#4317 Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 3 ottobre 2018, n. 527

Ammissione a corsi di laurea a numero chiuso- Anni successivi al primo - test di ammissione

Data Documento: 2018-10-03
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Come stabilito dall’Adunanza plenaria con la sentenza n. 1/2015, “il superamento del test può essere chiesto agli studenti che chiedono l’immatricolazione per il solo accesso al primo anno di corso e non anche nel caso di domande di accesso dall’esterno direttamente ad anni di corsi successivi al primo, nel quale il principio regolante l’iscrizione è unicamente quello del riconoscimento dei crediti formativi con la conseguenza … che gli studenti provenienti da altra università italiana o straniera, che presso la stessa non abbiano conseguito alcun credito o che pur avendone conseguiti non se ne siano poi visti riconoscere in assoluto dall’università italiana, presso la quale aspirano a trasferirsi, ricadranno nella stessa situazione degli aspiranti al primo ingresso”.

Contenuto sentenza
N. 00527/2018REG.PROV.COLL.
N. 00551/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 551 del 2013, proposto da 
Ministero dell'Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata ex lege in Palermo, via De Gasperi n. 81; 
Università degli Studi di Catania non costituito in giudizio; 
contro
Michele Governale, rappresentato e difeso dall'avvocato Nicolo' D'Alessandro, con domicilio eletto presso la Segreteria del Consiglio di Giustizia Amministrativa in Palermo, via F. Cordova n.76; 
per la riforma
della sentenza del T.A.R. SICILIA - SEZ. STACCATA DI CATANIA: SEZIONE III n. 02665/2012, resa tra le parti, concernente l’istanza di trasferimento di studenti iscritti alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di una università romena intesa ad ottenere il trasferimento nell’analoga facoltà dell’Ateneo di Messina.
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Michele Governale;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 settembre 2018 il Cons. Giuseppe Barone e uditi per le parti l'avvocato dello Stato Mario De Mauro, l’avvocato Carmelo Floreno su delega di Nicolò D'Alessandro;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
L’odierno appellato, già iscritto per l’a.a. 2008-2009 al primo anno della Facoltà di Medicina, Farmacia e Medicina dentaria, specializzazione Medicina dentaria dell’Università rumena di ARAD, ha presentato in data 20.8.2009 all’Università degli Studi di Catania domanda di iscrizione e, previa valutazione degli organi universitari e convalida di tutti gli esami sostenuti, è stato scritto con riserva al secondo anno del corso di laurea in odontoiatria.
Ha quindi perfezionato tutti gli adempimenti prescritti, compreso il superamento dell’esame integrativo di anatomia umana, che gli era stato imposto per il perfezionamento del passaggio già concesso a condizione del superamento di tale esame.
Successivamente, a seguito di nota del MIUR n. 1883 del 19.1.2010, il Consiglio di amministrazione dell’Ateneo catanese, nella seduta delll’11.3.2010 ha stabilito che nel bando di ammissione degli studenti stranieri ad anni successivi al primo di corso di laurea a numero programmato sia obbligatorio il test di ammissione.
Ha comunicato quindi all’odierno appellato che la sua iscrizione ai corsi sopra indicati, ancorché già avvenuta, restava subordinata al superamento della prova di ammissione da effettuare nelle date stabilite dal d.m. per l’a.a. 2010-2011.
Avverso i provvedimenti sopra indicati l’interessato ha proposto ricorso al competente TAR, sulla base di vari motivi di censura.
Alla camera di consiglio del 27.5.2010 il TAR ha accolto la domanda cautelare, cosicché l’odierno appellato ha proseguito nei vari corsi superando gli esami relativi.
All’esito del giudizio il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo, in particolare, che le scelte dell’Università di uniformare i successivi bandi di ammissione agli anni diversi dal primo degli studenti provenienti da università non italiane non sono in grado di produrre conseguenze nel caso di specie, che vede l’appellato ammesso al secondo anno del c.d.l. desiderato, previe valutazioni, già avvenute, che non possono essere modificate dalle successive direttive emanate dal MIUR, inidonee all’evidenza a produrre conseguenze nei confronti di deliberazioni già adottate, e che non erano in contrasto con norme primarie all’epoca vigenti.
