesta l’esecuzione della sentenza di questa sezione n.2963 del 19/06/2017 che ha riformato la sentenza di primo grado di rigetto del ricorso proposto dal prof. Giancarlo Logroscino avverso il decreto rettorale del 28.12.2007 che lo aveva nominato ai sensi dell’art. 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n.230, professore associato confermato, piuttosto che professore ordinario, per il settore scientifico disciplinare MED/26 (Neurologia) presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo barese.
Il prof. Giancarlo Logroscino è stato dal 2002 al 2007 "Associate Professor" presso il "Department of Epidemiology" della "School of Public Health" della Harvard University in Boston, Massachusetts, US, e co-titolare del corso di "Epidemiology of Neurological Diseases". È "Faculty member" della Division of Aging, Department of Internal Medicine dell'Università di Harvard, docente nei Master Degree e Doctoral Degree (inclusi i Phd) della School of Public Health e della School of Medicine di Harvard, nonché nel corso di “Clinical Epidemiology" negli ospedali dell'Università (Massachusetts General Hospital e il Brigham and Women Hospital). È Presidente della Epidemiology Section della World Federation of Neurology.
2. La sentenza da eseguire ha ad oggetto un caso di applicazione dell’art. 1 comma 9 della legge 4 novembre 2005, n.230, secondo cui le Università, previo parere del Consiglio universitario nazionale (CUN), formulano specifiche proposte al Ministro dell'istruzione che concede il nulla osta, per la copertura di una percentuale non superiore al 10 per cento dei posti di professore ordinario e associato mediante chiamata diretta di studiosi stranieri, o italiani impegnati all'estero, che abbiano conseguito all'estero una idoneità accademica di pari livello.
In particolare, la Sezione, ha ritenuto che l’idoneità accademica, come indicata nella disposizione richiamata, risponde ad un giudizio orientato dinamicamente all’individuazione del reale livello accademico raggiunto; riposa sulla valorizzazione dei titoli scientifici acquisiti, sull’esperienza didattica maturata dal docente per poi stabilire infine il livello accademico corrispondente a quello nazionale, come confermato dal criterio per stabilire la destinazione dei docenti di “chiara fama”, che secondo il decreto 25 luglio 1997 ed il parere generale del CUN n.27 del 10 marzo 1999, consiste nella valutazione di tre elementi: la rilevanza dei contributi apportati, la qualificazione dell’istituzione universitaria, la posizione rivestita dall’interessato.
Pertanto, il parere negativo del CUN alla nomina diretta del ricorrente a professore di prima fascia, secondo la sentenza da eseguire, non avrebbe potuto essere motivato ellitticamente con un’espressione quale “data la qualifica ricoperta dal docente presso l’Università estera di origine”, senza tuttavia avere dato conto delle ragioni ostative all’individuazione dell’idoneità accademica di pari livello a quella di professore ordinario.
3. Al fine di eseguire il giudicato di cui alla sentenza in epigrafe, il ricorrente chiede, con il ricorso per l’ottemperanza in esame, di essere rivalutato dal 22 febbraio 2007 ed immesso in ruolo quale professore di I fascia ex art. 1 comma 9, L. n. 230/2005 presso il presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche, oggi confluito nel Dipartimento di Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso, della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bari.
Il ricorso per l’ottemperanza è fondato.
Occorre premettere che nell’ordinamento accademico italiano il ruolo dei professori universitari è ripartito in due gruppi, quello dei professori straordinari e ordinari (prima fascia) e quello dei professori associati (seconda fascia), cui si aggiunge quello dei ricercatori.
Mentre negli Stati Uniti le categorie di docenti universitari sono essenzialmente quelle di Full Professor, Associate Professor e Assistant Professor(quest’ultimi ricercatori a tempo determinato ma titolari di corsi di insegnamento e/o di gruppi di ricerca), le differenze tra le quali sono unicamente di status e durata del rapporto, ma non certamente di carattere gerarchico, come un improprio parallelo col nostro sistema potrebbe far pensare.
Al fine di identificare un’idoneità accademica di pari livello, come richiesto dall’art. 1, comma 9 cit., in applicazione dei principi enunciati e delle statuizioni del giudicato di cui trattasi, la sezione ha ritenuto che la rivalutazione, ora richiesta dal ricorrente in questa sede di ottemperanza, debba fondarsi non tanto sulla semplice simmetrica equipollenza del titolo accademico conseguito nell’ordinamento universitario del paese a quo, quanto piuttosto sulla valutazione dell'idoneità accademica raggiunta in quell’ordinamento. Occorre in definitiva individuare l’effettivo livello accademico raggiunto dal docente, valorizzandone i titoli scientifici acquisiti e l’esperienza didattica maturata, per poi stabilire il livello accademico effettivamente corrispondente a quello nazionale.
La sezione al riguardo, nella sentenza da eseguire, aveva individuato tre elementi da valutare congiuntamente a tale fine, e cioè la rilevanza dei contributi apportati, la qualificazione dell’istituzione universitaria, la posizione rivestita dall’interessato. E proprio per queste ragioni la sentenza stessa, in definitiva, intendeva scongiurare che una simmetrica ed acritica assimilazione della qualifica conseguita negli Stati Uniti di Associate Professor, a quella di professore associato in Italia, potesse "comprimere surrettiziamente le posizioni accademiche e con essi i livelli scientifici svilendone le peculiarità".
