#2136 Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 14  febbraio 2017, n.  46

Procedura di valutazione comparativa copertura posto di ricercatore- Rinnovo valutazione

Data Documento: 2017-02-14
Autori:
Autorità Emanante:
Area: Giurisprudenza
Massima

Ogni concorso costituisce una procedura diversa ed autonoma rispetto a quelle mediante le quali si sviluppano altri concorsi. E la medesima osservazione vale per i giudizi espressi dalle diverse commissioni giudicatrici: essi costituiscono espressione di valutazioni autonome e che tali devono restare se si vuole evitare che quelle successive si appiattiscano sulle precedenti (rectius: si conformino alle precedenti), con evidente limitazione della libertà di giudizio dei commissari e conseguente “ingessamento reverenziale” della circolazione delle idee (e/o delle prospettive visuali e finanche assiologiche) nel mondo universitario. 

Contenuto sentenza
N. 00046/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00765/2011 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 765 del 2011, proposto dalla Dott.ssa Anna Maria Carmela Bonanno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Luigi Tafuri (C.F. TFRLGU42T13G211O), con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Anna D'Arpa in Palermo, Via G.Bonanno N.122; 
contro
Universita' degli Studi Sicilia Centrale "Kore" di Enna, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Filippo Cangemi (C.F. CNGFPP55D14G273M), Luca Pedullà (C.F. PDLLCU74P26C351X) e Giacomo Gargano (C.F. GRGGCM79A24C351S), con domicilio eletto presso lo studio del primo, in Palermo, Via Tevere 4; 
Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, presso la cui sede distrettuale, in Palermo, Via A. De Gasperi, n. 81, è ex lege domiciliato; 
Commissione Giudicatrice nella Procedura di Valutazione Comparativa del concorso per cui è causa, in persona del presidente, non costituito in giudizio; 
nei confronti di
Dott.ssa Maria Chiara Giuseppina Talamo, rappresentata e difesa dagli avvocati Girolamo Rubino (C.F. RBNGLM58P02A089G) e Guido Corso (C.F. CRSGDU40S08D969C), con domicilio eletto presso il primo, in Palermo, Via Oberdan 5; 
per la riforma
della sentenza n.292 del 10 febbraio 2011, resa dal TAR SICILIA – CATANIA, Sez. III^;
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio della Dott.ssa Maria Chiara Giuseppina Talamo;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Nominato Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 maggio 2016 il Cons. C. Modica de Mohac e uditi per le parti l’Avv. M. Fallica su delega dell’Avv. L. Tafuri, l’Avv. F. Cangemi, l'Avvocato dello Stato La Spina, l’Avv. M. Di Giorgio su delega dell’Avv. G. Rubino e l’Avv. Prof. G. Corso;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
I. Con Decreto n.31 del 21 maggio 2007 del Presidente dell’Università degli Studi della Sicilia Centrale “Kore” di Enna (pubblicato in G.U.R.I., IV^ Serie Speciale, n.46 del 12 giugno 2007), veniva avviata, tra le altre, una procedura di valutazione comparativa per la copertura di un posto di “Ricercatore universitario” (settore scientifico-disciplinare SECS-P/01 Economia politica) per la Facoltà di Economia.
La Dott.ssa Anna Maria Carmela Bonanno chiedeva di partecipare.
Con successivo decreto presidenziale n.51 del 27.11.2007 veniva costituita la Commissione giudicatrice, composta dal Prof. Carlo Panico (Presidente), dal Prof. Rodolfo Signorino (Componente) e dal Dott. Mario Pomini (Segretario).
La Commissione si riuniva in seduta preliminare il 28 marzo 2008 al fine di stabilire, innanzitutto, i criteri e le modalità di valutazione dei candidati ed il calendario delle prove.
Il 26 maggio 2008, la Commissione si riuniva nuovamente per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche, esprimendo sia giudizi individuali che giudizi collegiali.
