#2528 Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, 18 febbraio 2016, n. 46

Procedura di valutazione comparativa copertura posto di ricercatore

Data Documento: 2016-02-18
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

In una procedura di valutazione comparativa per l’assegnazione di un posto di ricercatore universitario, nel dovere delle commissioni esaminatrici del dovere di “tenere conto” della diffusione di cui all’art. 4 comma 2 del d.P.R. 117/2000 è bene inclusa sia la possibilità che, ove essa manchi, il decidente motivi le ragioni di merito che lo inducano, ciò nonostante, ad attribuire rilievo allo scritto, sia quella che essa non vi sia (e basta), purché a quello scritto non venga comunque attribuito un decisivo rilievo ai fini del giudizio.

Contenuto sentenza
N. 00046/2016REG.PROV.COLL.
N. 00061/2015 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 61 del 2015, proposto da: 
Giulio Ciraolo, rappresentato e difeso dagli avv. Roberto Righi, Ettore Nesi, con domicilio eletto presso Gabriella Deplano in Palermo, Via Giovanni Pacini, 12; 
contro
Giuseppe Cordaro, rappresentato e difeso dall'avv. Giuseppe Molica, con domicilio eletto presso Consiglio Di Giustizia Amministrativa in Palermo, Via F. Cordova 76; 
nei confronti di
Universita' degli Studi di Palermo, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura, domiciliata in Palermo, Via De Gasperi, N. 81; 
per la riforma
della sentenza del T.A.R. SICILIA - PALERMO: SEZIONE I n. 02361/2014
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Giuseppe Cordaro e di Universita' degli Studi di Palermo;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 novembre 2015 il Cons. Alessandro Corbino e uditi per le parti gli avvocati G. Deplano su delega di R. Righi, G. Ardito su delega di G. Molica e l'avv. dello Stato Caserta;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
L’appello è proposto contro la decisione n. 2361/2014 del TAR per la Sicilia di Palermo, con il quale è stato accolto in parte il ricorso a suo tempo proposto dall’odierno appellato dr. Giuseppe Cordaro per l’annullamento: a) del decreto del Rettore dell’Università di Palermo n. 1204 del 19 marzo 2008, con cui sono stati approvati gli atti del procedimento di valutazione comparativa indetto dall’Università di Palermo per la copertura di un posto di ricercatore universitario di ruolo per il settore scientifico disciplinare MAT/05 presso la facoltà di Scienze MM.FF.NN., bandito con D.R. n. 1487 del 26 marzo 2007; b) del decreto del Rettore dell’Università n. 1487 del 26 marzo 2007 nella parte in cui limita a n. 6 il numero massimo di pubblicazioni producibili da ogni candidato; c) della relazione finale del 13 marzo 2008 della Commissione giudicatrice.
Il TAR – riconosciuti fondati alcuni dei motivi di ricorso proposti dal dr. Cordaro – ha conseguentemente deciso l’“obbligo di rinnovazione della valutazione delle pubblicazioni presentate dal candidato Ciraolo e conseguentemente del giudizio finale e della votazione (da intendersi limitata ai due candidati Cordaro e Ciraolo) da parte di Commissione in diversa composizione”.
Avverso tale decisione propone appello il dr. Ciraolo che ne chiede la riforma proponendo motivi di rito (omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia) e motivi di merito, contestando molteplici asserite erronee interpretazioni della normativa di riferimento, nelle quali sarebbe incorso il Giudice di primo grado.
Con ordinanza n. 160/15, questo Consiglio ha accolto l’istanza cautelare dell’appellante.
DIRITTO
L’appello merita accoglimento.
Con il primo motivo, l’appellante deduce la omessa valutazione dell’eccezione di inammissibilità del ricorso originario (dedotta in primo grado) per inesistenza dell’interesse a ricorrere, sotto il profilo dell’indimostrato conseguimento del bene della vita, derivante al ricorrente dall’accoglimento del proprio ricorso.
Assume l’appellante che – quand’anche la nuova Commissione non avesse tenuto conto delle proprie pubblicazioni contestate – il controinteressato non avrebbe potuto comunque essere dichiarato vincitore, in ragione sia dell’esito delle prove (scritte e orali) del concorso, sia del profilo curriculare dei due candidati.
Allega al riguardo: a) che, nella seconda prova scritta, il dr. Cordaro aveva concluso positivamente 2 prove su 6, mentre il dr. Ciraolo ne aveva concluse positivamente 4 su 6; b) che i giudizi riportati dai due candidati nelle prove (scritte e orali), nonché ancora nel giudizio collegiale (non impugnato), lascerebbero emergere (per le aggettivazioni utilizzate) un’evidente prevalenza del Ciraolo sul Cordaro; c) che mentre il dr. Cordaro vantava, all’epoca del concorso, un numero esiguo di attività didattiche (un unico incarico presso l’Università della Calabria), nessuna esperienza di studio all’estero, né di coordinatore e/o responsabile di progetti di ricerca di rilievo nazionale o internazionale, il dr. Ciraolo vantava invece numerosi incarichi di “esercitazioni” (ottenuti – con continuità annuale dall’anno accademico 2003/2004 a