#2143 Consiglio di Stato, Sez. VI, 11 aprile 2017, n. 1691

Procedura di valutazione comparativa copertura posto di ricercatore-Inammissibilità ricorso

Data Documento: 2017-04-11
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Inammissibilità del ricorso per mancata individuazione dell’errore revocatorio che è stato assunto essersi determinato.

Contenuto sentenza
N. 01691/2017REG.PROV.COLL.
N. 08428/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 8428 del 2016, proposto da Luca Vitale, rappresentato e difeso dall'avvocato Lucio Iannotta C.F. NNTLCU49L23F839G, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, Via Cola di Rienzo, n. 111; 
contro
Marco Esposito, rappresentato e difeso dall'avvocato Andrea Maffettone C.F. MFFNDR70S03F839B, con domicilio eletto presso Marco Trevisan in Roma, Via Ludovisi, n. 35; 
CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12; 
Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, non costituito in giudizio; 
nei confronti di
Paul Di Tommasi, non costituito in giudizio; 
per la revocazione
della sentenza del CONSIGLIO DI STATO - SEZ. VI n. 3982/2016, resa tra le parti, concernente approvazione graduatoria del concorso per la copertura di un posto di ricercatore area scientifica scienze dell'ambiente E2 - elusione del giudicato formatosi sulla sentenza n. 5753/2013 del Consiglio di Stato - sezione VI.
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Marco Esposito e del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 marzo 2017 il Cons. Italo Volpe e uditi per le parti gli avvocati Lucio Iannotta, Andrea Maffettone e Marco Stigliano Messuti dell'Avvocatura generale dello Stato;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1. Con l’atto in epigrafe il dott. Luca Vitale ha proposto ricorso per la revocazione della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 3982/2016, pubblicata il 27.9.2016 (di seguito, anche, “seconda sentenza di ottemperanza”), con la quale, in sede di giudizio di ottemperanza, si è:
- dichiarata la nullità di atti specificati ed in detta sede impugnati, costituiti in sostanza:
-- dal provvedimento CNR n. 86683 del 22.12.2015, che aveva nuovamente approvato la graduatoria del suo concorso del dicembre 2009 (per un posto a tempo indeterminato di ricercatore di terzo livello Area scientifica E2 Cod. NA 84/01, da destinare all’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (ISAFoM) del CNR presso strutture dislocate nella Regione Campania) in cui erano risultati primo classificato e vincitore il dott. Vitale, secondo classificato il dott. Paul Di Tommasi e terzo classificato il ricorrente ing. Marco Esposito, concorso che era stato annullato con sentenza del Tar Campania n. 3705/2012, confermata nella parte dispositiva, ma con diversa motivazione, con sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 5753/2013 (di seguito, anche, “sentenza da ottemperare”), seguita da una prima sentenza di ottemperanza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 4700/2015 (di seguito, anche, “prima sentenza di ottemperanza”), nella parte in cui il ricorrente figurava, di nuovo, come terzo classificato, sul presupposto della sussistenza dei requisiti di accesso in capo ai primi due classificati;
-- dal verbale 17.12.2015 col quale la commissione giudicatrice, in asserita elusione e/o violazione del giudicato di cui alle sentenze nn. 5753/2013 e 4700/2015, ha stabilito un nuovo criterio per la valutazione del requisito di ammissione, ritenendo i due candidati che precedevano il ricorrente in graduatoria in possesso di tale requisito;
-- dai decreti del presidente del CNR nn. 80791 del 26.11.2015 e 84026 del 10.12.2015 di nomina e, poi, di modifica della composizione della nuova commissione giudicatrice;
- disposta l’esclusione dei dott.ri Vitale e Di Tommasi, controinteressati, dal concorso per cui era causa, indetto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (di seguito “CNR”);
- dichiarato il ricorrente ing. Esposito vincitore del concorso;
- ordinato al CNR di dare esecuzione alla sentenza, entro un termine perentorio fissato, con riserva di nomina di commissario ad acta, per il caso di persistente inottemperanza;
- condannato il dott. Vitale e il CNR a rifondere al ricorrente le spese di lite liquidate.
