Personale dipendente Università-ATA-Atto di macro-organizzazione-Giurisdizione giudice amministrativo


Con la sentenza del 11 luglio 2017, n. 3418, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha affermato che l’art. 63, del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165, ha devoluto al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro «tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni», escluse quelle in materia di procedure concorsuali di assunzione. In tale contesto, rimangono, tuttavia, devolute alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo le controversie in cui si contesta in via diretta il corretto esercizio del potere amministrativo, deducendosi, dunque, l’illegittimità dei cd. atti di macro organizzazione, ovvero degli atti con cui l’amministrazione definisce le linee fondamentali di organizzazione degli uffici e i modi di conferimento della titolarità degli stessi: in tale ipotesi, infatti, il rapporto di lavoro costituisce non l’effettivo oggetto del giudizio, ma soltanto l’occasione di esso, dato che gli effetti pregiudizievoli per l’interessato derivano direttamente dall’atto presupposto, rispetto al quale si fa valere un interesse legittimo (cfr., ex multis, Cass. civ., Sez. Un., 23 marzo 2017, n. 7483, e Id., 9 febbraio 2009, n. 3052, nonché Cons. Stato, Sez. V, 31 agosto 2016, n. 3740)

Nel caso di specie, come ricorda il giudice d’appello, i ricorrenti hanno contestato gli atti impugnati configurandoli come un «tutto unitario, ovvero come determinazioni organizzative di carattere generale, da cui deriverebbe un pregiudizio diretto alla loro posizione professionale individuale e alla correlata retribuzione, pregiudizio che il conseguente atto di micro organizzazione, ovvero di gestione del singolo rapporto che ne consegue, si limiterebbe a recepire senza nulla aggiungervi (in termini, Cass. civ. SS.UU. 8 giugno 2016, n. 11712)».

Leggi il testo completo:Consiglio di Stato, Sez. VI, 11 luglio 2017, n. 3418