Erogazione corsi di studio universitari in lingua inglese-Questione di legittimità costituzionale: la Corte Costituzionale si pronuncia sul caso del Politecnico di Milano


Con la sentenza 24 febbraio 2017, n. 42, la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 2, lettera l), della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonchè delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario), sollevate in riferimento agli articoli 3, 6 e 33 della Costituzione. In particolare, come si legge in sentenza, “i principi di cui agli articoli 3, 6, 33 e 34 della Costituzione, se sono incompatibili con la possibilità che intieri corsi di studi siano erogati esclusivamente in una lingua diversa dall’italiano, non precludono certo la facoltà, per gli atenei che lo ritengano opportuno, di affiancare all’erogazione di corsi universitari in lingua italiana corsi in lingua straniera, anche in considerazione della specificità di determinati settori scientifico-disciplinari. E’, questa, una opzione ermeneutica che rientra certamente tra quelle consentite dal portato semantico dell’art.2, comma 2, lettera l), della legge 30 dicembre 2010, n. 240 – nel cui testo non compare, del resto, alcun riferimento al carattere di esclusività dei corsi in lingua straniera – e che evita l’insorgere dell’antinomia normativa con i predetti principi costituzionali: una offerta formativa che preveda che taluni corsi siano tenuti tanto in lingua italiana quanto in lingua straniera non li comprime affatto, nè tantomeno li sacrifica, consentendo, allo stesso tempo, il perseguimento dell’obiettivo dell’internalizzazione. È solo il caso di precisare che quanto sinora affermato è riferito soltanto all’ipotesi di intieri corsi di studio universitari. La disposizione qui scrutinata, a dimostrazione di come l’internazionalizzazione sia obiettivo in vario modo perseguibile e, comunque sia, da perseguire, consente altresì l’erogazione di singoli insegnamenti in lingua straniera. Solo con un eccesso di formalismo e di severità potrebbe affermarsi che, anche con riferimento a questi ultimi, i principî costituzionali di cui agli artt. 3, 6, 33 e 34 Cost. impongano agli atenei di erogarli a condizione che ve ne sia uno corrispondente in lingua italiana. È ragionevole invece che, in considerazione delle peculiarità e delle specificità dei singoli insegnamenti, le università possano, nell’ambito della propria autonomia, scegliere di attivarli anche esclusivamente in lingua straniera. Va da sé che, perché questa facoltà offerta dal legislatore non diventi elusiva dei principî costituzionali, gli atenei debbono farvi ricorso secondo ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza, così da garantire pur sempre una complessiva offerta formativa che sia rispettosa del primato della lingua italiana, così come del principio d’eguaglianza, del diritto all’istruzione e della libertà d’insegnamento”.