2. La sentenza oggetto di revocazione ha premesso che:
- come precisato nella prima sentenza di ottemperanza, il nucleo del decisum della sentenza da ottemperare era costituito dalla statuizione di annullamento della procedura concorsuale, limitatamente al suo segmento relativo alla valutazione del requisito di accesso di cui all’art. 2, co. 2, lett. b), del bando di selezione, in capo ai due controinteressati classificatisi avanti al ricorrente, onde l’attuazione del capo di sentenza passato in giudicato esigeva la rinnovazione della valutazione circa l’attinenza dei titoli pretesi (dottorato di ricerca o svolgimento triennale di attività di ricerca post-laurea o assegni di ricerca qualificati), presentati dai primi due classificati (dottorato di ricerca in Biologia Applicata), all’attività richiesta nell’allegato A) del bando (i.e., tematica di lavoro «Osservazioni da aereo di ecosistemi terrestri»);
- in sede di ottemperanza, per stabilire l’ambito oggettivo del giudicato (dal punto di vista sia degli effetti demolitori sia degli effetti ripristinatori e conformativi), occorreva far riferimento non solo alla sentenza da ottemperare ma anche a quelle già eventualmente pronunciate in sede di ottemperanza (nella specie, la prima sentenza di ottemperanza), dotate – le ultime – di funzione chiarificatrice del giudicato e vincolante tra le parti, contribuendo a puntualizzare, in una fattispecie processuale a formazione progressiva, il decisum da ottemperare;
- nella specie, con la prima sentenza di ottemperanza s’era statuito che l’attuazione del capo della sentenza da ottemperare, passato in giudicato, esigeva la rinnovazione del solo segmento procedimentale costituito da una nuova valutazione della sussistenza, o meno, del requisito di accesso in capo ai primi due classificati, avente ad oggetto l’attinenza, o meno, dei predetti titoli pretesi all’attività specificata nel citato allegato A) del bando;
- quanto al tenore dispositivo delle statuizioni passate in giudicato, con la prima sentenza di ottemperanza erano stati dichiarati nulli, giacchè elusivi, il provvedimento CNR n. 43725 del 9.6.2014, di approvazione degli atti della nuova commissione giudicatrice (nominata con decreto n. 16484 del 3.3.2014), in asserita esecuzione della sentenza da ottemperare e in rinnovazione degli atti già annullati, al cui esito era stata confermata la graduatoria originaria. In particolare, la nullità era dovuta alla rideterminazione, da parte della nuova commissione, dei requisiti di ammissione nel senso che l’attinenza dei titoli chiesti dal bando dovesse essere valutata, in via alternativa, anziché in via cumulativa, in relazione alle sub-aree della tematica di lavoro come ridefinite, di cui una soltanto includente l’osservazione aeroportata di ecosistemi terrestri (con conseguente aggiramento del requisito del bando costituito dall’attinenza dei titoli all’osservazione aeroportata di ecosistemi terrestri, poiché i titoli prodotti dai primi due classificati attenevano all’altra sub-area tematica, diversa da quella involgente l’osservazione da aereo di ecosistemi terrestri);
- il ricorrente lamentava ancora l’elusione e/o violazione del giudicato, giacchè la commissione giudicatrice avrebbe nuovamente determinato i requisiti di ammissione in modo non conforme alle previsioni del bando e perciò ammesso i controinteressati senza valutare la specifica attinenza dei loro titoli alla tematica di lavoro dell’osservazione aerea degli ecosistemi terrestri.