quello 2006/2007 – presso diverse Facoltà dell’Università di Firenze), pubblicazioni di qualità superiori (una delle quali poi qualificata “eccellente” in sede di abilitazione scientifica nazionale nel 2004) e partecipazioni a convegni, seminari e stages di livello internazionale (in vari casi su invito), avendo in particolare ottenuto – subito dopo la laurea – una borsa di Dottorato in Matematica presso l’Università di Firenze (dove poi avrebbe conseguito il titolo nel 2006) – nella quale anche ha poi ottenuto un assegno di ricerca annuale nel 2005 – e una borsa post-dottorato biennale presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Bologna, nonché avendo egli svolto un’intensa attività di ricerca all’estero (particolarmente negli Stati Uniti ed in Giappone) ed avendo conseguito numerosi e qualificati giudizi sulla propria attività di ricerca ed anche una proposta di borsa post-dottorato presso l’Ecole Polytechnique di Parigi, rifiutata nel momento in cui apprese di essere risultato vincitore del concorso per ricercatore ora in contestazione.
Con riguardo a tale primo motivo di appello, va tuttavia osservato, che – anche se il motivo di rito volesse considerarsi fondato – dal suo accoglimento non potrebbero derivare comunque le conseguenze demolitorie prospettate. Benché gli argomenti sottoposti, nel merito, siano infatti degni di considerazione, essi attengono tuttavia a valutazioni tecnico-discrezionali precluse al Giudice e tali dunque da non consentire di ritenere che – alla prova di resistenza – il ricorso originario possa essere ritenuto inammissibile.
Con il secondo motivo di appello, l’appellante contesta l’intervenuto accoglimento da parte del Giudice di primo grado del secondo e quarto motivo del ricorso originario, con i quali era stata censurata la assenza, in alcuni articoli del dr. Ciraolo, dei requisiti formali per essere considerati “pubblicazioni”.
Asserisce l’appellante che – avendo il bando (art. 4) considerato valutabili le “pubblicazioni edite” ed i “lavori stampati” (in Italia) – esso aveva conseguentemente tenuto conto della diversa normativa vigente a cavallo del 2 settembre 2006, data nella quale era entrata in vigore la modifica introdotta dal DPR n. 252/2006. Mentre la nuova normativa richiedeva infatti il deposito legale presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la precedente (di cui al decreto legislativo n. 660/1945, che aveva riveduto a sua volta le disposizioni della legge n. 374/1939) prevedeva formalità diverse (in particolare: l’obbligo dello “stampatore” – art. 1 – di depositare 4 esemplari presso la Prefettura della Provincia nella quale ha sede l’officina grafica ed uno presso la Procura, allora del Regno; con conseguenti obblighi a carico della Prefettura – art. 10 – di successiva trasmissione degli esemplari acquisiti, tra gli altri destinatari, alla Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze e alla Biblioteca Centrale Nazionale “Vittorio Emanuele II di Roma).
Ora, avendo l’appellante a suo tempo provveduto, per alcuni “lavori stampati” (nn. 4 e 5 dell’elenco compilato alle pagg. 10-11 dell’atto di appello), nelle forme del DPR 660/1945, per essi non avrebbe potuto valere la censura accolta invece dal TAR. Anche perché i medesimi – in quanto successivamente pubblicati all’estero, l’una nell’aprile, l’altra nell’ottobre 2007 – avrebbero dovuto comunque essere considerati come tali esposti alla disciplina dell’art. 4 del Bando (che richiedeva per gli stessi documentazione solo di data e luogo di pubblicazione).
Allo stesso modo, non si sarebbe esposto alla censura in questione nemmeno il lavoro di cui al n. 2 del richiamato elenco (pagg. 10-11 dell’atto di appello), giacché esso era all’epoca consultabile on line nel sito web del Dipartimento di Matematica dell’Università di Firenze (e dunque “regolarmente” considerabile dalla Commissione ai sensi dell’art. 15 comma 2 della legge n. 59/1997).
Anche la pubblicazione n. 6 di cui all’elenco si sarebbe sottratta infine agli obblighi di pubblicazione ai sensi dell’art. 8 del DPR 252/2006, secondo quanto allegato al Giudice di primo grado.
Il motivo di appello (incontestate come sono le circostanze allegate) appare fondato.
Da un lato, non è stata impugnata la distinzione di cui all’art. 4 del bando di concorso relativa alla possibilità di allegare non solo “pubblicazioni”, ma anche “lavori a stampa”, con conseguente rilievo delle distinte regole da osservarsi. Dall’altro, appare in ogni caso da tenere in considerazione la inconducenza dell’argomentazione utilizzata dal Giudice di primo grado – a sostegno del proprio convincimento circa la non intervenuta dichiarazione di irrilevanza per il giudizio dei lavori in contestazione – costituita dal richiamo al dettato dell’art. 4 comma 2 lettera d del DPR 117/2000, che, nell’indicare i criteri che i Commissari dei concorsi per la docenza universitaria devono tenere in considerazione, ha statuito che essi debbano comprendere la “rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all'interno della comunità scientifica”, giacché