All’esito della predetta riunione risultavano esclusi due candidati, rinunciatari altri due candidati ed ammessi i restanti tredici candidati, tra i quali la Dott.ssa Anna Maria Carmela Bonanno.
Ma alla prima prova scritta - tenutasi il giorno successivo - si presentavano esclusivamente due candidate; e, nella specie, la già menzionata Dott.ssa Bonanno e la Dott.ssa Giuseppina Maria Chiara Talamo, le quali partecipavano alla prova in questione ed a quella successiva.
Il 28 maggio la Commissione si riuniva per la valutazione degli elaborati delle due prove scritte esprimendo per entrambe giudizi individuali e collegiali.
Il 29 maggio le candidate sostenevano la prova orale, all’esito della quale la Commissione esprimeva ulteriori giudizi.
Concluse, così, le prove, con nota prot. n.6107 del 29 maggio 2008, la Commissione giudicatrice trasmetteva gli atti della procedura ai competenti uffici amministrativi al fine di svolgere gli ulteriori adempimenti.
A seguito di ciò, il Prof. Cataldo Salerno, in qualità di Presidente dell’Università Kore, approvava gli atti della procedura con il Decreto n.45 del 10 giugno 2008, dichiarando vincitrice la Dott.ssa Talamo.
II. Lo stesso giorno la Dott.ssa Bonanno avanzava richiesta di accesso agli atti relativi alla procedura concorsuale.
Ciò al fine di comparare i titoli prodotti dalla Dott.ssa Talamo con quelli che quest’ultima aveva prodotto in un precedente concorso universitario, afferente il medesimo settore scientifico-disciplinare, al quale la stessa aveva partecipato alcuni mesi prima; nonché al fine di comparare le valutazioni effettuate su quei titoli dalla Commissione giudicatrice di quel concorso, con le valutazioni effettuate dalla Commissione giudicatrice del più recente concorso (ossia di quello per cui è causa).
E poiché all’esito delle verifiche esperite a seguito dell’accesso riteneva che le valutazioni in ordine alle pubblicazioni della Dott.ssa Talamo formulate nelle due procedure concorsuali (svoltesi a pochi mesi di distanza l’una dall’altra) fossero eccessivamente stridenti fra loro (rectius: disomogenee e contrastanti), con nota del 19 luglio 2008 (assunta al protocollo dell’Università Kore al n.698 del 21 luglio 2008) invitava l’Amministrazione universitaria a procedere ad idonei controlli in ordine alla veridicità del contenuto delle dichiarazioni della candidata risultata vincitrice; e, in caso di accertate irregolarità, di disporne l’esclusione per difetto dei requisiti.
Con nota prot. 7918 del 20 luglio 2008 l’Università comunicava alla Dott.ssa Bonanno di aver avviato il procedimento di verifica e controllo.
III. E poiché tale nota rimaneva isolata, posto che - non ostante i solleciti - ad essa non ne seguivano altre dirette ad informare l’interessata in ordine agli sviluppi ed agli esiti del procedimento, con ricorso notificato il 27.9.2008 la Dott.ssa Bonanno impugnava innanzi al TAR Sicilia di Catania gli atti di approvazione del concorso.
Con unico articolato mezzo di gravame lamentava violazione dell’art.97 ella Costituzione, degli artt.4, comma 2 e 5 del DPR 23 marzo 2000, n.117, del DPR 28 dicembre 2000, n.455, degli artt.3 e 6 del DPR 21 maggio 2007 n.31, dell’art.1 della L. 2 febbraio 1939 n.374 e successive modificazioni ed integrazioni (L. 15 aprile 2004, n.106 e DPR 3 maggio 2006, n.252), nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, erronea valutazione, difetto di motivazione, violazione dei principii di trasparenza e per violazione dei criteri di massima predeterminati dalla Commissione giudicatrice, deducendo che il curriculum vitae prodotto dalla Dott.ssa Talamo contiene contraddizioni ed inesattezze, e che i giudizi favorevoli espressi dalla Commissione sulla sua attività scientifica e su talune sue pubblicazioni sono ingiustificatamente positivi e lusinghieri (a fronte di titoli mediocri) ed in insanabile contrasto con le valutazioni appena sufficienti licenziate pochi mesi prima (da altre Commissioni) in precedente concorsi (per la copertura di posto di docenza analogo) svoltisi presso le Università di Palermo e di Catania.