2. La stessa sentenza, ciò posto, è pervenuta motivatamente alle dette conclusione, ossia in sintesi che:
- anche la commissione nominata in esecuzione della prima sentenza di ottemperanza, in sede di valutazione della sussistenza del requisito di ammissione di cui all’art. 2, co. 2, lett. b), del bando in capo ai primi due classificati, era incorsa nel vizio di elusione e violazione del giudicato combinato della sentenza da ottemperare e della prima sentenza di ottemperanza, introducendo un criterio valutativo non aderente alle previsioni del bando, ricostruite dalle dette sentenze, reiterandone l’elusione e violazione, così pervenendo, in applicazione del criterio nuovamente viziato, ad un altrettanto viziato giudizio di attinenza dei titoli vantati dai controinteressati al requisito di ammissione;
- dovesse perciò dichiararsi la nullità degli atti di cui sub 1. supra;
- potesse farsi applicazione dell’art. 114, co. 4, lett. a), c.p.a., non reputandosi residuato in capo al CNR, e al suo organo valutativo dei requisiti di accesso dei primi classificati, alcun apprezzabile margine valutativo per pervenire a un esito diverso dal riscontro negativo di detti requisiti, con la conseguenza della diretta esclusione dei due controinteressati dal concorso e simmetrica dichiarazione del ricorrente come vincitore del concorso.
3. Il ricorrente in epigrafe reputa che tale sentenza vada revocata giacchè affetta da un vizio – valutabile in sede rescindente – evincibile dai contenuti della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 826/2015, pubblicata il 18.2.2015 e passata in giudicato il 19.9.2015 (per effetto di sei mesi, più trentuno giorni di sospensione feriale, dalla predetta data di pubblicazione), ossia dopo la camera di consiglio in data 23.6.2015 relativa alla prima sentenza di ottemperanza.
Ad avviso di parte, in sostanza, il vizio si percepirebbe combinando le seguenti considerazioni:
- la sentenza da ottemperare si è pronunciata limitatamente al segmento procedimentale relativo alla (ri)valutazione del requisito di accesso di cui all'art. 2, co. 2, lett. b), del bando di selezione, in capo ai due controinteressati, classificati in posizione poziore rispetto all’originario ricorrente, esulando quindi dal suo contenuto precettivo qualsiasi sindacato (in via incidentale o principale e, in tesi, suscettibile di costituire giudicato) circa la legittimità, o meno, della determinazione dei criteri di valutazione dei titoli e della relativa valutazione comparativa;
- l’attuazione del relativo capo di sentenza passato in giudicato comportava perciò la rinnovazione del solo segmento procedimentale costituito da una (ri)valutazione della sussistenza, o meno, del requisito di accesso dei candidati, senza incidere sulle precedenti fasi procedimentali, compresa quella relativa alla nomina e alla costituzione della commissione giudicatrice;
- la commissione che avrebbe dovuto procedere alla detta (ri)valutazione, pertanto, non poteva essere altro che la commissione giudicatrice originaria (giusta, anche, un tradizionale orientamento giurisprudenziale in tema di composizione della commissione giudicatrice di concorso pubblico reiterato a seguito di suo annullamento giurisdizionale, specie quando l’annullamento non deriva da vizi di composizione dell’organo valutativo);
- a differenza della prima sentenza di ottemperanza (emessa in una camera di consiglio di data anteriore a quella del passaggio in giudicato della sentenza n. 826/2015), la sentenza oggetto di revocazione (che ha disposto l’esclusione del dott. Vitale dalla graduatoria sul presupposto che una commissione esaminatrice, diversa da quella originaria, aveva posto in essere l'attività di rivalutazione del requisito di accesso dei candidati alla procedura selettiva in – ritenuta – violazione del giudicato) è stata delibata in una camera di consiglio di data successiva a quella di passaggio in giudicato della sentenza n. 826/2015;
- la sentenza oggetto di revocazione risulterebbe in contrasto con quella n. 826/2015 giacchè (a differenza della prima di tali due decisioni, che ha pronunciato nel presupposto che una commissione giudicatrice “diversa” aveva operato la rivalutazione dei requisiti di accesso in pretesa violazione di giudicato) la seconda delle due “(invece) implica che la predetta attività di rinnovazione sia posta in essere dalla Commissione originaria i cui atti sono stati sindacati con la sentenza n. 5753/2013”, anche alla luce del predetto orientamento giurisprudenziale.
