Abilitazione scientifica nazionale: etero-integrazione dei criteri di valutazione delle pubblicazioni da parte della Commissione


Con sentenza del 27 ottobre 2021, n. 11019, il TAR Lazio, Sez. III-bis, si è pronunciato sul delicato tema dell’etero-integrazione e specificazione dei criteri di valutazione delle pubblicazioni di cui all’art. 4 del D.M. n. 120/2016.

In via generale, su tale questione risulta ondivago l’orientamento del giudice amministrativo: in alcuni casi, lo stesso ha ritenuto che l’esercizio di tale potere fosse lasciato alla valutazione discrezionale e insindacabile della Commissione (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III-bis, 12 giugno 2020, n. 6518), manifestando talvolta – in particolare, relativamente alla specificazione del criterio di cui alla lett. b) – anche un apprezzamento rispetto ad un’attività che opera nell’ottica della riduzione della discrezionalità dell’attività di valutazione, all’insegna dell’imparzialità e della trasparenza delle procedure (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III, 11 maggio 2020, n. 4928); in altri casi, l’esercizio di tale potere – in particolare, relativamente alla specificazione dei criteri di cui alle lett. a) e c) – è stato ritenuto illegittimo, avendo il giudice escluso la sussistenza di un potere tecnico-discrezionale non previsto dalla legge, e cioè innominato, in virtù del quale la Commissione possa etero- integrare o specificare i criteri già previsti dal decreto, ritenendolo contrario ai principi di speditezza, concentrazione ed efficacia dell’azione amministrativa, oltre che di oggettivazione dei giudizi sulla qualità dei candidati (Cons. Stato, Sez. VI, 11 giugno 2020, n. 3728; T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III-bis, 7 luglio 2020, n. 7795).

Con la sentenza in esame, il giudice amministrativo è tornato sulla questione e ha ritenuto illegittimo l’operato della Commissione, che, integrando il criterio di cui alla lettera a), aveva valorizzato la “pluralità dei temi trattati globalmente nelle pubblicazioni sottoposte a valutazione”.

Per il giudice amministrativo, infatti, il decreto ministeriale “guida la Commissione in un modo ragionevolmente oggettivato nella valutazione della maturità del curriculum scientifico di ciascun candidato; per vero, se i criteri son predefiniti, nella migliore delle ipotesi, l’integrazione (e lo stesso dicasi della loro specificazione) se non oziosa, tende ad essere un esercizio di stile, contrario ai princìpi di speditezza, concentrazione ed efficacia dell’azione amministrativa, in generale, e alla necessità di oggettivazione dei giudizi sui candidati, nello specifico“.

Leggi il testo completo: TAR Lazio, Roma, Sez. III-bis, 27 ottobre 2021, n. 11019