III. Con sentenza n,292 del 2 dicembre 2012, pubblicata il 10 febbraio 2011, il TAR Sicilia di Catania ha respinto il ricorso della Dott.ssa Anna Maria Carmela Bonanno.
IV. Con l’appello in esame quest’ultima ha impugnato la predetta sentenza e ne chiede la riforma per le conseguenti statuizioni reintegratorie, conformative e di condanna, per i motivi di gravame indicati nella successiva parte (in diritto) della presente decisione.
Ritualmente costituitesi l’Amministrazione e la controinteressata hanno eccepito l’inammissibilità e l’infondatezza del gravame.
Nel corso del giudizio le parti hanno insistito nelle rispettive domande ed eccezioni.
Infine, all’udienza fissata per la discussione conclusiva sul merito dell’appello, la causa è stata posta in decisione.
DIRITTO
1. L’appello è infondato.
1.1. Con un primo motivo di gravame a contenuto generale e pervasivo - contenente una critica di base sul metodo e sul metro di giudizio utilizzati dalla Commissione giudicatrice - l’appellante (Dott.ssa Anna Maria Carmela Bonanno, già soccombente in primo grado), lamenta l’ingiustizia dell’impugnata sentenza per violazione dell’art.97 della Costituzione, degli artt.4, comma 2 e 5 del DPR 23 marzo 2000, n.117, del DPR 28 dicembre 2000, n.455, degli artt.3 e 6 del DPR 21 maggio 2007 n.31, del dell’art.1 della L. 2 febbraio 1939 n.374 e successive modificazioni ed integrazioni (L. 15 aprile 2004, n.106 e DPR 3 maggio 2006, n.252, nonché per eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, erronea valutazione, difetto di motivazione, violazione dei principii di trasparenza e per violazione dei criteri di massima predeterminati dalla Commissione giudicatrice, deducendo:
a) che il curriculum vitae prodotto dalla Dott.ssa Talamo conteneva contraddizioni ed inesattezze e finanche “falsità” (penalmente rilevanti); e che alcuni titoli di quest’ultima erano privi dei requisiti necessari per essere considerati “pubblicazioni scientifiche” valutabili;
b) e che i giudizi estremamente favorevoli e lusinghieri espressi dalla Commissione nei confronti della Dott.ssa Talamo si appalesano insanabilmente ed ingiustificatamente contrastanti con le valutazioni (appena sufficienti) licenziate solamente pochi mesi prima (da altre Commissioni giudicatrici) in precedenti concorsi (per la copertura di un posto di docente nella medesima disciplina) svoltisi presso le Università di Palermo e di Catania.
L’articolata doglianza non può essere condivisa.
1.1.1. Il primo profilo di doglianza (indicato sub a) non può essere condiviso in quanto non tiene conto del fatto che il giudizio della Commissione è (e non poteva che essere) un giudizio complessivo volto a valutare soprattutto le prove estemporanee d’esame (scritte ed orale) svolte dai candidati; e non preminentemente, comunque, le pubblicazioni (o altri titoli, per così dire, preconfezionati).
E poiché in entrambi i predetti tipi di prova estemporanea - sia quelle scritte che quella orale - la Dott.ssa Talamo ha conseguito valutazioni migliori rispetto a quelle ottenute dalla Dott.ssa Bonanno, mentre le doglianze di quest’ultima sono volte esclusivamente a criticare i giudizi espressi dalla Commissione sui titoli della prima (o a lamentare che alcune sue pubblicazioni non dovevano essere ammesse a valutazione perché prive dei prescritti requisiti), appare evidente che la censura non colpisce nel segno ed è inefficace.