Sempre ad avviso di parte, in fase rescissoria poi, revocata la sentenza oggetto del ricorso in epigrafe, il Collegio dovrebbe disporre affinchè la medesima originaria commissione giudicatrice, riconvocatasi, rinnovi il solo segmento procedimentale sopra detto (i.e., rivalutazione della sussistenza, o meno, del requisito di accesso costituito dall’attinenza dei titoli pretesi all’attività richiesta nel bando di selezione).
4. Si è costituito in questo giudizio il CNR.
5. Si è costituito anche il dott. Esposito concludendo per la declaratoria di inammissibilità del ricorso in epigrafe, non sussistendo nella fattispecie il presupposto del vizio revocatorio in quanto, fra l’altro, il giudicato di cui alla sentenza n. 826/2015 (che si assume contrastante e che è il frutto di altro giudizio di revocazione precedentemente introdotto dal dott. Vitale per la revocazione della stessa sentenza da ottemperare) è di natura processuale, non è esterno, è stato certamente conosciuto (per identità di relatore-estensore) dal Giudice della sentenza di cui si pretende la revocazione, e comunque tale sentenza non ha mai asserito l’obbligo di intervento della originaria commissione giudicatrice, solo delimitando il giudicato derivante dalla sentenza da ottemperare.
6. Con ordinanza di questa Sezione n. 5476/2016, pubblicata il 7.12.2016, è stata sospesa l’efficacia della sentenza oggetto del ricorso in epigrafe, fino alla definizione con sentenza del presente giudizio, “Considerato che nelle more della definizione del giudizio di revocazione, per la cui trattazione appare opportuno fissare l’udienza del 9 marzo 2017, può essere concessa l’invocata misura cautelare ai soli fini della permanenza in servizio, in via interinale e provvisoria, del ricorrente Vitale, sempre che tale soluzione non sia ostativa - come oggi prospettato dalla difesa del ricorrente - alla assunzione in servizio del controinteressato Esposito (ove questi abbia interesse alla immediata assunzione)”.
7. Sono seguite reciproche memorie, del ricorrente in epigrafe e del dott. Esposito, depositate nelle date del 6.2.2017 e del 16.2.2017.
Il primo, in particolare, ha ribattuto alle prospettazioni di inammissibilità del ricorso per revocazione formulate dal secondo, aggiungendo:
- di avere anche proposto, con notificazione del 27.12.2016, ricorso alla Corte Suprema di Cassazione ai sensi degli artt. 92, co. 3, 110 c.p.a., 360, co. 1, n. 1, 362, co. 1, c.p.c. e 111, co. 8, Cost., contro la seconda sentenza di ottemperanza;
- che l’ing. Esposito, nonostante l’opportunità offertagli dalla predetta ordinanza della Sezione n. 5476/2016, non s’era adoperato per ottenere la riassunzione in servizio presso il CNR, dimostrando con ciò di non nutrire al riguardo un particolare interesse, quanto meno attuale;
- che conseguentemente l’eventualità (peraltro non creduta) di detta riassunzione ben poteva essere rimessa all’esito della definizione complessiva di questo contenzioso, di per sé necessariamente da posticipare alla definizione di quello introdotto in Corte di Cassazione;
- che dunque il presente giudizio dovesse a suo avviso sospendersi, anche perché l’ing. Esposito, nel frattempo, non aveva impugnato alcuna delle precedenti decisioni – tutte di fatto favorevoli al ricorrente in epigrafe –, neppure l’ultima oggetto, ora, di revocazione, avendo pertanto perduto interesse alla conservazione del posto assegnatogli;
- che comunque, a tutto concedere, l’ing. Esposito avrebbe sempre potuto puntare al posto del dott. Di Tommasi – successivo in graduatoria al ricorrente in epigrafe ed in posizione anteriore rispetto a quella del predetto ingegnere – il quale in alcun modo aveva reagito, nel tempo, alle decisioni succedutesi.
