Accesso da parte del genitore che corrisponde un assegno di mantenimento agli atti dei figli studenti. L’università non può sindacare i fini processuali per cui si richiede l’accesso.


Con sentenza n. 11413 del 5 novembre 2021, la sezione III del TAR del Lazio ha chiarito che le università non possono legittimamente negare l’accesso agli atti ai genitori degli studenti opponendo il diritto alla riservatezza degli interessati, qualora la necessità che sostiene la richiesta di ostensione non è legata a ragioni di generale controllo, ma funzionalizzata alla tutela di interessi e diritti in sede giudiziaria.

In particolare, la richiesta proveniva dal padre di una studentessa, e l’istanza era motivata con l’intenzione di chiedere la revisione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento avanti al giudice naturale.

Secondo il giudicante, l’utilizzo processuale che il ricorrente intenderà fare degli atti richiesti in ostensione esclude ogni sindacato dell’Amministrazione sulla fondatezza e pertinenza delle azioni che lo stesso ricorrente intende intraprendere, non essendo consentito alcun apprezzamento in ordine alla fondatezza o ammissibilità della domanda giudiziale che l’interessato potrebbe proporre sulla base dei documenti acquisiti mediante l’accesso.
Ha pertanto ritenuto legittimato all’accesso il ricorrente, in quanto titolare di una posizione giuridicamente rilevante e di interesse attuale, in virtù della sua posizione di padre che corrisponde un assegno di mantenimento.

Il testo completo della sentenza qui.