Autotutela amministrativa, concorsi universitari e procedimento penale: tra discrezionalità tecnica e dovere di provvedere


Con sentenza n. 1756 del 1° marzo 2021, il Consiglio di Stato, in sede d’ottemperanza, ha avuto modo di ribadire che, in materia di autotutela, per regola generale, non sussiste un obbligo di provvedere in capo alle Pubbliche Amministrazioni, in quanto i relativi provvedimenti “sono manifestazione tipica dell’esercizio del potere discrezionale dell’amministrazione, a cui solo è rimessa la valutazione relativa all’emissione o meno dell’atto di annullamento, non essendo il soggetto pubblico tenuto in alcun modo a provvedere”.
La discrezionalità attiene, normalmente, sia all’an del provvedere, sia al contenuto del provvedere.
Tra le eccezioni a tale regola rientra il caso di esistenza di un procedimento penale, iniziato dopo la conclusione della procedura concorsuale (nel caso di specie quella per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di seconda fascia nel settore 12/D2, diritto tributario), fondato su elementi probatori che hanno condotto all’adozione di misure cautelari.
Nel caso concreto, però, in seguito all’accertamento del dovere del Ministero di pronunciarsi sull’istanza di intervento in autotutela, quest’ultimo ha risposto negativamente all’istante che ha sollecitato l’esercizio del potere ex art. 21 nonies L. 241/1990, ritenendo che non vi fossero i presupposti per procedere all’annullamento d’ufficio degli atti della procedura. Ciò in ragione del fatto che le responsabilità penali non erano state accertate in via definitiva, con conseguente necessità di tenere un comportamento di prudenza, nonché in considerazione del fatto che l’intervento in autotutela “dovrebbe estendersi a tutti i candidati dichiarati inidonei nel corso della medesima tornata abilitativa, con conseguente necessità di attivare gravose procedure a carico degli uffici”.
Con ciò, il Ministero ha quindi ottemperato all’obbligo di provvedere, rientrando nella discrezionalità dell’Amministrazione anche la valutazione di attendere gli esiti del procedimento penale (al tempo ancora pendente).

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