Con essa - infatti - l’appellante mira ad “aggredire” solamente una parte, e neanche la più cospicua, ma anzi quella più marginale, del giudizio della Commissione; e non prova affatto che se i titoli dell’avversaria (oggetto dei suoi strali) non fossero stati valutati, il giudizio complessivo su quest’ultima sarebbe risultato deteriore rispetto a quello formulato nei suoi confronti. Non prova, cioè, che l’esclusione dal giudizio dei titoli asseritamente irregolari della sua avversaria avrebbe determinato l’inversione del risultato della competizione.
Né si potrebbe sostenere che il giudizio sulle pubblicazioni è assorbente, e che invece occupa una posizione marginale proprio quello sulle prove scritte e su quella orale.
E’ vero, invece, proprio il contrario.
E cioè che in sede di giudizio per l’accesso alla carriera di “Ricercatore” - diverso è il caso di concorso per la copertura di posti di “Professore associato” o, a maggior ragione, di “Professore ordinario” - ciò che conta maggiormente è la valutazione sulla preparazione generale e sulle attitudini dei candidati, essendo evidente che nella fase iniziale della vita professionale e dell’impegno intellettuale i risultati scientifici (o i più maturi risultati innovativi in termini di produzione scientifica) devono ancora essere raggiunti, e che pertanto dare la prevalenza al giudizio sui risultati delle loro ricerche sarebbe assurdo, velleitario ed intempestivo.
Ciò, del resto, è pienamente confermato dalla dinamica interna del concorso.
Il fatto che le prove da svolgere sono tre (di cui due scritte e l’altra orale) e che esse costituiscono oggetto di tre analitici giudiziseparati e funzionalmente compiuti, rimarca l’autonomo peso e l’importanza di ciascuno di essi (e, dunque, di ciascuna prova) rispetto all’unico giudizio sintetico da esprimere sul coacervo dei titoli; ed evidenzia come dei quattro “momenti” di giudizio, ben tre siano riservati alla valutazione di prove “estemporanee”. Evidenzia - cioè - la maggior attenzione riservata proprio al giudizio sulle prove, oggetto di tre autonome valutazioni su quattro, seppur confluenti nel complessivo giudizio finale.
Sicchè, in definitiva, la censura in esame appare inammissibile per carenza d’interesse, in quanto inidonea a modificare utilmente l’esito del complessivo giudizio finale sulla candidata contro cui è rivolta.
1.1.2. Anche il secondo profilo di gravame (di cui sub b) non merita accoglimento.
Il fatto che i giudizi favorevoli e lusinghieri espressi dalla Commissione nei confronti della Dott.ssa Talamo si appalesano contrastanti con le valutazioni (appena sufficienti) licenziate solamente pochi mesi prima (da altre Commissioni giudicatrici) in precedenti concorsi (per la copertura di un posto di docente nella medesima disciplina) svoltisi presso le Università di Palermo e di Catania, è del tutto ininfluente.
E ciò per due ragioni.
1.1.2.1. Innanzitutto perché ogni concorso costituisce una procedura diversa ed autonoma rispetto a quelle mediante le quali si sviluppano altri concorsi.
E la medesima osservazione vale per i giudizi espressi dalle diverse Commissioni giudicatrici: essi costituiscono espressione di valutazioni autonome e che tali devono restare se si vuole evitare che quelle successive si appiattiscano sulle precedenti (rectius: si conformino alle precedenti), con evidente limitazione della libertà di giudizio dei Commissari e conseguente “ingessamento reverenziale” - sia consentita l’espressione immaginifica - della circolazione delle idee (e/o delle prospettive visuali e finanche assiologiche) nel mondo universitario. Ciò che sarebbe in evidente contrasto - questo sì - con lo spirito della cultura universitaria.