è di ogni evidenza che tali criteri riguardano appunto le “pubblicazioni” e non anche altri eventuali titoli ammessi dal bando (che, come è stato nel caso, aveva appunto previsto la possibilità di allegare anche “lavori a stampa”). Senza dire che – non avendo la norma alcun contenuto preclusivo (nel senso di escludere in radice – come successivamente invece statuito dal combinato disposto di DL 180/2008 e DM n. 89/2009 – l’ammissibilità di “pubblicazioni”, espressione in sé inclusiva dei “lavori a stampa”, per definizione destinati ad un pur minima circolazione) – è ben possibile immaginare che vengano in considerazione lavori che (per collocazione editoriale e diffusione) meritino una modestissima considerazione. Che dunque possano essere legittimamente inclusi nel novero dei considerabili e per i quali vale il “peso” che vi attribuisce la commissione (tenuta a tener conto di quelle circostanze), con le ovvie conseguenze che ne possono venire in termini di coerenza complessiva dei giudizi e di connessi oneri di adeguata motivazione.
Non è possibile insomma ritenere violate le disposizioni normative della materia per il solo fatto che siano venute in considerazione pubblicazioni di irrilevante collocazione editoriale e diffusione. È possibile al riguardo contestare piuttosto – se ve ne sono le ragioni – il rilievo in concreto attribuito alle stesse dalla Commissione. Il che non è il problema in campo.
Con il terzo motivo di appello, si contesta la conclusione del Giudice di primo grado in ordine alla asserita non considerazione, in ogni caso, da parte della Commissione giudicatrice della insufficiente diffusione e circolazione nella comunità scientifica dei titoli in discussione.
Ha ritenuto precisamente il Giudice di primo grado che “né i giudizi individuali né quello collegiale sulle pubblicazioni, né quello complessivo dicono nulla sulla diffusione dei lavori all'interno della comunità scientifica o più in generale sulla loro conoscenza ed apprezzamento da parte degli studiosi del settore, che solo a posteriori il controinteressato ricostruisce, sostenendo che i lavori erano noti nella comunità scientifica grazie soprattutto ad internet, mezzo di diffusione forse non così rilevante all’epoca di svolgimento del concorso e comunque mai menzionato dalla commissione”.
Ora tuttavia – anche prescindendo del tutto dalle argomentazioni con le quali la difesa dell’appellante si sforza di dare evidenza alla intervenuta effettiva circolazione della produzione in discussione nell’ambito della comunità scientifica di riferimento, richiamando al riguardo sia il ruolo di internet (mezzo troppo frettolosamente liquidato dal Giudice di primo grado come inappropriato allo scopo, considerata la “specialissima platea” dei potenziali interessati) sia la conoscenza e diffusione fattuale comunque ottenuta dagli scritti scientifici in questione attraverso la considerazione che asseritamente se ne sarebbe in ogni caso avuta in occasioni congressuali nelle quali essi sarebbero venuti in considerazione – è sicuro che il “criterio” (“diffusione”) è un criterio di valutazione “specificamente imposto” (e sul quale dunque la commissione avrebbe perciò dovuto “necessariamente” esplicitamente motivare) solo dalla normativa sopraggiunta, a partire dal 2008. Nella normativa previgente (quella per altro richiamata esplicitamente dal Giudice: DPR 117/2000) il criterio costituiva soltanto un elemento da tenere in considerazione. Sicché se ne sarebbe potuto eventualmente censurare solo un’incoerente applicazione (per esempio: l’eventuale attribuzione di decisivo rilievo, per il giudizio complessivo, ad un lavoro privo di diffusione, senza appropriata motivazione della sua eventuale rilevanza anche in assenza di tale connotazione). Nel dovere di “tenere conto” (della diffusione, per restare al tema) di cui all’art. 4 comma 2 del DPR 117/2000 è bene inclusa sia la possibilità che, ove essa manchi, il decidente motivi le ragioni di merito che lo inducano – ciò nonostante – ad attribuire rilievo allo scritto, sia quella che essa non vi sia (e basta), purché a quello scritto non venga comunque attribuito un decisivo rilievo ai fini del giudizio.
Per tali complessive esposte premesse, l’appello appare in conclusione fondato e va pertanto accolto.
Ritiene altresì il Collegio che ogni altro motivo od eccezione di rito e di merito possa essere assorbito in quanto ininfluente ed irrilevante ai fini della presente decisione.
Sussistono giustificate ragioni per compensare tra le parti le spese del giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, accoglie l’appello.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 18 novembre 2015 con l'intervento dei magistrati:
Marco Lipari, Presidente
Antonino Anastasi, Consigliere
Vincenzo Neri, Consigliere
Giuseppe Mineo, Consigliere
Alessandro Corbino, Consigliere, Estensore








L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE




















DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 18/02/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)