Il secondo, nella sua memoria, ha informato del fatto che medio tempore il citato Istituto del CNR aveva bandito un concorso a due posti per il cui accesso valevano titoli posseduti dai dott.ri Vitale e Di Tommasi, plausibilmente per offrire loro una chance qualora si fosse, per loro, risolto non positivamente il contenzioso legato ancora alla seconda sentenza di ottemperanza.
Nelle loro repliche, in particolare, l’ing. Esposito obietta la tesi avversaria, volta a sostenere la necessità della sospensione del presente giudizio, e il dott. Vitale precisa di non avere presentato domanda per il nuovo concorso segnalato dal suo avversario.
8. La causa quindi, chiamata alla pubblica udienza di discussione del 9.3.2017, è stata ivi trattenuta in decisione.
9. E’ opportuno preliminarmente osservare che restano estranee a questa decisione valutazioni di alcun genere sui motivi che hanno indotto, da un lato, il CNR a bandire l’ulteriore concorso di cui sopra è cenno e, dall’altro lato, il dott. Esposito a non farsi ancora riassumere dal CNR (pur se al riguardo, sul piano logico, tale opzione individuale risulta plausibile e comprensibile, tenuto conto del perdurante contenzioso).
10. Vale inoltre esprimere che non risulta esservi necessità di sospendere questo giudizio in attesa della soluzione del ricorso per Cassazione introdotto dal dott. Vitale, di cui sopra s’è detto.
Del resto, ove mai questo ricorso fosse accolto, risulterebbe ragionevolmente travolta la seconda sentenza di ottemperanza e, con essa, cadrebbe anche la decisione che conclude il presente giudizio.
11. Ciò posto, occorre notare che – a prescindere dal fatto che la citata sentenza n. 826/2015 abbia, o meno, valore di “giudicato esterno” – sta di fatto che in essa non si rinviene una esplicita enunciazione del fatto che il CNR avrebbe dovuto (per effetto di detto giudicato) far reinsediare la originaria commissione, onde il Collegio della seconda sentenza di ottemperanza (il cui relatore-estensore non poteva ignorare la n. 826/2015, per esserne stato altresì relatore-estensore) non si è espresso in modo contraddittorio rispetto a tale sentenza, nel momento in cui tale Collegio si è pronunciato dando per scontato che (giustamente) i lavori di riesame fossero stati svolti da una “diversa commissione”.
Semmai si sarebbe potuto obiettare in passato – ma non risulta che questo sia stato fatto dal dott. Vitale – che la decisione di far compiere il riesame da una commissione “diversa” avrebbe potuto urtare (come lui ora afferma) con un diverso orientamento giurisprudenziale in argomento. Di conseguenza, non vale riprendere il tema in questa sede.
Va poi rilevato che la prima sentenza di ottemperanza è stata pubblicata (13.10.2015) dopo la sentenza n. 826/2015 (18.2.2015), poco importando che la camera di consiglio di quest’ultima (20.1.2015) sia stata precedente a quella della prima sentenza di ottemperanza (23.6.2015).
Ne consegue l’inammissibilità del ricorso in epigrafe per mancata individuazione dell’errore revocatorio che, qui, è stato assunto essersi determinato.
12. Ricorrono giustificati motivi per compensare integralmente fra le parti le spese del presente giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 marzo 2017 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Santoro, Presidente
Silvestro Maria Russo, Consigliere
Vincenzo Lopilato, Consigliere
Francesco Mele, Consigliere
Italo Volpe, Consigliere, Estensore
Pubblicato il 11/04/2017