4. Occorre dunque trarre le necessarie conclusioni da tali premesse, al fine di eseguire il giudicato di cui trattasi.
A tale fine il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dovranno provvedere per quanto di rispettiva competenza, all’esame dell'istanza del ricorrente in data 22 febbraio 2007, rivolta all’individuazione del reale livello accademico raggiunto dallo stesso presso l‘Università di Harvard, disponendo di inquadrarlo, ora per allora, quale professore ordinario di I fascia, con conseguente ricostruzione della carriera agli effetti giuridici ed economici e corresponsione degli emolumenti relativi alla qualifica di professore ordinario non percepiti dal 31 dicembre 2007 al 1° agosto 2017 (giorno della presa di servizio a professore ordinario a seguito della procedura di selezione bandita dall'Università degli Studi di Bari il 22 dicembre 2016).
A tal fine dovranno dunque essere debitamente apprezzati i titoli scientifici acquisiti e l'esperienza didattica maturata dal docente, per poi individuare il livello accademico e scientifico conseguito negli Stati Uniti che possa ritenersi corrispondere a quello dell’ordinamento accademico nazionale, eventualmente motivando congruamente sugli ipotetici argomenti che impediscano di abbinare l'idoneità accademica di pari livello a quella di professore ordinario, data l'oggettiva consistenza del curriculum del ricorrente.
A tale fine, occorrerà considerare che il titolo accademico di Associate Professor, conseguito dal ricorrente presso l‘Università di Harvard, non è certamente paragonabile con quello di un’altra qualsiasi università, là dove si consideri che questa, a differenza di altre istituzioni accademiche statunitensi, riserva il titolo di Full Professor soltanto ad alcuni "professori a vita", e che tale titolo in quel contesto accademico non riveste assolutamente caratteri preminenza gerarchica o funzionale, ma individua unicamente una posizione eccezionale, sul piano della durata del servizio, riservata ad una limitatissima minoranza di docenti della stessa prestigiosissima università.
Dovranno inoltre essere valutati i contributi accademici realizzati dal docente nel corso di questa unica e prestigiosissima esperienza internazionale, tenendo sempre conto dell'importanza dell'istituzione universitaria estera di provenienza.
Dovrà infine tenersi anche conto, soprattutto per non incorrere in contraddittorietà, di quanto affermato dal Consiglio del Dipartimento di scienze mediche di base, neuroscienze ed organi di senso dell'Università degli Studi di Bari, con delibera del 21 ottobre 2013, che aveva a suo tempo espresso un "giudizio di alta qualificazione circa la ricchezza, la qualità, il rigore metodologico, l’innovazione dei risultati raggiunti, la continuità e la coerenza della produzione scientifica del Prof. Logroscino". Questa delibera era stata oltretutto approvata dal Senato Accademico dell'Università degli Studi di Bari nella seduta del 22 ottobre 2013, con invito ai competenti organi ministeriali “a rivedere, con effetto ex tunc, le proprie determinazioni in merito, nel senso dell'inquadramento del prof. Giancarlo Logroscino nel ruolo di professore di I fascia anziché di II fascia”.
5. In conclusione, in accoglimento del ricorso in ottemperanza e dell’istanza del ricorrente del 22 febbraio 2007, rivolta all’individuazione del reale livello accademico raggiunto dallo stesso presso l‘Università di Harvard, le amministrazioni competenti dovranno inquadrarlo, ora per allora, quale professore ordinario di I fascia, con conseguente ricostruzione della carriera agli effetti giuridici ed economici e corresponsione della differenza degli emolumenti non percepiti, relativi alla qualifica di professore ordinario dal 31 dicembre 2007 al 1° agosto 2017.
In applicazione del criterio della soccombenza, e tenuto conto del comportamento tenuto dall’Università con le delibere del 21-22 ottobre 2013, le spese del presente giudizio di ottemperanza, come liquidate nella parte dispositiva, devono essere poste a carico soltanto del Ministero intimato.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso per ottemperanza come in epigrafe proposto (ricorso n. 3478/2018), lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e, per l’effetto:
- ordina al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro di dare integrale ed esatta esecuzione, per quanto di rispettiva competenza, alla sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, del 19 giugno 2017 n. 2963, entro 60 giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente decisione, ovvero, se anteriore, dalla notificazione a cura del ricorrente;
- in caso di persistente inottemperanza oltre il termine sopra assegnato, nomina sin d’ora Commissario ad acta il Capo Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, affinché, in luogo e vece dell’inadempiente amministrazione, adotti i provvedimenti necessari, entro ulteriori 60 giorni dallo scadere del termine suindicato, in conformità alle statuizioni della presente sentenza e della sentenza ottemperanda;
- condanna il Ministero intimato a rifondere al ricorrente le spese della presente fase di ottemperanza, che si liquidano nell’importo complessivo di euro 4.000,00, oltre agli accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Santoro, Presidente, Estensore
Bernhard Lageder, Consigliere
Francesco Mele, Consigliere
Giordano Lamberti, Consigliere
Italo Volpe, Consigliere

Pubblicato il 17/10/2018