D’altra parte l’argomentazione dell’appellante potrebbe essere specularmente ribaltata (rectius: invertita): si potrebbe sostenere che erano “errate” (o incongrue, per le più disparate ragioni) le precedenti valutazioni; e ”giusta” (o “corretta”, o comunque maggiormente aderente alla realtà) solamente l’ultima (e cioè quella effettuata dalla Commissione insediata nel concorso per cui è causa).
Sicchè è evidente che il criterio di comparare fra esse le diverse valutazioni formulate da diverse Commissioni in differenti contesti procedimentali al fine di verificare se siano riscontrabili contraddizioni e/o se l’ultima contrasti con le precedenti, si appalesa metodologicamente inconducente e funzionalmente incongruo.
1.1.2.2. L’argomentazione dell’appellante è comunque incongrua anche sotto un altro profilo.
Essa tende - more solito - a sindacare esclusivamente le valutazioni concernenti le pubblicazioni (e la c.d. “attività di produzione scientifica”) della Dott.ssa Talamo, ma non tiene in alcuna considerazione la circostanza che i concorsi in questione avevano ad oggetto anche (e soprattutto) lo svolgimento di prove estemporanee, scritte ed orali; prove che costituiscono la parte più cospicua della valutazione.
Quindi, nulla impedisce di ritenere che le prove esperite nei primi due concorsi siano state poco più che sufficienti e quelle esperite nell’ultimo siano state eccellenti (o comunque migliori delle altre). Che ciò possa accadere - e che possa accadere anche il contrario - costituisce una eventualità connaturata con il meccanismo di ogni concorso con prove estemporanee. La migliore o minore resa del candidato dipende, infatti, da un complesso di circostanze variabili, in ordine alle quali ogni tentativo di sistemazione e/o ogni sforzo di razionalizzazione a scopo valutativo rischia di divenire assolutamente opinabile e velleitario.
E ciò non senza rilevare che è estremamente difficile operare comparazioni fra prove a contenuto diverso, quali sono state quelle effettuate nell’ambito delle differenti procedure concorsuali.
1.1.3. Per completezza espositiva va infine sottolineato che le doglianze volte a censurare la veridicità delle dichiarazioni della Dott.ssa Talamo sono state definitivamente sconfessate in sede penale; e che le considerazioni del TAR, che ha ritenuto di utilizzare le conclusioni del Giudice penale, non appaiono censurabili, fermo restando quanto fin qui osservato in ordine alla sostanziale irrilevanza delle censure in questione, rivolte a neutralizzare il peso specifico di alcuni titoli nell’ambito di un giudizio complessivo nel quale essi hanno avuto, tutto sommato - per quanto precedentemente osservato - un’incidenza marginale.
1.2. Con i successivi dieci profili di gravame, l’appellante contesta la “valutabilità” di singoli titoli prodotti dalla Dott.ssa Talamo.
L’articolata doglianza si appalesa inammissibile per quanto rilevato nel precedente Capo.
Indipendentemente dal fatto che la sussistenza di alcune asserite falsità è stata smentita in sede di giudizio penale, va rimarcato che l’incidenza dei titoli in questione nell’ambito della complessiva valutazione formulata dalla Commissione giudicatrice, appare marginale posto che in tutte le prove estemporanee la candidata Dott.ssa talamo è risultata migliore dell’appellante.
2. In considerazione delle superiori osservazioni, l’appello va respinto.
Si ravvisano giuste ragioni per compensare le spese fra le parti.
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, respinge l’appello.
Compensa le spese fra le parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 26 maggio 2016 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Claudio Zucchelli, Presidente
Hadrian Simonetti, Consigliere
Carlo Modica de Mohac, Consigliere, Estensore
Alessandro Corbino, Consigliere
Giuseppe Barone, Consigliere
Pubblicato il 14/02/2017