Avverso la sentenza ha proposto appello il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, che, dopo una breve esposizione dei fatti rilevanti, ne ha chiesto l’annullamento, deducendo “evidenti errori di diritto”.
Ha resistito l’appellato che, dopo alcune eccezioni di rito, ne ha chiesto il rigetto e in subordine ha chiesto che il Consiglio dichiari l’improcedibilità dell’appello per sopravvenuta carenza d’interesse ex art. 4 comma 2 bis l. 17.8.2005 n. 168.
Questo Consiglio con l’ordinanza 509/14 ha sospeso il giudizio ai sensi degli artt. 79 c.p.a e 255 c.p.c. fino alla decisione dell’Adunanza plenaria, alla quale con ordinanza 454 del 7.5.2014 è stata rimessa la questione dell’ammissibilità del trasferimento da università straniere ai corsi dell’area medico chirurgica degli studenti che non abbiano sostenuto in Italia i test di ammissione a tali corsi.
All’udienza del 26.9.2018 l’appello è stato trattenuto per la decisione.
DIRITTO
Il Collegio ritiene che si possa prescindere dall’esame delle eccezioni di rito avanzate dall’appellato, considerato che l’appello del Ministero è infondato.
Come già si è ricordato nella parte in fatto questo Consiglio, con ordinanza n. 509/14, aveva sospeso il giudizio in attesa della decisione dell’Adunanza plenaria, alla quale la questione era stata sottoposta con l’ordinanza n. 454 del 7.5.2014.
L’Adunanza plenaria, con la sentenza n. 1/2015, ha affermato, per quanto qui rileva, il principio per cui “il superamento del test può essere chiesto agli studenti che chiedono l’immatricolazione per il solo accesso al primo anno di corso e non anche nel caso di domande di accesso dall’esterno direttamente ad anni di corsi successivi al primo, nel quale il principio regolante l’iscrizione è unicamente quello del riconoscimento dei crediti formativi con la conseguenza … che gli studenti provenienti da altra università italiana o straniera, che presso la stessa non abbiano conseguito alcun credito o che pur avendone conseguiti non se ne siano poi visti riconoscere in assoluto dall’università italiana, presso la quale aspirano a trasferirsi, ricadranno nella stessa situazione degli aspiranti al primo ingresso”.
Lo stesso supremo Consesso ha altresì ravvisato la maggiore aderenza del principio enunziato alle “coordinate comunitarie” rispetto alla rigida tesi che sostiene invece, in contrasto con la stessa interpretazione letterale e logico sistematica della normativa nazionale di riferimento, che lo studente che intende trasferirsi da una università straniera a una italiana deve sottoporsi al test di ammissione, indipendentemente dal fatto di avere ormai superato presso l’Ateneo di frequenza gli esami del primo o dei successivi anni”.
Questo Consiglio non può che aderire a quanto stabilito dall’Adunanza plenaria, non vedendo ragioni per discostarsene.
Considerato, dunque, che l’appello del Ministero è affidato a un unico motivo, quello cioè secondo il quale, in base all’art. 4 della l. 264/99, l’ammissione al corso di laurea in questione sarebbe subordinato al previo superamento di apposite prove di cultura generale senza distinzione tra accesso al primo anno e accesso agli anni successivi per trasferimento e che il termine “ammissione”, usato dal citato art. 4, si riferirebbe sia all’immatricolazione al primo anno accademico sia all’immatricolazione ad anni successivi in conseguenza del trasferimento da università straniere, tale motivo, alla luce delle considerazioni dell’Adunanza plenaria e delle difese del resistente, deve ritenersi infondato e con esso l’appello.
Sussistono giusti motivi per compensare interamente tra le parti le spese del giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, respinge l’appello.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 26 settembre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Giulio Castriota Scanderbeg, Presidente FF
Silvia La Guardia, Consigliere
Carlo Modica de Mohac, Consigliere
Giuseppe Barone, Consigliere, Estensore
Maria Immordino, Consigliere

Pubblicata il 3/10/2018